Archive for April, 2008

Clima: da Coldiretti le “istruzioni per l’uso”

Wednesday, April 23rd, 2008

Il primo decalogo Made in Italy per consumi sostenibili dal punto di vista climatico ed ambientaleRidurre al minimo gli imballaggi, scegliere prodotti locali e di stagione, fare acquisti di gruppo, recarsi a fare la spesa riciclando le buste, ottimizzare il consumo di energia nella conservazione e nella preparazione dei cibi con piatti e bicchieri di plastica. Sono questi alcuni dei suggerimenti contenuti in “Clima: istruzioni per l’uso”, il decalogo per consumi sostenibili presentato dalla Coldiretti in occasione dell’Earth Day. Si tratta di semplici accorgimenti per consumi responsabili con cui ogni famiglia italiana può rendersi protagonista di un taglio delle emissioni inquinanti di 2mila chilogrammi di CO2 equivalenti l’anno, dando così una mano personalmente a raggiungere gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto. La sola attenzione ai prodotti locali e di stagione - precisa la Coldiretti - permette di ridurre di mille chili le emissioni di gas ad effetto serra ed ulteriori risparmi possono essere ottenuti con l’utilizzo di sportine riciclabili (200 chili l’anno) e attraverso altri semplici accorgimenti in cucina con elettrodomestici a basso impatto energetico. “Sul piano operativo la Coldiretti - sottolinea il presidente Nazionale Sergio Marini - ha avviato in Italia una serie di iniziative per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto che non inquinano e salvano il clima: dall’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza dei cibi in vendita alla disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale dove poter acquistare alimenti locali, dall’offerta di prodotti sfusi come il latte venduto nelle milk-machine alla presenza di prodotti regionali in mense scolastiche ed ospedaliere, dalla promozione della vendita diretta degli agricoltori e dei farmers market all’inaugurazione della prima rete di locali a ‘chilometri zero‘”.

Fonte : La Repubblica

Fido nel letto, salute a rischio”

Wednesday, April 23rd, 2008

LONDRA - Dove dorme, e dove mangia, il vostro cane? Oppure: dove fareste dormire un bel cucciolone, appena entrato a far parte della vostra famiglia? La risposta a entrambi i quesiti è che, secondo le statistiche, almeno qui in Gran Bretagna ma probabilmente anche in Italia e in molti altri paesi sviluppati, i cani tenuti in casa dormono vicino ai loro “padroni”, spesso nella stessa camera da letto, talvolta addirittura sul letto. Ma questa diffusa abitudine è sconsigliabile o perfino da vietare, perché il “migliore amico dell’uomo” può trasmetterci nuove malattie e vecchi disturbi. Tenerlo con noi in cucina, in camera da letto, o sul letto, è pericoloso o almeno non “igienico”.

Ad affermarlo è un’autorità in materia: il dottor Fred Landeg, uno dei più autorevoli specialisti del Regno Unito, recentemente dimessosi dall’incarico di Chief Veterinary Officer. Prima di lasciare il suo posto, il “Capo Veterinario” del governo britannico ha voluto lanciare un monito a tutti coloro che hanno animali domestici: va bene che sono “domestici”, ma ricordate che sono anche animali. Nuove malattie emergenti, come il morbo della mucca pazza e l’influenza aviaria, “possono colpire gli animali domestici così come quelli da allevamento”, ammonisce il dottor Landeg, “e molte di queste malattie sono trasmissibili dagli animali all’uomo”.

I cani e altri animali domestici, inoltre, possono essere affetti da infezioni assai comuni, anche queste trasmissibili, come la salmonella. “Come chirurgo veterinario”, conclude il dottore, “non consiglierei mai alla gente di tenere i cani in camera da letto”. Una ricerca commissionata dal Dipartimento dell’Ambiente, del Cibo e degli Affari Rurali britannico concorda, identificando “potenziali rischi per la salute degli esseri umani” derivanti dalla quotidiana interazione con i cani. Ma le statistiche indicano che la gente non ha simili preoccupazioni.

Un recente sondaggio condotto su 260 abitazioni di una cittadina semi rurale in Inghilterra, dove la maggior parte dei cani sono Labrador o Jack Russell, rivela che nel 20 per cento dei casi dormono in camera da letto dei proprietari e nel 14 per cento dei casi dormono proprio sul letto dei proprietari. Una ricerca della Liverpool University, pubblicata dal Veterinary Record, afferma che il 42 per cento dei cani dorme in cucina, il 79 per cento mangia in cucina e il 24 per cento viene lasciato in cucina, quando sono soli in casa. I proprietari di cani, in questo paese sono un esercito: 6 milioni e mezzo di abitazioni hanno uno, o più, quattro zampe con la lingua di fuori pronti a scodinzolare. E’ una lobby ampia, appassionata e potente, che non accetta volentieri un allarme di questo tipo.

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che la compagnia degli animali produce enormi benefici ai loro proprietari e non rappresenta un pericolo per nessuno”, taglia corto, interpellata dal Times di Londra, Caroline Kesco, direttrice del Kennel Club, l’associazione degli allevatori di cani di razza. Replica il Veterinario Capo: “Ci sono indubbiamente benefici nel vivere con un cane, ma chi vive con gli animali dovrebbe seguire ragionevoli procedure d’igiene. Occorre un approccio equilibrato”. Peccato non poter sentire anche il parere dei cani.

Fonte : La Repubblica

Foggia, maxi-frode dell’extravergine

Wednesday, April 23rd, 2008

FOGGIA - Sette oleifici e 25 mila litri di olio sequestrati. Trentanove persone in manette per associazione a delinquere finalizzata alla produzione e commercializzazione di olio extravergine di oliva sofisticato. E’ il bilancio dell’operazione dei carabinieri dei Nuclei antisofisticazioni sanitarie di Bari. Il blitz è stato messo a segno nel foggiano e nell’intero territorio nazionale. L’indagine è stata condotta dai Nas di Bari e coordinata dalla procura della Repubblica di Foggia.

La fase conclusiva dell’operazione è in atto su tutto il territorio nazionale, in particolare nelle province di Foggia, Milano, Napoli, Brindisi, Campobasso, Latina, Salerno, Bari e Varese.

La frode avveniva, secondo l’accusa, mediante l’impiego di olio di semi di soia, anche geneticamente modificata, e di girasole, addizionati con betacarotene e clorofilla industriale. Questi prodotti, imbottigliati con etichette di fantasia riferite ad aziende inesistenti e accompagnati da falsi documenti commerciali e di trasporto, venivano successivamente commercializzati sul mercato nazionale ma anche estero.

A capo dell’organizzazione, alcune persone residenti a Cerignola, in provincia di Foggia, dove i militari hanno sequestrato anche alcuni opifici. Anche in Campania i carabinieri del Nas hanno messo i sigilli ad alcuni stabilimenti.

Fonte: La Repubblica

Torturano pesce rosso, video su YouTube

Wednesday, April 23rd, 2008

Un video con alcuni giovani italiani, forse dall’accento romagnolo che torturano un pesce rosso èstato pubblicato oggi su You Tube, prima di essere rimosso lunedì pomeriggio. La segnalazione arriva dall’associazione «100% animalisti», che controlla periodicamente il web a caccia di questo tipo di immagini. «Questi disgraziati - afferma il comunicato dell’associazione - prima versano dell’alcool nella vasca del pesce rosso e dopo continuano a fargliene di tutti i colori per oltre 10 minuti, fino a gettarlo nello scarico del wc, il tutto “colorato” da bestemmie e risate di scherno». L’associazione denuncerà alla polizia postale gli autori, così come ha fatto in passato per un’altra bravata simile, in cui dei ragazzi facevano saltare in aria un topo.

Fonte : Corriere della Sera

Il paradiso esiste: il Parco Giardino Sigurtà tra i 5 più belli al mondo

Wednesday, April 23rd, 2008

 Insisto coi luoghi da visitare, oggi è la volta di un bellissimo parco:

VERONA - In quarant’anni di amorose cure, Carlo Sigurtà, avvalendosi di un secolare diritto di attingere acqua dal Mincio, ha ottenuto il «prodigio» di rendere lussureggiante l’arida vegetazione collinare. Così oggi abbiamo il Parco Giardino Sigurtà, grazie al nipote Enzo che realizzo il prototipo, considerato oggi fra i cinque più straordinari al mondo.

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DOVE SI TROVA- Il Parco Giardino Sigurtà ha una superficie di 560.000 metri quadrati e si estende ai margini delle colline moreniche, nelle vicinanze del Lago di Garda, a soli otto chilometri da Peschiera, esattamente a Valeggio sul Mincio. Dopo l’apertura al pubblico nel 1978, la conservazione di questo complesso ecologico è stata affidata al rispetto dei visitatori, che lo hanno definito una meraviglia unica al mondo. E vediamo il perché (Guarda il video) 

LE 5 FIORITURE - Il Parco grazie alle sue cinque grandi fioriture che si susseguono nelle varie stagioni regala emozioni sempre nuove e diverse: in primavera, ad esempio, con il Viale delle Fontanelle e degli Iris. Quasi un chilometro delle più prestigiose varietà del fiore simbolo di Firenze ammalia con gli sfavillanti colori e per l´inebriante profumo. Per tutto il mese d´aprile non si può mancare all´appuntamento di oltre un milione di tulipani che, non solo in aiuole, nelle aree piantumate dai membri di Tulipani in Circolo, ma lungo tutta la collina che dall´Eremo si dispiegano verso il Grande Tappeto Erboso. Da non perdere a partire da maggio il Viale delle Rose con lo sfondo del Castello Scaligero. A giugno i diciotto laghetti, come quadri di Monet, fanno la parte dei protagonisti con ninfee indigene e quelle tropicali gialle e azzurre. A settembre il Grande Tappeto Erboso si tinge d´azzurro grazie alla fioritura degli aster.

BIKERS - Sempre più visitatori lo scelgono anche come luogo ideale per fare sport e mantenersi in forma. I bikers più atletici vi entrano ad esempio per confrontarsi tra loro e «spingere sui pedali» mettendosi alla prova lungo le sue salite. Le famiglie e gli amanti delle tranquille pedalate lo scelgono invece per rilassarsi raggiungendo con calma tutti gli angoli più suggestivi. Pedalando lungo la ciclabile si rimane colpiti dall’assenza di rumori, dal silenzio che domina interrotto solo dal salto dei pesci nel Mincio e dai suoni della natura.

COME VISITARLO - Alle casse viene consegnata al visitatore una cartina illustrativa dei punti più interessanti, raggiungibili a piedi con due percorsi distinti (rosso e giallo) della durata di circa 50 minuti ciascuno. Chi non desidera visitare il Parco a piedi, potrà usufruire dei trenini che percorrono i sette chilometri dell’Itinerario degli Incanti. E’ possibile inoltre noleggiare biciclette e golf-cart. Vicino ai chioschi sono state allestiste zone adibite al consumo di colazioni al sacco. Sorprendete angolo di pace, dunque, vicino alle nostre metropoli.

