#Salvaiciclisti, incontri in tutta Italia “Domenica sera davanti ai municipi”

#Salvaiciclisti, incontri in tutta Italia "Domenica sera davanti ai municipi"

Una sostenitrice del movimento #salvaciclisti durantela manifestazione del 28/04 (foto di Ceraulo Marcello) 

Dopo la grande bicifestazione nazionale del 28 aprile ai Fori Imperiali, che ha portato a Roma decine di migliaia di persone da tutta Italia per chiedere “città a misura di bicicletta”, continuano le iniziative promosse dal movimento #Salvaiciclisti a favore della ciclabilità urbana. La data del prossimo appuntamento, come annunciano i cicloattivisti, è già segnata sul calendario: “Domenica 20 maggio alle 21 ci daremo appuntamento davanti ai municipi di tutte le città d’Italia, per conoscerci e iniziare un percorso comune”. Intanto, dopo la lettera di sostegno del presidente del Consiglio Mario Monti, il movimento #Salvaiciclisti incassa anche il plauso dell’Ecf (European cyclists’s federation), la federazione dei ciclisti europei che raduna tutte le associazioni che si occupano di ciclabilità in Europa.

“Il 2012 - scrive l’Ecf - sta prendendo forma come l’anno della bicicletta per l’Italia e adesso la campagna ha un nuovo alleato: il primo ministro”. In un articolo pubblicato sul sito della federazione si sottolinea la grande portata e l’accelerazione continua della campagna italiana rispetto a quella inglese, che ha offerto lo spunto agli attivisti per chiedere strade più sicure per i cittadini che scelgono di spostarsi in bici: “La campagna in Gran Bretagna è forte, ma in Italia è pazzesca e potrebbe aver già eclissato la campagna sorella britannica”.

La prima uscita pubblica del movimento #Salvaiciclisti a Roma - che grazie al web ha fatto il

giro del mondo - è stata solo la tappa iniziale del lungo percorso per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e della politica sui temi della mobilità dolce: “La bicifestazione - dichiarano gli organizzatori - ci ha riempito di voglia di fare e di coraggio per cambiare le cose: però dopo il 28 aprile molti di noi hanno provato un forte senso di isolamento e di impotenza a livello locale dove gli alleati sono pochi e la sensazione di essere da soli a lottare contro i mulini a vento è particolarmente marcata”.

Il movimento nato sul web ora è uscito dalla Rete e vuole continuare a scendere in strada per rivendicare nuovi spazi per la ciclabilità, dimostrando di essere un insieme fatto di persone in carne e ossa pronte a impegnarsi per avere città più vivibili e non un effimero fenomeno digitale. Dopo la bicifestazione la campagna #Salvaiciclisti si sta diffondendo in modo capillare da Nord a Sud e le istanze dei cittadini che pedalano nelle strade - già presenti in Parlamento con due disegni di legge - difficilmente potranno essere ignorate dagli amministratori locali.

“L’Italia cambia strada”: più che un motto, un obiettivo programmatico. “Come abbiamo dimostrato fino a questo momento - sostengono i cicloattivisti - l’unione fa la forza ed è per questo che se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo lavorare insieme, soprattutto sul territorio. Perché ormai abbiamo capito che non possiamo lasciare tutto nelle mani di sindaci e assessori che, in molti casi, conoscono la bicicletta solo per sentito dire”.

Il movimento sviluppatosi attraverso i social network è formato da migliaia di persone che, nella maggior parte dei casi, ancora si conoscono solo “virtualmente” attraverso il nickname di Twitter o il profilo Facebook: l’appuntamento di domenica 20 maggio rappresenterà dunque, per molti, l’occasione di conoscersi “dal vivo”, guardarsi in faccia e decidere insieme che cosa fare per continuare la campagna #Salvaiciclisti nel territorio del proprio comune di appartenenza.

Per migliorare la mobilità urbana e salvaguardare l’incolumità di ciclisti e pedoni - gli utenti fragili della strada - i gruppi locali evidenzieranno le criticità e solleciteranno le amministrazioni a intervenire: modificando la segnaletica di un incrocio pericoloso, prevedendo percorsi ciclopedonali in centro e mettendo in sicurezza le piste ciclabili esistenti. Intanto sul portale www. salvaiciclisti. it è già disponibile un manuale di “ciclocospirazione” per gli attivisti delle due ruote: un ebook scaricabile gratuitamente che contiene le linee guida per preparare “incursioni ciclabili” sul territorio. Un agile vademecum per pianificare azioni concrete e dal forte impatto mediatico, per continuare a promuovere la ciclabilità urbana e mantenere viva l’attenzione sulla campagna #Salvaiciclisti.

