ACQUA: A BRUXELLES LANCIO CARTA ETICA, ORO BLU DI TUTTI

L’acqua e’ un patrimonio comune, il cui accesso deve essere garantito a tutti. Questo il filo rosso di un manifesto per l’uso sostenibile dell’oro blu sul Pianeta, lanciato recentemente a Bruxelles da Cipsi-solidarieta’ e cooperazione (coordinamento nazionale di 45 organizzazioni non governative), Comitato italiano per il contratto mondiale sull’ acqua e Centro di volontariato internazionale (Cevi), nel corso di un seminario al Parlamento europeo. ”Le indicazioni contenute nel documento - ha spiegato Guido Barbera, presidente di Cipsi - sottolineano con urgenza la necessita’ di un uso sostenibile di quello che deve essere considerato il bene piu’ prezioso del Pianeta. Mentre oggi nel mondo il 12% della popolazione usa e spreca l’85% delle risorse idriche, l’accesso partecipato all’acqua puo’ infatti contribuire al rafforzamento della solidarieta’ fra i popoli, le comunita’, i Paesi”. Tra i principi della ”Carta etica dell’ acqua”, quello che la proprieta’, il governo e il controllo politico dell’acqua, in particolare della gestione e dei servizi idrici, devono restare pubblici. Per assicurare la disponibilita’ della risorsa, le collettivita’ locali, dai comuni allo Stato, devono assicurare gli investimenti necessari per garantire il diritto essenziale all’acqua potabile per tutti ed un suo uso sostenibile. Nel mondo, riferisce Cipsi, 1,6 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile, mentre in Italia si perdono 104 litri d’acqua per abitante al giorno. Ciascun italiano consuma 213 litri di acqua al giorno: 39% per la doccia, 20% per i sanitari, 12% per il bucato, 10% per le stoviglie, 6% in cucina, 6% per giardinaggio e lavaggi auto, 1% per bere e 6% per altri usi.
Fonte: Ansa.it

Tesoro: raddoppiano i fondi per il nucleare

Ammonta a 92.051.828.000 euro il Budget dello Stato, poco più di un miliardo in più rispetto al 2009 (+1,19%). E’ quanto risulta dal Budget per il 2010 “presentato” e diffuso oggi dalla Ragioneria Generale dello Stato.

L’amministrazione centrale che presenta i maggiori costi è il ministero dell’Istruzione, che con i suoi 43,9 miliardi di euro, assorbe quasi la metà (il 47,7% ) dell’intero budget statale. Ma la “missione” relativa all’istruzione scolastica, che va dall’istruzione prescolastica e scuola primaria fino ai corsi di formazione per il lavoro, in un anno ha perso quasi un miliardo di euro, passando dai 44,3 miliardi del 2009 ai 43,4 mld del Budget previsto per il 2010 (-2%). Al secondo posto, per costi, è la Difesa (19,9 miliardi che rappresentano il 21,6% del budget). Agli ultimi posti figurano invece il ministero dell’Ambiente (143 milioni) e il ministero dello Sviluppo economico (243 mln). Meno risorse al sistema dei trasporti e alle infrastrutture, aumento delle risorse invece per il comparto energia, con la voce per “nucleare, elettrico ed energie rinnovabili” che vede addirittura, dal 2009 e il 2010, quasi un raddoppio dei fondi a diposizione (+92,8%). Vedono un aumento degli stanziamenti (+31,1%) anche la ricerca e l’innovazione, la tutela della salute (+4,6%), la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (+3,4%). In calo la ‘posta’ a bilancio per le relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (-2,2%). Lo Stato tira poi la cinghia su tutte quelle spese che riguardano le stesse amministrazioni (-38,5%). Il costo del personale pubblico, tra retribuzioni e altre uscite, ammonta 79,9 miliardi di euro, con un’incidenza percentuale dell’86,83% sul totale dei costi delle amministrazioni centrali e del 16,86% sul totale generale dello Stato. Rispetto agli 80,1 miliardi di euro del budget 2009, le spese complessive per il personale mostrano un lieve calo. A fare la parte del leone si confermano le strutture che fanno capo al ministero dell’Istruzione: nel 2010 il personale di questo ministero assorbirà risorse per 42,9 miliardi, più della metà del totale delle amministrazioni centrali dello Stato (53,7%).

