La bioplastica inquina e alimenta la crisi alimentare

La bioplastica danneggia l’ambiente e alimenta l’attuale crisi alimentare. Sono queste le conclusioni a cui è giunto uno studio condotto dal quotidiano britannico Guardian sul sempre più diffuso utilizzo della plastica biodegradabile da parte di supermercati e aziende, ansiosi di diventare più «verdi».

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La plastica bio può infatti aumentare il rischio di emissione di gas serra nei siti di stoccaggio, spesso ha bisogno di alte temperature per decomporsi e in alcuni casi mancano le apparecchiature per il suo riciclaggio. Molte delle bioplastiche stanno inoltre contribuendo all’attuale crisi globale dei prezzi alimentari, perchè occupano parte dei terreni prima destinati alle colture per il consumo umano. Questo tipo di plastica viene infatti ricavato da prodotti come mais, canna da zucchero, grano e altre piante e il suo mercato registra un incremento annuo del 20-30%.

Le aziende che la producono, presentandola come “sostenibile”, “biodegradabile”, “utilizzabile per il Compostaggio” e “riciclabile”, affermano che la bioplastica garantisce una riduzione di emissioni di anidride carbonica dal 30 all’80 per cento. Tuttavia, le richerche condotte dal quotidiano hanno evidenziato come la nuova generazione di plastica bio finisca nei siti di stoccaggio dove si decompone in assenza di ossigeno, emettendo così metano, un gas serra 23 volte più potente del biossido di carbonio. Questa settimana, le autorità Usa di controllo dell’atmosfera e degli oceani hanno denunciato un netto aumento di emissioni di metano nell’atmosfera durante lo scorso anno.

L’attuale crisi alimentare ha poi messo in evidenza la competizione tra bioplastica, biocarburanti e cibo per il controllo dei terreni. Lo scorso anno sono state prodotte circa 200.000 tonnellate di plastica bio da 250.000-350.000 tonnellate di raccolto e per i prossimi quattro anni si prevede che la produzione richiederà diversi milioni di acri di terreno.

Fonte: La Repubblica

6 Responses to “La bioplastica inquina e alimenta la crisi alimentare”

  1. Mario

    Penso che la pubblicazione di tale articolo sia u’eresia scientiica.
    Il compostaggio in siti per ottenere una degradazione ultima anaerobica ( con produzione di CH4, CO2, sali minerali e biomassa ) se viene fatto è solo ed esclusivamente per ricavarne il gas da essere utilizzato per produrre energia.
    Diversamente, i siti di compostaggio utilizzano la biodegradazione aerobica ultima ( con produzione di Co2, H2O, sali minerali e biomassa) per ottenerne compost.
    La degradazione aerobica o anaerobica ultima, con qualsivoglia materiale biodegradabile in compost ( secondo i parametri En Iso o ASTM) avrà comunque come sottoprodotti carbonio organico, anidride carbonica acqua o metano. Non vedo dunque la fondatezza scientifica di tali affermazioni.
    Riguardo allo sottrazione di colture atte a soddisfare i bisogni alimentari, vorrei ribadire che la messa in produzione di 800.000 ha di terreno incolto promuovendo colture a rotazione anche invernali, soddisferebbe circa la metà della richiesta di imballaggi flessibili in Italia, attualmente ricavati dal petrolio ( circa 1,5 milioni di ton.

  2. pasquale

    PRODOTTI PLASTICI BIODEGRADABILI ALTERNATIVI ALLE BIOPLASTICHE
    È presente oggi sul mercato internazionale una nuova tecnologia capace di rendere i tradizionali manufatti plastici totalmente biodegradabili in alternativa alle bioplastiche. Questa tecnologia è stata sviluppata dalla ECM BIOFILMS INC, essa si basa su un additivo che, combinato ad una percentuale minima dell’ 1% alle resine plastiche tradizionali, rende il prodotto finale completamente biodegradabile conservando le stesse caratteristiche meccaniche .
    I prodotti plastici realizzati con il MasterBatch ECM:
    1. Si biodegradano completamente a partire dai 9 mesi ai 5 anni .
    2. Si biodegradano totalmente se riversati in qualunque luogo in cui ci siano sostanze in decomposizione (sia aerobicamente che anaerobicamente:
    • In Discariche,
    • In Compost (in giardino o anche in servizi commerciali),
    • Sotterrati o riversati nei rifiuti,
    • In ambienti agricoli o a rischio idro-geologico.
    3. Sono riciclabili.
    4. Possono essere realizzati con resine riciclate.
    5. Non necessitano di luce, calore o azione meccanica per attivare il processo.
    6. Non richiedono un trattamento speciale (a differenza del PLA e dei prodotti oxo-degradabili ).
    7. Non contengono metalli pesanti (a differenza della maggior parte dei prodotti oxo-degradabili).

