Archive for April 30th, 2008

La bioplastica inquina e alimenta la crisi alimentare

Wednesday, April 30th, 2008

La bioplastica danneggia l’ambiente e alimenta l’attuale crisi alimentare. Sono queste le conclusioni a cui è giunto uno studio condotto dal quotidiano britannico Guardian sul sempre più diffuso utilizzo della plastica biodegradabile da parte di supermercati e aziende, ansiosi di diventare più «verdi».

zzzbp.jpg

La plastica bio può infatti aumentare il rischio di emissione di gas serra nei siti di stoccaggio, spesso ha bisogno di alte temperature per decomporsi e in alcuni casi mancano le apparecchiature per il suo riciclaggio. Molte delle bioplastiche stanno inoltre contribuendo all’attuale crisi globale dei prezzi alimentari, perchè occupano parte dei terreni prima destinati alle colture per il consumo umano. Questo tipo di plastica viene infatti ricavato da prodotti come mais, canna da zucchero, grano e altre piante e il suo mercato registra un incremento annuo del 20-30%.

Le aziende che la producono, presentandola come “sostenibile”, “biodegradabile”, “utilizzabile per il Compostaggio” e “riciclabile”, affermano che la bioplastica garantisce una riduzione di emissioni di anidride carbonica dal 30 all’80 per cento. Tuttavia, le richerche condotte dal quotidiano hanno evidenziato come la nuova generazione di plastica bio finisca nei siti di stoccaggio dove si decompone in assenza di ossigeno, emettendo così metano, un gas serra 23 volte più potente del biossido di carbonio. Questa settimana, le autorità Usa di controllo dell’atmosfera e degli oceani hanno denunciato un netto aumento di emissioni di metano nell’atmosfera durante lo scorso anno.

L’attuale crisi alimentare ha poi messo in evidenza la competizione tra bioplastica, biocarburanti e cibo per il controllo dei terreni. Lo scorso anno sono state prodotte circa 200.000 tonnellate di plastica bio da 250.000-350.000 tonnellate di raccolto e per i prossimi quattro anni si prevede che la produzione richiederà diversi milioni di acri di terreno.

Fonte: La Repubblica

Arezzo prima città a idrogeno nelle case sostituirà il metano

Wednesday, April 30th, 2008

Domani il presidente della Regione Toscana Claudio Martini berrà un caffè all’idrogeno: moka tradizionale ma scaldata con combustibile pulito e made in Italy invece che con gas russo. Si festeggerà così, ad Arezzo, il battesimo del primo idrogenodotto al mondo che corre in mezzo alle case, tra il supermercato e la fermata dell’autobus, il giornalaio e il bar. Un tubo pieno di energia buona per tutti gli usi: servirà a produrre acqua calda ed elettricità, tepore invernale e fresco estivo. Usando una fonte nostrana e inesauribile come il sole.

zzzzar.jpg

A ideare il progetto è stata una piccola cooperativa di trentenni, la Fabbrica del Sole, che ha messo sul piatto 800 mila euro più i 400 mila stanziati dalla Regione Toscana. Per il momento l’idrogeno viene ricavato prevalentemente dal metano, ma entro l’anno sarà al cento per cento pulito grazie ai pannelli fotovoltaici che forniranno l’energia necessaria a scindere le molecole dell’acqua separando l’ossigeno (destinato a usi medici) dall’idrogeno.

I primi beneficiari dell’idrogenodotto saranno quattro aziende orafe (tra cui la Unoaerre, leader mondiale nel settore delle catene d’oro) che da sempre usano l’idrogeno come materia prima per le saldature e l’eliminazione degli ossidi. Ma si stanno ultimando gli accordi per portare l’idrogeno anche nelle case: sostituirà il metano in cucina e fornirà, attraverso una fuel cell, sia elettricità che calore e fresco.

“L’idrogeno viaggia a bassa pressione in un tubo di 10 centimetri di diametro a poco più di un metro di profondità, non ci sono problemi di sicurezza”, spiega Emiliano Cecchini, presidente della Fabbrica del Sole. “Per ora abbiamo realizzato un chilometro di condotte ma le potenzialità sono enormi perché in questo modo è possibile distribuire in modo facile ed economico elettricità, calore, carburante per le auto. E infatti l’idea piace. All’inaugurazione offriremo un caffè all’idrogeno anche al consigliere scientifico dell’ambasciata cinese che ci ha chiesto di disegnare un progetto simile per Pujan, una città di 600 mila abitanti vicino a Shangai”.

