Archive for May 8th, 2008

Il rapporto uomo-cane, questione di educazione

Thursday, May 8th, 2008

L’ennesimo caso di aggressione da parte di un pitbull nei confronti di una persona - è di questi giorni la grave tragedia avvenuta nel Salernitano - porta alla ribalta il problema dei cani che rientrano fra le razze pericolose. Al di là degli aspetti normativi stabiliti nel gennaio scorso - sulle razze a rischio il ministero della Salute ha emesso una ordinanza definendo 17 razze considerate pericolose - sempre più spesso si discute della mancanza di educazione da parte dei proprietari di cani. Mentre infatti in altri paesi il governo stabilisce l’obbligo di corsi per i nuovi proprietari - avevamo ripreso il caso della Svizzera -, in Italia esistono realtà come quelle dei dog trainer, o rieducatori del comportamento dei cani, che sono ancora una professione abbastanza recente: l’educatore cinofilo dal 2002 ha una propria associazione (Apnec) con un codice deontologico, ma il settore lascia ancora spazio a molti improvvisatori.

«Proprio per questo spesso ci troviamo di fronte a tante diffidenze, alle volte anche da parte dei veterinari - ha spiegato Moreno Sartori, componente dell’associazione, dog trainer da oltre 10 anni - Eppure l’educazione cinofila dovrebbe diventare obbligatoria e chi prende un cane dovrebbe seguire un corso, così come acquista la cuccia o la ciotola».

Punto di partenza è che il rapporto tra uomo e cane non è caratterizzato dall’affermazione della superiorità del primo sul secondo. Una teoria che cozza con quanto sostenuto finora dagli esperti, secondo i quali i cani non sono altro che discendenti dei lupi di cui conservano tutte le caratteristiche, dalla legge del capobranco al mito dell’elemento alfa. «Uomo e cane convivono da 14.000 anni ed è quindi impensabile che l’animale non ne sia stato ampiamente influenzato - ha detto Sartori - Tutto sta nel fargli capire non chi comanda ma chi gestisce le risorse».

Compito del dog trainer è quindi quello di aiutare il cane a abituarsi sempre più alla vita in una società urbanizzata, prima di tutto intuendo, come un vero psicologo, cosa causa nell’animale un determinato comportamento, alle volte pericoloso per l’uomo. «Soprattutto per certe razze è fondamentale l’educazione - ha detto Sartori - Purtroppo spesso le aggressioni sono dovute a una sbagliata gestione dell’animale che reagisce proprio in base a ciò che gli hanno insegnato i padroni». Così non c’è da meravigliarsi, secondo il dog trainer, se il pitbull incitato fin da cucciolo a mordere un pupazzetto, poi si scaglia realmente contro un bambino.

In ogni caso è sempre possibile eliminare le cattive abitudini, procedendo per gradi alla rieducazione del cane. «Sono pochissimi i cani che non possono recuperati o rieducati se si usa il giusto approccio - ha aggiunto Sartori - Nella mia lunga attività mi sono dovuto arrendere solo due volte».

Fonte: La Stampa

Dall’Africa accuse alla Fao: va abolita

Thursday, May 8th, 2008

 A meno di un mese dalla sua conferenza sulla «Sicurezza alimentare» che porterà a Roma una trentina tra capi di Stato e di governo da varie parti del mondo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e agricoltura si è trovata attaccata alle spalle: dal presidente di un Paese dell’Africa, il continente più interessato all’azione internazionale contro fame e miseria. «È uno spreco di danaro e va abolita», ha detto della Fao il senegalese Abdoulaya Wade, capo sia dello Stato sia del governo in una Repubblica presidenziale, leader a Dakar del Partito democratico che aderisce all’Internazionale liberale. E, dettaglio non secondario, connazionale di Jacques Diouf, il senegalese che dal 1994 guida la Fao con la carica di direttore generale.In passato, Wade aveva sostenuto che la sede centrale dell’organizzazione andava trasferita da Roma alla capitale di una nazione africana. «Ma questa volta mi spingo oltre: voglio che sia abolita», ha dichiarato senza mezzi termini l’altro ieri il presidente alla radio e alla televisione del suo Paese. Dal 3 al 5 giugno prossimi, la conferenza internazionale in Italia su sicurezza alimentare, cambiamenti climatici e bioenergia avrebbe dovuto offrire a Diouf una cornice solenne e pacata dalla quale chiedere al mondo ricco ulteriori fondi per gli aiuti. Il segretario generale, di certo, sperava di poter esporre in un clima privo di rumorose interferenze la sua tesi secondo la quale gli aumenti generalizzati dei prezzi dei cereali-dovuti all’impennata del petrolio, alla crescita della domanda di cibo in Cina e India, alla speculazione, alle coltivazioni per biocarburanti e ad altri fattori- vanno colti come opportunità per rilanciare l’agricoltura. Wade non gli ha dato una mano.