Una domenica nella natura con la giornata delle oasi Wwf

Una domenica nella natura con la giornata delle oasi Wwf

(ansa)

Una domenica dedicata alla natura e al paesaggio. Per la Giornata nazionale delle Oasi, in programma domani 20 maggio, ingresso libero alle 118 aree protette del Wwf in tutta Italia, insieme alle 27 riserve del Corpo Forestale dello Stato. Sarà possibile così visitare gratuitamente questo patrimonio di habitat e biodiversità, dalle Alpi alla Sicilia.

Le Oasi del Wwf rappresentano il più grande sistema di aree protette d’Europa e coprono in totale un’estensione di 37 mila ettari. Ogni anno sono visitate da circa 400 mila persone, in particolare giovani e studenti. La gestione costa  oltre tre milioni di euro, provenienti da enti pubblici, aziende, contributi e donazioni di privati, investimenti della stessa associazione.

L’edizione 2012 della Giornata nazionale (il programma completo, regione per regione, è pubblicato sul sito www.wwf.it 1) si propone di raccogliere fondi per realizzare in particolare tre obiettivi concreti. Il primo è la costituzione di una nuova Oasi ad Arbus, in Sardegna, un paradiso naturale di dune sabbiose e macchia mediterranea, minacciato dal taglio dei ginepri secolari e dall’attraversamento dei fuoristrada. Poi, la bonifica della’incantevole spiaggia che costeggia la Riserva naturale Le Cesine, nel Salento (Puglia), dove i rifiuti trasportati dal mare e mai rimossi hanno praticamente ricoperto la sabbia con uno strato di plastica, danneggiando la vegetazione e gli animali. E infine, il terzo obiettivo è quello di riforestare

e riqualificare le zone umide dell’Oasi Golena di Panarella in Veneto, sul Delta del Po, che d’inverno ospita oltre centomila uccelli migratori.

Si possono donare 2 euro inviando un sms o chiamando il numero 45503 oppure, fino al 26 maggio, presso gli sportelli UniCredit

Fonte: repubblica.it

Non esistono più, ma le paghiamo ancora 150 milioni l’anno alle Comunità montane

Non esistono più, ma le paghiamo ancora  150 milioni l'anno alle Comunità montane

Questi enti dovevano valorizzare il territorio, ma nel 2008 si è deciso di azzere i fondi a loro destinati. Basilicata, Liguria, Molise, Puglia e Toscana li hanno soppressi. Piemonte, Lazio e Campania hanno votato leggi per la loro trasformazione in unioni di Comuni. Erano 356 e sono diventati 72. In realtà ne restano più di cento ancora in vita: veri e propri “stipendifici” di dipendenti che non lavorano

ROMA - Ogni giorno timbrano il cartellino anche se, sulla carta, l’ente per il quale lavorano non esiste da tre anni. Tanto è trascorso da quando in Puglia sono state soppresse le Comunità montane sull’onda del clamore mediatico che aveva travolto l’ente «senza montagna» delle Murge, che comprendeva il Comune di Pelagiano, provincia di Taranto, 39 metri sul livello del mare. Ma proprio questa Comunità che aveva fatto gridare allo scandalo è ancora lì in piedi, anche se formalmente chiusa. È vero, non c’è più un consiglio d’amministrazione che garantisce gettoni d’oro a sindaci e assessori, ma dal 2010 la Regione pugliese paga un commissario liquidatore con indennità pari a oltre 20 mila euro l’anno e due dipendenti.

