Archive for April 24th, 2008

E’ italiana la prima biobottiglia che si decompone

Thursday, April 24th, 2008
Dopo gli ottimi risultati della sperimentazione, sarà presto in vendita la prima bottiglia di acqua minerale realizzata con “Ingeo” una plastica naturale derivata al 100% dalle piante. Sarà Sant’Anna, marchio di Fonti di Vinadio, azienda a capitale interamente italiano, a mettere in commercio, prima assoluta in Italia e prima al mondo rivolta al mass market, un’acqua minerale che utilizza una bottiglia realizzata interamente con una rivoluzionaria plastica naturale che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anzichè dal petrolio

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L’imprenditore Alberto Bertone, CEO e Presidente di Fonti di Vinadio, sta definendo gli ultimi accordi con la grande distribuzione per la commercializzazione della biobottiglia. Oltre ai contatti con il mercato italiano, dove il marchio Sant’Anna è leader, si sta costruendo una piattaforma di lancio all’estero.

«L’impiego di risorse annualmente rinnovabili, anzichè del petrolio, per produrre questa plastica naturale - spiega Alberto Bertone - riduce la dipendenza dai combustibili fossili e, grazie a processi manifatturieri più sostenibili, contribuisce all’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica, la causa principale dell’effetto serra. Sostituendo il petrolio con una risorsa rinnovabile di origine vegetale, si impiega il 67% di combustibili fossili in meno rispetto alle plastiche tradizionali.»

«Un esempio concreto - prosegue Bertone - può spiegare con maggior chiarezza la rivoluzione epocale che costituisce il principale potenziale di Ingeo: se consideriamo 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi ciascuna, rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in comune PET, risparmiamo 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantità di energia che serve a fornire elettricità a 40.000 persone per un intero mese! Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3.000 auto che percorrono in un anno circa 10.000 chilometri ciascuna. A Vinadio siamo in grado di produrre 50 milioni di bottiglie in una settimana di lavoro. E oggi in Italia si devono smaltire ogni anno oltre 5 miliardi di bottiglie.»

La strategia aziendale prevede una prima fase sperimentale per la commercializzazione dell’acqua Sant’Anna in biobottiglia, con una circolazione di un numero limitato di esemplari e all’interno di un’area geografica circoscritta. Oltre al fatto che Sant’Anna sarà l’unica bottiglia di acqua minerale attualmente in vendita prodotta al 100% con plastica naturale, questa prima fase permetterà all’Azienda, che si avvarrà della collaborazione di partner qualificati, un monitoraggio attento e preciso, per poter raccogliere dati precisi sull’impatto del nuovo prodotto sul mercato e sul comportamento dei consumatori.

Contemporaneamente l’azienda sta procedendo ad un confronto costante con operatori, enti pubblici, privati e associazioni di categoria che si occupano di questioni ambientali e soprattutto ha già provveduto ad informare chi si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, relativamente a questa iniziativa commerciale, al fine di permettere la valutazione delle varie opzioni dello smaltimento, nonchè quale filiera meglio si adatti a queste nuove materie plastiche.

Dopo la prima fase sperimentale, l’obiettivo dell’azienda è di immettere sul mercato un numero molto più elevato di bottiglie, pertanto sono in fase di verifica le varie opzioni di smaltimento: dal riciclaggio al compostaggio. Infatti, una volta deposta in ambiente idoneo allo smaltimento, la bottiglia prodotta con questa bioplastica si decompone completamente in circa 80 giorni.

Earth Day, è il giorno della Terra

Thursday, April 24th, 2008

Foto: guarda la top ten della Nasa

 http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=gallery&cont_id=260&showtab=Copertina