La Fao, secondo il presidente del Senegal, è un doppione di altre diramazioni del Palazzo di Vetro e dovrebbe trasmettere i suoi «utili» al Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, l’Ifad, un’istituzione finanziaria dell’Onu con quartier generale a Roma da spostare in Africa. A giudizio di Wade, i finanziamenti della Fao spesso finiscono a «organizzazioni non governative ingorde e divoratrici di aiuti… le quali li useranno in ogni genere di trucco, amministrazione, viaggi, hotel di lusso». E «l’attuale situazione è in gran parte un suo fallimento ». In Senegal, uno degli Stati africani che più assorbe aiuti internazionali, nei mesi scorsi l’aumento del prezzo dei cereali ha già prodotto rivolte. Wade, tuttavia, ha ritenuto di dover affermare che «in Senegal non c’è fame e non ce ne sarà».Allora per capire meglio il senso dell’attacco alla Fao vanno tenuti presenti anche altri elementi. Le stime del Programma alimentare mondiale portano a ritenere che nel Paese diWade le scorte alimentari non siano al livello delle necessità. Uno Stato non può ottenere aiuti internazionali se non lancia un appello urgente. Il governo di Dakar non lo ha lanciato. La Fao, che di sicuro ha inefficienze e sprechi, può diventare però un bersaglio esterno, utile, verso il quale indirizzare malumori e rabbia destinati altrimenti contro il governo. Anche a Dakar, in più, esiste una politica interna fatta di cariche e poltrone. Il direttore generale della Fao Diouf non ha proclamato ambizioni presidenziali, comunque potrebbe avere i titoli per puntare, un domani, alla posizione di capo dello Stato. Il Diouf che Wade ha avuto come predecessore prima di vincere le elezioni è soltanto un omonimo. Ma non si sa mai.

Fonte : Corriere della Sera

Tanzania, la salina della discordia un milione di fenicotteri a rischio

Thursday, May 8th, 2008

Per il loro piumaggio e la loro grazia i fenicotteri in Africa sono il simbolo di quanto è puro e incontaminato. Il regno assoluto di una specie a forte rischio di estinzione, il fenicottero minore, è il lago salato Natron, in Tanzania, vicino al confine con il Kenya lì vivono e si riproducono i tre quarti della popolazione mondiale di questi uccelli, approfittando di un habitat troppo caustico per la maggior parte dei loro predatori. Si parla di una popolazione di un milione di pennuti. E proprio lì sta per sorgere un’industria di produzione del carbonato di sodio che potrebbe distruggere questo ambiente. Le associazioni ambientaliste non hanno dubbi: fabbrica e benessere dei fenicotteri sono incompatibili, ma il governo di Dar el Salaam non vuole rinunciare ai proventi di un impianto industriale.

