Archive for April 10th, 2008

Salvare il mondo? Yes We Can!

Thursday, April 10th, 2008

Pentiamoci, siamo tutti eco-peccatori. Noi che ci siamo convertiti all’ambiente. Noi dei Paesi ricchi che guai a sprecare qualcosa. Noi che pronostichiamo un fosco avvenire e corriamo ai ripari con acquisti solidali e «lifesytle» eticamente corretti. E’ talmente complicato il mondo che il più piccolo comportamento ha il suo risvolto discutibile. Ma noi argomentiamo con l’accetta, senza vedere le contraddizioni in cui siamo costretti a districarci. Chi è senza macchia scagli la prima eco-pietra, potremmo dire. Bravi, ma chi lo è?
Sentite qui, esempio numero uno: «In Kenya ho conosciuto Jacob Musyoki, un coltivatore di fagioli. Mi ha raccontato della sua famiglia e di quello che è riuscito a realizzare con la vendita dei suoi prodotti destinati all’export. Ora sempre più gente dice che non dovremmo mangiare la frutta e la verdura in arrivo dall’Africa per via dei trasporti e dell’inquinamento. E’ di fatto un boicottaggio dell’avvenire di Jacob. Così non va bene: io sono per il commercio e per una globalizazione che funzioni. Volete meno anidride carbonica? Imparate a lasciare l’auto a casa».

Petrolio contro acqua
Esempio numero due: «Il posto più tragico che ho visto è la repubblica del Karakalpakstan, in Uzbekistan. Lì c’era il grande lago di Aral, ora non si vede una goccia d’acqua per decine di chilometri: tutto prosciugato per irrigare i campi di cotone, quel cotone che non serve più per le uniformi dell’Armata Rossa, ma per le maglie che acquistiamo nei centri commerciali. Ogni volta che noi europei compriamo un abito, inconsapevolmente contribuiamo a questo scempio». E’ un tipo strano, Fred Pearce. Un incrocio tra uno scienziato, un guastatore ideologico, un attivista e un divulgatore con i fiocchi. Tra i più autorevoli scrittori di questioni ecologiche, ama sfuggire dai luoghi comuni. Preferisce i fatti. Nel suo curriculum vanta libri sul ruolo delle foreste, sull’emergenza idrica, sulla repentinità dei cambiamenti climatici. L’ultimo, «Confessions of an Eco Sinner» (Confessioni di un eco-peccatore), è un diario di viaggio in giro per il mondo alla scoperta dei luoghi e delle persone che forniscono le merci a noi consumatori occidentali: computer, jeans, scatole di fagioli e via dicendo. L’insolito punto di osservazione avvicina le emergenze globali al nostro piccolo tran-tran quotidiano. Che cosa ne viene fuori? Una fotografia dello stato del pianeta ricca di contrasti e intollerante alle semplificazioni.
Per spiegare come la pensa sui massimi sistemi, Pearce (che domani sarà ospite al Festival internazionale del Giornalismo di Perugia) sfoggia il paradosso: «Le cose vanno troppo male per poterci permettere il lusso del pessimismo», ci dice dal suo studio londinese. «Gli esperti continuano a ripetermelo: è probabile che il clima cambierà più velocemente di quanto indichino gli ultimi rapporti internazionali. Per evitare il peggio dobbiamo agire presto, molto presto», sottolinea. «Ma basta solo essere coraggiosi e continuare sul cammino intrapreso. Io mi dichiaro ottimista: le soluzioni ci sono. E poi, con il petrolio a 100 dollari, molte tecnologie pulite sono diventate convenienti anche sotto il profilo economico».
Parla di oro nero, l’eco-viaggiatore inglese, ma le sue preoccupazioni si concentrano da tempo sull’altra risorsa a rischio: «Possiamo vivere senza petrolio, senza acqua no», dichiara quasi con uno slogan. «Sarà questo il vero tema del futuro: perché già ora la salute dei grandi fiumi è in bilico, perché proprio attraverso le alterazioni del ciclo idrologico si manifesteranno gli effetti dei disordini climatici. Siccità, inondazioni, lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento dei mare: possiamo affrontare un piccolo aumento della temperatura, sarà molto più arduo gestirne le conseguenze sul mondo dell’acqua».
Farsi prendere dall’entusiasmo o dal panico è inutile. Se parliamo di energia, «in teoria i bio-carburanti sono il massimo, ma abbiamo abbastanza terra e fonti idriche per queste coltivazioni? Possiamo continuare a tagliare alberi per far posto a nuovi campi? Quello di cui abbiamo bisogno sono carburanti che derivino da tutto ciò che non sia già destinato all’alimentazione, magari piante fatte crescere nel deserto oppure alghe. Gli scienziati hanno bisogno di continuare i loro studiare». Ecco il punto: «Siamo la specie intelligente», si accalora Pearce, «e mentre le risorse naturali sono limitate, quelle umane non lo sono. Un mucchio di soluzioni sono già a portata di mano e molte, ripeto, non sono neanche così proibitive in termini di soldi. Il problema spesso è politico. Ed è per questo che al prossimo presidente degli Stati Uniti direi: Yes We Can, possiamo cambiare. Amo l’ottimismo americana. Il problema, con loro, è che qualche volta hanno la presunzione di vedersi come l’unico posto che davvero conti al mondo. Se impiegassero le loro tecnologie e il loro know-how per il cambiamento climatico, sarebbe la svolta».