Fonte: Ansa .it

Ecco il pollo per vegetariani

Creato il “pollo” di soia: dietetico, anticolesterolo
Ecco il pollo per vegetarianiUn pollo non è fatto di carne e ossa? Be’, in genere sì. E trattandosi di un animale, non è adatto a una dieta vegetariana. E poi, come per alcuni alimenti a base di proteine animali, potrebbe anche incidere negativamente su alcuni aspetti della salute, specialmente in soggetti predisposti.Per ovviare a questi problemi, gli scienziati americani dell’Università del Missouri si sono inventati il “pollo di soia”. Un prodotto che alla fine della lavorazione si presenta molto simile al suo “cugino” di carne, ma che avrebbe per converso effetti benefici sul colesterolo e la salute delle ossa.

Gli ingegneri del College of Agriculture, Food and Natural Resources e del College of Engineering hanno estratto le proteine dalla farina di soia che hanno poi fatto passare attraverso un macchinario apposito che prevede la cottura, l’estrusione in acqua e un esposizione a calore e pressione.
«I primi test hanno fornito alcune strutture fibrose per il prodotto finale, ma si sapeva più di tacchino. Al fine di realizzare un prodotto più realistico, abbiamo dovuto modificare il processo e aggiungere fibre extra per dare una sensazione di soia filante, simili alle fibre grossolane del pollo», ha dichiarato il dr. Fu-Hung Hsieh che ha coordinato il processo.Questo prodotto, hanno sottolineato i ricercatori, è diverso dagli altri prodotti a base di soia in quanto è costituito per il 75% da base umida ed è proprio questa elevata umidità che rende l’alimento molto simile al pollo vero.
Lo studio, pubblicato sulle riviste Journal of Food and Agricultural Chemistry, Journal of Food Science, e Journal of the American Oil Chemists’ Society, si fa forte di precedenti ricerche che affermano come la soia sia un alimento utile nella prevenzione del tumore al colon-retto, del cancro alla prostata, e per mantenere sane le ossa. In più la soia è una discreta fonte di acidi grassi essenziali, e priva di colesterolo.
Le premesse dietetiche sembrano buone, ma il gusto? Be’, in questo caso prima bisognerebbe assaggiarlo…
(lm&sdp)

Fonte. La Stampa

Anche l’Enea ‘s’illumina di meno’

Il 12 febbraio anche un gruppo di giovani ricercatori Enea seguiranno come tedofori il percorso per le strade di Roma della “Torcia fotovoltaica”, mentre l’Agenzia darà vita ad una serie di impegni ‘anti-spreco’ per tutti i sui Centri di Ricerca sul territorio

(Rinnovabili.it) – Continua a fare il pieno di adesioni l’edizione 2010 “M’illumino di Meno – Meglio Sole che Male Illuminati”, la fortunata iniziativa lanciata dal programma di Radio2 Caterpillar per il 12 febbraio. A contribuire all’evento anche l’Enea che in qualità di Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile non poteva non dare un contributo importante come quello promesso di una serie di azioni per la riduzione dei consumi energetici. Gli interventi, messi in atto negli 11 Centri di Ricerca, coinvolgeranno i dipendenti in prima persona, invitati a piccoli impegni per evitare gli sprechi energetici quali: lasciare chiuse porte e finestre per non disperdere calore o spegnere gli standby delle apparecchiature elettroniche. Nessuno dispendio anche a livello di gestione che per l’occasione prevede di servire nelle mense “pasti a km 0”, dunque con prodotti della filiera locale che abbiano viaggiato il meno possibile sul territorio, e programmando la riduzione della temperatura degli impianti di riscaldamento di un grado e lo spegnimento prima della fine dell’orario di lavoro.
Come già annunciato il 12 febbraio sarà per l’agenzia anche il giorno di presentazione di KiloWàttene, il software realizzato con il Comune di Bologna per effettuare un’analisi dei consumi elettrici domestici in maniera interattiva attraverso il confronto della bolletta reale e cercando di valutare accuratamente il contributo dei vari dispositivi in base alle loro caratteristiche.
E rivolta al pubblico è anche la scelta di fornire opuscoli informativi che forniscano consigli per un uso più efficiente dell’energia nelle abitazioni da scaricare direttamente dal sito internet di Enea.