Per informazioni:
Parco Giardino Sigurtà Valeggio sul Mincio (Verona)
Dall’8 marzo ai primi di novembre 2008.
Ingresso dalle ore 9.00 alle 18.00 (chiusura alle 19)
I prezzi:
Adulti € 9,50
Ragazzi (5-14 anni) € 6,00
Bambini (0-4 anni) omaggio
Oltre i 65 anni € 7,00
Disabili al 100% Omaggio (accompagnatore prezzo ridotto € 7,00)
www.sigurta.it
Tel. + 39 045 6371033

Nino Luca

Fonte : Corriere della Sera

I fiori di città stanno perdendo il profumo

Wednesday, April 23rd, 2008

fiori di città profumano meno. Molto meno. Colpa dell’inquinamento. La conseguenza, negativa, è che le api rischiano di non riuscire più a impollinare. Lo spiega uno studio della University of Virginia, che ha dimostrato quali siano i diretti effetti dei gas emessi dalle auto sui fiori e sul loro profumo. Secondo la ricerca, il risultato dell’inquinamento metropolitano è quello di mettere a rischio uno dei processi naturali fondamentali: l’impollinazione, appunto.

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DISTANZE - In primo luogo lo studio ha dimostrato che l’inquinamento atmosferico ha drasticamente diminuito la distanza ‘percorsa’ dal profumo di un fiore. Il professor Jose Fuentes ha calcolato che mentre le molecole del profumo prodotto dai fiori in un ambiente a basso tasso di inquinamento possono viaggiare anche per duemila metri, quelle prodotte in un ambiente ad alto tasso di inquinamento non vanno al di là di poche centinaia di metri. «Tutto ciò - ha detto lo scienziato - rende via via sempre più difficile alle api e agli altri insetti localizzare i fiori». Con tutto ciò che ne consegue in termini di impollinazione.

LEGAME - I ricercatori hanno accertato che le molecole ‘profumate’, essendo molto volatili, si legano velocemente con le sostanze inquinanti formate per lo più dai gas di scarico. Questo legame altera immediatamente la loro composizione molecolare, al punto che da un momento all’altro le molecole smettono di ‘profumare’. Tutto ciò ha un effetto diretto sul comportamento degli insetti. Lo studio ha accertato che negli Stati Uniti almeno due milioni e mezzo di api da miele sono misteriosamente scomparse, nell’ambito di quello che è stato chiamato Colony Collapse Disorder (CCD), con migliaia e migliaia di alveari trovati improvvisamente vuoti. Gli scienziati non sono ancora riusciti a capire quale sia esattamente la causa del CCD, ma sono certi che gli effetti dell’inquinamento abbiano una correlazione diretta con questo comportamento anomalo delle api.

Si celebra la Giornata della Terra

Tuesday, April 22nd, 2008

 Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata della Terra, appuntamento che torna ogni anno dal lontano 1970 quando Gaylord Nelson, senatore del Wisconsin, mobilitò 20 milioni di americani per una gigantesca dimostrazione in favore dell’ambiente. Da quella mitica manifestazione nacque, nel 2000 e su iniziativa dello stesso Nelson, l’Earth Day Network e oggi 4.000 eventi nel mondo la celebrano.

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”Deforestazione, inquinamento di mari e fiumi, smog, clima impazzito. La Terra - scrive National Geographic Channel - è sempre più minacciata dai cambiamenti ambientali, determinati dalla crescita vertiginosa dell’economia globale. Diventano quindi urgenti iniziative che sensibilizzino le persone sui rischi che il nostro pianeta corre e sui rimedi che vanno presi partendo dalla vita di tutti i giorni”.

Nel 2006 il WWF aveva presentato il suo bilancio periodico sullo stato del pianeta. Dopo due anni di studi, lo scenario che si profilava indicava che la popolazione umana entro il 2050 avrebbe raggiunto un ritmo di consumo insostenibile pari a due volte la capacità del pianeta Terra. I segnali di stress ci sono tutti e ci colpiscono direttamente, non fanno sconti: povertà e cibo, crisi energetica e cambiamenti climatici, scarsità di acqua che dalle aree più povere del pianeta si estendono ad aree storicamente fertili.

(22 aprile 2008)

Fonte : La Repubblica

Earth Day

Tuesday, April 22nd, 2008

 Giorno della Terra, in inglese Earth Day è il nome usato per indicare due diverse festività, una che si tiene annualmente ogni primavera nell’emisfero Nord del pianeta, ed un’altra in autunno dedicate all’ambiente ed alla salvaguardia del pianeta Terra. Le Nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno nell’equinozio di Marzo ma è un’osservanza per la maggior parte dichiararla il 22 aprile di ciascun anno.

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Questo secondo Earth Day fu celebrato a livello internazionale per la prima volta il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nato come movimento universitario, nel tempo l’Earth Day è divenuto un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento dell’aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili.
Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e l’energia, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

Fonte :Wikipedia

Anniversario di Cernobyl. Legambiente appello contro il nucleare

Tuesday, April 22nd, 2008

Appello di Legambiente alle Regioni italiane in occasione dell’anniversario dell’incidente alla centrale ucraina”Costruiamo Regioni No Nuke”. Questo é l’appello che Legambiente indirizza a Comuni, Province e Regioni affinché si definiscano “territori contrari alla produzione e all’uso di energia nucleare”, impediscano “l’installazione di centrali che sfruttino l’energia atomica” e si impegnino in merito alla “massima trasparenza e partecipazione nell’eventuale processo di individuazione di siti di stoccaggio per le scorie derivanti dal decommissioning delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987 sul territorio”.<br /> E Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, dichiara: “A ventidue anni da Cernobyl nessuno dei problemi di allora è stato minimamente risolto: scorie radioattive, sicurezza degli impianti, costi altissimi, rendono inutilizzabile il nucleare. Inoltre quello che i fanatici dell’atomo fanno finta di non sapere è che la battaglia per la riduzione della CO2 non può aspettare i 10 anni che, come minimo, sono necessari per costruire una centrale nucleare”.<br /> I dati sono in effetti preoccupanti. Nella sola Europa i rifiuti nucleari ammontano ormai a centomila tonnellate e aumentano ad un ritmo di ben 40.000 metri cubi l’anno. Quel che è peggio é che nessun Paese ha realizzato un sito adeguato e sicuro per smaltirli. E in più va considerato anche il costo di smantellamento degli impianti esauriti che pesano con spese dai 500 milioni ai 2,6 miliardi di dollari, relativamente alla loro tipologia.<br /> “In questi anni - spiega Cogliati Dezza - ci siamo impegnati in tantissime azioni rivolte a contrastare la proliferazione energetica nucleare, a svolgere un’azione di stimolo per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, a chiedere la messa in sicurezza del reattore esploso a Cernobyl, a portare sostegno alla popolazione bielorussa che ancora oggi vive una emergenza ambientale, sociale e sanitaria. Per questo, in occasione di questo anniversario, abbiamo indetto una settimana d’iniziative per ricordare quel terribile incidente ribadendo il nostro no al nucleare, rilanciando il sì alle rinnovabili e invitando tutti a sostenere i nostri progetti di Cooperazione e di aiuto alle popolazioni colpite dal fallout”.<br /> Tutto ciò si concretizzerà attraverso numerose manifestazioni di Legambiente in varie città, anche per promuovere azioni di solidarietà nei confronti delle popolazioni che in Bielorussia, ancora oggi, subiscono le conseguenze di quella drammatica catastrofe. Per chi volesse maggiori informazioni potrà visitare i siti di http://www.legambiente.eu”>Legambiente</a  http://www.fonti-rinnovabili.it”>Fonti Rinnovabili

Fonte : La Repubblica

L’Onu: l’aumento dei prezzi del cibo «è un silenzioso omicidio di massa»

Tuesday, April 22nd, 2008

 L’aumento globale dei prezzi del cibo sta conducendo a un «silenzioso omicidio di massa». Lo ha detto l’inviato delle Nazioni Unite per il cibo, Jean Ziegler, relatore speciale Onu sul diritto al cibo, ha detto algiornale austriaco Kurier am Sonntag che la crescita nei biocarburanti, le speculazioni nel mercati e i sussidi all’esportazione dell’Unione Europea, significano che l’Occidente è responsabile per la morte per fame nei paesi più poveri. Ziegler ha detto di voler sottolineare la “follia” di chi pensa che la fame dipenda dal fato. «E’ un omicidio di massa silenzioso», ha ribadito nell’intervista.

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«I POVERI SI RIBELLERANNO» - Ziegler ha accusato la globalizzazione di «accentrare il monopolio fra i ricchi della Terra» e ha detto che le multinazionali sono responsabili di una sorta di «violenza strutturale». Ziegler ha detto di ritenere che un giorno la gente che muore di fame potrebbe ribellarsi contro i suoi persecutori. «E’ possibile proprio come lo fu la Rivoluzione francese», ha detto.

BAN KI-MOON: «SERVONO MISURE URGENTI» - Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha invitato la comunità internazionale a prendere in tempi brevi misure per arrestare l’aumento del prezzo dei generi alimentari. In occasione dell’apertura della conferenza internazionale sullo sviluppo organizzata dall’Onu in Ghana, Ban Ki Moon ha osservato che la situazione «è molto preoccupante» e pone particolari problemi a molti paesi, soprattutto in Africa.

OAS_AD(\’Bottom1\’);AUMENTI DEL 40% IN UN ANNO - L’aumento del prezzo degli alimentari è salito nel corso di un anno di circa il 40% scatenando sommosse in diversi paesi africani come Camerun, Egitto, Burkina faso. Ban dovrebbe incontare anche il presidente del Ghana John Kufuor. Alla vigilia del vertice, Ban ki Moon ha detto che con Kufour discuterà diverse “crisi regionali, dallo Zimbabwe, al Darfur al Kenya”

Fonte : Corriere della Sera

tutto sul fotovoltaico

Monday, April 21st, 2008

Fotovoltaico

Fotovoltaico è una parola costituita da ” foto” dalla radice greca “photos” che significa luce e “voltaico”

da Volta il fisico italiano inventore della pila, il primo generatore di energia elettrica mai prodotto.

L’effetto fotovoltaico è un particolare effetto fisico che per cui viene generata energia elettrica a

seguito di assorbimento di luce. Più precisamente la radiazione elettromagnetica della luce (fotoni)

colpendo un materiale trasferisce la propria energia agli elettroni di quel materiale che sono liberi così

di muoversi e possono generare un flusso di corrente.

L’effetto fotovoltaico si realizza su particolari materiali detti semi-conduttori, i più importanti dei quali

sono il silicio ed il germanio.

