Archive for May 5th, 2008

Le fonti rinnovabili

Monday, May 5th, 2008
Una fonte di energia è rinnovabile quando il suo sfruttamento avviene in un tempo confrontabile con quello necessario per la sua rigenerazione. A differenza dei combustibili fossili e nucleari, destinati a esaurirsi in un tempo finito, le fonti rinnovabili possono essere

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considerate virtualmente inesauribili.
Il Decreto Legislativo n. 387 del 2003 definisce all’art 2 lettera a) le fonti energetiche rinnovabili o fonti rinnovabili come: le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas). In particolare, per biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;È importante considerare come le forme di energia sul nostro pianeta hanno origine dall’irraggiamento solare (ad eccezione dell’energia nucleare).
Dall’energia solare derivano: l’energia idroelettrica, che sfrutta le cadute d’acqua; l’eolica, derivante dal vento dovuto al disuniforme riscaldamento delle masse d’aria; l’energia delle biomasse è energia solare immagazzinata chimicamente, attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana.

In Italia poco più del 16% è il consumo interno lordo di energia da fonti rinnovabili. Si colloca, infatti, nella media europea ma deriva per il 65% da fonti idroelettriche e geotermiche, per il 30% da biomasse e rifiuti e appena per il 3% da “nuove rinnovabili”, con un peso dell’eolico pari al 2,1% solare inferiore allo 0,15%.

 
Solare
L’energia solare è l’energia raggiante sprigionata dal Sole per effetto di reazioni nucleari (fusione dell’idrogeno) e trasmessa alla Terra (ed in tutto lo spazio circostante) sotto forma di radiazione elettromagnetica. Essa è rinnovabile in quanto la sua fonte (il sole) è inesauribile e ha un impatto ambientale molto limitato rispetto ai combustibili fossili. Può essere termica o fotovoltaica.Termica: comprende le tecnologie in cui la radiazione solare viene utilizzata per produrre calore. Il maggiore settore di applicazione è quello per la produzione dell’acqua calda e per il riscaldamento delle abitazioni private. È anche possibile produrre energia elettrica specialmente in Paesi a forte irradiazione solare con impianti di dimensioni fino a 200Mw.Fotovoltaica: si basa sul modulo fotovoltaico che, costituito da diverse celle, trasforma l’energia contenuta nella radiazione solare in energia elettrica.
Questa energia può essere accumulata in batterie per renderla sempre disponibile (e allora si parla di impianti solari autonomi, solitamente realizzati per alimentare carichi elettrici distanti dalla rete), oppure può essere immediatamente utilizzata dall’utenza, anche senza l’adozione di batterie (è il campo degli impianti connessi alla rete).
 
Eolica
L’energia eolica è l’energia posseduta dal vento soprattutto sotto forma di energia cinetica, che trasformata in energia meccanica può essere sfruttata per la generazione di energia elettrica. Essa è rinnovabile in quanto la sua fonte (il vento) è inesauribile e ha un impatto ambientale estremamente limitato grazie alla mancanza assoluta di emissioni climalteranti. Attualmente, con circa 55mila turbine installate nel mondo, l’eolico rappresenta la sorgente energetica con il maggior tasso di crescita nel mondo grazie all’incessante sviluppo tecnologico che ha permesso di raggiungere una pressoché totale silenziosità degli aerogeneratori, una notevole efficienza e l’incremento di potenza degli stessi.La tipica configurazione di un aerogeneratore ad asse orizzontale è costituita dal palo di sostegno che può essere a traliccio o a tubolare al quale è ancorata sulla sommità la navicella, o gondola, dove sono contenuti l’albero di trasmissione, il moltiplicatore di giri (quando esistente), il generatore elettrico e i dispositivi ausiliari. La produzione da fonte eolica permette una considerevole capacità di generazione elettrica con una emissione pari a zero di emissioni nocive.
 
Idrogeno
L’idrogeno, non è una fonte energetica ma un vettore, ed è l’elemento più abbondante nell’universo e sul pianeta è presente nell’acqua e negli idrocarburi, tuttavia per ricavarlo da tali sostanze vi è bisogno di energia elettrica. Esso può essere utilizzato nelle celle a combustibile (FC) per la produzione di energia, con un impatto ambientale molto ridotto.Il problema fondamentale è che non è disponibile sulla Terra allo stato elementare e pertanto è necessario ottenerlo da fonti secondarie, come per esempio l’acqua e i combustibili fossili. Attualmente lo sviluppo delle FC è uno dei settori di maggiore interesse da parte dei ricercatori nel campo energetico.
 