Sulle orme di Joe
Pearce abita a Londra con la moglie Sarah e le sue figlie, ma quando viaggia preferisce farlo da solo. Aveva un figlio maschio, Joe: un giorno era all’università e un collasso se l’è portato via. «In “Confessions” scrivo la storia di come ho riciclato il suo telefonino», racconta Pearce, «quel stesso cellulare usato dagli infermieri per comunicarmi che era morto: l’ho venduto in Tanzania e il ricavato l’ho donato a un’associazione per i disabili. Joe era un ambientalista vero e trascinava i suoi amici a riciclare la loro spazzatura. Il mondo ha bisogno di persone come lui».

Chi è Pearce Saggista
RUOLO: E’ SCRITTORE E GIORNALISTA DI«NEW SCIENTIST».
I LIBRI: «CONFESSIONS OFAN ECO SINNER» «WHEN THE RIVERS RUN DRY» EDEN PROJECT BOOKS.

Fonte: La Stampa

Consumare meno, ma meglio a Milano la fiera della sostenibilità

Thursday, April 10th, 2008

Vivere, produrre e consumare consapevolmente, cercando di coniugare l’economia con la solidarietà, la qualità dei prodotti con la tutela dell’ambiente, il benessere privato con quello collettivo. E’ la sfida che per il quinto anno consecutivo oltre quattrocento espositori presenteranno a “Fa’ la cosa giusta!”, la grande fiera della sostenibilità e del consumo critico in programma da venerdì a domenica prossima a Fieramilanocity di Milano.

L’edizione 2008 dell’appuntamento sarà focalizzata sul tema dell’abitare, ma non mancheranno proposte sui consumi alimentari, sull’abbigliamento, i trasporti e il tempo libero con gli stand di produttori locali, cooperative sociali, botteghe del commercio equo, Organizzazioni non governative e agricoltori biologici. Dai cibi tipici agli ortaggi sani, dai vestiti ai gioielli, dalle associazioni ai gruppi di acquisto solidale, ognuno presenterà la sua proposta per “consumare meglio, consumare meno”. Il programma prevede inoltre anche convegni, incontri e concerti (il calendario completo può essere consultato sul sito della fiera).

“Il filo rosso che lega tutti gli eventi - afferma Miriam Giovanzana, amministratore unico di Terre di mezzo, casa editrice, associazione e giornale che organizza l’evento - è il tema dell’abitare, nella dimensione personale, di condominio e della città”. “Quando abbiamo iniziato cinque anni fa la Fiera era dedicata alle proposte di consumo critico legate alle attività del tempo libero. Oggi invece - aggiunge Giovanzana rievocando la crescita della manifestazione - affrontiamo argomenti, come il cibo, il vestire o la casa che riguardano i beni essenziali della vita delle persone”.

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“Fa’ la cosa giusta” sarà inoltre occasione per entrare in contatto con la realtà dei Gas, i gruppi di acquisto solidale per ridurre i costi familiari e ambientali della spesa alimentare. Domenica 13 aprile alle 14.30 sarà previsto in particolare un seminario dove saranno fornite tutte le indicazioni necessarie per aderire a questa esperienza che coinvolge ormai in Italia almeno 25 mila famiglie, un numero raddoppiato nel giro di appena tre anni.