La Comunità delle Murge è il simbolo di come la furia moralizzatrice e la corsa a tagliare gli enti montani si sia trasformata in un grande spreco che vede oggi le Regioni continuare a spendere 150 milioni di euro per gli stipendi di 4.500 dipendenti e altri 162 milioni per 7.500 forestali: il tutto per svolgere pochi servizi, o nessuno, causa assenza di fondi per investimenti. Un paradosso nato dal fatto che da un lato lo Stato ha azzerato i trasferimenti a questi organismi e, dall’altro, le Regioni si sono affrettate a sopprimere le Comunità senza però trovare una soluzione per i lavoratori. Risultato? Si pagano solo stipendi e si scopre che le Comunità continuano a spendere 14,9 milioni di euro all’anno in consulenze, mentre i boschi rimangono abbandonati perché mancano i soldi per la loro manutenzione. «Un assurdo, da anni chiediamo una riorganizzazione omogenea del sistema in tutto il Paese, che trasformi le Comunità in unioni di Comuni in modo da poter dare indipendenza economica a questi enti e ottenere veri risparmi mettendo insieme servizi», dice Enrico Borghi, presidente della commissione della montagna dell’Anci.

In Italia attualmente vige il caos, con alcune Regioni che hanno chiuso formalmente questi enti e altri che li mantengono in vita per fare anche la riscossione dei tributi: come nel Cadore, dove il Comune Calanzo ha deciso di togliere questo servizio a Equitalia per affidarlo alla Comunità di Valbelluna. Ma quante sono le Comunità rimaste in vita? Quanto costano? Cosa fanno?
Le Comunità in liquidazione Molte Regioni come Basilicata, Liguria, Molise, Puglia e Toscana, hanno soppresso le Comunità e altre Regioni hanno votato leggi per la loro trasformazione in unioni di Comuni, come Piemonte, Lazio e Campania. Formalmente ne rimangono in piedi solo 72 sulle 300 attive nel 2008, in gran parte concentrate in Valle d’Aosta (8), Trentino Alto Adige (23), Lombardia (23), Veneto (19), Emilia Romagna (10), Marche (9). In realtà, considerando quelle in liquidazione, sono ancora 201 gli enti in piedi con in carico i dipendenti, ma senza un euro per svolgere servizi. Situazione, questa, che sta diventano allarmante soprattutto al Sud, con le Regioni che di fatto versano, quando lo versano, lo stretto necessario a pagare i lavoratori e in più garantiscono parcelle d’oro a una pletora di commissari liquidatori: «Diciamo che quando c’eravamo noi politici nei consigli d’amministrazione si gridava allo scandalo, oggi ci sono i burocrati e nessuno dice nulla», sottolinea Borghi.

Ma quanti sono questi enti fantasma e quali i costi affrontati per la loro liquidazione? Simbolo di quanto sta accadendo è la Comunità delle Murge, che comprende il Comune di Palagiano, a meno di 40 metri dal livello del mare. La Puglia ha chiuso questa Comunità nel 2008. A tre anni di distanza, però, l’ente è ancora lì, con un liquidatore e due dipendenti: «Ci hanno chiuso ma solo formalmente, perché noi veniamo ancora a lavorare in attesa di essere trasferiti da qualche parte», dice un funzionario. Già, ma la Provincia non li vuole, e nemmeno i Comuni che non hanno i fondi per pagare i loro stipendi. Stesso discorso avviene in Molise, con le sei Comunità soppresse di cui cinque però ancora in liquidazione perché non si riesce a pagare i creditori. Nel frattempo la Regione ha appena erogato 5 milioni di euro per pagare gli stipendi: «Ovviamente — ha detto l’assessore agli Enti locali Antonio Chieffo all’indomani dello stanziamento — quello del pagamento degli stipendi ai dipendenti è soltanto un aspetto. Nei prossimi mesi auspichiamo un’immediata collocazione di tutto il personale». Ma in Italia si sa: nulla è più duraturo del provvisorio.

Anche in Campania la situazione è identica, con la Regione che versa alle Comunità i fondi necessari a pagare solo i 677 stipendi, e il discorso non cambia in Calabria dove le 20 Comunità mantengono 516 persone o in Umbria. Certo, c’è da chiedersi come mai in queste Regioni gli addetti siano di più che in Lombardia (390) o in Veneto (183) ma tant’è, questo personale è ormai sul groppone anche se nessuno lo vuole. Al Sud si aggiunge poi un altro paradosso: che le Comunità oltre a mantenere i dipendenti, debbano garantire le giornate lavorative a un esercito di forestali, anche qui senza sapere bene come impiegarli visto che non ci sono fondi per realizzare progetti sulla tutela dei boschi: tanto per fare un esempio, in Piemonte i forestali sono appena 532, in Campania 4.500 anche se il record appartiene alla Sicilia con 30 mila addetti (quasi la metà di tutto il resto del Paese). Ma nell’isola “virtuosa” sono in capo alla Regione e non esistono più le Comunità montane. Mentre al Sud le Comunità soppresse pagano ancora stipendi, al Nord alcune Regioni si sono rifiutate di abolirle: la Lombardia ha appena stanziato 50 milioni di euro per le sue 23 Comunità montane, che si aggiungono a Comuni, Province e Unione di Comuni, tanto per non farsi mancare nulla.