Ma non è solo Pechino a guardare con interesse allo sviluppo dell’idrogeno. Il Giappone ha scommesso su questa tecnologia 20 miliardi di euro nel periodo 2006 - 2012. E il Parlamento europeo ha deciso di realizzare, entro il 2025, una capillare rete infrastrutturale dell’idrogeno.

In Italia, oltre alla Toscana che a Pisa sta mettendo a punto il distretto dell’idrogeno da eolico, si muove con decisione anche la Puglia. Entro un anno entreranno in funzione cinque distributori di idrometano, una miscela formata dal 30 per cento di idrogeno e dal 70 per cento di metano, che potrà essere utilizzato dalle macchine a metano (senza alcuna modifica per quelle vendute negli ultimi 2 o 3 anni). “Estenderemo questo progetto, finanziato con 5 milioni di euro dal ministero dell’Ambiente e dalla Regione Puglia, al rifornimento delle barche”, spiega Nicola Conenna, presidente dell’Università dell’idrogeno, con sede a Monopoli. “Le barche a vela potranno utilizzare idrogeno puro per i loro motori ausiliari e per le altre imbarcazioni sarà disponibile l’idrometano”.
Fonte : La Repubblica

ECO-ENERGIA: SOLO 2% OLIO PALMA USATO PER BIOCARBURANTI

Wednesday, April 30th, 2008

Di fronte alla valanga di critiche che piovono sull’uso dei biocarburanti il Segretario Generale dell’Ebb (European Biodiesel Board), Raffaello Garofalo, ha puntualizzato alcuni aspetti poco conosciuti, che caratterizzano la situazione attuale. L’Ebb, innanzitutto, pur ritenendo particolarmente severi i criteri di sostenibilita’ proposti a livello comunitario, si dice pronto a raccogliere la sfida e ad accettare le imposizioni della Commissione europea che faranno dei biocarburanti ”il prodotto piu’ sostenibile al mondo”. Puntualizza che le importazioni di olio da palma, una tra le materie prime piu’ incriminate nel minare lo sviluppo sostenibile, sono passate dal 2002 al 2007 da due milioni di tonnellate a cinque e mezzo. Un incremento enorme delle importazioni, provenienti essenzialmente dalla Malesia e dall’Indonesia, che e’ andato, pero’, a soddisfare principalmente il settore dell’industria alimentare.

Solo il 2% dell’olio di palma e’stato infatti utilizzato per produrre biocarburanti. Non sarebbe quindi opportuno estendere i criteri di sostenibilita’ anche alle importazioni destinate all’industria alimentare, ben piu’ avida di olio da palma? C’e’ poi da considerare, ammonisce Garofalo, un altro aspetto del mercato. La penuria di petrolio spinge ad orientarsi verso un’estrazione non convenzionale del greggio. Si sfruttano, cosi’,le sabbie bituminose, cioe’ rocce e sabbie ricche di petrolio. Si tratta di un’operazione particolarmente onorosa dal punto di vista ambientale e dei costi. In termini di C02 estrarre il petrolio dalla sabbie bituminose produce sei volte tanto le emissioni provocate dall’estrazione normale. Per racimolare in questo modo un po’ di petrolio si rimuove il terreno per una profondita di sessanta metri sbancando selvaggiamente chilometri quadrati di terreno e lasciandosi dietro il nulla.