Via la foresta, largo alle piante per biocarburanti, ma la CO2 non cala

Meno alberi, più CO2, anche se la deforestazione serve a far spazio a campi per coltivare soia e canna da zucchero, con i quali realizzare biocarburanti che emettono un po’ meno anidride carbonica di quelli tradizionalii

(Rinnovabili.it) – “E’ la somma che fa il totale”. Lo diceva anni fa Totò e ancora oggi ha ragione. Questa volta parliamo del ciclo di produzione di biocarburanti. Dalla creazione dello spazio necessario (deforestazione), alla coltivazione di piantagioni da cui estrarre biocarburanti, all’utilizzo di questi da parte di automobili che poi producono emissioni meno ricche di CO2 dei carburanti tradizionali.
Ma il risparmio di CO2 che si ottiene con questo processo è minore o maggiore della quantità di CO2 che assorbivano tutti gli alberi che sono stati tagliati per far spazio alle piantagioni di vegetali che permettono di produrre biocarburanti?
Sembrerebbe di no. E allora tutto questo processo a che serve? Evidentemente le tecnologie eco-compatibili non sempre lo sono davvero.
Lo afferma uno studio tedesco pubblicato da Pnas, che conferma la già cattiva nomea di bioetanolo e biodiesel. Infatti, secondo una simulazione effettuata in ambito foresta amazzonica, il saldo del processo sopra descritto è negativo nella produzione di CO2, con un recupero previsto in addirittura oltre 200 anni.
Secondo la ricerca, che si è avvalsa di un modello matematico, sulle previsioni di crescita in Brasile delle coltivazioni per biocarburanti, si perderebbero quasi 120mila kmq. di foresta per far spazio alle coltivazioni di soia per il biodiesel e canna da zucchero per il bioetanolo. Tra la riduzione della CO2 con l’uso dei carburanti verdi e il mancato assorbimento della stessa, a causa della riduzione del polmone verde della Terra, gli scienziati hanno scoperto che il saldo é molto negativo. Per cominciare a risparmiare gas serra con questo sistema occorrerebbe attendere oltre duecento anni.
“Invece di sottrarre spazio alla foresta – conclude lo studio, la cui prima firma è di David Lapola dell’Università tedesca di Kassel – bisognerebbe aumentare la resa delle coltivazioni già esistenti, e utilizzare l’olio di palma, che ha una maggiore efficienza energetica, invece degli altri prodotti”.

