8 (facili) modi per produrre meno rifiuti

Ridurre o azzerare gli scarti. Sostituire oggetti di vita breve con beni che durano nel tempo. Riutilizzare le cose. Sono le strategie per produrre meno rifiuti. Pratiche individuali e collettive spiegate da Marinella Correggia nel libro «Zero Rifiuti», manualetto appena uscito per Altreconomia «per una vita e un’economia senza scarti».

1.

Fare il compost

In cucina, la soluzione «a monte» è una cucina senza sprechi, campo nel quale vegani e vegetariani vanno a nozze. Per quel che resta invece raccogliere l’umido in una compostiera è la prima risposta per trasformare gli scarti in una risorsa autogestibile e creare terra fertile per fiori, colture, orti urbani, balconi e giardini

2.

Scegliere prodotti senza imballaggio

Sugli scaffali dei supermercati non c’è cibo senza imballo, compresi spesso i prodotti pronti bio e vegan. La proposta è quindi ripartire dai luoghi dove si fa la spesa: i negozi dello sfuso, la vendita diretta e in generale dove è possibile un contatto diretto con il venditore o con il produttore (gruppi d’acquisto solidali, vendita diretta, mercati contadini, cassetta a domicilio).

3.

Bere acqua del rubinetto

Gli italiani sono anche i terzi consumatori al mondo di acqua minerale. Iniziare a utilizzare acqua del rubinetto significa ridurre in modo considerevole rifiuti. Borracce, thermos, bicchieri retrattili sono contenitori durevoli di bevande che ci regalano indipendenza e si possono portare ovunque.

4.

Utilizzare borse di tela per fare la spesa

In Italia i sacchetti di plastica sono fuori legge dal 2014. Il passo in più ora è tentare di dire addio ai monouso «compostabili» che sono fragili e inutili. Molto meglio scegliere borse di tela ricavate da stoffe già esistenti ( www.portalasporta.it). Sacche con il tessuto dei sacchi di juta di cui le torrefazioni non sanno che fare. Borsone di plastica durevoli, magari fatte con i vecchi teli pubblicitari. Cartoni del negozio. Cesti. Carrelli, e così via.

5.Detersivi e cosmetici? Meglio se naturali e fai-da-te

Igiene domestica e personale spesso significa compare decine di flaconi, tubetti, fustini e vasetti diversi. Un esempio di «insostenibilità dentro e fuori» visto che alle sostanze chimiche contenute nella fase di produzione e di smaltimento si aggiungono i rifiuti in plastica, vetro, alluminio. La soluzione: produrre in casa i propri detergenti, utilizzando sostanze naturali tipo aceto, sapone di Marsiglia e bicarbonato di sodio. Non è difficile. Le ricette sono nel libretto «Pulizie creative» di Elisa Nicoli o consultare il sito biodetersivi.altervista.org.

6.

Stop alla pubblicità in cassetta

Oltre ad abbattere gli imballaggi, disincentiviamo la pubblicità cartacea: in Finlandia molte persone attaccano un piccolo adesivo sulle proprie cassette delle lettere. La scritta: «Non voglio pubblicità». Un modo utile per disincentivare depliant e volantini non graditi, riducendo quindi la produzione di carta. Stop anche a guide telefoniche e giornali di nessuna utilità. Non stampare se non indispensabile e riutilizzare i fogli più volte. Specie in ufficio.

7.

Come non produrre Rup, Raee & Co

I Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e i Rup (Rifiuti urbani pericolosi) sono tanti e differenti. Per prevenirli: valutiamo bene i nostri bisogni di cellulari, tablet & Co. Usare olio a crudo, e con parsimonia. La regola generale è un po’ di sobrietà.

8.

La seconda vita degli oggetti

Facciamo durare quel che ha la vocazione per durare. Vale per centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti spesso definiti «ingombranti»: mobili, giocattoli e giochi, stoviglie, libri, dischi, attrezzature, abbigliamento, biciclette, elettrodomestici ed elettronica. Intercettarli prima che finiscano in una discarica significa riutilizzarli, regalarli, rivenderli. In altre parole: non buttarli via, ma concedere loro una seconda chance.

