Allarme clima, agire subito
Il Fondo monetario internazionale lancia l’allarme clima e chiama all’azione immediata per evitare il peggio. Nei «capitoli analitici» che accompagnano il Rapporto economico globale, l’istituto di Washington avverte: «Il cambiamento climatico è un aspetto globale potenzialmente catastrofico e uno dei maggiori problemi cui il mondo deve dare una risposta collettiva». Le conseguenze economiche e sociali del surriscaldamento, sottolinea il documento, rischiano di essere drammatiche, soprattutto per i paesi più poveri «a causa della loro collocazione geografica, della loro dipendenza dall’agricoltura e della loro minore capacità di adattamento». Ma anche le nazioni più ricche «potrebbero essere colpite in modo severo», soprattutto se «si dovessero materializzare le prospettive più estreme della catastrofe climatica».
Uno studio citato dal Fondo segnala che entro il 2080 un miliardo di persone potrebbe soffrire di penuria d’acqua tra Africa e Asia, oltre 9 milioni potrebbero morire a causa di alluvioni nelle zone costiere. Nei prossimi 200 anni, il mondo potrebbe perdere tra il 3 e il 35% della sua ricchezza, afferma una ricerca della Stern. È necessario agire subito per limitare i danni da inquinamento, e allo stesso tempo, i Governi devono cominciare ad avviare «politiche macroeconomiche solide» per non farsi cogliere impreparati.
«Il cambiamento climatico», sottolinea il rapporto, «è una forza globale potente che, assieme all’integrazione finanziaria e del commercio, avrà probabilmente effetti profondi sulle economie e i mercati nei prossimi decenni». Provocherà cambiamenti nel modo di commerciare, nei flussi di capitale e migratori, nei prezzi di materie prime, beni e servizi.
Per questo, afferma il Fondo, «saranno necessarie politiche macroeconomiche solide e strategie di sviluppo e finanziarie innovative affinché i paesi possano adattarsi con successo al cambiamento. I Paesi con il reddito più alto, i bilanci più in ordine, i mercati finanziari più sviluppati e la maggiore flessibilità strutturale», conclude il Fondo, «saranno i meglio posizionati per adattarsi alle conseguenze avverse del cambiamento». |
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