Il fenomeno fisico dell’effetto fotovoltaico fu scoperto nel 1839 da Edmond Becquerel, un giovane

fisico di soli 19 anni, ma è solo dagli anni ‘50 del secolo scorso che è iniziato lo sviluppo

tecnologico del fotovoltaico grazie all’uso del silicio.

Si può dire che le ricerche sul fotovoltaico hanno beneficiato del forte sviluppo della

 tecnologia microelettronica basata anch’essa sul silicio.

Una notazione per i più curiosi: l’effetto fotovoltaico è in qualche modo sfruttato al

contrario nei LED, i diodi luminosi, dove un flusso di elettroni ( corrente elettrica )

produce fotoni (luce).

Per maggiori info vi invito a leggere la Guida gratuita al Fotovoltaico di PienoSole.it

L’energia elettrica così ottenuta può essere utilizzata:

Impianti ad isola   :

  Nell’ impianto ad isola è necessario prevedere un sistema di accumulo a batterie per immagazzinare

 l’energia elettrica prodotta durante il periodo di insolazione.

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Connessione in rete:

Nella connessione in rete, l’azienda fornitrice di energia elettrica, installa un misuratore che calcola l’energia immessa in rete. L’erogazione dell’ energia elettrica all’utenza avviene in modo tradizionale per garantire la continuità del servizio. L’energia elettrica prodotta verrà riconosciuta economicamente al proprietario dell’ impianto

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Per necessità d’illuminazione (lampade solari) :

Le lampade solari sono costituite da un corpo illuminante (generalmente a basso consumo), da un pannello fotovoltaico (per la produzione elettrica) e da batterie a 12v o 24v (ad alto rendimento), al fine di alimentare un impianto di illuminazione nelle ore notturne.

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Pompe solari:

Le pompe solari sono costituite da una elettropompa sommersa e da un motore elettrico a corrente continua alimentato da pannelli solari fotovoltaici. Tali impianti trovano un’applicazione ideale nei territori sprovvisti di alimentazione elettrica, in particolare nelle zone rurali isolate.

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Fonte: http://www.elettromeccanicamoderna.com/Elettromoderna/Fonti%20alternative/fotovoltaico.htm

PANNELLI FOTOVOLTAICI
Ecorete: caratteristiche PANNELLI FOTOVOLTAICI / MODULI FOTOVOLTAICI per la produzione di corrente elettrica

Il pannello fotovoltaico, chiamato anche modulo fotovoltaico è un particolare tipo di pannello solare che ha la capacità di generare corrente elettrica quando viene esposto alla luce del Sole.
Questa è anche la principale caratteristica che lo differenzia dal pannello solare termico che serve invece per produrre acqua calda a scopo sanitario ( igiene personale o lavaggio delle stoviglie ) o per il riscaldamento.
Purtroppo la tecnologia attuale ci permette di convertire in energia elettrica solo il 6 / 15 % dell’energia solare che colpisce il pannello fotovoltaico, mentre i pannelli solari termici riescono a convertire l’energia del Sole in acqua calda con rendimenti superiori all’80%.
L’altro difetto dei moduli fotovoltaici è il costo ancora molto elevato, probabilmente dovunto soprattutto all’ ancora scarsa diffusione di questa tecnologia.

Queste doverose premesse sono state fatte per far capire fondamentalmente che per prima cosa è meglio installare un impianto solare per la produzione di acqua calda, e poi pensare anche all’eventuale impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, se non altro perchè per un impianto solare per acqua calda si spendono circa 1.500 - 3.000 Euro e si ricava energia dal sole pari a circa 1.500 - 3.500 Kwh all’anno di energia, mentre per un impianto a pannelli fotovoltaici si spendono 7.000 - 10.000 Euro e si ricavano 1.000 - 2.000 Kwh / anno.
Questi calcoli servono per dare un’idea generale dei costi, certo è che se si ha la possibilità di ricevere dei contributi Regionali o finanziamenti Statali per l’installazione di pannelli fotovoltaici, allora il discorso della produzione di corrente elettrica con i moduli fotovoltaici diventa fattibile ed interessante!

Un impianto di tipo fotovoltaico esteticamente si presenta in maniera molto simile rispetto a quello a pannelli solari termici a circolazione forzata, in quanto, anche in questo caso i moduli fotovoltaici vengono adagiati comodamente sul tetto e, visivamente, solo questo apparirà all’esterno della propria abitazione.
L’energia elettrica prodotta è normalmente a bassa tensione e a corrente continua, quindi per essere utilizzata nella nostra abitazione va trasformata in corrente alternata a 220 Volt: questo viene realizzato attraverso l’uso di uno strumento chiamato ‘inverter’.
In estrema sintesi quindi un impianto a moduli fotovoltaici si compone di una serie di pannelli adagiati sul tetto, di un inverter e di un contatore fornito dall’ENEL che serve per immettere l’energia prodotta direttamente nella rete elettrica della nostra città. Questo contatore funziona però al contrario di quello normalmente installato nelle abitazioni: conta l’energia prodotta dai nostri moduli fotovoltaici e praticamente comunica all’Enel quanta energia abbiamo prodotto.
L’energia prodotta viene scalata da quella che consumiamo durante la notte o durante le giornate particolarmente nuvolose, quindi pagheremo all’Enel la sola differenza, o addirittura se produciamo più energia di quella che consumiamo potremmo teoricamente chiedere i soldi all’Enel, anche se questa possibilità è ancora in fase di definizione da parte dell’Enel e dello Stato Italiano ( occorre aggiornarsi comunque su questa possibilità )
Avremo quindi due contatori: uno che calcola i consumi, e uno che calcola l’energia prodotta dai moduli fotovoltaici, questa possibilità offerta dall’Enel ci permette di non dover investire in costose batterie, che altrimenti sarebbero necessarie per immagazzinare l’energia prodotta dai moduli fotovoltaici.

Di moduli fotovoltaici ne esistono principalmente di tre tipi, analizziamone le caratteristiche, i vantaggi e i difetti:

PANNELLI FOTOVOLTAICI IN SILICIO AMORFO:
Il modulo fotovoltaico più economico, ma anche quello con il minor rendimento e, purtroppo, anche soggetto ad un degrado del rendimento nel tempo.
Questo tipo di pannello fotovoltaico si presenta come una lastra di vetro grigio/bluastra di colore uniforme, lo spessore è di pochi millimetri e, solitamente è dotato di una cornice in alluminio per conferire maggiore robustezza o maneggiabilità al modulo stesso.
In pratica un vetro trasparente speciale viene rivestito su di un lato, con vari passaggi, di silicio allo stato amorfo e di vari altri prodotti, al fine di creare un ottimo livello di impermeabilità e di isolamento elettrico.
Il lato trasparente è quello che si esporrà al Sole, mentre sullo strato opaco sono fissati dei profili di alluminio per il fissaggio al tetto. Dallo stesso lato partono i due fili che portano la corrente generata dal pannello solare all’impianto di trasformazione.
La tensione prodotta da ogni singolo modulo fotovoltaico è di circa 24 - 40 Volt e, una volta collegati in parallelo tra di loro, le varie correnti si sommano e vengono convogliate all’inverter, che è un apparecchio elettronico che trasforma la corrente continua generata dai pannelli, in corrente alternata a 220 Volt utilizzabile nell’impianto di casa o per l’immissione nella rete Enel per la compensazione.
Il rendimento di questi pannelli fotovoltaici va dal 6 al 10 % circa, ma, nei primi due mesi di vita, il rendimento diminuisce di circa il 20 %, per poi rimanere stabile, con un degrado delle prestazioni che deve essere garantito, e non deve superare il 20 % nei primi 20 anni di funzionamento.
In ogni caso la potenza di questi moduli la si calcola proprio considerando immediatamente la perdita iniziale del 20 %, quindi, durante i primi mesi di vita, la resa di un pannello venduto con potenza di 40 Watt, in realtà è di 48 Watt, fino a stabilizzarsi effettivamente sui 40 W dopo i primi mesi di funzionamento.

Da un punto di vista di ‘costo energetico per la natura’ il pannello fotovoltaico in silicio amorfo è il prodotto che si difende meglio, in quanto, necessitando di un quantitativo abbastanza basso di energia per essere prodotto, riesce a restituire in pochi anni l’energia che è stata usata per produrlo, e riesce a generarne fino a 10-12 volte di più, nell’arco della sua vita. Questo è un dato molto importante da un punto di vista prettamente ‘ecologico’, in quanto spesso si rischia di produrre e utilizzare dei prodotti che hanno consumato più energia per venire prodotti, di quanta ne riescano a restituire, e questo alla natura può anche non fare piacere….

Il rovescio della medaglia è che purtroppo, avendo un basso rendimento rispetto agli altri modelli di pannelli fotovoltaici, occorre installarne un numero abbastanza alto ( questo ovviamente NON pregiudica il discorso di costo energetico appena fatto ), ma comunque, disponendo di un tetto abbastanza ampio, il problema è risolto, e comunque si risparmia anche economicamente, visto che in pratica il costo per ogni Watt producibile con questa tecnologia è del 25-40 % inferiore rispetto alle altre tecnologie fotovoltaiche.
Un altro vantaggio molto importante dei moduli a silicio amorfo è legato al fatto che, durante le giornate nuvolose, ombreggiate, o nelle ore serali e mattutine, si ottengono dei rendimenti superiori anche dell’8-15% rispetto alle tecnologie mono e poli-cristalline, in quanto questa tecnologia riesce a sfruttare anche questi momenti particolari.
Se ne deduce quindi che i pannelli solari a silicio amorfo sono particolarmente indicati per le zone dove spesso c’è la presenza di nuvole o ostacoli fisici che generano ombre.

I pannelli fotovoltaici in silicio amorfo da noi commercializzati sono essenzialmente di due tipi, differiscono solo per le tensioni in uscita: una più adatta per generare corrente elettrica da reimmettere nella rete Enel, e l’altra invece più adatta per costruire un impianto laddove l’Enel invece non arriva ( o non lo si vuole più utilizzare ), ad esempio per case di campagnia o ad uso saltuario.
In pratica i pannelli fotovoltaici per interscambio con l’Enel hanno tensioni in uscita elevate ( circa 42 Volt ), questo per diminuire le perdite di energia, in quanto tale perdita è inversamente proporzionale alla tensione, mentre è proporzionale alla corrente, quindi più alta è la tensione e più la corrente è bassa, per cui diminuisce anche la perdita energetica.
Mentre i pannelli fotovoltaici per impianti stand-alone ( utenze isolate o non connesse all’Enel ) lavorano a tensioni più basse ( circa 12 Volt ) perchè le batterie normalmente lavorano su tali tensioni.
Questi accorgimenti tecnici aumentano la resa generale di un impianto solare a moduli fotovoltaici in silicio amorfo, rispetto agli impianti solari a pannelli fotovoltaici monocristallini o multicristallini, ma occorre tenere presente che normalmente il rendimento del pannello fotovoltaico in silicio amorfo diminuisce di circa l’1 % ogni anno, mentre il rendimento del pannello fotovoltaico in silicio monocristallino o multicristallino rimane costante anche per 25 anni.