Fonte: Corriere della Sera

Animali, scatta la campagna solidale per una ricerca senza crudeltà

E’ lo sguardo rassegnato del beagle destinato alla sperimentazione. La camminata sbilenca dell’elefante costretto ad esibirsi in un circo. L’espressione terrorizzata del visone destinato ad essere scuoiato per diventare una pelliccia. La corsa sfrenata della lepre che cerca invano di sfuggire al colpo del fucile da caccia. E’ contro tutti questi inutili abusi e maltrattamenti a cui vengono inutilmente sottoposti gli animali, che è stata lanciata la campagna della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente onlus: «Aiutaci a difenderli e aiutaci a promuovere la ricerca senza animali». Una campagna che punta non solo a limitare e ridurre i soprusi sugli animali, ma anche a finanziare i ricercatori e i centri di formazione che elaborano e diffondono nuove procedure sostitutive e alternative ai test sugli animali.

Come fare

Come partecipare? Sarà possibile donare 2 euro inviando un sms solidale fino al 17 dicembre da cellulare personale (Tim, Vodafone, Wind, Tre, PosteMobile, Coopvoce, Noverca) o 2 euro con ogni chiamata da apparecchio su rete fissa (TeleTu e TWT) oppure 2 o 5 euro sempre con chiamata da rete fissa (Fastweb): basta comporre il numero 45509. Per sensibilizzare tutti, la Lega ha anche diffuso un video significativo- che andrà in onda come spot sulle principali tv e radio nazionali -  contro la violenza, lo sfruttamento e il maltrattamento degli animali.

Fonte: Corriere della Sera

Trovalazampa, il portale… a 6 zampe

Ci sono consigli e spiegazioni su come gestire al meglio il rapporto con gli animali domestici che vivono nelle nostre case. Suggerimenti sull’educazione e l’addestramento, sulla toelettatura, sul benessere che con un minimo di attenzione possiamo dedicare agli amici a quattro zampe (ma pure a quelli con le ali). Ma anche gli indirizzi utili, i veterinari reperibili nella propria zona, le aree cani e le spiagge aperte agli animali. E perfino un database degli animali smarriti o ritrovati che possa rendere più facile il recupero dei pelosetti, nella malaugurata ipotesi che per qualche motivo si ritrovino da soli per la strada e finiscano col perdersi. Tutto questo, e altro ancora, è il portale trovalazampa.it, sviluppato nell’ambito di Rcs Nest, l’acceleratore di imprese digitali di Rcs Mediagroup, e dell’incubatore di startup Digital Magics. La nuova startup era stata fondata a fine settembre dai tre creatori del portale: Alberto maria Casati, Elena Marchesi e Gilberto Milanesi, oltre che da Digital Magics e Rcs Digital Ventures.

La «ZampaMap»

Trovalazampa.it è raggiungibile dal menù «Servizi» dell’homepage di Corriere.it ed è presente anche all’interno della sezione Animali con un box dedicato. Punto di forza è la ZampaMap, una mappa in cui si possono cercare le aree attrezzate dove portare i propri cuccioli a passeggio e i servizi fondamentali, come i veterinari, le farmacie veterinarie e i canili più vicini. Sulla mappa è inoltre possibile geolocalizzare i pericoli segnalati dagli utenti (come trappole, bocconi avvelenati), gli animali smarriti e quelli ritrovati.

Campagne sociali

Il sito ospita anche una sezione dedicata alle campagne di sensibilizzazione sociali su temi riguardanti gli animali, come ad esempio le iniziative contro gli abbandoni e la vivisezione, e quelle per le adozioni e il rispetto dei diritti degli animali. Gli utenti potranno inoltre creare una scheda dettagliata del proprio animale e avere un continuo supporto per crescere il proprio cucciolo. Ogni iscritto avrà a disposizione una bacheca personale dove potrà monitorare e archiviare le proprie attività e rimanere in contatto con gli altri utenti.

FONTE: Corriere della Sera

Inquinamento, la Pianura Padana è la maglia nera d’Italia e Europa

La zona più inquinata d’Italia è la Pianura Padana. A ribadirlo diversi studi che stimano come ogni abitante perda in media da 2 a 3 anni di vita a causa dell’inquinamento. A causa dello sforamento delle soglie fissate dall’Oms per la quantità di inquinanti nell’aria, in Lombardia ogni anno muoiono 300 persone, l’80% delle quali (circa 230) nella sola Milano. Questo dato considera unicamente gli effetti «acuti» dell’inquinamento, e non prende in considerazione l’impatto maggiore dovuto all’esposizione cronica.

