Archive for April 13th, 2008

Fao: allarme cereali, intervengano governi

Sunday, April 13th, 2008

ROMA - Cereali, +56%. L’allarme arriva dalla Fao: il prezzo di questi alimenti per i Paesi poveri cresce senza sosta, come dimostra il rapporto sulle previsioni di produzione dal titolo «Crop Prospects and Food Situation». Alcuni dei principali Paesi produttori (India, Cina, Vietnam, Egitto) hanno ridotto le esportazioni per combattere l’inflazione alimentare in patria. In questo modo però hanno provocato timori di scarsità di cibo nei Paesi importatori (soprattutto in Africa). La Fao esorta dunque i Paesi donatori e le istituzioni finanziarie internazionali a incrementare gli aiuti, per un totale compreso tra 1,2 e 1,7 miliardi di dollari.SCONTRI - L’aumento dei prezzi è dovuto alla domanda sempre crescente e al progressivo esaurimento delle scorte. Nel 2007 il prezzo del riso ha registrato l’aumento maggiore. Alla fine di marzo i prezzi del grano e del riso erano circa il doppio rispetto all’anno precedente, mentre quelli del mais erano aumentati di oltre un terzo. La Fao denuncia scontri in diversi Paesi, come Egitto, Camerun, Costa d’Avorio, Senegal, a causa dei forti aumenti dei prezzi del pane, dei prodotti a base di mais, del latte, dell’olio, della soia e di altri prodotti alimentari di base, nonostante le misure di controllo dei prezzi prese dai governo locali. In Pakistan e in Thailandia si è dovuto ricorrere all’esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini. Per fronteggiare i disordini i governi locali stanno mettendo in atto una serie di misure sull’export e i dazi all’import, oltre che a incentivare la produzione interna di cereali. Le Filippine, uno dei Paesi più colpiti dall’aumento del prezzo del riso, hanno chiesto un incontro dei ministri asiatici per discutere della corsa al rialzo dei cereali. Il riso è l’alimento principale per tre miliardi di persone.

QUANTITÀ RECORD - «L’inflazione dei prezzi alimentari colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta una quota molto più alta del totale del loro budget - ha detto Henri Josserand, della Fao -. La spesa per il cibo rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore dei Paesi industrializzati, mentre per il consumatore dei Paesi in via di sviluppo può arrivare a rappresentare sino al 60-80% del totale». Secondo le previsioni, la produzione cerealicola mondiale nel 2008 è destinata a crescere del 2,6%, per attestarsi intorno alla quantità record di 2.164 milioni di tonnellate. «Se l’aumento di produzione previsto per il 2008 si materializzerà - si legge nel rapporto - potrebbe attenuarsi l’attuale situazione di scarsità dell’offerta cerealicola mondiale ma molto dipenderà dalle condizioni climatiche». Ma nonostante questo le scorte mondiali di cereali dovrebbero raggiungere nel 2007/2008 i 405 milioni di tonnellate, il valore minimo negli ultimi 25 anni, 21 milioni di tonnellate in meno rispetto al livello già assai ridotto dell’anno precedente.

SCORTE MINIME - «È necessario mettere in atto un enorme piano di trasferimento di sementi, fertilizzanti e mezzi di produzione nei Paesi in via di sviluppo - ha spiegato il direttore generale della Fao, Jaques Diouf, presentando il rapporto trimestrale -. Non è più possibile contare sulle scorte mondiali di cereali, sono al livello minimo dal 1980 e sono diminuite del 5% rispetto all’anno scorso». Diouf ha aggiunto di essere sorpreso dal fatto «di non essere stato invitato al Consiglio di sicurezza dell’Onu per dibattere ai livelli politici più alti per la questione dell’impennata dei prezzi delle materie prime agricole. Sono temi che devono essere affrontati poiché hanno un impatto sulla pace, sulla sicurezza e sui diritti umani».

«NESSUNA CARENZA» - Sui prezzi dei beni alimentari è intervenuto anche il commissario per l’agricoltura della Ue Mariann Fischer Boel. «Non siamo in una situazione di vera carenza di beni alimentari nell’Unione Europea. Abbiamo visto fortissimi aumenti dei prezzi soprattutto per quanto riguarda latte e cereali a partire dallo scorso agosto. Ci sono diversi motivi per questi aumenti di prezzi che tra l’altro vengono dopo un periodo di alcuni decenni in cui i prezzi dei prodotti agricoli sono diminuiti. Innanzitutto le pessime condizioni metereologiche in alcuni Paesi del mondo, troppe precipitazioni in alcuni paesi e siccità in altri come l’Australia. Poi c’è stato un aumento enorme della domanda da Cina e India». Secondo la commissaria europea, un altro fattore è dovuto all’uso dei cereali per il bioetanolo (un tipo di carburante) negli Usa.