Venezuela e Canada da due, tre anni, hanno gia’ imboccato questa strada. Chiedendosi se sia opportuno o meno utilizzare i biocarburanti bisogna tener conto anche del fatto che la domanda di petrolio continua ad aumentare in modo esponenziale e che, quindi, di fronte alla scarsita’ di greggio, la domanda addizionale verra’ soddisfatta con il mercato merginale, quello delle sabbie bituminose. Per fare una valutazione corretta bisogna quindi considerare che i biocarburanti vanno ad incidere proprio su questo mercato dell’estrazione non convenzionale. Il Segretario Generale di Ebb ricorda ancora che l’uso dei biocarburanti riduce le emissioni di CO2 dal 50% al 95% e che i combustibili verdi sono biodegradabili al 100%. Si tratta poi di un prodotto che puo’ essere fabbricato in Europa, eliminando la dipendenza dai paesi terzi. Sull’aumento dei prezzi dei generi alimentari, diretta conseguenza secondo alcuni della produzione di biocarburanti, Garofalo sottoliea che a far crescere i prezzi hanno contribuito, tra l’altro, due annate di raccolti scarsi, dovuti alle mutate condizioni climatiche. E’ quindi sul riscaldamento del pianeta, causato da un eccesso di emissioni di CO, e non sui biocarburanti, che si deve puntare il dito accusatore per il lievitare dei prezzi. (ANSA).

CLIMA: DA OGGI MINISTRI OCSE A PARIGI, PRESIEDE L’ITALIA

Wednesday, April 30th, 2008

Cambiamento climatico, legami tra competitivita’ e politiche ambientali sono i temi al centro del dibattito, oggi 28 e domani a Parigi, presso la sede dell’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, tra i ministri dell’Ambiente. Due giorni di lavori per discutere le sfide e le opportunita’ di fronte ai cambiamenti climatici e i legami tra competitivita’ globale e le politiche ambientali. A riunisri nella capitale francese i ministri dell’Ambiente dei 30 paesi Ocse, i loro omologhi dei paesi candidati all’ adesione (Cile, Estonia, Israele, Russia e Slovenia) e i ministri provenienti dal Brasile, Cina, India, Indonesia e Sud Africa. Il confronto e’ sulle modalita’ di azione condivise per raggiungere obiettivi ambientali comuni: riduzione dell’ inquinamento, conservazione della natura e minore produzione di carbonio.

L’Ocse ha recentemente pubblicato l’Environmental Outlook 2030 nel quale si evidenziano soluzioni politiche per fare fronte al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversita’, alla scarsita’ d’acqua e alle conseguenze sulla salute causate dall’inquinamento. Le prospettive ambientali dell’Ocse al 2030 forniscono alcune analisi delle tendenze economiche e ambientali e alcuni esempi di politiche in grado di far fronte alle problematiche piu’ importanti. Particolare attenzione e’ dedicata alle azioni necessarie per evitare danni irreversibili all’ambiente, senza per questo compromettere la crescita economica e il benessere sociale, nella logica dello sviluppo sostenibile. Affrontare i problemi piu’ importanti non solo e’ possibile, ma e’ anche conveniente, perche’ i costi dell’ inazione sono molto elevati.

A lungo termine, agire tempestivamente per affrontare le piu’ importanti problematiche ambientali avra’ un impatto positivo anche sui costi. Peraltro, un’azione ritardata avra’ come conseguenza che saranno i paesi in via di sviluppo, meno attrezzati per gestire e affrontare queste problematiche, a subire le peggiori conseguenze ambientali. L’assenza di politiche d’intervento e i ritardi nell’adottare politiche adeguate hanno costi economici e sociali molto elevati, con conseguenze dirette (costi della sanita’ pubblica) e indirette (diminuzione della produttivita’) sulle economie, incluse quelle dei paesi dell’Ocse.

La riunione di Parigi e’ strutturata su quattro sessioni (i recenti trend ambientali e le proiezioni per i prossimi decenni, la cooperazione ambientale tra gli stati membri Ocse e le economie emergenti, competitivita’, eco-innovazione e cambiamento climatico, rafforzare la cooperazione tra i governi per politiche ambiziose di lotta al cambiamento climatico); martedi’ 29, alle ore 15, a conclusione della riunione ministeriale, e’ prevista una conferenza stampa. Il ministro dell’Ambiente italiano Alfonso Pecoraro Scanio e’ stato chiamato a presiedere la riunione. Tra gli altri presenti, si segnalano i ministri australiano Peter Garrett, francese Jean-Luis Borloo, cinese Jian Zhou, inglese Philip Woolas, giapponese Ichiro Kamoshita, il direttore dell’Epa statunitense Stephen Johnson e il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria.

Fonte: Ansa.it

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!