Idroelettrica
L’energia idroelettrica è un termine usato per definire l’energia elettrica ottenibile sfruttando una caduta d’acqua. Il sistema consente di convertire con apposito macchinario l’energia cinetica contenuta nella portata d’acqua trattata in energia elettrica. Gli impianti idraulici, quindi, sfruttano l’energia potenziale contenuta in una portata di acqua che si trova disponibile ad una certa quota rispetto al livello cui sono posizionate le turbine.Queste sono macchine motrici, che hanno il compito di trasformare l’energia potenziale dell’acqua in energia elettrica. L’energia idroelettrica è molto diffusa nei Paesi in cui vi è una certa abbondanza di corsi d’acqua e di laghi, come in Canada e negli USA o la stessa Italia. L’energia idroelettrica fornisce un quinto della produzione mondiale di elettricità (circa 2.700 TWh) ed è la forma più sfruttata di energia rinnovabile. In Italia si producono 53,9 GWh attraverso 1.913 impianti.
 
Biomassa
Biomassa è un termine che riunisce una gran quantità di materiali, di natura estremamente eterogenea. In forma generale, si può dire che è biomassa tutto ciò che ha matrice organica, con esclusione delle plastiche e dei materiali fossili.Le più importanti tipologie di biomassa sono residui forestali, scarti dell’industria di trasformazione del legno (trucioli, segatura, etc.) scarti delle aziende zootecniche, gli scarti mercatali ed i rifiuti solidi urbani. Le principali applicazioni della biomassa sono: produzione di energia (biopower), sintesi di carburanti (biofuels) e sintesi.
In relazione alla loro natura e composizione, le biomasse possono essere convertite in combustibili di vario tipo attraverso tre principali sistemi:

  • la gassificazione, che consiste nel sottoporre le biomasse a processi di fermentazione anaerobica, dai quali si ottiene il biogas, una miscela di metano e anidride carbonica;
  • la conversione biologica ad alcoli: l’amido viene demolito a glucosio e poi sottoposto all’azione di microrganismi, che operano la fermentazione alcolica; l’alcol è un ottimo carburante ed è meno inquinante dei derivati del petrolio;
  • la combustione diretta: il calore prodotto può essere convertito in energia elettrica.

Attualmente la biomassa rappresenta una fonte energetica importante solo nei Paesi in via di sviluppo. Quasi trascurabile è, invece, la funzione che essa svolge nei Paesi industrializzati.

 
Energia geotermica
Trova origine dal calore che si sviluppa nelle zone più interne della Terra. Nelle zone geologicamente attive, come quelle vulcaniche, il gradiente è ancora maggiore. Quella geotermica è una fonte energetica a erogazione continua e indipendente da condizionamenti climatici, ma essendo difficilmente trasportabile, è utilizzata per usi prevalentemente locali.La risorsa geotermica risulta costituita da acque sotterranee che, venendo a contatto con rocce ad alte temperature, si riscaldano e in alcuni casi vaporizzano. A causa dell’esaurimento che, dopo un certo numero di anni, possono subire i campi geotermici, sono stati avviati esperimenti per tentare operazioni di ricarica.
Un interessante uso delle acque geotermiche a basse temperature è costituito dall’innaffiamento delle colture di serra o all’irrigazione a effetto climatizzante, in grado di garantire le produzioni agricole anche nei Paesi freddi.Oggi in tutto il mondo circa 130 impianti utilizzano il vapore acqueo proveniente dal sottosuolo a fini energetici. L’Islanda è il Paese dove si dà maggiore importanza alla geotermia, grazie all’abbondanza di questa risorsa. Il nostro Paese ha investito molto nella ricerca tecnologica in questo campo e riesce a produrre l’1,5% della produzione elettrica nazionale.Fonte : Ansa.it