I pannelli fotovoltaici in silicio amorfo possono essere forniti anche senza cornice di alluminio, opzione utile nel caso in cui si voglia fare una cornice esterna unica che inglobi tutti i pannelli, o semplicemente per risparmiare, visto che la presenza della cornice non pregiudica affatto sul rendimento o sull’isolamento elettrico del modulo stesso.
L’attacco dei vari moduli al tetto avviene grazie a dei profili in alluminio presenti in ogni caso sul retro dei moduli: difatto la cornice in alluminio è utile quasi solo per estetica e per migliorare la maneggevolezza dei vari moduli.

PANNELLI FOTOVOLTAICI IN SILICIO MULTICRISTALLINO O MONOCRISTALLINO:
Queste due tipologie di moduli fotovoltaici appaiono esteticamente come tante celle quadrate, o rettangolari, affiancate sotto una lastra di vetro in una cornice di alluminio.
In pratica il modulo fotovoltaico è composto da circa 30-70 celle fotovoltaiche singole affiancate, elettricamente unite e fissate attraverso particolari materiali ad una o più lastre di vetro in una cornice normalmente in alluminio, al fine di dare al tutto una certa robustezza, maneggiabilità, ed ovviamente isolamento dagli agenti atmosferici.

Il rendimento globale di un pannello solare in silicio monocristallino è di circa il 13-17 %, mentre quello di un pannello solare in silicio multicristallino è di circa il 12-14 %.
Quindi, a parità di spazio, rispetto al modulo solare in silicio amorfo, si hanno dei rendimenti doppi, o quasi tripli, ma comunque il costo per ogni Watt producibile del mono-multicristallino rimane comunque superiore.
Oltre al fatto che, per produrre questi tipi di moduli fotovoltaici mono-multicristallini, viene spesa molta energia, e quindi ogni modulo impiega anche 3-6 anni ( contro i circa 2-3 anni del prodotto in silicio amorfo ) per restituire la sola energia che è stata impiegata per essere prodotto, mentre nell’arco della sua vita ne produrrà 4-8 volte di più, in particolare questo problema è il difetto maggiore del modulo monocristallino.

Un altro difetto abbastanza fastidioso di questa ultima tecnologia fotovoltaica, è legata ad un sostanziale diminuzione, od anche abbattimento del rendimento, in caso di ombre particolari che coprono anche una piccola porzione del modulo, o nel caso di nuvole, o ancora durante le ore serale o della mattina presto.

Fatto è che comunque questi due tipi di pannelli fotovoltaici rimangono ottimi prodotti di qualità e stabilità del rendimento, che appunto rimane costante e garantito nel tempo, anche per 25 anni e, producendo più energia a parità di spazio occupato ottimizzano lo spazio, magari non eccessivo della parte di tetto sfruttabile che è posta a Sud.

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI:
Nella speranza di aver fatto chiarezza sulle differenze delle diverse teconologie fotovoltaiche, ci permettiamo di dare i seguenti consigli:

consigliamo l’acquisto di moduli fotovoltaici multicristallino o monocristallino nel caso si disponga di Contributi Regionali o Statali per la realizzazione dei tetti fotovoltaici ( programma 10.000 tetti fotovoltaici, o simili ) , anche perchè normalmente vengono proprio richiesti determinati parametri di stabilità del rendimento per un periodo di 20-25 anni, e questo è garantibile praticamente solo dai moduli monocristallini o multicristallini.
Questo consiglio è valido anche nel caso si disponga di un tetto non eccessivamente ampio, oppure si voglia limitare al minimo l’impatto visivo nei confronti dell’impianto solare all’esterno dell’abitazione, o ci si voglia affidare ad una tecnologia di ottima qualità e durevole nel tempo.

consigliamo l’acquisto di moduli fotovoltaici in silicio amorfo nel caso invece vogliamo creare il minore impatto ambientale nei confronti della Natura, quindi cercando di sprecare meno energia possibile anche per la produzione dei moduli fotovoltaici. A tal proposito ricordiamo che sono necessari anni di funzionamento affinchè un modulo fotovoltaico generi corrente sufficiente a compensare quella che è stata impiegata per venire prodotto.
Questa scelta è anche indicata se si abita in zone dove spesso sono presenti nubi, foschie, o sono presenti alberi o edifici che creano ombre durante la giornata: in questo caso la resa globale è sicuramente migliore con questo tipo di impianto solare.
La scelta del pannello fotovoltaico in silicio amorfo secondo noi è valida anche se si vuole ragionare sotto quest’ottica: costruendo un impianto solare con moduli di silicio amorfo otteniamo ottimi risultati per i primi 20 anni d’esercizio: abbiamo quindi un buon servizio con minori costi rispetto alla scelta del pannello fotovoltaico mono-mutlicristallino. Tra 20 anni la tecnologia del solare fotovoltaico sarà molto avanzata, matura e soprattutto molto più economica ( ci impegneremo per renderla tale ! ) e quindi consideriamo che nel momento in cui l’impianto diminuirà il suo rendimento avremo delle alternative economiche che lo sostituiranno con rendimenti molto maggiori.
In ultimo citiamo comunque un’osservazione importantissima secondo noi, e cioè che comunque la teconologia degli elettrodomestici porta a prodotti per la casa con consumi sempre più oculati, e quindi anche se il nostro impianto renderà il 20 % in meno tra 20 anni, sarà anche vero che i nostri elettrodomestici consumeranno anch’essi molto meno di ora, e quindi riusciremo a coprire il nostro fabbisgno elettrico comunque con il nostro impianto solare.

Nel futuro, che personalmente immagino, tra 20 anni ci saranno molte macchine elettriche o ad idrogeno, e si spera che le stesse ( se non prevarranno gli interessi delle compagnie petrolifere ) saranno caricabili da ‘casa’ con energia autoprodotta dal Sole, e quindi, se credi anche tu in questo, dobbiamo anche essere convinti che tra 20 anni l’impianto solare fotovoltaico di casa lo cambieremo comunque con queste interessanti prospettive, e credo che cambiarlo potrà rendere molto felice chi ora spende, poco o tanto che sia, in benzina per muoversi, o chi rimane fermo e si deve sorbire gli scarichi altrui …

Fonte: http://www.ecorete.it/pannelli-fotovoltaici.php

Ecorete: elenco bandi regionali per l’assegnazione di finanziamenti e contributi Regionali o Statali per impianti ad energia solare, per lo sviluppo delle energie alternative, per i tetti fotovoltaici ecc.

Di recente molte Regioni, e lo Stato Italiano stesso, si sono particolarmente sensibilizzate, spinte probabilmente dalle scadenze imposte dal Protocollo di Kyoto, ed offrono finanziamenti e contributi a fondo perduto per lo sviluppo dell’energia solare.
Varie iniziative famose tipo quella dei 10000 tetti fotovoltaici, o altre per favorire l’installazione dei pannelli solari termici, hanno ottenuto sicuramente degli ottimi successi, vedendo la presentazione di molte più richieste di quante ne fosse possibile soddisfare.

Nella speranza che questo successo sia di incentivo per futuri bandi regionali per l’assegnazione di contributi o finanziamenti per l’installazione di impianti ad energia solare termici, o impianti fotovoltaici, pubblichiamo la lista dei bandi regionali o bandi statali attualmente disponibili:

Premessa importante: se lo desideri la nostra Azienda può seguire le pratiche di assegnazione dei fondi e la realizzazione degli impianti solari stessi: sul menù di sinistra trovi tutti i prodotti da noi proposti per i vari tipi di impianti solari.

ATTENZIONE! è finalmente attivo in TUTTA ITALIA il nuovo finanziamento chiamato conto energia per gli impianti solari fotovoltaici, cioè per la produzione di energia elettrica dal Sole clicca QUI per maggiori informazioni

IMPORTANTE:Clicca QUI per essere avvisato non appena sono disponibili dei finanziamenti per la tua Regione !

Alla data odierna: 19 Marzo 2008 ci risultano attivi i seguenti bandi:

ABRUZZO: solare termico ( SCADUTO !! )

BASILICATA: fotovoltaico SCADUTO !!

CALABRIA: non sono presenti bandi di finanziamentoCAMPANIA: non sono presenti bandi di finanziamentoEMILIA ROMAGNA: fotovoltaico dal 15 marzo al 30 Aprile 2004 - ( SCADUTO !! )FRIULI VENEZIA GIULIA: http://www.regione.fvg.it/edilizia/frame-risparmio.htm LAZIO: non sono presenti bandi di finanziamentoLIGURIA: http://www.regione.liguria.it/LOMBARDIA: Solare Fotovoltaico ( scaduto ! )Solare Termico ( attivo ! )MARCHE : http://www.regione.marche.it/MOLISE: solare termico e fotovoltaico ( SCADUTO !! )PIEMONTE: http://www.regione.piemonte.it/ambiente/energia/home.htmPUGLIA : fotovoltaico: SCADUTO !solare termico: ( SCADUTO !! )SARDEGNA: non sono presenti bandi di finanziamento SICILIA: non sono presenti bandi di finanziamentoTOSCANA: non sono presenti bandi di finanziamentoTRENTINO - BOLZANO: non sono presenti bandi di finanziamentoTRENTINO - TRENTO : http://www.provincia.tn.it/energia/UMBRIA: non sono presenti bandi di finanziamentoVALLE D’AOSTA: non sono presenti bandi di finanziamento VENETO: SCADUTO!!fotovoltaico fino al 3 Marzo 2005 ATTENZIONE! è finalmente attivo in TUTTA ITALIA il nuovo finanziamento chiamato conto energia per gli impianti solari fotovoltaici, cioè per la produzione di energia elettrica dal Sole clicca QUI per maggiori informazioni IMPORTANTE:Clicca QUI per essere avvisato non appena sono disponibili dei finanziamenti per la tua Regione !Nota bene: ecorete non si assume nessuna responsabilità per eventuali omissioni di bandi o imprecisioni sulle descrizioni degli stessi. Per ottenere informazioni certe ed aggiornate siete pregati di rivolgervi sempre agli sportelli Regionali o Statali di competenza.Fonte: http://www.ecorete.it/solare-contributi-regionali-statali.php

Gli animali da fattoria sono terapeutici

Monday, April 21st, 2008
Sembra che occuparsi di animali da fattoria offra un beneficio terapeutico alle persone che soffrono di qualche infermità mentale. Secondo una notizia pubblicata sul New Yotk Times, studi precedenti con cani e gatti hanno dimostrato che l’interazione tra animali e persone permette di diminuire lo stress e migliorare l’autostima e la socievolezza.Tuttavia si conosce poco sulla possibilità di altri tipi di animali di offrire benefici alle persone che soffrono di ansietà o altre complicazioni psichiatriche. Eppure, anche così, l’uso di fattorie per promuovere la salute mentale sta aumentando, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, dove esistono vari programmi che offrono la cosiddetta “cura verde”, secondo la quale si può passeggiare per un certo tempo in un giardino o in una fattoria, come forma di terapia.Per determinare se il lavoro e il rapporto con animali da fattoria fa la differenza nella salute mentale delle persone, ricercatori norvegesi hanno studiato gli effetti di queste relazioni in pazienti con problemi di ansietà, depressione, schizofrenia e disturbi della personalità.zzzzzzzzzzzanim.jpgI ricercatori hanno riferito di aver lavorato con 90 pazienti, 59 donne e 31 uomini; la maggior parte dei quali era trattata con antidepressivi, antipsicotici, stabilizzatori dell’umore e altri tipi di medicinali. Due terzi dei pazienti visitarono una fattoria e lavorarono con mucche, pecore, cavalli per tre ore al giorno, durante un periodo di 12 settimane. Il terzo restante servì come gruppo di controllo e ricevette un trattamento psichiatrico standard.