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Il progetto a partecipazione indiana. L’industria chimica nascerà da una compartecipazione tra lo stato africano e la compagnia indiana Tata Chemicals. Gli impianti sorgeranno a 35 chilometri dalle rive del lago, cosa che, secondo i rappresentanti dell’agenzia tanzaniana per la promozione allo sviluppo, basterà a proteggere i fenicotteri. Gli ambientalisti argomentano però che il problema non è tanto la fabbrica in sé, quanto l’utilizzo delle lago. Le acque del Natron - unico luogo di riproduzione del fenicottero minore nell’Africa orientale da 45 anni - hanno, come quelle di tutti i laghi salati, un delicato equilibrio chimico: il loro utilizzo a scopi industriali verosimilmente ucciderà le alghe, che sono il principale cibo dei fenicotteri e danno loro il caratteristico piumaggio rosa.Proteggere gli animali, assicurano dal governo, è la prima preoccupazione, visto che il lago Natron è una delle attrazioni turistiche del Paese. “Ci stiamo impegnando per provare scientificamente che la produzione di carbonato di sodio non danneggerà il lago, che ha in effetti una sua capacità di rigenerarsi”.Un prodotto altamente inquinante. Il carbonato di sodio o carbonato neutro di sodio (Na2CO3) è noto da millenni e usato per produrre il vetro e come ingrediente nei detersivi. Per secoli è stato ricavato, in forma abbastanza impura, da alcuni laghi salati o dalle ceneri delle piante. Nella storia degli agenti inquinanti il carbonato di sodio ha un triste primato: i primi movimenti di protesta popolare e le prime leggi di difesa dell’ambiente nacquero proprio contro le industrie chimiche che lo producevano. L’Alkali Act fu, nel 1863, la prima legge inglese contro l’inquinamento atmosferico provocato dall’industria chimica, e nacque proprio contro una fabbrica che produceva il carbonato di sodio.Le ricerche scientifiche sui fenicotteri. Uno studio pubblicato lo scorso marzo dall’Università di Leicester, in Gran Bretagna, ha già dimostrato quanto sia delicato l’ecosistema dei fenicotteri. “I laghi in cui questi uccelli prosperano in Africa - dice il biologo David Harper - non sono toccati da attività umane. Al contrario, la morte improvvisa di alcune colonie di fenicotteri in laghi dell’Africa Orientale negli ultimi 15 anni è da attribuire alla concentrazione di industrie in queste zone”. Lo studio di Harper ha però individuato anche un’altra particolarità. I fenicotteri vivono, oltre che in Africa principalmente nella Rift Valley, anche in Pakistan e India. “È stato per me un vero shock vedere i posti in cui le colonie si stabiliscono in India - riferisce Harper - i fiumi e i laghi in cui vivono sono talmente inquinati da industrie e attività umane che la puzza si sente a migliaia di chilometri di distanza, eppure i fenicotteri sono di uno splendido colore rosa e i nostri rilevamenti mostrano che godono di ottima salute”.Il gruppo dell’Università di Leicester sta ora cercando nuovi fondi per capire meglio come mai i due ambienti possano creare situazioni tanto diverse, ma c’è già un primo elemento da cui partire: la caratteristica dei laghi africani. Le acque dolci di Kenya e Tanzania hanno, infatti, una maggiore concentrazione di carbonato di sodio, proprio quello che l’industria del lago Natron vuole estrarre.Una battaglia aperta. In Tanzania si è già costituito un gruppo di associazioni ambientaliste, il “Lake Natron Consultative Group” che ha promesso di portare avanti in tutti i modi la battaglia contro la costruzione dell’industria. Per Paul Matiku, dell’associazione “Nature Kenya”, i fenicotteri del lago Natron potrebbero estinguersi in cinque anni se il loro habitat sarà distrutto. “Mi chiedo quale sia l’interesse del governo - sottolinea - il turismo naturalista è uno dei primi introiti per Kenya e Tanzania, se uccideremo i nostri animali lo metteremo a rischio”.
Non è un caso che a parlare sia un keniano: proprio alle popolazioni di fenicotteri del Kenya si riferiscono gli studi sulla moria di animali fatti dal biologo inglese.
I gruppi ambientalisti hanno in progetto il finanziamento di studi approfonditi sui costi e benefici del programma industriale vicino al lago Natron. È chiaro che la battaglia si combatterà sul piano economico: il governo sottolinea che la fabbrica darà lavoro a 100 persone e fornirà alla Tanzania una materia prima a costi minori, visto che al momento il sodio carbonato è comprato dal Kenya. Si tratterà di vedere se gli ambientalisti riusciranno a dimostrare che i fenicotteri sono un prodotto che vale più di una materia prima di uso industriale.

La prima città a emissioni zero nascerà nel cuore del deserto

Thursday, May 8th, 2008

Siglato l’accordo tra gli Emirati Arabi e il Massachussets Institute of Technology che porterà alla realizzazione di una città completamente autosufficiente

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Sarà il deserto ad ospitare la prima città a emissioni zero, alimentata solo da energia pulita. La Abu Dhabi Future Energy Company e il <span class=”caps”>MIT</span>, hanno ufficializzato la loro partnership attraverso un accordo che stabilisce la cooperazione delle due compagnie allo sviluppo della Masdar Initiative, il progetto da 22 miliardi di dollari con cui lo Stato arabo intende rispondere alla domanda globale di nuove tecnologie energetiche sostenibili. “Per il nostro Paese - ha detto Khaled Awad, presidente della Future Energy Company - è essenziale mantenere la quota di produzione di energia che oggi viene dal petrolio, ma che domani potrà essere costituita dalle fonti rinnovabili. Per noi è quindi strategico sviluppare altre fonti di energia”. La città ospiterà almeno 50.000 abitanti su un’area di circa 7 chilometri quadrati e il fabbisogno energetico sarà soddisfatto all’82% attraverso l’energia solare, al 17% attraverso un sistema di termovalorizzazione dei rifiuti e per l’1% da energia eolica.