Italia, troppa burocrazia danneggia le rinnovabili

Thursday, April 10th, 2008

Il Belpaese è al settimo posto nella classifica dei 25 principali mercati nazionali di energia rinnovabileDa quanto riporta “Renewable Energy Country Attractiveness Index”, lo studio svolto da Ernst & Young che prende in esame i 25 principali mercati nazionali di energia rinnovabile, il Vecchio continente sta rapidamente guadagnando terreno nei confronti degli Stati Uniti. L’Europa avanza dunque, anche grazie all’obiettivo di incremento posto dall’UE per il 2020, mentre l’Italia faticosamente rimane stabile al settimo posto a causa delle lentezze burocratiche. A risalire la cima è la Germania che si piazza subito dietro al primo posto degli USA, in seguito al forte slancio determinato dalla recente normativa che impone l’utilizzo di strumenti di riscaldamento a energia rinnovabile per tutte le nuove costruzioni realizzate dopo il 1 gennaio 2009. “Al nostro paese viene riconosciuto lo sforzo relativo alla revisione dei programmi d’incentivazione piuttosto che la vivacità del mercato rispetto agli investimenti nella produzione da rinnovabili” afferma Daniele Agostini, Senior Manager della Ernst & Young in Italia. “Purtroppo continuiamo ad essere penalizzati dalla lentezza con cui alcune delle nostre norme diventano operative”. Un ulteriore problema è costituito dall’orizzonte temporale degli investimenti: “Se da una parte osserviamo un alto livello di attenzione su investimenti di breve e medio periodo negli impianti di produzione – continua Agostini – lo stesso non si può dire per gli investimenti strategici di lungo termine nella supply-chain. E’ la parte alta della filiera su cui si gioca la partita globale delle rinnovabili ed in questo senso essa sta diventando sempre più rapidamente un’opportunità persa per il nostro paese, che nel futuro dovrà continuare a ricorrere all’estero per ottenere le tecnologie dell’energia pulita”.

Fonte : La Repubblica

Cosi’ il maschio cade in trappola

Thursday, April 10th, 2008

Corteggiare, che passione! Il periodo degli amori è segnato in tutte le specie da una frenesia irresistibile che, come un richiamo tanto seducente quanto imperativo, dà irrequietezza, languore, voglia di incontrarsi e confrontarsi. Gli animali sono presi dal desiderio di mettersi in mostra e di esibire alcune qualità che, ovviamente, variano da specie a specie, diventando meno diffidenti e meno prudenti (in amore si rischia sempre qualcosa).

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In molti uccelli, come la vedova paradisea o il bengalino, questa stagione è caratterizzata dall’assunzione nei maschi di un piumaggio vistoso, la «livrea nuziale». Anche i pesci si trasformano, acquisendo cromatismi iridescenti: un esempio è lo spinarello, che dal grigio uniforme acquista un rosso vivo sul petto e sulla gola, affascinante per le femmine ma capace di scatenare furiosi attacchi da parte degli altri maschi. I colori sono armi di seduzione anche nei tritoni, nelle pulcinelle di mare, nelle fregate.

Ma le poesie d’amore del mondo animale non sono solo pennellate ardite. Sono prima di tutto un caleidoscopio di sonorità che si ripetono e duettano. I maschi di rana, dopo aver conquistato un territorio, iniziano il gracidio, mentre la femmina valuta l’offerta migliore. È sempre lei a scegliere: basta un semplice tocco per dichiararsi al prescelto. E le notti di primavera sono colme di dichiarazioni d’amore, dai segnali stroboscopici delle lucciole al canto degli usignoli. Allo stesso modo i pomeriggi d’estate sono riempiti dal frinire delle cicale maschio. Bramiti, gorgheggi, tamburellii: nella stagione degli amori è un susseguirsi di richiami. E persino nelle distese oceaniche i canti delle balene si espandono, percorrendo immense distanze.

Non dimentichiamo poi i profumi, che non sono le nostre essenze floreali o chimiche, ma un cocktail di feromoni che inebriano i partner e li portano a cercarsi disperatamente. Così i gatti, i cani, i cavalli, gli elefanti vengono catturati dalla fragranza di queste molecole. La grammatica sessuale dei feromoni è utilizzata anche dai pesci, dagli anfibi e soprattutto dagli insetti: alcune specie, come la farfalla monarca, sono in grado di avvertire i feromoni di ingaggio sessuale e di rispondere a concentrazioni infinitesimali. Nascono quindi le parate, danze fatte di passi e articolazioni cinestesiche ben definite su coreografie altrettanto precise. La danza della cicogna, composta di volteggi del collo all’indietro al ritmo di un ripetuto schioccare del becco, è un capolavoro di grazia, così come il rituale delle gru coronate che sembra aver ispirato le danze masai.

Insomma, il corteggiamento è furore ed esibizione: è ciò che gli etologi chiamano «esaltazione proattiva», una forte motivazione all’espressione comportamentale e alla reattività. I maschi tendono a mostrare le loro livree o la loro forza: un ricco piumaggio è indicativo di salute, un canto costante segnala il pieno controllo su un territorio, una marcatura urinaria testimonia la capacità di gestione delle risorse, la vittoria in una tenzone con altri maschi è una prova di prestanza. Il biologo israeliano Amotz Zahavi nel suo famoso saggio «La teoria dell’handicap» arrivò a ipotizzare che nella selezione sessuale spesso vengano premiati caratteri apparentemente inutili, come la coda del pavone, ma che sono indicatori sul perfetto stato di salute del portatore. Infatti solo un maschio di pavone in ottima forma è in grado di mantenere l’integrità di quella coda e di sfuggire ai predatori.