Il data center più efficiente ed eco-compatibile del mondo

Thursday, April 24th, 2008

Hitachi Data Systems Corporation ha realizzato un data center “verde” capace di operare in maniera integrata al fine di ottimizzare l’occupazione dello spazio e il consumo di energiaPer il cuore nevralgico dei sistemi informativi aziendali è tempo di cambiare ed Hitachi Data Systems Corporation lo ha capito realizzando a Yokohama, in Giappone, il data center “ecologico”. Il progetto ha previsto, attraverso l’integrazione di tecnologie innovative in tema di server, storage e networking sviluppate da diverse aziende dell’<span class=”caps”>ITSG</span> (Information & Technology Systems Group) di Hitachi. Il progetto sviluppato si presenta come il più efficiente ed eco-compatibile al mondo, tanto da essere l’unico ad aver ottenuto ad oggi un <span class=”caps”>PUE</span> (Power Usage Effectiveness) di 1.6. Questo indice sintetizza il rapporto tra l’energia necessaria ad alimentare l’intero complesso del data center (con tutti i sottoservizi) e quella strettamente necessaria all’alimentazione dei server (energia utile). Minore è il <span class=”caps”>PUE</span> e migliore risulta l’efficienza energetica. Ad esempio un <span class=”caps”>PUE</span> pari a 3.0 significa che l’energia necessaria al funzionamento del data center è tripla rispetto a quella consumata dai server. A rivelarlo è The Green Grid, il consorzio no-profit che mira a fornire a tutto il settore IT indicazioni quali best practice, parametri di misurazione e tecnologie per migliorare l’efficienza energetica dei data center e degli ecosistemi di business computing. L’architettura sviluppata da Hitachi ha permesso di raggiungere anche altri due importanti risultati: un abbattimento delle emissioni nocive del 20% e una sensibile riduzione dei costi di gestione rispetto ad un data center della stessa dimensione e complessità.

Fonte: La Repubblica

CLIMA: PACIFICO PIU’ FREDDO E LA NINA ‘CANCELLANO’ PRIMAVERA

Thursday, April 24th, 2008

Sono ben due i colpevoli di questa primavera cosi’ fredda e anomala. Il primo, La Nina, era gia’ noto, ma adesso ha trovato un ”complice” nella fase iniziale di un periodo di raffreddamento che colpisce il Pacifico settentrionale e centrale, dalle coste dell’Alaska a quelle di Russia e Giappone, e chiamato Pdo (Pacific Decadal Ocillation). Che il Pdo stia dando una mano a La Nina si vede chiaramente nelle immagini fornite dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, sulla base dei dati del satellite oceanografico franco-americano Jason. Scoperto nel 1996, il Pdo consiste nell’alternarsi ogni 20 o 30 anni di fasi calde a fasi fredde. Gli anni ‘80 e ‘90 sono stati dominati in gran parte dalla fase calda. In quest’ultima le acque del Nord-Est del Pacifico diventano piu’ fredde del normale, ma la temperatura dell’oceano lungo Nord America e Sud America si riscalda.

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Nella fase fredda la temperatura delle acque dal Nord al Sud si riscalda vicino al Giappone, mentre lungo il Nord America le acque si raffreddano. Adesso, secondo gli esperti della Nasa, ci troviamo proprio all’inizio della fase fredda del Pdo e il primo effetto si fa sentire su La Nina, il fenomeno periodico che riduce la temperatura di superficie nell’oceano Pacifico equatoriale: dopo avere imperversato come non faceva da molti anni, La Nina ha cominciato a indebolirsi ma ancora continua ad occupare l’area equatoriale del Pacifico, sostenuta dalla presenza del Pdo. Insieme, i due fenomeni di raffreddamento della superficie del Pacifico hanno ripercussioni sul clima di tutto il pianeta. Secondo gli esperti del Jpl, infatti, sia l’inizio della fase fredda della Pdo sia La Nina potranno’ avere conseguenze significative sul clima globale, influenzando la formazione di uragani nel Pacifico e nell’Atlantico, siccita’ e inondazioni nel bacino del Pacifico.(ANSA).

AMBIENTE: EARTH DAY; WWF, IL PIANETA E’ IN AFFANNO

Thursday, April 24th, 2008

 Un pianeta in affanno. E’ questo il bilancio del Wwf per l’Earth Day che si celebra oggi con 24 ore di mobilitazione internazionale e 4 mila eventi programmati per fermare i cambiamenti climatici e restituire alla Terra i suoi polmoni verdi. Dal ”Living Planet Report 2006” era emerso che la popolazione umana entro il 2050 avrebbe raggiunto un ritmo di consumo pari a due volte la capacita’ della Terra. Un dato confermato da nuovo rapporto che sara’ reso pubblico il prossimo ottobre. Tre, secondo l’associazione, le grandi emergenze da affrontare a livello mondiale: cibo, energia e acqua che portano tutte le stesse conseguenze sul benessere e la capacita’ di sostentamento delle popolazioni umane, ed hanno tutte la stessa ‘madre’, ovvero la terra. ”Siamo - dichiara Michele Candotti, direttore generale del Wwf Italia - in un debito ecologico estremamente preoccupante.