Fonte: La Repubblica

Nel “Bike to Work Day” si va a lavorare in bicicletta

Un giorno dedicato agli spostamenti in bici verso i luoghi di lavoro sta stimolando anche le aziende a incentivare l’acquisto e l’utilizzo di mezzi alternativi per i pendolari

(Rinnovabili.it) – Mancano  solo pochi giorni alla “Bike to Work week”, la settimana durante la quale viene promosso il pendolarismo su due ruote come scelta sostenibile per recarsi sul posto di lavoro, che quest’anno si svolgerà dal 28 maggio al 3 giugno. Evento che si festeggia ormai da anni, da quando cioè una piccola comunità di biker di Greater Victoria ha iniziato a promuovere gli spostamenti in bici. Ad oggi, ogni anno il terzo venerdì di maggio le comunità di ciclisti di Stati Uniti e Canada festeggiano l’evento andando a lavorare in bicicletta, mentre in Italia la manifestazione si è svolta lo scorso giovedì. Una passione, quella per le due ruote, che si sta trasformando anche in uno stile di vita, riconosciuto come metodo efficace di riduzione dell’impatto ambientale del settore trasporti. Durante la giornata le città aderenti oltre a promuovere l’utilizzo delle ruote supportano i biker mettendo a disposizione dei punti informativi e di ristoro. Anche le aziende partecipano all’evento fornendo parchi bici e posteggi sicuri e cercando di andare incontro alle esigenze del ciclista che, in caso di pioggia, può anche avere bisogno di cambiarsi d’abito o di piccole riparazioni al mezzo. Alcune società stanno anche pensando di fornire incentivi economici all’acquisto di biciclette e garantire un numero sufficiente di parcheggi sicuri per stimolare l’impiegato a inforcare una bici per recarsi a lavoro. IL CASO DI WASHINGTON Oggi si celebra in Virginia, nel Maryland e a Washington la Giornata del Bike to Work e la comunità di quelli che in gergo vengono “ciclomobilisti” è stata invitata a recarsi a lavoro utilizzando un mezzo di locomozione “pulito, divertente e sano”. 58 punti di ristoro e gadget sono stati offerti agli 11mila iscritti a che hanno partecipato all’evento  nella capitale USA.  

Voler bene all’Italia 2012

Domenica 3 giugno celebriamo la bellezza, la qualità culturale e le infinite potenzialità economiche dei piccoli comuni italiani. Regalatevi un weekend nei borghi più suggestivi.

Domenica 3 giugno torna Voler bene all’Italia, la Festa dei Piccoli Comuni, un consolidato appuntamento che si arricchisce quest’anno di una piacevole opportunità: scoprire e vivere in prima persona i luoghi e i borghi più belli grazie alla proposta, proprio per il weekend del 3 giugno, di alcuni pacchetti turistici pensati ad hoc per i visitatori della festa. Approfittate dell’occasione, i profumi di Umbria e Toscana insieme al blu profondo del mare siciliano vi aspettano. 

Tutte le informazioni su www.piccolagrandeitalia.it

Vuoi bene all’italia ma non puoi raggiungerci?
Partecipa comunque ai festeggiamenti con una piccola azione di solidarietà ricca di gusto! Prenotando uno dei mille cestini solidali si sostengono i produttori di qualità della Lunigiana e si finanzia la ricostruzione della biblioteca di Aulla che nella tragica alluvione dell’autunno scorso ha perso 40mila volumi. Prenota subito il tuo cestino.