Pomodori, elisir contro rughe e scottature

Monday, May 5th, 2008

zzzpom.jpg pomodori sono un elisir di giovinezza per la pelle: secondo quanto rivela una ricerca britannica, mangiarne cinque al giorno serve a proteggere contro le rughe e le scottature. Gli autori dello studio - un team di scienziati delle università di Manchester e Newcastle - sostengono che un’alimentazione ricca di questo frutto può difendere la pelle in maniera paragonabile all’applicazione giornaliera di una crema solare a bassa protezione, con un fattore equivalente a 1,3. «Non è nemmeno necessatrio mangiare grandi quantità di pomodori per avere questi effetti positivi, basta una dieta ricca di prodotti a base di pomodori, come gli spaghetti o la pizza», ha detto Mark Birch-Machin, un dermatologo dell’università di Newcastle. Mangiare molti pomodori, avverte tuttavia lo studioso, non deve essere considerato come un sostituto dei metodi tradizionali per proteggere la pelle: «creme protettive, ombra e abiti», sottolinea, sono ancora importanti. Il licopene, che si trova in percentuali più alte nei pomodori cotti, è già stato legato alla riduzione del rischio di tumore alla prostata.

Pomodori/2, più vitamine se annaffiati con acqua di mare
Innaffiare i pomodori con l’acqua di mare aumenta la presenza di vitamine e altri antiossidanti. L’ha scoperto una ricerca italiana pubblicata dalla rivista «Journal of Agricultural and Food Chemistry». I ricercatori dell’università di Pisa guidati da Riccardo Izzo hanno innaffiato delle piante di pomodoro ciliegia con acqua normale, ed altre con un mix di acqua di mare (12%) e acqua semplice. Una volta maturati, i pomodori sono stati analizzati alla ricerca di variazioni nella composizione chimica: il risultato è stato che i valori di vitamina C, vitamina E e altri antiossidanti, utili per le loro proprietà contro i problemi cardiaci e alcuni tumori erano molto più alti, in qualche caso anche del 30%. «Questo suggerisce che usare l’acqua di mare per irrigare i campi può essere un’alternativa all’uso di acqua dolce - scrivono gli autori - specialmente in quelle parti del mondo dove quest’ultima scarseggia».

«I rossetti? Non attirano gli ultravioletti, anzi, proteggono le labbra»
È un falso allarme quello lanciato dalla dermatologa del Baylor University Medical Center di Dallas (Usa), Christine Brown, certa che i rossetti possano attirare i raggi ultravioletti e aumentare così il rischio di tumori della pelle. «Al contrario, il make-up delle labbra è sempre stato un agente protettivo per le donne. In particolare il rossetto rosso, più di quelli trasparenti o di nuance chiare, funge da ottimo schermo solare. E lo dimostra il fatto che il cancro del labbro inferiore è molto più comune fra gli uomini». A sottolinearlo è Leonardo Celleno, direttore del Centro di ricerche cosmetologiche dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. «I pigmenti contenuti in questi stick - spiega il dermatologo - come il biossido di titanio e l’ossido di ferro, responsabile appunto della colorazione rossa, oltre a dare compattezza e spalmabilità al prodotto, contribuiscono a proteggere la cute dall’attacco dei raggi nocivi. Ma anche i lipgloss trasparenti, quelli tanto di moda oggi, non sono pericolosi perché contengono una piccola quantità di filtro solare al loro interno».
Fonte : La Stampa

Sudafrica, dopo tredici anni riapre la caccia all’elefante

Monday, May 5th, 2008

Il Sudafrica ha revocato il bando sulla caccia agli elefanti in vigore da 13 anni, nonostante le proteste dei gruppi ambientalisti secondo cui la decisione farà aumentare la domanda globale di avorio e minaccerà quindi le popolazioni di pachidermi anche in altre zone del continente.

WildlifeDirect ha segnalato che dal 14 aprile, ben 14 elefanti sono stati uccisi nel Virunga National Park del Congo da miliziani, soldati e abitanti dei villaggi. Sullo sfondo, la domanda crescente di avorio da parte della Cina, accusata direttamente dai ranger congolesi e dagli ambientalisti.

Il bando alla caccia di elefanti in Sudafrica era stato stabilito nel 1995 dal governo di Nelson Mandela per salvaguardare i pachidermi in via di estinzione in numerose parti del paese. Dopo 13 anni però, secondo i dati del governo sudafricano presieduto da Thabo Mbeki, gli elefanti stanno aumentando di oltre il 5% all’anno e sarebbero attualmente stimati in circa 20mila, contro gli appena 8mila del 1995. Da qui la scelta di rimuovere il bando alla caccia: una decisione fortemente contestata dagli ambientalisti, secondo cui il provvedimento contribuirà a far aumentare la domanda globale di avorio, minacciando quindi le popolazioni di pachidermi anche in altre zone del continente.