Fonte : La Repubblica

in arrivo le giornate europee del sole

Thursday, May 8th, 2008

zzzzen.jpg ROMA - Prendera’ il via il 12 maggio e si concludera’ il 18 maggio la settimana dedicata all’energia solare con 158 iniziative in calendario. Per l’Italia sara’ la prima volta come per la Francia, Olanda, Portogallo, Slovenia e Spagna ma l’iniziativa dei Solar Days ha preso il via gia’ dal 2002 in Austria seguita poi da Germania e Svizzera Si prevedono circa 4.000 eventi in tutta Europa, sostenuti da almeno 25 grandi organizzazioni europee del settore. Gia’ 158 eventi sono in calendario in Italia e molte altre iniziative sono in via di registrazione ai ”Solar Days”. In Italia, l’iniziativa e’ promossa e supportata da Alleanza per il Clima, Ambiente Italia, Assolterm, Assosolare, Coordinamento Agenda 21, GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane), Kyoto Club, Legambiente, Solarexpo. Tra i media partner QualEnergia e ZeroEmission. Amministrazioni locali, scuole di ogni ordine e grado, universita’, associazioni ambientaliste, comitati di cittadini e le stesse aziende che operano nel settore organizzeranno diversi tipi di manifestazione nelle proprie localita’. La manifestazione prevede eventi informativi (seminari, incontri con esperti) nei comuni, piccole fiere dedicate all’energia solare, lezioni tecniche per progettisti e installatori, le scuole apriranno i laboratori per far conoscere cos’e’ e come funziona la produzione di energia dal sole. Sono programmate, inoltre, anche visite guidate a impianti solari termici o fotovoltaici o presso industrie che fabbricano celle fotovoltaiche, moduli o collettori solari. Solo un paio di esempi: Il Teatro Cargo organizza a Genova il festival ”Collasso Energetico”, con spettacoli, tavole rotonde, case ecologiche, laboratori, mostre sul tema delle energie rinnovabili, mentre l’agriturismo ”Il Castagneto” di Frosinone ha in programma una visita a impianti fotovoltaici e termici, nonche’ un vero e proprio ”pranzo solare”, seguito da un forum sui meccanismi di incentivazione per le rinnovabili. Una menzione speciale la merita il Comune di Monserrato, in Provincia di Cagliari, per aver creato una incredibile rete di eventi interconnessi sul suo piccolo territorio. (ANSA).

CENTRALE A BIOMASSE SORGERA’ IN PORTO ORISTANO

Thursday, May 8th, 2008

Una centrale per la produzione di energia elettrica alimentata a biomasse liquide sara’ realizzata a ridosso del Porto industriale di Oristano. Il progetto sara’ presentato mercoledi’ 7 maggio (ore 11, sala consiliare comune Santa Giusta) dal titolare della societa’ Internationali Broker Enzo Stentella nel corso di una conferenza stampa. Alla presentazione del progetto parteciperanno anche rappresentanti della Provincia, del Consorzio industriale, della Capitaneria di Porto, delle organizzazioni sindacali, della Camera di Commercio e delle organizzazioni di categoria del mondo agricolo. (ANSA).

UE deferisce l’Italia davanti alla Corte di Giustizia

Thursday, May 8th, 2008

Via libera della Commissione europea al deferimento dell’Italia davanti alla Corte di giustizia del Lussemburgo per la questione dei rifiuti a Napoli e in Campania. La Commissione, si legge in un comunicato, ‘’si accinge ad adire la Corte di giustizia delle Comunita’ europee contro l’Italia in merito all’emergenza rifiuti a Napoli e in Campania”. ”Le montagne di rifiuti - e’ il commento del commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas - non raccolti accumulatisi per le strade della Campania illustrano emblematicamente le minacce per l’ambiente e per la salute umana risultanti da una gestione inadeguata dei rifiuti. Occorre - prosegue il commissario - che l’Italia dia priorita’ all’elaborazione di piani efficienti di gestione dei rifiuti in Campania e nel Lazio, nonche’ alla realizzazione delle infrastrutture di raccolta e di trattamento necessarie per attuarli correttamente”. Anche se l’emergenza si e’ ridotta negli ultimi tempi, grazie alla rimozione dei rifiuti dalle strade seguita alla nomina di un nuovo Commissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania, la Commissione - e’ detto ancora nella nota - ritiene che le misure adottate ”non siano adeguate per risolvere nel lungo periodo il problema dei rifiuti nella regione e impedire il ripetersi dei fatti inaccettabili verificatisi lo scorso anno”. Un nuovo piano di gestione dei rifiuti per la Campania e’ stato adottato alla fine del dicembre 2007, ma alla Commissione risulta che il precedente piano, adottato piu’ di un decennio fa, ”non e’ stato mai correttamente attuato”. La Campania - puntualizza ancora la Commissione - ”e’ lungi dal poter creare un sistema di gestione efficiente che consenta la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti”. Inoltre, le autorita’ italiane ‘’si sono rivelate incapaci di indicare un calendario chiaro per il completamento e la messa in servizio degli impianti di selezione, delle discariche, degli inceneritori e delle altre infrastrutture necessarie per risolvere i problemi dei rifiuti che affliggono la regione”. (ANSA).

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