Consumiamo risorse piu’ velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di ‘metabolizzare’ i nostri scarti. E’ tempo di assumere scelte radicali sul mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo”. Di qui l’appello per una buona gestione del pianeta e il lancio di una nuova sfida con la Campagna Generazione Clima: un taglio del 30% delle emissioni entro il 2020 in Italia come nel resto d’Europa. L’obiettivo concorrerebbe alla salvaguardia del 20-30% delle specie che sono a rischio di estinzione a causa del cambiamento climatico e alla riduzione degli impatti sull’uomo. ”Il peso dell’impatto-umano sulla Terra - denuncia il Wwf - e’ piu’ che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003”. In particolare, l’Impronta Ecologica, ovvero, la misura della domanda in termini di consumo di risorse naturali da parte dell’umanita’, relativa alla CO2 derivante dall’uso di combustibili fossili, e’ cresciuta di nove volte dal 1961 al 2003, posizionando l’Italia al 29/mo posto nella classifica mondiale, ma in coda rispetto al resto dei Paesi europei.(ANSA).

ECO-ENERGIA: ITALIA TRA BOOM FOTOVOLTAICO E BUONA EFFICIENZA

Thursday, April 24th, 2008
Per l’Italia l’efficienza energetica e’ destinata a crescere mentre per le rinnovabili il boom nel fotovoltaico sta creando una massa critica di interessi che spingera’ per la prosecuzione degli incentivi. Ma l’Italia deve essere chiara e indicare le priorita’. A fare un bilancio sulle eco-energie e indicare le prospettive e’ Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club secondo il quale ”il nuovo governo dovra’ indicare le prossime politiche per rinnovabili ed efficienza energetica. Non potra’ comunque eludere i vincoli internazionali e la forte crescita di questi settori soprattutto al nord”. ”Certo, ci sono gli obiettivi europei al 2020 (legalmente vincolanti per le fonti rinnovabili) - ricorda Silvestrini nell’ editoriale apparso sul portale Legambiente-Kyoto Club Qualenergia.it - che rappresentano un punto di riferimento a cui l’Italia non si potra’ sottrarre.Ma e’ evidente che ci puo’ essere piu’ o meno convinzione nella definizione delle politiche di promozione necessarie, e le scelte che verranno effettuate potranno cambiare il quadro nel medio periodo”. Silvestrini cita il boom del fotovoltaico, settore in cui ”vengono ormai collegati in rete piu’ di mille impianti ogni mese”, rilevando inoltre che ‘’si sta assistendo a una fioritura di iniziative imprenditoriali sul fronte delle rinnovabili, con molte nuove imprese impegnate nella produzione di tecnologie solari radicate nel nord del Paese”. Presupposti che, a detta di Silvestrini, stanno creando ”una massa critica di interessi che spingera’ per la prosecuzione di politiche di incentivazione”. Politiche che sarebbero pero’ a rischio, secondo il direttore generale del Kyoto Club, con l’avvento del nuovo governo.

”Il settore dove invece il mercato non potra’ che crescere - scrive ancora Silvestrini - e’ quello della efficienza energetica. Da un lato i prezzi dell’energia sono elevati e continueranno a esserlo. Dall’altro siamo di fronte a un quadro normativo molto favorevole, come dimostra l’obbligo sui certificati bianchi recentemente esteso al 2012, le detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici estese al 2010 i requisiti sempre piu’ stringenti per la nuova edilizia a partire dal 2010. Si tratta peraltro di norme destinate a portare benefici netti al sistema-Paese (minori importazioni energetiche), oltre che agli utenti finali e, quindi, meno soggette a cambiamenti”.

I vincoli internazionali di Kyoto, in ogni caso, saranno destinati a influenzare in maniera decisiva le scelte energetiche dei singoli Paesi: ”L’Italia e’ in grave ritardo - sottolinea l’ingegnere - ma gli ultimi due anni hanno visto una prima inversione di tendenza con una riduzione delle emissioni. Continuare in questa direzione comportera’ una minore necessita’ di ricorrere a crediti di carbonio dall’estero o di pagare sanzioni. E poi ci sono gli impegni europei del 2020 che tracciano un percorso ineludibile nei prossimi anni”. ”Una strategia intelligente - conclude Silvestrini - e’ destinata a pagare. La Germania, in pochi anni ha creato un industria delle rinnovabili con 250.000 addetti con investimenti che nel solo 2007 hanno sorpassato i 10 miliardi di euro e con una quota di energia verde raddoppiata tra il 2002 e il 2007 (dal 3,0% al 6,7% di energia primaria), dimostrando che una politica seria puo’ indurre in tempi rapidi ricadute occupazionali, industriali e innovazione”. (ANSA).

 

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