Vinci il cestino solidale inviandoci lo scatto di un bacio davanti allo scorcio più bello d’Italia “Più Italia, più baci
Per chi è affezionato a un piccolo comune, per chi si vuole divertire, per chi gioca con i figli, per chi si ama, per chi vuole bene al proprio cane o al proprio asino, per chi ha voglia di partecipare vi invitiamo a inviarci i vostri scatti più belli per Voler Bene all’Italia!
Fino al 9 giugno
invia a pgi@legambiente.it la tua foto e concorri per la vincita un cestino solidale carico dei prodotti tipici della Lunigiana.
Aspettiamo le vostre immagini!

Fonte: Legambiente

Agroenergia, salvezza dei nostri campi

MILANO - Autosufficiente, multifunzionale e a zero-emissioni. Sarà questa in futuro la fotografia delle nostre fattorie. Mondi meno antichi e più sostenibili, dove campi, allevamenti e filiere producono energia verde. Traguardi possibili, visto che l’agricoltura italiana prepara il suo debutto nel mercato energetico. Con la presa di coscienza di giocare, all’interno del settore, un ruolo cruciale. Una consapevolezza che ha posto le basi per il primo accordo di collaborazione da cui potrebbe dipendere anche lo sviluppo delle energie alternative.

 

INTESA - Un patto d’intesa, firmato nei giorni scorsi a Roma da Enea (Agenzia nazionale per l’efficienza energetica) e Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), per coinvolgere il sistema agricolo e agroalimentare verso la produzione e l’utilizzo di energia pulita. Implementando le tecnologie per l’accumulo energetico e intervenendo su processi produttivi e risorse agricole. «L’agricoltura», afferma Carlo Alberto Campiotti, responsabile dell’unità efficienza energetica di Enea, «per quello che riguarda le rinnovabili è un settore pieno di potenzialità. Non solo per il risparmio, ma anche per la produzione vera e propria dell’energia».

AGROENERGIA – «In Italia», prosegue Campiotti, «questa è la prima volta che si tenta uno sviluppo sostenibile del settore agricolo in maniera totale. Con azioni pratiche che mirano alla riduzione delle emissioni e a valorizzare le fonti agro-energetiche». Uno sviluppo che passa dal recupero energetico dei residui zootecnici e vegetali, ma anche dalla diversificazione e dalla tracciabilità dei prodotti agroalimentari. E, tra i passi più importanti, la produzione di biogas. «In futuro», sottolinea Giuseppe Alonzo, commissario del Cra, «l’uso delle biomasse a fini energetici è il settore strategico su cui concentrare le attività di ricerca e sviluppo tecnologico. Il biogas agricolo, infatti, rappresenta per l’agricoltura la più grande opportunità di sostenibilità energetica ed economica. Ed è per questo motivo», afferma il professore, «che è necessario aiutare le aziende troppo piccole ad affrontare al meglio il mercato energetico. Incentivandone l’unione, ai fini di costruire impianti comuni per la produzione di metano».

CERTIFICATI BIANCHI – In più, a invogliare le aziende agricole alla trasformazione verde, non solo la produzione di biogas, ma anche l’introduzione di nuove certificazioni per semplificare l’accesso agli incentivi. «Sono molti i punti», puntualizza il responsabile di Enea, «su cui di dovrà intervenire per migliorare l’efficienza energetica del settore. Facilitando i protagonisti a investire in risparmio e innovazione». Tra gli aiuti, l’utilizzo per la prima volta nel settore dei cosiddetti certificati bianchi. Titoli d’efficienza energetica un tempo all’appannaggio esclusivo di industria ed edilizia. «Stiamo preparando», conclude Campiotti, «schede tecniche specifiche per il settore agricolo. In particolare, per l’uso della biomassa solida nel riscaldamento delle serre, per l’uso di biogas nelle imprese agricole, per la riduzione di energia nell’irrigazione e per l’impiego della bioplastica e dell’agricoltura organica».

FATTORIA A ZERO EMISSIONI – A tracciare la strada da seguire per ottenere i certificati bianchi, il primo prototipo di impresa agricola totalmente sostenibile. «Come esempio per le altre aziende», anticipa Alonzo, «abbiamo scelto un’impresa zootecnica di Monterotondo, in provincia di Roma. Si tratta di un allevamento di bovini già molto avanti sul fronte della sostenibilità. Un circolo quasi chiuso, visto che produce già in loco tutto il mangime necessario e utilizza gli escrementi per la produzione di biogas. E che presto verrà dotata di impianti fotovoltaici sui tetti delle stalle e di sistemi per il riciclo dell’acqua sanitaria. Infine», conclude il Commissario del Cra, «per renderla completamente a zero emissioni anche la possibilità di limitare l’anidride carbonica prodotta dalle coltivazioni. Per questo, stiamo inserendo nel suolo del biochar (carbone vegetale per arricchire i suoli, ndr), materiale che trattiene la CO2».