Problema dimenticato

I tentativi di incentivare il car sharing e l’uso della bicicletta, insieme alle restrizioni del traffico automobilistico (prima con l’Ecopass e poi con l’Area C) hanno ridotto del 18% le concentrazioni di PM 10, e del 10% quelle dagli ossidi d’azoto. Questi e altri dati sono al centro del convegno «I costi dell’inquinamento atmosferico: un problema dimenticato», organizzato da Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, IEFE - Università Bocconi e Associazione Peripato. «Il dato più importante - spiega Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico del Policlinico - è il marcato miglioramento della qualità dell’aria attraverso la riduzione della componente del particolato chiamata black carbon, che è considerata la più nociva per la salute dell’uomo per la sua elevata capacità di superare la barriera polmonare ed entrare nella circolazione del sangue. Anche durante le domeniche senza traffico, tanto criticate per la loro inefficacia nel ridurre le concentrazioni globali di PM 10, è stata ottenuta una riduzione del black carbon del 78% in paragone a precedenti domeniche con traffico normale e simili per condizioni meteorologiche».

Il traffico primo responsabile

Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente sulla qualità dell’aria in Europa la Pianura Padana, nonostante la tendenza al miglioramento, resta la peggiore d’Europa in termini di qualità dell’aria, insieme all’area più industrializzata della Polonia. A Milano la responsabilità principale delle emissioni di PM 10, circa l’85%, è del traffico, e in Area C l’Agenzia Mobilità Ambiente Territorio (AMAT) ha stimato che oltre il 70% delle emissioni allo scarico è attribuibile ad auto e camion diesel euro 3 e 4 e a motorini a due tempi

Fonte: Corriere della Sera

Sommerso il Parco canile:400 animali senza casa

Anche gli animali abbandonati hanno fatto le spese dell’esondazione del Lambro. Sabato notte, nell’area più a Sud, l’acqua è arrivata quasi a due metri e ha devastato il Canile sanitario e il Parco Canile comunale. Pare sia stato il crollo di una sponda del Lambro la causa dell’inondazione che ha sommerso fino al tetto le strutture di via Privata Aquila, costruite in una sorta di conca, chiusa tra la tangenziale Est e lo svincolo Forlanini. In salvo i 156 cani e 145 gatti del Parco Canile, ospitati da sabato notte in più ricoveri dell’hinterland per l’emergenza. Nei prossimi giorni per loro potrebbero aprirsi le porte del nuovo canile di Monza. Trasferiti invece nel canile sanitario di Lissone quelli in carico alla Asl, 30 cani e una quindicina di gatti. Incalcolabili per il momento i danni. I tecnici dovranno attendere il deflusso dell’acqua per sopralluogo che ne consentirà la stima.

Aiuti urgenti

È quasi certo che gli impianti elettrici e di riscaldamento siano andati distrutti. Sul sito del Comune saranno date indicazioni a chi voglia aiutare il canile portando coperte o cibo. Mondogatto, che aveva in gestione il gattile comunale, raccoglie coperte, vecchi maglioni, cibo umido e secco, trasportini, lettiere e sabbia (www.mondogatto.org, via Schievano 15). È stato attivato un conto corrente per chi volesse fare una donazione al canile sanitario: l’IBAN da utilizzare è IT 09Q0103001600000007517050 (indicare che è una donazione per il Canile Sanitario e mandare l’eseguito alla Segreteria di Sanità Animale: sanitaanimale@asl.milano.it). Il garante degli animali Valerio Pocar spiega: «Mai come in questo momento è opportuno provvedere ad un’adozione. Le procedure sono attive e questo è il miglior aiuto che si può dare».

Fonte: Corriere della Sera

Così si celebra il “Gatto nero day”

Così si celebra il "Gatto nero day"ACCENDETE un cero per ogni felino nero ucciso: è la richiesta dell’Aidaa, Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente. L’iniziativa, arrivata al decimo compleanno, è dedicata ai gatti neri e contro tutte le superstizioni. Diverse le iniziative in tutta ia penisola. Aidaa quest’anno, si legge sul blog dell’associazione, a differenza degli anni scorsi non farà manifestazioni pubbliche, ma celebrerà la giornata invitando tutti ad accendere un cero questa sera in ricordo degli oltre 30.000 gatti neri che vengono uccisi ogni anno.

“In questa decima edizione del gatto nero day”, dice Lorenzo Croce promotore e inventore della giornata e presidente di Aidaa, “invitiamo tutti gli italiani e tutti coloro che possiedono un gatto nero ad accendere alle 22 una luce per tutti i gatti neri uccisi per i riti satanici, per le pellicce, per le superstizioni stupide degli uomini e infine per essere mangiati. Li vogliamo ricordare cosi con una luce perché il loro ricordo non muoia mai”.