Caccia no limits: atto secondo

Caccia no limits, atto secondo. Giovedì approda alla Camera il testo votato dal Senato per far saltare i paletti di inizio e fine della stagione venatoria. E per il 9 marzo a Roma è attesa la manifestazione organizzata dalla Confavi, l’ala più oltranzista dei cacciatori. Alla vigilia del voto per le regionali, la tensione continua così a salire. Non è difficile prevedere che, a meno di un colpo di freno da parte del governo, il fragile equilibrio che resiste dall’approvazione della legge quadro del 1992 andrà in pezzi sottoponendo il paese a nuove tensioni ed esponendoci a una pesante ammenda in sede europea: sarebbe difficile sfuggire alle sanzioni se veramente, a fronte di un preciso atto di accusa nei confronti dell’Italia da parte di Bruxelles per eccesso di deroghe sulla caccia, il Parlamento italiano rispondesse con un atto di aperta sfida facendo delle deroghe la norma e dando la possibilità a ogni Regione di costruirsi calendari su misura.
Non è comunque detto che l’intensificazione dei conflitti sia inevitabile. Due ministri (Stefania Prestigiacomo, responsabile dell’Ambiente e Michela Brambilla, responsabile del Turismo) hanno chiesto alla Camera di bocciare la deregulation della caccia. E lo stesso ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, sente crescere le difficoltà nel sostenere una legge che aumenta il contenzioso che andrebbe sanato.
Anche la cronaca, oltre tutto, ci ricorda le contraddizioni di una scelta italiana che guarda a senso unico a quello che succede negli altri paesi europei. Ieri è morto, trapassato alla schiena da un colpo di fucile sparato da un amico, Giuseppe Orlando, erede del conte Ugolino della Gherardesca. Gli incidenti, anche mortali, capitano in tutte le attività ma certo è difficile sfuggire alle polemiche sulla sicurezza quando, invece di offrire garanzie crescenti, c’è chi in Parlamento propone di mettere una doppietta in mano a un ragazzo di 16 anni. Inoltre quest’ultimo incidente è avvenuto a stagione venatoria conclusa, in una battuta selettiva di caccia al cinghiale nella tenuta dei della Gherardesca, a sud di Livorno. La caccia nelle grandi proprietà privata è la modalità prevalente in Europa e su questa scelta poggiano calendari e abitudini diversi dai nostri.
Nell’articolo firmato da Ettore Zanon e Silvano Toso su “Sentieri di caccia”, agosto 2009, si elenca il numero delle specie cacciabili secondo la direttiva 400/79 nei paesi dell’Unione europea: l’Italia, con 19 specie, è al quinto posto, preceduta solo da Grecia (20), Svezia (22), Danimarca (32), Francia (38). La lista è dunque lunga, ma il calendario uguale in tutte le regioni e il legame del cacciatore con il territorio finora hanno moderato la pressione venatoria.
Far saltare questi paletti invocando paragoni con quello che succede in altri paesi non tiene conto del fatto che in Italia si caccia sul terreno di tutti, non in tenute in cui si entra a pagamento. La differenza, come ricorda il testo citato, è evidente: «nei paesi anglosassoni la proprietà della selvaggina e il diritto di caccia sono inscindibilmente legati alla proprietà del fondo» e anche in Germania e Austria, dove la legislazione è fortemente decentrata, «la proprietà della selvaggina e il diritto di caccia sono pertinenti alla proprietà del fondo».
Insomma in Europa prevale un’impostazione privatistica della caccia, con costi mediamente molto più elevati di quelli che si sostengono da noi; in Italia per cinque mesi all’anno le doppiette hanno accesso a buona parte del territorio, compreso quello privato non recintato. E’ un equilibrio che già oggi,  secondo i sondaggi, lascia insoddisfatta la maggioranza degli italiani che nutre scarsa simpatia per chi ha bisogno di uccidere per ritrovare l’empatia con la natura. Forzare ulteriormente la situazione porterà, con ogni probabilità, a una lunga stagione di conflitti. Anche con l’Europa.

Fonte: La Repubblica

Messina: frana sulla strada provinciale 143, un migliaio le persone isolate

Una vasta frana ha provocato uno smottamento della Provinciale 143 nel messinese, che collega Brolo a 5 frazioni collinari del versante orientale della Sicilia. Un migliaio le persone isolate, mentre si tenta di trasferire gli studenti in modo da consentir loro di fare ritorno nelle rispettive case. Sul posto si trovano gli amministratori della zona ed i tecnici della provincia. (Fonte: Ansa)

 

San Valentino? Meglio con il cane

San Valentino? Non c’è niente di meglio che passarlo di fronte a un romantico orizzonte, sgranocchiando biscotti insieme al proprio cane. Oppure stando sdraiati a letto a farsi massaggiare la schiena da quel coccolone di gatto. O ancora meditando sul significato della vita davanti alla boccia che contiene l’amato pesciolino rosso. Va bene insomma qualsiasi cosa, purché venga fatta in compagnia del proprio animale domestico. E, soprattutto, lontano dal partner.

IL SONDAGGIO - Almeno così la pensa una persona su cinque, secondo un sondaggio internazionale condotto da Reuters/Ipsos su 24mila adulti in 23 diversi Paesi. I risultati sono un duro colpo per Cupido. Invece di trascorrere la festa degli innamorati con la propria metà del cielo, un quinto degli intervistati preferirebbe starsene in compagnia dell’animale di casa. I più determinati in questo senso sono i giovani sotto i 35 anni, non particolarmente benestanti: il 25 per cento sceglie senza esitazioni di stare con Fido o Virgola. Nella fascia d’età tra i 35 e i 54 anni la percentuale si abbassa invece al 18. Mano a mano che passano gli anni, dunque, sembra riaffiorare il desiderio di festeggiare il 14 febbraio con il partner.