LE CAUSE - Di aumento dei prezzi dei prodotti alimentari si è parlato anche a un incontro dell’Irri (Istituto internazionale per la ricerca sul riso), nelle Filippine. Secondo l’Irri, le cause sono diverse: la riduzione della terra coltivabile e dell’acqua per l’irrigazione a causa dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione, la domanda in crescita di carne e formaggio da parte delle classi medie urbane dell’Asia (che porta alla riduzione delle coltivazioni di riso), i danni ai raccolti provocati da inondazioni in Indonesia e Bangladesh e dal gelo in Cina e Vietnam. «Stiamo consumando più di quello che stiamo producendo» ha detto alla Bbc l’economista agricolo dell’Irri Sushil Pandey -. Serve più ricerca per aumentare la produttività del riso». L’istituto indica una serie di campi di intervento: migliore gestione dei raccolti, strutture più efficienti per la lavorazione dei prodotti, varietà di riso a più alta redditività, migliore formazione degli agronomi.

Fonte : Corriere della Sera

Cile: il mistero dei laghi scomparsi

Sunday, April 13th, 2008

C’è un posto in cui i laghi scompaiono tanto velocemente da lasciare attoniti gli studiosi. E’ il Cile, dove in un anno sono spariti due grandi bacini di origine glaciale, forse per colpa del caldo. Esperti del ministero cileno dei Lavori pubblici aspettano che migliorino le condizioni del tempo nella regione di Aysen, nel sud del Paese, per visitare l’area in cui è svanito il lago Cachet 2, di recente formazione.

La prima ipotesi per spiegare la scomparsa è legata alle alte temperature registrate nell’area: fino a 30 gradi. Secondo gli esperti del Centro studi di Valdivia (Cecs), la causa prima è stato il ritiro del vicino ghiacciaio Colonia le cui acque hanno aumentato il volume del Chachet fino a farlo tracimare e svuotare precipitosamente attraverso una frattura nella “corona”. La “scomparsa” è stata scoperta il 7 aprile, quando gli scienziati rilevarono un forte aumento della portata del fiume Baker da 1.200 a 3.570 metri cubici con un innalzamento del livello di quattro metri e mezzo al secondo in 48 ore.

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=10&IDalbum=9127&tipo=FOTOGALLERY

Fonte: La Stampa

Svizzera, appello degli ambientalisti “Salviamo l’orso JJ3″

Sunday, April 13th, 2008

Animalisti mobilitati per salvare l’orso JJ3, fratellastro di Bruno, l’altro orso sconfinato in Germania e ucciso. Da circa un anno, JJ3 si è spostato dal Trentino al cantone dei Grigioni in Svizzera dove ha cominciato a manifestare “comportamenti problematici”. “Per questo vogliono toglierlo di mezzo”, dicono i movimenti ambientalisti e animalisti No alla Caccia, Lav, Pan-Eppaa, Animalmente e Lipu. “Così come è avvenuto al fratellastro Bruno in Germania, JJ3 è scomodo”, scrivono nell’appello a favore dell’orso le associazioni ambientaliste.

“Era già chiaro lo scorso anno, ma l’hanno lasciato andare in letargo per organizzare meglio la sua fine. E’ stato definito un orso problematico, ma per poterlo uccidere deve diventare un orso pericoloso. Per ottenere ciò basta alimentare la fobia dell’orso aggressivo e pericoloso, come è stato fatto prima della sua estinzione, chiamandolo belva sanguinaria, anche se spesso si trattava solo di un cucciolo di 20 Kg”.

Gli ambientalisti sono scesi in strada anche per la madre di JJ3. Jurka, che da quasi un anno è rinchiusa in un recinto nel Trentino, soffre di nostalgia. Anche gli uomini della Forestale di Trento sono preoccupati.

“Da tempo - prosegue la nota degli ambientalisti mobilitati per JJ3 - si parla di un problema creato ai cacciatori dal fratellatro di Bruno. Alcuni di loro si lamentano, hanno paura, non possono più andare nel bosco tranquilli come prima. In alcune occasioni l’orso è stato un loro antagonista. E’arrivato prima di loro a scovare la preda ferita e a mangiarsela, seguendo la traccia di sangue lasciata dall’animale. Questo fa arrabbiare qualsiasi cacciatore. Probabilmente l’orso verrà anche imbalsamato per essere beffato e messo accanto all’ultima orsa uccisa in Svizzera 80 anni fa e ora custodita in un museo”, concludono ambientalisti ed animalisti.