    La plastica trattata con il metodo ECM può essere depositata in discarica, interrata, oppure può essere compostata. Sebbene siano state introdotte sul mercato molte bioplastiche , ciascuna di esse deve essere compostata (ovvero si biodegrada totalmente solo in condizioni controllate in impianti industriali) e nessuna di esse si biodegrada nelle discariche. L’utilizzo del masterbatch ECM non richiede particolari requisiti per la produzione ovvero non bisogna trasformare i vecchi impianti produttivi,ma semplicemente effettuare una corretta miscelazione. La tecnologia ECM consente la fabbricazione di materie plastiche che si biodegradano in condizioni aerobiche o anaerobiche.

  3. Armido

    Si, il masterbatch ECM renderà anche la plastica biodegradabile in 9 mesi….peccato che il compostaggio industriale di qualità richieda tempi non superiori ai 3 mesi (cfr D.lgs 152 del 2006 e ss mm e il DM 5 febbraio 1995). Per la raccolta dell’organico domestico da compostare meglio utilizzare un biopolimero rispondente alla Norma UNI EN 13432.2002 che detta le regole per gli imballaggi compostabili che devono essere: biodegradabili, disintegrabili, compatibili con il processo di compostaggio senza creare problemi alla qualità dell’ammendante compostato ottenuto (il compost di qualità è un fertilizzante solo se risponde ai limiti imposti dal DLgs 217/06 e ss mm, Allegato 2).
    Inoltre, a livello europeo l’orientamento è che le discariche siano da considerare come “l’ultima spiaggia” e che ci finisca solo materiale inerte a basso potere calorifico e non biodegradabile.
    Morale: leggere sempre bene le dichiarazioni riportate su un imballaggio e se ne volete uno adatto al compostaggio su di esso deve essere presente il riferimento alla UNI EN 13432:2002.

  4. ROBERTO

    l’unica legge europea in tema di imballaggi e’ la 94/62 CE che dice che il prodotto plastico deve essere sufficentemente biodegradabile da non ostacolare i processi di composatggio; la 13432 e’ stata creata ad arte dai produttori di biplastiche ( forte lobby ! ) per far rientrare soli i loro polimeri ; piu’ volte la commissione Europea ha rigettato la richiesta di definire biodegradabile e compostabile solo i polimeri che rientrano nella 13432

  5. Armido

    La EN 13432 è stata creta dal CEN Comitato di Normazione Europeo (vedi http://www.cen.eu) allo scopo di presumere la rispondenza di un materiale di imballaggio ai requisiti della Direttiva 94/62/CE. Le norme EN sono recepite negli ordinamenti degli stati membri della Comunità Europea con l’attribuzione di un numero di riferimento nazionale UNI (vedi http://www.uni.it).
    Tralasciando gli aspetti legati alla disintegrabilità, per la biodegradabilità la UNI EN 13432 fa riferimento a diverse tipologie di costituenti organici dell’imballaggio (non solo bioplastiche), tant’è che al punto 4.3.2 “Materiali di origine naturale” vengono considerati direttamente biodegrabili (senza fare verifiche) costituenti di origine naturale non modificati come: legno, fibra di legno, fibra di cotone, amido, pasta per carta o juta.
    Attualmente la EN 13432:2002 è utilizzata come riferimento da:
    - Vinçotte (www.vincotte.be): con i marchi OK compost, OK compost home and OK biodegradable
    - DIN CERTCO (www.dincertco.de): con il marchio “compostable” sviluppato da European Bioplastics (www.european-bioplastics.org)
    - Consorzio Italiano Compostatori (www.compostabile.com) con il marchio “compostabile cic”

  6. giuseppe

    Risposta del PARLAMENTO EUROPEO (http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2004_2009/documents/cm/656/656931/656931it.pdf ), ricevuta il 28 febbraio 2007, alla Petizione 0381/2006 presentata da Giuseppe Brau, cittadino italiano, a favore della
    defiscalizzazione degli imballaggi biodegradabili:
    “La direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio1 (“direttiva sugli imballaggi”)
    stabilisce alcuni requisiti essenziali che devono essere rispettati dagli imballaggi che si
    sostengono essere biodegradabili. La norma CEN sulla biodegradabilità EN 134322 è in grado di attribuire un’automatica presunzione di conformità ai requisiti di biodegradabilità. Tuttavia, dato che le norme hanno un prezzo elevato, possono essere usati anche altri mezzi per dimostrare la conformità ai requisiti essenziali.”

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