BIOENERGY – Centrale, del resto, il dibattito oramai aperto in tutto l’emisfero per l’utilizzo e lo sfruttamento delle energie naturali all’interno dell’agricoltura. Tra i prossimi, la tre giorni svedese prevista dal 29 al 31 maggio a Jönköping per la sesta edizione del World Bioenergy. Dove, tra escursioni nei campi e sessioni tematiche, si potranno vedere a 360 gradi tutti i possibili utilizzi delle biomasse. Anche grazie a uno dei maggiori eventi mondiali sul tema, il World Pellets 2012. Oppure, per seguire l’esempio delle campagne olandesi e scoprire come far fruttare al meglio l’utilizzo di biomasse, una buona occasione è non perdere ad Amsterdam (28-29 novembre) la seconda edizione di Bioenergy Commodity, una serie di eventi e conferenze per collocare in maniera redditizia l’energia verde sul mercato.

Carlotta Clerici

Fonte: corriere.it

Amore di mamma

Ma di baci saziami
Fotografia di Michael Nichols/National Geographic Stock

Una femmina di panda gigante può arrivare a nutrire il suo piccolo anche 14 volte al giorno, per 30 minuti alla volta.

Le immagini di questa galleria sono tratte dal libro  Mother’s Love, che racconta l’amore materno nel mondo animale attraverso una serie di ritratti di piccoli con le loro madri apparsi su National Geographic.

 

Amianto, Italia sotto assedio

Amianto, Italia sotto assedio ma le bonifiche vanno a rilento

Questa inchiesta è stata scelta con un sondaggio 1 dai lettori di Repubblica.it, come approfondimento ambientale del mese

Si trova nei tetti, lungo le rive dei fiumi, nei capannoni, nelle discariche abusive ai margini delle città, nelle fabbriche abbandonate. L’amianto è un killer silenzioso ma molto attivo: quando si disgrega le sue fibre sottilissime penetrano nei polmoni e producono un tumore che porta la firma di questo minerale assassino: mesotelioma pleurico. La sentenza del tribunale di Torino 2 ha chiarito le responsabilità, ma non ha potuto fermare la strage. In Francia si aspettano 100 mila morti nei prossimi 20 anni, in Italia si calcola che saranno 40 mila.

LA SENTENZA, VERSIONE INTEGRALE 3

Per ridurre le dimensioni di questa ecatombe, in centinaia di Comuni si sono formati gruppi di cittadini che hanno cominciato ad attivarsi per scongiurare la minaccia. In provincia di Pavia, sull’onda della battaglia contro la micidiale fabbrica di Broni, migliaia di persone si sono mobilitate contro lo stillicidio delle minidiscariche contenenti amianto.

Ad Arezzo,

racconta Donato Marmorini, una delle guardie del Wwf, “nel 2010 abbiamo trovato una cinquantina di pannelli di Eternit accatastati all’aperto, esposti all’azione del vento e delle piogge, nello stabilimento di un’impresa edile fallita: dopo due anni quelle lastre stanno sempre lì”.

Ripulendo il corso del Volturno sempre il Wwf due anni fa ha trovato 70 discariche abusive lungo la riva del fiume, tra Capua e la foce: la metà conteneva amianto. Anche qui stesso iter di Arezzo, regolare denuncia e nuovo recente controllo sul campo. Risultato: non solo il vecchio amianto non era stato tolto ma se ne era aggiunto di nuovo.

Situazione drammatica anche in Sicilia dove Davide Brambina, l’avvocato dell’Associazione esposti amianto al processo Fincantieri, ricorda che l’asbesto è una minaccia moltiplicata da migliaia di punti di esposizione: tutti quelli in  cui l’eternit è ancora presente sotto forma di elemento isolante nelle case, nei convogli, nei manufatti.