Fonte: La Repubblica

Lo smog uccide gli aromi Addio all’anima dei fiori

Sunday, April 13th, 2008

Peccato. Proprio adesso che eravamo tornati ad apprezzarli, proprio ora che il monopolio della vista era stato messo in crisi dal ritorno dall’olfatto, ce li tolgono. I profumi dei fiori svaniscono, cancellati dall’inquinamento, spazzati via dalla nube di sostanze artificiali che arriva a contaminare i luoghi più remoti insidiando le cime dell’Himalaya come i ghiacciai dell’Antartide. Una parte del nostro mondo sensoriale è già scomparsa e oggi per Giuseppe Tomasi di Lampedusa sarebbe più difficile scrivere le pagine del Gattopardo in cui descrive i garofanini che “sovrapponevano il loro odore pepato a quello oleoso delle magnolie”, mentre “da oltre il muro l’agrumeto faceva straripare il sentore di alcova delle prime zagare”.

Il furto dell’anima olfattiva della natura è documentato in una ricerca condotta dall’Università della Virginia e pubblicata da Atmospheric Environment. Lo studio, utilizzando un modello matematico, analizza le interferenze prodotte dall’aggressione chimica delle auto e delle ciminiere arrivando a concludere che, nei luoghi più contaminati, viene distrutto fino al 90 per cento dell’aroma dei fiori.

Non perdiamo solo il piacere delle passeggiate nei boschetti di ciliegi che in Giappone come negli Strati Uniti, nel momento magico della fioritura, attirano le folle. Un danno più evidente, con effetti potenzialmente devastanti, riguarda gli insetti, in particolare gli impollinatori che non riescono più a fare il lavoro di sempre: rispetto alla fine dell’Ottocento, la scia emanata dalle rose, dal glicine, dal biancospino, dalla lavanda si è drammaticamente accorciata. Cento anni fa gli insetti la catturavano a uno, due chilometri di distanza; oggi il raggio d’azione dell’olfatto si è ridotto a 200-300 metri. Così per api, farfalle e bombi la vita diventa sempre più dura, e le probabilità di mancare l’obiettivo mettendo in crisi il ciclo dell’impollinazione si moltiplicano.
“E’ un processo simile a quello di un fenomeno analizzato da tempo con attenzione, lo smog fotochimico”, spiega al telefono l’autore della ricerca, Jose Fuentes. “Nelle grandi metropoli l’effetto della radiazione solare sugli idrocarburi e sugli ossidi di azoto produce il cosiddetto ozono cattivo, quello che finisce nei nostri polmoni. Ebbene, noi abbiamo studiato il passo successivo di questa catena di reazioni chimiche. L’ozono, assieme agli altri inquinanti, entra in relazione con le molecole degli odori floreali intercettandole e modificandole, cioè rendendole irriconoscibili”.

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Mentre il marketing copia la natura, con le boutique elettroniche della Sony che vengono aromatizzate usando le essenze di vaniglia e mandarino e gli hotel Sheraton che attirano i clienti avvolgendoli nelle fragranze del gelsomino, il modello da cui originano i profumi si perde. E’ come se il mondo urbanizzato, in forte espansione, creasse un muro di interferenze chimiche che disturba il viaggio dei profumi.

Una nuova forma di inquinamento che, secondo Fuentes, va messa in relazione con la moltiplicazione dei problemi che affliggono le campagne, dalla morìa delle api all’estinzione dei mandorli in alcune aree degli Stati Uniti: “Abbiamo ricostruito la crescita della quantità di inquinanti in gioco e siamo riusciti a misurare gli effetti progressivi dell’interferenza olfattiva. Ne è uscito fuori un quadro che mostra come il disturbo del ciclo di riproduzione della vita nelle campagne sia messo seriamente a rischio”.

“Non è solo un problema di quantità di inquinanti, che pure è cresciuta in maniera notevole”, aggiunge Silvano Focardi, rettore dell’università di Siena. “Abbiamo introdotto nuove sostanze come gli ftalati, i muschi sintetici, i ritardanti di fiamma che hanno effetti preoccupanti sui sistemi ormonali degli animali e degli esseri umani. Questa nuova ricerca dell’Università della Virginia mostra ora che le conseguenze dell’aumento dell’impatto chimico sono ancora più ampie di quanto sospettavamo. Anche se c’è da aggiungere un elemento di ottimismo: le tecnologie più avanzate, a cominciare dall’euro 4 per le macchine, diminuiscono sensibilmente l’emissione di inquinanti”. Chissà, forse riusciremo a ritrovare il profumo della natura.

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