Timori che sembrerebbero peraltro confermati dalle notizie che arrivano dalla Repubblica Democratica del Congo, dove, nel parco nazionale di Virunga, sono stati ammazzati 14 elefanti nelle ultime due settimane. Le guardie forestali del parco accusano direttamente la Cina, dove è in costante aumento la richiesta di avorio. Secondo l’accusa dell’associazione ambientalista Wilfdlife Direct soldati e miliziani attivi nell’area smercerebbero avorio in cambio di armi. In particolare, Wildlife Direct accusa i miliziani di aver ucciso i 14 elefanti per ricavare dalle loro zanne l’avorio necessario a soddisfare la forte richiesta che arriva dalla Cina.

Il responsabile dell’Autorità congolese per l’ambiente, Alexandre Wathaut, chiede una soluzione all’instabilità politica della regione dove è situato il parco, per garantire una migliore tutela agli animali. «Questo è stato il mese peggiore registrato negli ultimi tempi per quanto riguarda il numero di elefanti uccisi», ha detto Wathaut al quotidiano inglese The Times. Il Congo esce da anni di guerra e una missione di pace dell’Onu sta cercando di sostenerne il percorso di stabilizzazione, reso però difficile dalla presenza e l’attività di diversi gruppi armati nella zona orientale del Paese, che proprio del Parco Virunga hanno fatto il loro campo di battaglia.

Secondo un recente rapporto, lo scorso anno sono stati uccisi ben 23mila esemplari di elefanti in tutto il continente africano per far fronte alla richiesta cinese. Particolarmente apprezzate dalla classe media sarebbero le caratteristiche bacchette per mangiare in avorio. Il commercio dell’ «oro bianco» garantisce ricavi sicuri: il prezzo di un chilogrammo di avorio al mercato nero in Cina e Giappone si aggira sui 750 dollari (quasi 500 euro).

Dalle zanne di un elefante in media si possono ricavare fino a 7 kg di avorio. Un mercato che ha provocato il crollo della popolazione degli elefanti africani: nel 1979 in tutto il continente se ne contavano 1,3 milioni. Oggi sono appena 550mila.

Fonte: La Zampa.it

IL BIOCARBURANTE DEL FUTURO E’ IN UN BATTERIO

Monday, May 5th, 2008

Al mondo esistono già delle fabbriche economiche, ecologiche e con un’altissima resa, di biocarburanti, il problema è che sono troppo piccole. Gli scienziati di tutto il mondo stanno studiando i microrganismi in grado di trasformare la cellulosa, il più abbondante materiale organico al mondo, in etanolo per cercare di carpire i segreti della loro perfezione.

L’ultimo ad essere studiato è stato il Trichoderma reesei, il fungo ‘pacifista’ noto perché ghiotto di divise e tende militari, ma sono in corso studi sulla flora batterica delle termiti, su alcune alghe microscopiche, e c’é persino chi, come il genetista Craig Venter, sta cercando di crearne di totalmente sintetici in laboratorio. I biocarburanti ricavati dalla cellulosa del legno, delle erbacce, dei materiali organici in generale, sono molto vantaggiosi rispetto a quelli tradizionali: bruciare etanolo da cellulosa abbassa le emissioni rispetto alla benzina dell’87%, mentre quelli da cereali al massimo del 28%. Inoltre la cellulosa contiene 16 volte l’energia usata per produrla, mentre la benzina solo cinque e l’etanolo da mais 1,3. Il problema è trovare il modo di ‘rompere’ i legami di questa molecola per trasformarla in zuccheri più semplici, che fermentando danno l’etanolo.

Questo processo, che in natura è all’ordine del giorno, èancora difficoltoso e costoso per gli uomini. I ricercatori dei laboratori americani di Los Alamos e di altre istituzioni hanno studiato il genoma del fungo T.Reesei per cercare di capire quali sono le proteine utilizzate per digerire così efficacemente il materiale organico, come appunto il cotone delle divise:”Temevamo che data la sua reputazione di grande ‘digestore’, il fungo, avesse un sistema complicatissimo di enzimi - spiega Diego Martinez, principale autore dello studio pubblicato da Nature Biotechnology - invece ne usa solo alcuni estremamente efficienti”. L’obiettivo è adesso riuscire a replicare gli stessi enzimi anche su scala industriale, superando i problemi tecnici. Questi ultimi ritrovati si aggiungono a una serie di altre proteine in studio, sempre ispirate dalla natura.