Fonte: La Repubblica

Gentilezza e rispetto, 10 regole d’oro per vivere bene con il vostro cane

Ecco le regole basilari da seguire :

1) ) Fin da cucciolo, il cane deve sapere quali sono comportamenti corretti e quelli sbagliati. Insegnate in modo semplice, chiaro e coerente.

2) Scegliete sempre metodi di educazione gentili, mai basati sull’uso della forza fisica o sulla paura.

3) Il rispetto reciproco e la creazione di un rapporto di fiducia con il cane permettono di ottenere risultati migliori e duraturi nella sua educazione.

4) Insegnate al cane a chiedere per favore ciò che vuole, per esempio mettendosi seduto: in questo modo eviterete che si prenda ciò che vuole o che chieda in modo scorretto (magari abbaiando o saltando addosso).

5) Se decidete che una cosa non è permessa, deve essere sempre così. Non date comandi incoerenti, perché il cane non li capisce e va in confusione.

6) Ricordatevi di premiare sempre il cane quando fa qualcosa che vi fa piacere: il modo migliore per rinforzare un comportamento corretto è quello di non saltare mai un premio!

7) Il modo migliore per far capire al cane che un comportamento non vi è gradito, è quello di ignorarlo: se verifica che ciò che sta facendo non porta niente di vantaggioso per lui, smetterà.

8) Ricordatevi di dire sempre al cane cosa volete che faccia per avere le vostre attenzioni. Se ignorate un comportamento, dategli un’alternativa corretta che possa utilizzare.

9) Giocate spesso con il cane: è un buon modo per rafforzare la fiducia e il legame che avete con lui.

10) Non considerate il cane un essere umano e non comportatevi come se lo fosse: rispettate le sue esigenze e gli garantirete il benessere fisico e psichico.

Fonte: Corriere della Sera

#Salvaiciclisti, domenica l’Italia monta in sella per avere strade più sicure

#Salvaiciclisti, domenica l'Italia monta in sella per avere strade più sicureSCENDERANNO in piazza e saliranno in sella per chiedere di non morire, di poter continuare a pedalare come fanno ogni giorno per recarsi al lavoro, per accompagnare i bambini a scuola, per fare la spesa e per spostarsi in città. I ciclisti urbani del movimento #Salvaiciclisti si sono dati appuntamento domenica 9 novembre per un flash mob diffuso in tutto il territorio nazionale e protestare contro la strage stradale che continua giorno dopo giorno. Il tam-tam corre sul web e sui social network con l’hashtag #bastamortinstrada, parola d’ordine della manifestazione che si svolgerà con modalità e orari variabili a seconda delle diverse realtà locali.

A Roma i cicloattivisti s’incontreranno sulla Terrazza del Pincio alle ore 10 per poi recarsi in un luogo a sopresa dove si terrà il flash mob; a Torino in piazza Vittorio Veneto e a Bologna in piazza del Nettuno alle ore 18. Tanti eventi distinti e distanti ma vicini e uniti dall’obiettivo comune di porre l’attenzione sul problema dell’incidentalità stradale. L’elenco delle città aderenti al flash mob, in continuo aggiornamento, ne comprende una ventina diffuse a macchia di leopardo sul territorio nazionale, da Bergamo a Bari, da Ferrara a Civitavecchia, isole comprese, grazie all’evento di Cagliari e a quello di Catania.

Secondo i dati diffusi dal Rapporto Aci-Istat 2013, nonostante nell’ultimo anno gli incidenti siano diminuiti complessivamente del 9,8% rispetto al 2012, sulle strade italiane si continua a morire: ogni giorno perdono la vita 9 persone e 705 restano ferite in seguito a un incidente stradale. Tante vittime, ancora troppe come sottolinea il movimento #Salvaiciclisti in una nota: “Fra il 2003 e il 2013 più di 40mila persone hanno perso la vita in incidenti stradali. Una strage che è un bilancio di guerra. Ma ancora oggi le istituzioni italiane latitano in quanto a controllo del sistema viario nazionale con risultati devastanti: queste gravi inadempienze causano a tutta la popolazione lutti e dolori devastanti, ma anche un danno economico quantificabile in circa 40 miliardi di euro annui, bruciati in costi attinenti all’incidentalità stradale”.