Quando terminò lo studio, i pazienti della fattoria riportarono miglioramenti importanti dal punto di vista dell’autosufficienza e delle abilità, rispetto a quelli che non avevano lavorato con gli animali.

I ricercatori segnalarono che lavorare con animali in una fattoria può quindi migliorare la salute mentale, in quanto permette alla persona di avere un contatto fisico con altri esseri viventi. Semplici attività come dar da mangiare, mungere e occuparsi di altre creature possono migliorare l’autostima e la confidenza.

Gli autori di questo esperimento affermano: «E’ possibile che i pazienti abbiano imparato a occuparsi di qualcosa di nuovo, questo li ha responsabilizzati e quindi li ha fatti sentire più sicuri di loro stessi. Il contatto con gli animali ha anche permesso loro di avere meno paura di fronte a nuove situazioni».

Fonte : La Zampa.it

Il criceto: un piccolo guerriero

Sunday, April 20th, 2008

Assai vivace, notturno, mobilissimo il criceto è sicuramente il più diffuso fra i piccoli mammiferi domestici anche se il suo carattere non può sempre essere definito amabile. Ne esistono cinque generi diversi che occupano aree geografiche variabilissime che vanno dall’Europa alla Cina, ma il più conosciuto come roditore domestico è certamente il criceto dorato di Siria o mesocriceto dorato. La forma selvatica, che vive nell’Asia centrale, è decisamente più grande dei graziosi animaletti che possiamo trovare nei negozi specializzati, infatti può raggiungere tranquillamente il mezzo chilogrammo di peso per trentacinque centimetri di lunghezza, praticamente un bel topone.

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La caratteristica che più contraddistingue i criceti selvatici è l’incredibile capacità di accumulare scorte alimentari, infatti nelle loro tane scavate in profondità nei terreni adiacenti ai campi di cereali si possono trovare quintali di semi accumulati per far fronte all’inverno o ai periodi di carestia. Animali crepuscolari i criceti passano la maggior parte del tempo nelle loro gallerie sotterranee ed escono soltanto per fare scorta di cibo, che trasportano nelle elastiche tasche guanciali capaci di contenere enormi quantità di semi. La varietà domestica, attualmente diffusa in tutto il mondo, è considerevolmente più piccola del selvatico e raggiunge al massimo i 18 centimetri di lunghezza per 130 grammi di peso.

Il primo riuscito tentativo di allevamento risale agli anni trenta e fu realizzato da un professore dell’Università Gerusalemme che, da una singola femmina con dodici cuccioli, ottenne centinaia di discendenti. Portati in Europa dai militari americani alla fine della seconda guerra mondiale e successivamente selezionati in numerose varietà di colore e lunghezza del mantello, i mesocriceti sono oggi da considerare animali domestici a tutti gli effetti. Possono essere tranquillamente allevati nelle nostre case, si nutrono di semi, frutta, verdure, biscotti, formaggio ed altri alimenti di natura vegetale. Non puzzano se vengono tenuti puliti ed hanno la bella abitudine di urinare sempre nello stesso punto della lettiera. Importantissimo è ricordare che i criceti sono animaletti solitari e territoriali, amano vivere tranquilli nella propria gabbia, possibilmente ampia e ricca di nascondigli da riempire di cibo; dormono di giorno e gironzolano di notte. L’umana consuetudine di far convivere tutti gli animali in coppie può rivelarsi funesta nel caso del criceto, in quanto molte volte gli esemplari costretti alla convivenza, senza possibilità di fuga, finiscono di mordersi selvaggiamente fino alle estreme conseguenze è quindi importante concedere al nostro piccolo amico un territorio in proprietà esclusiva.

La riproduzione è facilissima anche se non sono infrequenti i fenomeni di cannibalismo; sedici giorni dopo l’accoppiamento le femmine mettono al mondo da quattro a dodici cuccioli totalmente inetti del peso di due o tre grammi, che dopo una ventina di giorni possono essere separati dalla madre ed a due mesi di vita possono già riprodursi. La grande prolificità e facilità di allevamento ha, per loro sventura, trasformato i criceti in soggetti da esperimento ideali, su di essi sono state studiate numerose malattie infettive come ad esempio l’encefalopatia di Creutzfeld-Jacob qualche tempo fa agli onori della cronaca come morbo della mucca pazza.

Chi volesse acquistare un criceto potrà trovarlo senza difficoltà in tutti i negozi specializzati, personalmente consiglierei un esemplare giovane. La gabbia dovrà essere ampia, lavabile di metallo o plastica; il legno non è adatto in quanto si impregna facilmente di urina ed è facilmente e rapidamente demolito dagli acuminati dentini del roditore. Sul fondo si potranno mettere trucioli di legno ( mai segatura ) o, meglio, un’apposita lettiera per roditori; il rifornimento d’acqua potrà essere garantito da un abbeveratoio a goccia cui l’animaletto si abituerà presto.

L’arredamento della gabbia dovrà essere ricco di tubi e nascondigli, esistono oggi in commercio bellissimi contenitori completi di tutto il necessario e perfettamente studiati per garantire al criceto una vita confortevole. Per quanto riguarda l’alimentazione si è già detto che, oltre ai cibi confezionati in commercio, qualsiasi prodotto di natura vegetale è idoneo ed il piccolo roditore passerà la maggior parte del tempo ad accumulare provviste.

*********SCHEDA TECNICA********

Nome comune
Criceto, mesocriceto dorato, hamster

Nome scientifico
Mesocricetus aureus

Distribuzione geografica
Europa, Asia. Ne esistono molte specie diverse, attualmente si trovano spesso i Roborovski e i nani della Mongolia

Morfologia
Tipico roditore anuro (ossia privo di coda), il mantello è variabile per tessitura e colore, vi sono esemplari neri, grigi, blu, gialli e albini

Allevamento
In gabbie o contenitori in plastica, è bene utilizzare abbeveratoi a goccia e lettiere per roditori, se si vogliono tenere più esemplari insieme è opportuno prevedere la possibilità di suddividere la gabbia in settori separati.

Riproduzione
I maschi sono facilmente identificabili per i testicoli discesi e visibili, la gravidanza dura 16 giorni, i cuccioli diventano indipendenti dopo tre settimane.

Allevamento
In terrario di dimensioni proporzionate alle dimensioni dell’animale, importante utilizzare un fondo adeguato in materiale sintetico o cortecce, evitando ghiaia e sabbia che spesso causano ostruzioni intestinali. Il riscaldamento dovrebbe essere radiante fra i 27 e 30 °C, l’umidità sul 70 %. E’ necessaria una vaschetta d’acqua per bere, immergersi ed anche defecare. Indispensabile l’integrazione luminosa con raggi UV.

Durata della vita
Due o tre anni

Consigli
Evitare la convivenza di più esemplari, attenzione alle diete ipoproteiche; fate controllare periodicamente lo stato di salute;le femmine si ammalano facilmente di una malattia volgarmente detta “della coda bagnata”

*******************
Il dott. Cesare Pierbattisti è medico veterinario libero professionista (Patologie degli animali esotici), biologo e presidente dell’ Ordine dei medici veterinari della provincia di Torino.

Fonte: La Stampa

ISES ITALIA; 115 IMPIANTI ‘VERDI’ APERTI 19-20/4

Sunday, April 20th, 2008
via la due giorni dell’energia rinnovabile made in Italy. Sabato 19 e domenica 20 aprile ritorna i ”Giorni delle Rinnovabili - Impianti Aperti ai Cittadini”, giunta alla sua ottava edizione, iniziativa nazionale organizzata da Ises Italia (International solar energy society) per promuovere la diffusione di una cultura energetica sostenibile. Hanno gia’ aderito all’iniziativa di quest’anno ben 115 impianti su tutto il territorio nazionale, riferisce la stessa organizzazione. Tra le iniziative si segnala quella al Centro per le Energie Rinnovabili Renertec del Tis innovation park di Bolzano, che prevede la visita sabato 19 aprile all’impianto fotovoltaico della Fiera di Bolzano, la centrale idroelettrica di Cardano, la centrale di teleriscaldamento a biomassa di Velturno e la nuova sede della Camera di Commercio di Bolzano, che sfrutta la geotermia per riscaldare e raffrescare.zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzeol2.jpg

I visitatori e i tecnici potranno, poi, visitare il Campo Fotovoltaico di Carano in Val di Fiemme (Provincia di Trento), progettato e costruito, in meno di nove mesi, da Cpl Concordia, gruppo multiutiliy di Modena, di oltre 15.000 metri quadrati di superficie, che eroga una potenza massima di 500 kW, per una produzione annua di 625.000 kWh. In Piemonte, invece, sara’ possibile visitare l’impianto di Torre San Giorgio (Cuneo) realizzato da Idrocentro Spa, nel quale si trovano installati, in una sola localita’, impianti a tecnologie diverse: fotovoltaico cristallino da 10 kW, fotovoltaico amorfo con potenze da 3 a 200 kW, solare termico, solarwall e vari tipi di impianti a biomassa. Sara’ visitabile anche l’impianto fotovoltaico di Nettuno (Roma), realizzato da EniPower, aprirà le porte al pubblico solo nella giornata di sabato 19 aprile come anche il Parco Eolico Poggi Alti nel Comune di Scansano (Grosseto), realizzato da Endesa Italia. L’elenco completo degli impianti aderenti e’ consultabile sul sito www.isesitalia.it. (ANSA).

