La carica dei forzati della vita low cost
Monday, April 14th, 2008Discount e omaggi: i trucchi del neonato “ceto arcobaleno”
Una coppia benestante, non certo «milleuristi». Visti ieri mattina in un elegante caffè torinese, lui distinto lei charmant. Lettura di quotidiani, caffè spremuta e brioches. È una bella domenica di primavera, la Juve ha battuto il Milan e ci sono le elezioni. Argomento di conversazione: «Hai letto di questi mercatini di contadini dove si risparmia il 30%? Vanno provati».
Un single di buona famiglia, professore di liceo, vive in un bilocale a Milano. Pomeriggio alla Feltrinelli a leggere un libro senza comprarlo (ci sono le poltrone apposta), serata con aperitivo «lungo». Un bicchiere di vino rosso a 8 euro, quattro giri al buffet tra tartine, assaggi di pasta, spezzatino e dolce. Tutto compreso, risolto il problema cena. Sulla via del ritorno, un salto al bar sotto casa per recuperare il giornale. «Dopo le 6 puoi passare a prenderlo, qui non serve più», gli ha detto il proprietario. E lui approfitta. Tutti i giorni. Fanno 360 euro in meno all’anno. Altro che tesoretti e tagli alle tasse. Nessuna manovra di nessun governo gli ha mai dato un beneficio simile. «In molti Paesi la diffusione dell’offerta di prodotti e servizi “low cost” comincia a pesare più di una riforma del fisco o del welfare perché aumenta sensibilmente il potere d’acquisto dei salari», scrivono Edoardo Narduzzi e Massimo Gaggi nel saggio «La fine del ceto medio e la nascita della società low cost», pubblicato da Einaudi.
Ecco, dunque, i volti del nuovo ceto medio versione «low cost». Strozzato dall’euro, polverizzato dall’«effetto clessidra» di cui parla Giuseppe De Rita, per cui «o si sta in alto o si sta in basso». Mortificato dalle indagini sociologiche che lo dichiarano «andato all’aceto» se non defunto e lo rimpiazzano con il più magmatico «ceto arcobaleno». Eppure tenacemente aggrappato a un piccolo mondo antico di benessere che non vorrebbe perdere. E prova a conservare lavorando d’ingegno. Non a caso i supermercati «hard discount» hanno aumentato il fatturato del 45% in un anno.
Secondo l’Eurispes, un terzo degli italiani cerca il risparmio a tutti i costi. I forzati del «low cost». In principio furono i voli aerei a prezzi stracciati, che hanno rivoluzionato le vacanze. Ora ci sono i mercatini che abbattono i costi alimentari e i negozi «tutto a un euro». Cellulari: due-tre schede di vari operatori per fare slalom tra le tariffe. A casa, abbonamento internet per telefonare con Skype e scaricare i film: tutto gratis. La casistica è lunga, alimentata da internet dove si moltiplicano i blog tematici. E ormai abbraccia i consumi primari come quelli voluttuari, compresi biglietti teatrali last minute scontati fino al 50%.
«Società low cost», spiegano gli esperti. Fenomeno non solo italiano, visto che in Germania apre una catena di distribuzione chiamata «Mister Taccagno» e il giornale britannico «The Observer» riempie una pagina con un «manuale di sopravvivenza» in venti capitoli. Dal cibo alla benzina, con i siti web che indicano in tempo reale il distributore più economico in zona. Dalla casa alle vacanze, con l’invocazione «Riscoprite il campeggio: costa 6 sterline al giorno e i vostri figli lo ameranno (anche se voi no)».
Le vacanze, del resto, sono il campo di sperimentazione privilegiato dei forzati del «low cost». Niente a che vedere con i rassicuranti anni ‘90, quando si collezionavano multiproprietà come status symbol. Tra il 1995 e il 2000 i contratti firmati erano oltre 50 mila. Nel quinquennio successivo si sono ridotti a 5500. Dieci anni fa il prezzo massimo era 40 mila euro. Ora 15 mila. Nel frattempo, sulle Alpi aprono gli hotel low cost per chi non vuol rinunciare alla settimana bianca ma altrimenti non potrebbe più permettersela.
«Di meno, ma meglio», sintetizza il Censis nell’ultimo rapporto sulla «revisione strategica dei consumi familiari». Nel momento in cui diventa di massa (a vario titolo riguarda ormai il 60% degli italiani) il mondo «low cost» subisce una mutazione genetica. Non è più solo il rifugio disperato di chi vuole ma non può e quindi si accontenta di tutto.
Secondo un’indagine della Coldiretti, gli italiani sono tra i consumatori più sensibili alla qualità dei prodotti che comprano. Nel 2007, a fronte della crisi dei consumi, la vendita di prodotti biologici ha segnato un’impennata senza precedenti: +9%. «Questo boom di prodotti e modalità di acquisto innovative fa convivere - spiega il Censis - tutela del tenore di vita e accesso ai nuovi beni, auto-percezione della propria vulnerabilità socioeconomica e persistente caccia a beni e servizi di qualità».
Frutta pregiata e scontata. Il giornale rimediato al bar. Il best seller letto alla Feltrinelli. La raffinata coppia torinese e il dinamico prof milanese. Vulnerabili sì, ma irrimediabilmente esigenti.
Fonte: La Stampa