Gli utenti “fragili” della strada, ciclisti e pedoni, sono i soggetti più vulnerabili e dunque più colpiti: ogni anno si contano migliaia di vittime, decine di migliaia di feriti con invalidità anche permanenti e costi economici rilevanti che gravano sull’intera società. La statistica riporta solo i dati dei morti e dei feriti, ma dietro quei freddi numeri ci sono storie di famiglie distrutte, sogni infranti e vite spezzate che si sono concluse tragicamente sull’asfalto. Il flash mob #bastamortinstrada rappresenterà anche l’occasione per chiedere l’introduzione delle Zone 30 diffuse - con limite di 30 km/h - in città (fatta eccezione per le arterie di scorrimento, ndr), per ridurre la velocità dei veicoli a motore e aumentare la sicurezza di tutti gli utenti della strada.

Il 9 novembre tutta l’Italia sarà idealmente unita da un filo rosso che legherà le strade e le piazze in cui si manifesterà chiedendo di fermare la strage stradale e gli organizzatori del movimento #Salvaiciclisti invitano la popolazione a partecipare alle iniziative locali: “L’evento di domenica sarà una grande occasione per tutti i cittadini dotati di sensibilità civica che vogliano squarciare la spessa coltre di indifferenza che copre il gigantesco e tragico fenomeno della strage stradale. Indignarsi e manifestare significa anche non essere complici silenti e inerti di chi lascia che la strage prosegua. Ogni città d’Italia è chiamata a manifestare per richiamare l’attenzione di media e amministratori sul diritto alla vita di quanti si spostano a piedi o in bici nelle nostre città. Tutti insieme per dire #bastamortinstrada”.

Fonte: La Repubblica

Gas serra, l’allarme dell’Onu

Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto i più alti livelli «in 800 mila anni», «resta poco tempo» per riuscire a mantenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi: è la sintesi del rapporto del Gruppo di esperti sul clima dell’Onu (Ipcc).

«Tutta colpa dell’uomo»

In sintesi: il cambiamento climatico esiste, è quasi completamente causato dall’uomo e limitare il suo impatto potrebbe voler dire ridurre le emissioni di gas serra a zero nel corso di questo secolo. È necessario agire subito per far sì che l’impatto del fenomeno non sia irreversibile, e per farlo gli strumenti ci sono. Sono le conclusioni del rapporto sul riscaldamento globale delle Nazioni Unite, presentato oggi a Copenaghen, in Danimarca.

Il rapporto

Il documento racchiude le conclusioni di tre precedenti studi ed è stato approvato dall’Ipcc. Oltre all’impatto dell’uomo, analizza come i cambiamenti climatici siano già in corso e possano diventare irreversibili a meno che le emissioni di gas serra non siano tagliate. Secondo l’Ipcc, gli scienziati sono certi al 95% che l’aumento dei gas serra dovuto a combustione di carboni fossili e la deforestazione siano le principali cause del riscaldamento dalla metà del ventesimo secolo.

«L’impatto può essere irreversibile»

Il quarto e finale volume dell’Ipcc non offre sorprese rispetto agli studi precedenti, ma si concentra sulla dimensione del fenomeno. Lo studio sottolinea che se le emissioni causate dalla combustione di carboni fossili non saranno ridotte quasi a zero nel corso di questo secolo, per mantenere le temperature sotto un certo livello, il mondo potrebbe venir bloccato su una strada che avrebbe impatti «irreversibili» sulle persone e l’ambiente. Parte di questo impatto, come l’innalzamento del livello del mare, l’oceano più caldo e acido, lo scioglimento dei ghiacciai e ondate di calore più frequenti e intense, sono già visibili.

«Esiste speranza»

Il rapporto tuttavia, offre anche qualche speranza. I mezzi necessari per tornare sulla giusta strada esistono: bisognerebbe abbandonare la dipendenza dal petrolio, dal carbone e dal gas che alimentano il sistema energetico globale inquinando l’atmosfera con emissioni di CO2. «Abbiamo i mezzi per limitare il cambiamento climatico», sostiene il presidente dell’Ipcc, Rajendra Pachauri, che poi aggiunge: «Le soluzioni sono molte e consentono la continuazione dello sviluppo economico e umano. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la volontà di cambiare, che confidiamo sarà motivata dalla conoscenza e dalla comprensione scientifica del cambiamento climatico».