 

Animali, estinzione addio saranno salvi con la clonazione

Sunday, April 20th, 2008

- Potrebbe essere la strada per salvare gli animali in via d’estinzione. Alcuni ricercatori del Royal Zoological Society of Scotland e dell’università di Edimburgo hanno fatto sapere che al più presto utilizzeranno una rivoluzionaria forma di clonazione per riprodurre il rinoceronte bianco settentrionale.

Questo mammifero è vicinissimo alla scomparsa, dato che gli individui che vivono liberi nella savana non sono più di una decina. Gli scienziati hanno annunciato sulle pagine del quotidiano inglese “The Indipendent” di voler tentare di preservare i geni di questo raro rinoceronte in cattività, sfruttando una tecnica che fonde le cellule della pelle dell’animale in pericolo con gli embrioni di uno stretto cugino, il rinoceronte bianco meridionale, una specie non ancora in pericolo, tant’è che in un censimento del 2006 sono stati contati circa 11.000 individui. Il risultato sarà una “chimera”, ossia un animale composto da una miscela di cellule provenienti da entrambe le specie.

I ricercatori però ipotizzano che alcune di esse possano crescere fino a produrre spermatozoi e ovuli del tutto simili a quelle del rinoceronte bianco settentrionale. Sarebbe la salvezza dell’animale in via d’estinzione. Se questo esperimento dovesse avere successo, i biologi sperano di poter estendere questa tecnica a una vasta gamma di altre specie in pericolo.

Nei dettagli il piano degli scienziati consiste nel prendere piccoli campioni di pelle dai pochi rinoceronti bianchi settentrionali tenuti in cattività e di trasformarli in cellule embrionali, utilizzando una nuova forma di ingegneria genetica. La tecnica comporta la “riprogrammazione” delle cellule adulte della pelle per farle tornare allo stato embrionale, (staminali pluripotenti indotte) le quali hanno la proprietà di svilupparsi in un tessuto specifico del corpo, dando la linea delle cellule germinali, che originano ovuli e sperma.

Tra gli scienziati che stanno lavorando al progetto c’è anche Ian Wilmut, a capo del gruppo che ha clonato la pecora Dolly. Secondo il ricercatore, questo procedimento potrebbe dare migliori risultati rispetto a quella che portò alla clonazione della famosa pecora. Robert Millar del Medical Research Council’s Reproductive Sciences Unit di Edimburgo, che ha guidato la ricerca ha spiegato: “Ci sono tantissimi animali africani minacciati dall’estinzione. Noi vogliamo proteggere i loro genomi. Certo è importante lavorare anche per salvare i loro habitat”.

Gli scienziati inglesi non sono gli unici a voler utilizzare tale tecnica di clonazione. Robert Lanza, il principale responsabile scientifico della società di biotecnologie Advanced Cell Technology del Massachusetts (Usa), ha annunciato che sta collaborando con alcuni scienziati cinesi per utilizzare la tecnica di “riprogrammazione delle cellule” per il panda gigante. Il Medial Research Council sta lavorando con lo zoo di Edimburgo per clonare il lupo dell’Etiopia, il cane selvaggio africano e l’ippopotamo pigmeo, tutti vicino all’estinzione. Ma alcuni ricercatori spiegano che, poiché la tecnica è semplice, si potrebbe pensare anche all’uomo.

fonte: La Repubblica

Auto: la classifica dei costruttori amici dell’ambiente

Sunday, April 20th, 2008

Fiat Group è prima nella graduatoria europea dei costruttori di veicoli con le minore emissioni di CO2
La Casa automobilistica più “amica” dell’ambiente? Fiat Group. Il dato proviene dalla classifica dei costruttori che hanno proposto nel 2007 sul mercato europeo autovetture con meno emissioni di CO2, stilata dalla “Jato Dynamics”, leader mondiale nella fornitura di intelligence e dati sul mercato automobilistico. Il Centro studi ha assegnato al Lingotto il primo posto grazie alla sua media di emissioni di 137.3 g/km. “Fiat - osserva Jato - guida la sfida dei costruttori per auto più pulite e amiche dell’ambiente”. Dietro a Fiat si sono guadagnate il podio Peugeot (141.9 g/km) e Citroen (142.2 g/km). Il quarto posto va ancora a una francese, Renault (146.4), seguita da Toyota (148.8 g/km), Ford (149,1 g/km), Opel/Vauxhall (152.9 g/km), Volkswagen (161.7 g/km), Bmw (176.7 g/km) e Mercedes (188.4 g/km). “Tutta l’industria auto ha fatto enormi progressi nel ridurre le emissioni di CO2 - osserva Nasir Shah, direttore dello sviluppo globale del prodotto di Jato - Naturalmente sono i costruttori il cui portfolio è dominato dalle city-car a ottenere le migliori performance. Si può dunque dire che, data la gamma alta della loro proposta, Bmw e Mercedes hanno fatto molto bene”. “Come la maggior parte dei costruttori - conclude Jato - Fiat sta mettendo un serio impegno nello sviluppo di motorizzazioni ibride e ha chiaramente manifestato l’intenzione di andare avanti nella ricerca tecnologica per una mobilità più sostenibile”.

Fonte : La Repubblica

Al Clean Moves Exposition il futuro dei combustibili

Saturday, April 19th, 2008

L’aumento del prezzo della benzina e dei gas a effetto serra porta alla ribalta il rendimento del combustibile in Germania, paese all’avanguardia in Europa, anche all’importante fiera di HannoverAlla “Clean Moves Exposition” durante l’Hannover Messe del prossimo 23 aprile il rendimento dei combustibili tradizionali e di quelli alternativi sarà al centro dei dibattiti di un comitato di esperti.
Sui combustibili alternativi, che in Germania stanno già riducendo le emissioni auto, la ricerca si sta concentrando sui biocarburanti da coltivazioni non destinate all’alimentazione. Ad esempio la biomassa-a-liquido o etanolo cellulosico; e ancora altre come il biometano o l’idrogeno che però potranno essere disponibili per le automobili solo a medio-lungo termine.
Si discuterà del progresso scientifico e della capacità d’investimenti nei combustibili alternativi. Il cuore dell’intervento di Alberto Carmona Bosch, direttore alla “Abengoa Bioenergy Europe”, maggior produttore di etanolo in Europa, riguarderà “La sostenibilità nell’etanolo di prima e seconda generazione”. Il dottor Eckhard Boles e Marco Keller dall’Università Goethe di Francoforte sul Meno parleranno del “Pentalco Project”, lo sviluppo di un etanolo di seconda generazione a partire dalla paglia, che sarà elaborato nei prossimi due anni. Michael Seiffert e Franziska Müller-Langer dell’Institute for Energy and Environment Leipzig relazioneranno un’analisi sul biometano in relazione ad altri possibili biocombustibili.
Il dottor Ulrich Schmidtchen, della German Hydrogen and Fuel Association, si occuperà della produzione di idrogeno dall’energia solare ed eolica e del problema della rete di distirbuzione.
“Invest in Germany”, agenzia di promozione di investimenti della Repubblica Federale di Germania che fornisce agli investitori un supporto completo, dalla selezione del sito alle decisioni d’investimento, modererà il meeting

Fonte : La repubblica

ECO-ENERGIA:FILM SOTTILE COMPETE CON CELLULE FOTOVOLTAICHE

Saturday, April 19th, 2008

Film sottile con un’efficienza al 20%. E’ questo il risultato ottenuto da un gruppo di ricercatori americani del Dipartimento dei laboratori sull’energia rinnovabile (NREL) che sono riusciti a creare un film sottile che può competere con le più comuni cellule fotovoltaiche. Il modulo solare a film sottile, con celle a base di diseleniuro di rame, indio e gallio (CIGS) e’ riuscito a raggiungere un’efficienza pari al 19.9% e, addirittura, alcuni moduli multicristallini raggiungono livelli di efficienza intorno al 20.3%. ”Questo traguardo rappresenta un’importante pietra miliare - ha dichiarato Miguel Contreras, lo scienziato della NREL. L’obiettivo della ricerca in questo settore è sempre stato quello di arrivare alla stessa performance dei pannelli fotovoltaici e noi siamo riusciti a raggiungerlo”. Le celle CIGS sono estremamente sottili e vengono applicate, molto facilmente e a basso costo, su superfici quali vetro, fogli metallici flessibili o polimeri resistenti alle alte temperature. Richiedono, inoltre, meno energia al momento della loro costruzione e possono essere prodotti da numerosi processi industriali. Grazie a queste caratteristiche e alla sua leggerezza per il nuovo film si prevede un futuro promettente vista la flessibilità e la possibilità di utilizzarlo su numerose superfici, quali tetti fotovoltaici e finestre

Fonte : Ansa.it

PETROLIO: CIBI STRANIERI INQUINANO, BENE MADE IN ITALY

Saturday, April 19th, 2008

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Vino australiano, prugne cilene, carne argentina. Tra i cibi ’stranieri’ che arrivano sulle tavole degli italiani, sono loro i primi tre classificati nella top ten per i consumi di petrolio ed emissioni di anidride carbonica. Basti pensare alle distanze che 1 kg di queste delizie enogastronomiche percorrono in aereo prima di toccare l’Italia: oltre 10mila km, con relativi 20 kg di emissioni di anidride carbonica. Da segnare nella lista ‘nera’ anche il mango dal Peru’, l’anguria da Panama, la carne dal Brasile, l’aglio dalla Cina, l’uva da tavola dal Sud Africa, i meloni da Guadalupe e il riso dagli Usa. A stilare la chart dei cibi ’spreconi’ di energia e’ Coldiretti, in occasione dal Forum internazionale sull’energia di Venezia, realizzato con la collaborazione dello studio Ambrosetti. Secondo Coldiretti, per aiutare l’ambiente e consumare meno petrolio, la scelta del consumatore che vuole fare la spesa in modo piu’ sostenibile dovrebbe cadere su alternative offerte dal menu nazionale. Se la produzione di vino made in Italy e’ destinata per quasi il 60% ai 469 vini nazionali Doc, Docg e Igt, l’Italia ha anche il primato europeo nella quantita’, varieta’ e sanita’ dell’ortofrutta, mentre per la carne c’e’ quella proveniente dalle prestigiose razze storiche italiane come la Chianina, dalla quale si ottiene la fiorentina. Gia’ una sola famiglia che decida di consumare prodotti locali, facendo attenzione agli imballaggi, potrebbe fare la differenza, arrivando a tagliare fino ad una tonnellata di emissioni di anidride carbonica l’anno. Per alcuni dei prodotti stranieri nella lista ‘nera’ poi si pongono anche perplessita’ di carattere sanitario. Coldiretti cita il caso della carne proveniente dal Brasile, per la quale la commissione europea e’ intervenuta per limitare le importazioni, perche’ non soddisfa i requisiti sanitari dell’Unione. E sull’aglio cinese, spiega l’organizzazione degli agricoltori, pesano dubbi provocati dalle emergenze sanitarie che si sono verificate per gli alimenti provenienti da quel Paese. Per tutti gli altri, invece, secondo Coldiretti ”non ci sono motivazioni che ne giustificano la scelta, anche considerando il fatto che acquistare quelli italiani durante la stagione produttiva garantisce maggiore risparmio e freschezza”. In generale, riferisce Coldiretti, si stima che un pasto medio a livello globale percorra oltre 1.900 km via camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla tavola. E spesso ci vuole piu’ energia per portare il pasto al consumatore, di quanta non ne fornisca poi il pasto stesso in termini nutrizionali, senza contare gli effetti sull’atmosfera e sui cambiamenti climatici provocati dall’emissione di gas ed effetto serra. All’estero, spiega l’organizzazione degli agricoltori, la sensibilita’ di alcune catene della grande distribuzione commerciale europee ha gia’ portato in alcuni casi alla scelta di dedicare ampi spazi sugli scaffali a prodotti locali del territorio o a segnalare i prodotti provenienti da Paesi lontani con relativi costi ambientali, in genere attraverso un’etichetta che misura la CO2 prodotta. In Italia la Coldiretti ha avviato una mobilitazione per aiutare i consumatori: dall’introduzione dell’obbligo di indicare la provenienza di cibi in vendita, alla disponibilita’ di spazi nella distribuzione commerciale dove poter acquistare alimenti locali, fino all’inaugurazione del primo circuito a km zero, che include dalla gelateria alla ristobottega di Verona, dall’osteria di Padova allo snack bar di Treviso, dai vari ristoranti del veneziano fino ai locali del parco delle Dolomiti nel Bellunese.

