Arriva l’airbag per pedoni
Due cuscinetti si gonfiano sul cofano e attutiscono l’urto MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES
L’airbag per i pedoni si candida a essere la prossima frontiere della sicurezza stradale. È un brevetto olandese, si chiama Active Hood e, a quanto pare, fa miracoli. Se un’auto investe un passante, «il cofano attivo» si alza grazie all’impulso di un sensore posto all’altezza del paraurti e lascia uscire due cuscinetti: si gonfiano in un batter d’occhio alla base del parabrezza e attutiscono l’urto del malcapitato. La Federazione olandese dei ciclisti sostiene che se tutti i veicoli ne avessero uno a bordo si potrebbe dimezzare il numero dei passanti morti sulle strade europee. Per questo se ne fa sponsor per politici e costruttori, ai quali chiede l’adozione di questa protezione esterna.
I numeri sono impressionanti. Solo nel 2005 in Italia sono state investite 16.791 persone, 703 sono morte. L’Autoliv, la società scandinava che sta sperimentando l’airbag pedonale, assicura che la sua invenzione può ridurre al 15% gli incidenti in cui un pedone rischia la vita. Gli esperimenti condotti sinora riguardano il traffico cittadino e considerano una velocità media di 40-50 orari al momento dell’impatto. Se l’auto corre di più non ci sono santi e airbag che tengano.
I ciclisti olandesi ne sanno qualcosa. I 16 milioni di cittadini del Paese sotto il livello del mare, dove non trovi una collina neanche a cercarla con la lente di ingrandimento, vantano un parco di 18 milioni di bici. Nel 2006 sono morti sul sellino 216 persone, la metà delle quali in scontri con auto. «In passato molte misure sono state prese per proteggere chi è seduto in un’auto - osserva il portavoce della Dutch Cycling Federation - ma nulla è stato fatto per proteggere chi è fuori. Qui da noi si potrebbero salvare 60 vite ogni anno».
L’Autoliv giura che funziona, ha anche sviluppato un airbag per i veicoli col cofano corto, con una serie di innovazioni tecnologiche all’apparenza rivoluzionarie. Il parabrezza è costruito con materiale deformabile: combinato con cofani soft e parti laterali capaci di assorbire energia, riduce i rischi di mortalità di oltre due terzi.
L’idea è buona, dicono all’Unrae, l’Associazione italiana dei costruttori esteri. Il problema sono i costi, ma all’inizio era lo stesso con le protezioni interne. Passerà. Scegliere fra la vita e la morte, in fondo, è una cosa che non ha prezzo.
Fonte: La Stampa