Paesi ricchi contro paesi in via di sviluppo

L’impegno internazionale sul tema continuerà il prossimo mese a Lima, in Perù, ultimo appuntamento prima del summit che si terrà a Parigi il prossimo anno, dove dovrebbe essere adottato un accordo globale sulle azioni da intraprendere in materia di clima. La sfida più difficile sarà decidere chi dovrà fare cosa. Ma già si prevede una lotta tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. I primi chiederanno a tutti di abbracciare obiettivi ambiziosi, mentre i secondi potrebbero continuare a sostenere che ci sono nazioni che storicamente hanno maggiori responsabilità e dovrebbero essere in prima linea per aiutare i Paesi più poveri a far fronte all’impatto del riscaldamento globale. L’Ipcc finora ha evitato di prendere parte alla disputa, sottolineando solo che i rischi dei cambiamenti climatici «generalmente sono maggiori per i popoli e le comunità svantaggiati nei Paesi a tutti i livelli di sviluppo».

Fonte: Corriere della Sera

Rifiuti, l’Italia rimonta. Sette regioni leader del riciclo

Rifiuti, l'Italia rimonta. Sette regioni leader del ricicloROMA - Con la ferita della terra dei fuochi ancora aperta, sotto accusa a Bruxelles per le direttive sui rifiuti non rispettate, l’Italia si scopre improvvisamente virtuosa. Sette Regioni (Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Marche e Sardegna) hanno già raggiunto l’obiettivo del 50% di riciclo previsto dall’Unione europea come obiettivo per il 2020 e altre tre Regioni (Emilia Romagna, Valle D’Aosta e Umbria) appaiono vicine al traguardo (sono oltre il 46%). Solo Sicilia (10,7% di riciclo), Calabria (14,5%), Basilicata (19,5%) e Puglia (21,3%) stanno sotto il 25%. I numeri sono nella Banca dati presentata da Anci (l’associazione dei Comuni italiani) e Conai (il consorzio per il recupero degli imballaggi). E dipingono un quadro positivo, con una contraddizione: il 27% dei Comuni raggiunge l’obiettivo del 50% ma di questi solo il 49% rispetta il target del 65% di raccolta differenziata che per legge avrebbe dovuto essere raggiunto a fine 2012.

Come è possibile riciclare molto e raccogliere poco? “Raccogliendo bene: c’è una metà dell’Italia che si è impegnata con successo e ha raggiunto in anticipo l’obiettivo europeo”, risponde Filippo Bernocchi, delegato Anci per energia e rifiuti. “In queste zone virtuose quasi tutto quello che si raccoglie viene recuperato, mentre in altre la raccolta differenziata cresce molto più velocemente del riciclo. E questo vuol dire che si fa male, sprecando denaro, emissioni di anidride carbonica, energia per trasportare materiali che poi non vengono utilizzati. Per questo noi riteniamo che occorra concentrare l’attenzione sul recupero, non sulla raccolta differenziata”.

Per capire bene i numeri occorre tenere presente anche un altro elemento. La raccolta differenziata in Italia è al 42,3%, il riciclo al 41,5%: le due cifre sono molto vicine perché si riferiscono (secondo quanto prevede la normativa europea) a totali diversi. La percentuale di raccolta differenziata si calcola sull’intero quantitativo dei rifiuti urbani, mentre quella del riciclo sul totale delle categorie considerate (carta, vetro, plastica, metalli, legno, organico).

“I dati che emergono da questo studio dimostrano che occorre riorganizzare il sistema dei rifiuti tenendo presente la priorità del riciclo sia dal punto di vista ambientale che economico”, commenta il sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani. “In questo modo sarà possibile favorire la circular economy consentendo di creare nuova occupazione”.

Ma quanti posti di lavoro potrebbero essere prodotti da una gestione più efficiente dei rifiuti? “Da un’analisi effettuata in nove Paesi europei è risultato che dal solo riciclo delle bottiglie in Pet, quelle di uso comune, si sono ricavati in cinque anni benefici netti per 5,5 miliardi di euro, di cui 1,2 in Italia”, risponde Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, la società di ricerca che il 19 novembre presenterà il primo rapporto del WAS - Waste Strategy, il think tank sulla gestione dei rifiuti e il riciclo. “Nella Ue a 28 raggiungere l’obiettivo del 50% di riciclo significa creare 875mila posti di lavoro. “Solo con il riciclo degli imballaggi risparmiamo 2,2 miliardi di euro di energia”.

Fonte: La Repubblica

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