A 18 anni dalla legge del 1992 che lo metteva al bando, l’amianto è infatti ancora molto diffuso in Italia: 32 milioni di tonnellate di materiale contaminato sono sparsi per il paese. E l’impatto sanitario sulla popolazione è pesante: ogni anno si registrano tra 2 mila e 4 mila morti a causa dell’esposizione professionale, ambientale e domestica.

La legge che ha vietato l’uso dell’amianto prevedeva che entro 180 giorni dall’entrata in vigore della norma tutte le Regioni si dotassero di un piano di censimento, bonifica e smaltimento dei materiali contaminati. Ma, come testimonia un dossier preparato da Legambiente, le bonifiche sono in forte ritardo. In alcune regioni il piano non è operativo, in altre il censimento è ancora in corso. Per la Campania, anche se concluso, non sono stati indicati i risultati.

Dunque le informazioni sono scarse e, anche là dove il lavoro di indagine è apparentemente terminato, i dati, per ammissione delle stesse Regioni, sono parziali o basati su auto notifica. Sommando queste informazioni parziali, risultano 50 mila edifici pubblici e privati da bonificare. Ma è probabile - osserva Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - che i dati siano sottostimati. “Sembra incredibile, ma sull’amianto non c’è ancora abbastanza informazione e questa carenza moltiplica le vittime”, ha precisato Fiorella Belpoggi, direttore del Centro ricerca sul cancro Cesare Maltoni, al Green Social Festival organizzato dal Comune di Bologna.

“Basta pensare che a livello globale in più di due paesi su tre si può ancora vendere e comprare amianto. In Italia ogni anno all’Inail vengono presentate domande per 2 mila casi di tumore legato a esposizione professionale, ma si calcola che ci siano ben 16 mila morti l’anno per tumori legati a motivi di lavoro: la differenza è data da coloro che si ammalano senza sapere il perché”.

“E’ uno schema che si ripete con drammatica puntualità: gli scienziati accumulano informazioni che dimostrano la pericolosità di certe sostanze e di certe lavorazioni e le industrie oppongono un muro di disinformazione per rallentare la presa di coscienza della minaccia”, spiega Felice Casson, il parlamentare del Pd che ha preparato una proposta di legge sull’amianto. E’ successo con il tabacco, con  il cloruro di vinile monomero, con l’amianto. Nel caso dell’amianto, anche se la sentenza della Cassazione sulla cancerogenicità è del 1962, il rischio era già noto dalla fine dell’Ottocento”.

I sospetti risalgono a oltre un secolo fa. La certezza giuridica a mezzo secolo fa. La risposta politica a 20 anni fa. Anche quando è stato impossibile far finta di nulla, cioè quando la magistratura ha definitivamente avallato il verdetto della scienza, il Parlamento si è preso altri 30 anni prima di bandire ufficialmente l’amianto (1992). Un ritardo che costerà molte vittime.

Fonte: repubblica.it

Usiamo una Terra e mezzo ogni anno per il Wwf è emergenza consumi

Usiamo una Terra e mezzo ogni anno per il Wwf è emergenza consumi

(Ansa) (ansa)

È ALLARME consumi per il pianeta Terra. Ogni anno gli esseri umani consumano più risorse di quante se ne producano, ben un pianeta e mezzo. Negli ultimi 40 anni, poi, è andato perduto il 30% della biodiversità, con picchi del 60% nelle zone tropicali. 

Questi i risultati del ‘Living Planet Report’ 2012, rapporto sullo stato di salute della Terra del Wwf - in collaborazione con la Zoological Society di Londra, il Global Footprint Network e l’Agenzia Spaziale Europea - e diffuso in occasione del vertice mondiale sullo Sviluppo Sostenibile ‘Rio+20′, che si terrà a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno, e della Festa delle Oasi Wwf 2012, il prossimo 20 maggio.
 
Il rapporto ha analizzato l’impronta ecologica (l’indicatore che mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle) di 121 Paesi. Volto dell’edizione 2012 l’astronauta Andrè Kuipers, che si trova sulla Stazione Spaziale Internazionale. Kuipers ha raccontato il suo punto di vista: “Da qui riesco a vedere l’impronta dell’umanità, tra cui gli incendi delle foreste, l’inquinamento atmosferico e l’erosione del suolo e delle coste, le sfide che si riflettono in questa edizione del Living Planet Report”.