La rivista Nature qualche mese fa ha pubblicato un altro studio, nel quale un team di ricercatori statunitensi con estrema pazienza ha estratto il ’succo’ dello stomaco di una particolare specie di termiti, sempre per carpirne i segreti. Ne sono risultati circa 500 geni dei batteri associati con la degradazione del legno, dei quali si stanno cercando quelli più efficienti. Tutte queste informazioni potranno essere usate ad esempio per far crescere in laboratorio i batteri da usare poi negli impianti di produzione dei biocarburanti, ma c’é anche chi pensa ad applicazioni più vantaggiose: fra le varie applicazioni dei batteri sintetici che sta cercando di costruire il genetista americano Craig Venter ce n’é anche una in questo campo: prendendo il meglio da tutti i Dna in natura si potranno ottenere dei ’superdigestori’ di cellulosa.

Fonte: Ansa.it

Auto: Le elettriche tornano in primo piano

Monday, May 5th, 2008

zzzae.jpgCresce l’interesse per le auto a trazione alternativa, sia ibride, cioè con motore termico, a benzina o gasolio, ed elettrico, sia puramente a batteria. L’importante è disporre di una autonomia adeguata e , nel primo caso, disporre di un propulsore elettrico che non sia soltanto un integratore di quello tradizionale, ma costituisca una reale alternativa per viaggiare nelle aree metropolitane senza emettere il minimo fumo nocivo.

Il motivo? Il trend ecologico e la crescente severità delle normative ambientali in termini di consumi e inquinamento. Il fatto di possedere nella propria gamma uno o più veicoli elettrici, a emissioni zero, permetterà alle Case, specie a quelle con veicoli grossi e potenti, di abbassare la media e di rientrare nei limiti, che non vengono calcolati sul singolo modello ma sull’insieme delle vetture in listino. In questo scenario, che vede tutti i costruttori al lavoro, si prevede in forte espansione del mercato delle auto ibride elettriche «plug in», in cui la ricarica non avviene solo recuperatori di energia ma attraverso l’inserimento di una spina in una presa, casalinga o predisposta su colonnine apposite in stazioni di servizio. Si stima che entro il 2015 ci saranno 130 mila di questi veicoli in circolazione nel mondo.

Cifra modesta, se volete, ma l’importante è cominciare. Veicoli elettrici sono già operativi, ma principalmente destinati a enti e istituzioni. Però, ad esempio, la norvegese Th!ink (100 l’ora, autonomia 180 km) è già pronta e così l’americana Tesla Roadster, prodotta in California su componenti Lotus. Sono al lavoro Bmw, il Gruppo Psa, quello Renault-Nissan, la Toyota e la Honda, la Pininfarina-Bolloré. La stessa Fiat ha maturato una vasta esperienza con le Panda elettriche.

Rispetto alle auto ibride attualmente in circolazione, i veicoli «plug in» hanno il vantaggio di essere «riforniti» con la connessione alla rete elettrica e la ricarica dura molto più a lungo. Come sottolinea uno studio della società Frost & Sullivan, chiave di volta di questo sviluppo è l’avvento degli accumulatori al litio-ione, che offrono risultati migliori di quelli al nickel-metallo idrato: la performance energetica è di 2/3 volte superiore.

C’è, però, un aspetto negativo, almeno per le tasche dei clienti. Il costo delle batterie al litio-ione è elevato e rende i veicoli ibridi più cari di quelli convenzionali. Inoltre, bisognerà predisporre una rete di punti di ricarica adeguata. Impresa lunga, ma non impossibile. Chi si ricorda che, agli albori del motore a benzina, il carburante si comprava in drogheria? E che le auto elettriche, nel periodo pionieristico, erano più performanti di quelle termiche? Il confronto fu perso per colpa delle batterie (al piombo), troppo pesanti e poco energetiche. Cento e passa anni dopo, a quanto pare, la sfida si riaccende.
Fonte: La Stampa

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