TURCHI E FRANCESI – Quella per il proprio amico a quattro zampe è una predilezione che non conosce particolari differenze di genere o di nazionalità, anche se certo spiccano alcuni popoli rispetto ad altri. I turchi, ad esempio, a San Valentino non vogliono vedere il partner neanche in cartolina: ben il 49% ha risposto di preferire l’animale. Stesso discorso per gli indiani (41 per cento) e i giapponesi (30 per cento). Gli unici che mostrano un po’ di interesse per la festa degli innamorati sono, manco a dirlo, i francesi: solo il 10 per cento vorrebbe passarla sbaciucchiandosi il cane. Se avete un partner d’Oltralpe dunque, sapete cosa fare la prossima domenica. In caso contrario, altro che rose e cioccolatini: crocchette a gogò.

Carola Frediani

Smog, i valori del Pm10 ancora alle stelle

A Milano l’inquinamento è tornato nuovamente sopra la soglia d’allarme dopo la tregua concessa sabato. Ieri le centraline dell’Arpa hanno rilevato nell’aria del capoluogo lombardo concentrazioni di Pm10 oscillanti tra un minimo di 74 e un massimo di 104: valori che sono quasi il doppio rispetto a quelli registrati appena 24 ore prima e che fanno salire a 29 i giorni di sforamento dei limiti europei (50 microgrammi per metrocubo) dall’inizio dell’anno. In fatto di smog domenica Milano ha guadagnato la maglia nera tra le città della Lombardia, che in larga parte sono riuscite invece a mantenere le concentrazioni di polveri sottili sotto il livello di guardia. I capoluoghi di provincia che hanno sforato ieri il tetto di tolleranza sono stati soltanto Monza (57), Como (51), Cremona (56) e Lodi (65).

Nucleare: Di Pietro inizia la raccolta di firme per il referendum

Antonio Di Pietro spinge l’acceleratore per il referendum contro l’energia nucleare, tanto da aver iniziato la raccolta delle firme proprio nei saloni dell’hotel che ospita il primo congresso Idv.

Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro

 

E lo fa non senza ironie verso «qualche attempato ambientalista che dice che il referendum non si deve fare perchè sennò si rischia di perdere». «Bene, è la stessa logica di uno – prosegue scatenando l’ilarità dei delegati – che dica che se ti stanno per sparare mentre sei davanti a una finestra è inutile che ti butti di sotto, perchè potresti farti male. E così… stai sicuro che ti sparano e ti ammazzano». È lo stesso leader Idv a fornire la lettura politica della sua metafora: «Tradotto – spiega infatti – vuol dire che c’è un solo modo per fermare queste cose. Perchè se vogliono costruirle, le centrali nucleari le fanno ma se tu non le vuoi, l’unico modo che hai per opporti è quello di fare un referendum».

Ma Legambiente insiste: scelta inopportuna

“Il ritorno al nucleare in Italia è questione troppo seria per farne mero strumento di propaganda politico-elettorale di un partito” dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, durante la riunione del direttivo nazionale dell’associazione, in corso a Roma. “Le associazioni ambientaliste, che non sono convertite dell’ultima ora, Legambiente in primis, ritengono che oggi ci siano molti strumenti più efficaci per battere il nucleare _ sottolinea _ la battaglia contro il ritorno dell’atomo si può vincere, se nessuno tenta fughe in avanti e si costruisce un movimento forte e trasversale. Dunque, “capiamo perfettamente l’intenzione di Di Pietro, neofita dell’antinucleare, di stare in piazza per raccogliere le firme contro l’ipotesi di nuovi impianti, capiamo meno l’irresponsabilità a lanciare, in assoluta chiusura autoreferenziale, un referendum senza porsi il problema di vincerlo allargando le alleanze e facendolo nei tempi adatti”.

Fonte: Ecquo

Sostieni Pianeta Verde effettuando
una donazione di 1 €
con il tuo cellulare

BUY NOW!