Il problema è che l’umanità vive al di sopra delle possibilità. Come spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, “stiamo utilizzando il 50% di più delle risorse che la Terra può produrre e se non cambieremo rotta il

numero crescerà rapidamente, entro il 2030 neanche due pianeti sarebbero sufficienti”. Le necessità del genere umano, infatti, sono già cresciute in modo esponenziale dal 1970 a oggi, passando da 30 miliardi di tonnellate a quasi 70.

La capacità di rigenerarsi degli ecosistemi di acqua dolce è diminuita del 37%, mentre solo un terzo dei fiumi più lunghi di 1.000 chilometri scorrono senza dighe sul letto principale. L’attività di pesca è aumentata di circa cinque volte in 50 anni, passando dai 19 agli 87 milioni di tonnellate. La deforestazione e il degrado forestale sono i responsabili di circa il 20% delle emissioni globali di CO2.

Gli Stati maglia nera nel consumo di risorse ambientali sono il Qatar, il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti. Seguiti al quarto posto dalla Danimarca e al quinto dagli Stati Uniti. Medaglia d’oro invece al Madagascar, piazzamento d’onore per lo Zimbabwe. L’Italia si è classificata trentaduesima. E il nostro paese ha il 50% delle coste a rischio erosione.

Ma la Terra si può ancora salvare. Cinque le mosse che il Wwf propone per invertire la tendenza:
- proteggere la biodiversità;
- produrre in maniera più efficente limitando lo spreco di energia;
- consumare in maniera intelligente;
- orientare i flussi finanziari verso progetti a supporto della conservazione e della gestione sostenibile degli ecosistemi;
- gestire equamente le risorse.
Un piano di lavoro volto a mettere il valore del capitale umano al centro dell’economia, dei modelli produttivi e degli stili di vita.

Fonte: repubblica.it

Vortici d’acqua in fondo al Mediterraneo

MILANO - In fondo al Mediterraneo si scandaglia nel buio per andare a caccia degli imprendibili neutrini, sempre più protagonist,i nel bene e nel male, della nuova fisica. Ma nel frattempo i sensibilissimi strumenti hanno scoperto qualcosa di inaspettato e misterioso nelle sue origini. Degli imponenti vortici d’acqua, delle lenticchie liquide estese dieci chilometri si muovono a tremila metri di profondità e, roteando, si spostano rapidi alla velocità di tre centimetri al secondo. Lo racconta sulla rivista scientifica Nature Communications Angelo Rubino dell’Università Ca’ Foscari di Venezia che insieme ad un gruppo di altri fisici dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) stanno indagando un mondo sconosciuto. Già in passato erano stati colti di sorpresa perché trovarono consistenti gruppi di cetacei, in particolare capodogli, dove non dovevano esserci. Ma ora la scoperta intriga di più perché il fenomeno osservato, che in un grande oceano può essere normale, nel piccolo bacino del Mare Nostrum non si capisce perché e come possa manifestarsi.

 

MISTERO - I fisici guardano laggiù nell’ambito dell’esperimento Nemo (Neutrino Mediterranean Observatory) volto a costruire sotto grandi strati d’acqua dei rilevatori capaci di catturare le effimere particelle, i neutrini appunto, che provenienti dalle profondità cosmiche attraversano impunemente la Terra senza che nessuno se ne accorga. A tal fine, nei fondali del Mare Ionio, a 3500 metri di profondità, sono stati collocati rilevatori di temperature e correnti i quali hanno individuato appunto lo scorrere inaspettato dei dischi acquosi. Da dove vengano per il momento nessun lo sa. Forse, dicono i ricercatori, ci sono delle cause locali o forse sono innescati da lontano, dal Mare Adriatico o dal Mar Egeo. Queste sono solo alcune ipotesi che sembrano emergere dalle simulazioni effettuate con i dati raccolti e che non sembrano regalare grandi certezze. La spiegazione, quindi, è ancora lontana. Nemo, che nel frattempo ha anche cambiato nome (ora si chiama KM3Net), prosegue nelle sue installazioni dopo le primi torri di prova che verificavano il sistema. L’esperimento europeo sui neutrini con Infn da guida sarà realizzato al largo di Capo Passero.

Giovanni Caprara

Fonte: corriere.it

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