Fonte : Ansa.it

Civita Di Bagnoregio

Saturday, April 19th, 2008

Ho deciso di segnalarvi una volta la settimana dei siti turistici che per la loro particolarità vale la pena di visitare, inizierò da un posto che mi ha incantata: una città morta!

Viaggio nella “Città che muore”
Il suo destino è stato scritto dalla natura, che con i suoi mutamenti geologici l’ha come isolata su uno sperone di roccia argillosa in attesa che una frana la faccia scomparire del tutto. Nel frattempo però Civita di Bagnoregio continua ad essere meta di turisti e curiosi, un luogo in cui la storia, la natura e le genti incarnano il simbolo della lotta dell’uomo contro il tempo

- CIVITA DI BAGNOREGIO - A guardarla dalla parte opposta del lungo ponte di cemento che la collega a Bagnoregio, Civita “la città che muore”, come ha voluto chiamarla lo scrittore Bonaventura Tecchi , sembra una città fantasma, di quelle che quando la nebbia sale dalla valle e le avvolge sembrano sospese nel nulla. Una suggestione che le si addice, se è vero che il destino di questo borgo sembra proprio essere in bilico, e la sua esistenza è da molti ormai considerata un miracolo.

Arroccata su uno sperone di roccia argillosa, Civita di Bagnoregio va di giorno in giorno sempre più sprofondando nella valle sottostante a causa della franosità del basamento tufaceo su cui poggia, soggetto ad una lenta ma inesorabile erosione. La “condanna a morte” decretata dalla natura ha fatto sì che la città si svuotasse dei suoi abitanti, ridotti ormai a poche famiglie e a qualche vecchio locandiere che si occupa della ristorazione dei turisti. Turisti che, a vederli così ordinatamente allineati lungo il ponte, sembrano recarsi in pellegrinaggio, impazienti di visitare ciò che rimane del borgo che diede i natali a San Bonaventura, ma soprattutto di toccare con mano la straordinarietà del secolare fenomeno geologico che un giorno ne determinerà la scomparsa.

A passeggiare per le stradine di Civita, entrando da Porta S. Maria per giungere al Duomo di S. Donato che fu, fino al 1699, la cattedrale di Bagnoregio, passando per Palazzo Alemanni-Mazzocchi e Palazzo Bocca, questo sentore di fatalità quasi non si avverte. Qua e là turisti e curiosi assaggiano vini e cibi del luogo, scattano fotografie, visitano gli edifici medievali e tornano indietro, senza pensare che quella potrebbe essere l’ultima volta che vedono Civita così com’è.

Per comprendere appieno ciò che sta accadendo alle fondamenta del paese si deve invece perlustrarne il perimetro, accessibile soltanto entrando nelle proprietà private delle poche famiglie che vi abitano. Sugli usci delle abitazioni qualche anziana signora fa cenno di avvicinarci e ci invita ad entrare nel suo giardino, che se non fosse per il fatto che si affaccia all’estremità orientale della Civita, sullo strapiombo della Valle dei Calanchi, sarebbe un normale orticello di campagna. Basta sporgersi un tantino e si scorge tutto il percorso di sprofondamento a cui è soggetto il borgo.

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Eppure i vecchi del posto sembrano convivere serenamente con questo destino: nelle loro case fatte di tufo gli utensili da lavoro si mescolano ad oggetti antichi, anfore, pietre medievali con iscrizioni in latino, tutto accuratamente messo in bella mostra per affascinare il turista che fa visita alla loro casa. In cambio, le anziane signore chiedono un’offerta, qualche spicciolo, più per tradizione che per guadagno, quasi per accertarsi che abbiamo apprezzato le ricchezze di cui sono detentori, e forse anche il loro coraggio di abitare una città che, letteralmente, sta sospesa nel nulla.

E in fondo, andando via, si ha la sensazione di salutare, forse per l’ultima volta, Civita “la città che muore”.

Fonte: http://www.tusciatour.it/news_part.asp?id=221

AMBIENTE: DA BOLOGNA PRIMA BIOPLASTICA DA BARBABIETOLE

Saturday, April 19th, 2008

L’ente certificatore internazionale belga Vincotte ha riconosciuto alla bioplastica ‘Minerv Pha’, prodotta con barbabietole da zucchero, la certificazione di prodotto biodegradabile (’ok biodegradable water’). Lo hanno reso noto le aziende, entrambe bolognesi, che hanno concorso alla produzione di quello che viene definito in una nota ”il primo e unico biopolimero da barbabietole da zucchero”: la Bio on, attiva nelle biotecnologie, e il consorzio cooperativo saccarifero Co.Pro.B. ”L’idea e’ particolarmente innovativa - spiega il comunicato congiunto delle due imprese - perche’ per la prima volta al mondo il ‘Pha’ viene ottenuto da barbabietole e suoi derivati e non da oli o amido di cereali, come la maggior parte dei biopolimeri oggi in commercio.

La certificazione ottenuta attesta la competa biodegradabilita’ in acqua e a temperatura ambiente e pone ‘Minerv Pha’ al primo posto tra le bioplastiche esistenti”. Il nuovo biopolimero, ottenuto nell’ambito di un progetto di ricerca avviato nel 2007 - sottolinea la nota - ”puo’ sostituire prodotti inquinanti e ottenuti dal petrolio come Pet, Pp, Pvc, con i quali si realizzano bottiglie, packaging alimentare, componentistica auto, arredamento, fibre, pellicole per imballaggio, elettronica”. Inoltre, ‘Minerv Pha’ ”ha ottime proprieta’ termiche e, attraverso la gamma di polimerizzazione, e’ possibile soddisfare esigenze produttive da -10 a +180 gradi C”.

Fonte : Ansa .it

Dall’atomica al paradiso così Bikini rinasce a vita

Friday, April 18th, 2008

I ricercatori: il miracolo è dovuto non alle radiazioni ma alla forzata assenza dell’uomo.

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UNA foresta marina popolata di coralli alti e nodosi come alberi oppure secchi come fruste, un mare pieno di tartarughe, pesci pappagallo, pesci farfalla, pesci pagliaccio, stelle di mare. Non è un paradiso delle vacanze tropicali ma l’atollo sconvolto da 12 anni di test atomici culminati nel 1954 con l’esplosione di una bomba all’idrogeno mille volte più potente di quella di Hiroshima.

Mezzo secolo fa, a Bikini, nelle isole Marshall (Micronesia), il mare prese a bollire mentre milioni di tonnellate di sabbia, roccia e coralli venivano scagliate in cielo e tre isolotti sparivano dalle carte geografiche.
A cinquantaquattro anni di distanza dall’ultimo dei 21 test atomici americani, la ricerca condotta da un gruppo di biologi australiani, tedeschi e italiani ha scoperto che, grazie alla forzata assenza della specie umana, la vita è rifiorita. Non senza pagare un prezzo elevato allo schiaffo nucleare che ha lasciato un cratere largo due chilometri e profondo 73 metri: delle 183 specie di corallo che esistevano prima della cura atomica, 42 mancano all’appello, 28 sicuramente per colpa delle radiazioni.

“L’impatto sulla vita marina è stato ridotto dall’effetto scudo offerto dell’acqua, che è 800 volte più densa dell’aria”, spiega Roberto Danovaro, del dipartimento di scienze del mare dell’Università Politecnica delle Marche. “In mare i livelli di contaminazione radioattiva sono stati relativamente bassi”. Certo più bassi di quelli misurati in superficie da una ricerca americana del 1979: a Rongelap, l’isola accanto a Bikini, il 95 per cento dei nati nel periodo critico ha sviluppato il cancro alla tiroide.

Oggi però, secondo lo studio pubblicato sul Marine Pollution Bulletin, i coralli sono tornati a crescere rigogliosi. “Quando mi sono immersa non sapevo che cosa aspettarmi, temevo di trovare un paesaggio quasi lunare”, racconta Zoe Richards, del centro australiano Arc che ha coordinato la ricerca. “Invece è stato incredibile: si sono sviluppate strutture coralline alte fino a otto metri. E’ affascinante. Non avevo mai visto coralli grandi come alberi”.

Lo stato di buona salute di queste barriere coralline emerge dal confronto con il degrado su scala mondiale prodotto dal cambiamento climatico: l’atollo di Bikini è citato nella lista dei casi positivi dall’ultimo Rapporto mondiale sullo stato delle barriere coralline pubblicato dall’Australian Institute of Marine Sciences.
Il disastro accaduto negli anni Cinquanta ha offerto la possibilità di misurare le straordinarie capacità di ripresa delle barriere coralline quando per mezzo secolo vengono protette, a parte qualche sporadica incursione dei pescatori di frodo, dagli attacchi umani.

C’è da augurarsi che ulteriori esperimenti in questa direzione avvengano in futuro in maniera meno traumatica, ad esempio allargando i confini dei parchi. Un’ipotesi meno ottimista è al centro dell’ultimo libro di Alan Weisman, Il mondo senza di noi. Ipotizzando la scomparsa della specie umana, alcuni segni della nostra presenza, come i ponti ad arco di New York, resisterebbero mille anni, ma il deserto del Sahara batterebbe rapidamente in ritirata perché “le truppe d’assalto della desertificazione, le capre, verrebbero mangiate dai leoni”.