Il corteggiamento è quindi declinato dai maschi attraverso segnali di vigore, sotto forma di canti, danze, duelli, profumi, regali, preziosismi cromatici e perfino opere d’arte. L’uccello giardiniere decora il nido con cui cerca di adescare la femmina attraverso mosaici che realizza con pietruzze disposte con raffinato senso estetico. Gli elefanti, al contrario, puntano sulla forza, sollevando tronchi con la proboscide e scagliandoli il più lontano possibile. I confronti tra maschi sono una costante, anche se non sempre hanno connotati cruenti. Il più delle volte tutto è ritualizzato: i maschi dei kissing fish si confrontano a suon di baci.

Il corteggiamento è fatto di canti e di tecniche di seduzione, ma anche di confronti al limite della violenza pura. Insomma, la passione amorosa è sempre condotta sul margine sottile che separa l’invito dallo stupro. E, se i rituali mutano, per cui è forviante pensare a un denominatore comune nell’espressione di corteggiamento nei diversi animali, è altrettanto vero che il fine è sempre lo stesso: raggiungere il successo riproduttivo. Le femmine stimolano i maschi, li inducono al confronto, scelgono il più promettente.

Ma non sempre le coordinate della selezione sessuale rispondono alle stesse esigenze: la dimensione sessuale è una galassia di declinazioni e ogni generalizzazione antropocentrica - la famosa frase «gli animali si comportano così» - è un errore. L’espressione del corteggiamento dipende dal tipo di socialità della specie, dal modello di cura parentale, dal rapporto tra genere maschile e femminile, dal fatto di essere monogamici o poligamici. Ogni specie ha sviluppato uno stile di vita in relazione all’adattamento e sotto la spinta della selezione naturale.

Esistono specie che formano coppie perché entrambi i genitori partecipano alla crescita dei piccoli. Il corteggiamento è quindi più complesso, perché la femmina deve scegliere non solo il compagno più prestante, ma anche quello più affidabile. Così fanno i colombi e i pappagalli, che formano coppie che durano tutta una vita e in cui i maschi non smettono di corteggiare la compagna anche negli anni successivi. I lupi corteggiano invitando al gioco, i corvi spostano il becco da un’altra parte proprio per declamare le intenzioni pacifiche e altre specie hanno corteggiamenti coreografici: è il caso dei ghepardi e degli aironi.

Ci sono, invece, specie in cui il maschio domina un harem di femmine, come nei leoni marini e nei gorilla. Non ha bisogno di conquistarle con esibizioni, ma di difenderle da altri contendenti. Ma ci sono anche specie che, al contrario, prevedono harem di maschi: accade con la Jacana spinosa, un uccello che ha ribaltato i ruoli. La femmina distribuisce le uova in più nidi e lascia ai numerosi spasimanti le cure parentali.

In altri casi ancora il corteggiamento assume forme drammatiche, come nella mantide religiosa e in alcuni ragni, perché il maschio è molto più piccolo della femmina e può essere scambiato per una preda. Nel caso della mantide, il maschio si muove furtivo verso la femmina e le balza sul dorso per evitare di essere divorato. E tuttavia, talvolta, la femmina comincia a mangiare la testa del partner, che eroicamente termina la copula senza testa.

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Matteo Marchesini è professore di zooantropologia e benessere animale all’Università
di Milano, di Etologia a Padova e di aspetti comportamentali negli animali a Bologna
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Fonte: http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&ID_articolo=354&ID_sezione=339&sezione=News

Coop: con i punti della spesa aiuta gli alberi

Thursday, April 10th, 2008

La Cooperativa di Consumatori ha deciso di partecipare al progetto di forestazione patrocinato dal Ministero dell’Ambiente Basteranno duemila punti di spesa in un punto vendita Coop per entrare a far parte del progetto di forestazione dei parchi urbani, regionali, nazionali e internazionali. La Cooperativa di Consumatori ha, infatti, deciso di aderire a “Parchi per Kyoto” consentendo in tal modo agli oltre 6 milioni di soci Coop di partecipare, grazie alla raccolta, al programma della onlus costituita da Federparchi, la Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali, e da Kyoto Club in collaborazione con Legambiente, con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e con il supporto tecnico di AzzeroCO2. Nello specifico i soci potranno aderire secondo due modalità: donando 2.000 punti della raccolta in corso e ricevendo il buono valido per la piantumazione di un albero “Parchi per Kyoto”, o facendo una donazione di almeno 500 punti per contribuire comunque al progetto. Al Comitato Parchi per Kyoto spetterà il compito di comunicare ai partecipanti dove e come sono stati realizzati gli interventi finanziati con i loro punti, ed all’interno dei parchi una segnaletica contraddistinguerà le aree create grazie all’impegno dei consumatori.

Fonte : Corriere della Sera

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