Fonte: La Repubblica

Vino al veleno

Friday, April 18th, 2008

Mi sembra doveroso un aggiornamento sulla questione “Vino al veleno” o “Velenitaly” di cui abbiamo parlato pochi giorni fa.

Se vi ricordate avevo immediatamente espresso i miei dubbi su come era stata presentata l’inchiesta. Nel frattempo abbiamo potuto leggere parte dell’ordinanza di sequestro del PM che vi riporto in parte qui

… aggiunte e addizioni di sostanze acide e/o estranee alla natura del “vino” alcune delle quali della massima pericolosità per la salute umana (…) detenendo e verosimilmente utilizzando acido cloridrico, solforico e fosforico che risultano essere acidi minerali forti a elevata concentrazione, pericolosi perché tossici, corrosivi e infiammabili. (…) Quanto alla elevatissima concentrazione con cui erano detenuti gli acidi cloridrico e solforico, nonché acido citrico, acido tartarico, fosfato monoammonico, fosfato biammonico, solfato di ammonio, lieviti, enzimi, glicerina (…) in modo da rendere il prodotto pericoloso per la salute pubblica. (…) È incontestabile il fumus dei reati, per le circostanze di falsificazione documentale unite a quella della più che verosimile adulterazione di un prodotto che (già prima dell’ultimo rinvenimento di ulteriori acidi tossici).

“infiammabili” ? E da quando quegli acidi sono infiammabili? Non è che si confonde il Fosforo (quello dei fiammiferi, tanto per intenderci) con l’acido fosforico (quello contenuto nella Coca Cola, sempre per intenderci) ? (particolare notato anche qui)

Sinceramente l’elenco delle sostanze riportate nel decreto del magistrato (ed è ovvio che le hanno trovate concentrate, così le vendono!) mi sembra più il “kit del piccolo fabbricante di mosto in polverine” che il kit dell’avvelenatore. Questa ipotesi era già stata formulata anche da vari attenti lettori di questo blog. La riassumo: l’acido tartarico, come sapete, è presente nell’uva e nel mosto. Il fosfato di ammonio è un attivatore dei lieviti, cioè quei microorganismi che producono gli enzimi che poi trasformano gli zuccheri in alcool. E lo zucchero da dove lo prendevano? Dal saccarosio! Però siccome in Italia il saccarosio non si può aggiungere al vino (in Francia ad esempio sì) e nel mosto “vero” sono presenti glucosio e fruttosio, allora usando quei benedetti acidi trasformavano il saccarosio in glucosio e fruttosio, e poi lo fermentavano, aggiungevano acido tartarico, citrico e formavano un pappone che spacciavano per mosto, grazie anche all’aggiunta di un po’ di mosto vero, se non altro per dare colore e un po’ di aroma.

Tanto per chiarire ulteriormente, l’acido citrico è contenuto nel limone, mentre l’acido tartarico lo trovate anche nel normale lievito per dolci in bustina, niente di pericoloso e tanto meno cancerogeno. E anche l’acido cloridrico e solforico, puri e come gargarismo ovviamente creano danni, ma se diluiti, possono essere meno acidi del limone o dell’aceto. Dalla sola presenza di quegli acidi non si poteva logicamente affermare che avessero messo in vendita qualcosa di tossico. Altrimenti dovrebbero ritirare dal commercio tutte le bottiglie di “golden syrup” o di “zucchero invertito” dagli scaffali dei supermercati, (lo trovate nel settore preparati per dolci e torte), poiché è esattamente con quel processo (acidi+saccarosio) che si ottiene.

Infatti già il 4 aprile la procura di Taranto precisava che

“Il prodotto risulta composto da uva per circa il 30%, acqua e saccarosio. Non c’è traccia di sostanze pericolose per la salute”.

Dichiarando anche

“Non capisco come si faccia a dare anticipazioni giornalistiche che sono destituite di fondamento e creano allarmismi”

Ora, secondo un articolo del Sole 24Ore segnalato da Kelablu apprendiamo che le analisi sono state eseguite e

Il Tribunale del riesame di Taranto ieri ha revocato il sequestro preventivo di un capannone e di 5mila litri di vino della Enoagri di Massafra, una delle cantine pugliesi coinvolte nell’inchiesta su una presunta adulterazione di vino che nei giorni scorsi ha fatto temere un grave scandalo di vino tossico. Le analisi hanno accertato che la sofisticazione e’ avvenuta con aggiunta di sola acqua zuccherata.

Ecco. Come avevamo supposto.

Suggerimento agli studenti: non dormite alle lezioni di chimica alle scuole superiori. Vi potrebbero servire nella vostra professione futura ;-)

Dario Bressanini

Fonte : L’Espresso

Elettro-caos

Friday, April 18th, 2008

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzant.jpgAntenne e ripetitori si moltiplicano ma i controlli diminuiscono. Lo stato non rispetta la legge mentre i limiti vengono considerati troppo alti per tutelare la salute. Ecco il Far West delle emissioni

Magari fossero soltanto brutte e si limitassero a sfregiare il paesaggio. No, quel grappolo di antenne piantate tra i monti della Valtellina, in mezzo alle case dove le famiglie lombarde si rifugiano nel weekend in cerca di aria sana, è anche fuorilegge. Perché ritenuta dalla legge italiana una potenziale minaccia per la salute. Di sicuro, la concentrazione di impianti usati da radio e tv e di ripetitori dei telefoni a Poira, nel comune di Civo, eccede i limiti imposti dallo Stato. Le emissioni elettromagnetiche sono tre volte sopra il tetto massimo previsto per i centri abitati. Ma è dagli anni Settanta che quei tralicci vengono contestati e nonostante i risultati scientifici che provano la loro illegalità, continuano a trasmettere, ignorando ultimatum, intimazioni legali e proteste popolari.

Il dramma è che il problema non riguarda solo Poira: l’Italia delle onde selvagge parte dalle Alpi e arriva fino al canale di Sicilia, in una situazione dove le antenne si moltiplicano e invece i controlli diminuiscono. Paure ignorate Eppure l’elettromagnetismo fa sempre più paura: dopo i greci e i ciprioti, gli italiani sono il popolo più preoccupato d’Europa e quello che ha meno fiducia nell’azione delle autorità. Secondo il sondaggio Eurobarometro 2007, il 68 per cento dei cittadini chiede più tutela. E anche se non ci sono risposte mediche certe sugli effetti sulla salute (vedi articolo a pag. 87), tutti i governi però stanno prendendo misure precauzionali. In Italia l’allarme è bipartisan e dovrebbe raccogliere larghe intese: destra e sinistra sostengono di volerlo combattere. Il tetto di 6 volt per metro introdotto dalla legge del 2001 viene già giudicato insufficiente da molti esperti e persino da alcune amministrazioni locali, senza che le denunce si trasformino in atti concreti. Perché nel nostro Paese oggi regna l’elettrocaos: nessuno sa quante emissioni assorba in media un cittadino, quanto le reti wireless stiano infilando impulsi nelle nostre case e quali conseguenze provochi l’esposizione a tante onde simultaneamente.  

A livello di governo non esiste nessuna “mappa elettromagnetica” della Penisola per orientare le scelte strategiche. Anzi, chi viola le norme evita di sanare le antenne e continua impunito a sparare emissioni per anni; chi vuole piantare nuovi ripetitori invece può sfruttare i buchi nel censimento delle radiazioni e mandare onda su onda. Un’invasione dell’etere quasi sempre senza vigilanza. L’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici che fa capo al ministero dell’Ambiente, cerca di sorvegliare la sterminata foresta di antenne. Ma è una missione quasi impossibile. Tra il 2003 e il 2006, data dell’ultima panoramica globale, c’è stato un aumento del 23,4 per cento degli impianti radiotelevisivi e di un più 50 per cento per le stazioni radio base per la telefonia mobile. Invece il numero di test per stabilire potenza e leicità di queste emissioni è rimasto uguale, con un calo sensibile nelle verifiche sui cellulari condotte dalle Agenzie regionali: quasi il 3 per cento in meno che, se confrontato con la crescita esponenziale dei ripetitori, fa capire perché l’Italia stia diventando il far west dell’elettrosmog. Senza protezione Le Agenzie regionali per l’ambiente sono sempre più in affanno anche nel fornire i pareri preventivi per l’in l’installazione di nuovi impianti, privando così della minima protezione i residenti. Nel 2006, rispetto a due anni prima, ne avevano dati 8,9 per cento in meno per i ripetitori dei cellulari e solo più 4,2 per cento per le antenne radiotelevisive. L’elettrocaos non solo impedisce di fare ordine nell’etere e pianificare il futuro delle emissioni, ma rende sostanzialmente impossibile la bonifica delle centrali pirata. La classifica dei fuorilegge dell’etere vede al primo posto i ripetitori che trasmettono programmi radio e televisivi ignorando il limite di 6 volt al metro per le zone residenziali. In tutta Italia, tra il ‘99 e il 2006 l’Apat ne ha contate 458. E non solo in piccole località come Poira, ma anche a Torino, Bologna e Roma e in altre grandi città

Fonte: L’Espresso. 

ECO-ENERGIA: CORSI SULL’ENERGIA EOLICA AL VIA

Thursday, April 17th, 2008

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzeol1.jpgIl Centro Formazione di Aper (Associazione per le energie rinnovabili) organizza a Lamezia Terme dall’11 al 14 giugno 2008, presso il Centro Congressi Agroalimentare, il seminario ”Giornate di approfondimento sugli aspetti tecnico-normativi riguardanti la produzione di energia da fonte eolica”. Dedicato a tutti i professionisti - dagli operatori di settore, ai funzionari della P.A, agli uffici legali aziendali - coinvolti nel processo autorizzativo degli impianti eolici, l’evento rappresenta un importante momento di formazione, aggiornamento e approfondimento delle tematiche chiave che disciplinano gli aspetti legati alle procedure amministrative, agli strumenti di incentivazione, alla cessione dell’energia e alle prassi gestionali e finanziarie relative alla realizzazione e all’esercizio di centrali eoliche. L’evento, giunto ormai alla seconda edizione, oltre al patrocinio della Regione Calabria, vede il supporto di alcuni tra i più importanti operatori del settore: Asja Ambiente Italia, Endesa, Gamesa, Maestrale Green Energy e Gruppo Zurich Italia. Iscriversi e’ molto semplice: dal 1/o aprile e’, infatti, possibile registrarsi al corso scaricando il modulo all’indirizzo http://www.aper.it (sezione centro formazione) e/www.aper.it sezione Centro Formazione) e inviandolo via fax al numero 02 76397608, o all’indirizzo e-mail camilla.clavarino@aper.it. Le iscrizioni resteranno aperte fino ad esaurimento posti. (ANSA).