La «mela di Eva» rischia l’estinzione

 

La Malus sieversii (Web)La Malus sieversii (Web)

MILANO - La mela del peccato con cui Eva tentò Adamo rischia di scomparire a causa dell’avidità umana. A darne notizia, durante una conferenza stampa, è stata l’associazione Alma, nata due anni fa per salvare la Malus sieversii - questo il nome latino della «mela di Eva» ossia del melo selvatico da cui si ritiene discendano tutte le varietà domestiche - che ha lanciato il suo appello per la salvaguardia di questa specie vegetale. Il frutto, che cresce in maniera spontanea nella regione di Almaty, nel sud-est del Kazakistan, sarebbe minacciato dall’urbanizzazione selvaggia e dalla deforestazione. Solo un cambiamento nel comportamento dell’uomo potrebbe assicurarne l’esistenza. 

RESISTE ALLE MALATTIE MA NON ALL’UOMO - La M. sieversii è un particolare tipo di mela che aveva fin qui fatto fronte agli assalti del progresso. Le sue caratteristiche genetiche le permettono infatti di resistere alle malattie, facendo a meno dei 35 pesticidi che «proteggono» le normali mele. Inoltre cresce su alberi molto belli, alti fino a 20-30 metri e larghi 2 e se il suo Dna venisse incrociato con quello di altre qualità contribuirebbe a renderle più sane. Del frutto esistono quasi 6 mila varietà e, diversamente da altre mele selvatiche, questa è grande e dolcissima. Per milioni di anni il pomo proibito è cresciuto indisturbato, reso così pregiato anche dal contribuito degli orsi che mangiandone e digerendone i semi permettevano ai germogli di attecchire a terra. Peccato che secondo Alma il 70 per cento di questi meli siano già stati devastati, rendendo la mela di Eva un frutto davvero raro da trovare.

Marta Serafini

Fonte: Corriere della Sera

Ucraina, lo sterminio dei randagi per Euro 2012

Cani uccisi con bocconi avvelenati a Kiev (foto A. Cisternino)Cani uccisi con bocconi avvelenati a Kiev (foto A. Cisternino)

MILANO - Cani e gatti randagi per le strade non sono un bel biglietto da visita per un Paese che si prepara ad accogliere un grande numero di visitatori e a finire sotto i riflettori delle tv di tutto il mondo in occasione di un evento sportivo di primo piano come gli Europei di calcio. Per questo - devono avere pensato le autorità ucraine - è indispensabile fare pulizia. E farlo nel più breve tempo possibile. In una realtà in cui il problema del randagismo non riguarda poche decine di casi e dove gli animali senza tetto si contano a migliaia, la soluzione individuata assomiglia molto ad una «soluzione finale»: sterminarne il più possibile e con qualunque mezzo a disposizione.

 

UN ITALIANO IN PRIMA LINEA - Il caso è stato denunciato più volte da gruppi e associazioni animaliste e lo scorso novembre era stata la stessa Uefa, di concerto con il ministero dell’ambiente ucraino, ad intervenire pubblicamente rendendosi disponibile a sostenere campagne di sterilizzazione di massa e la costruzione di canili dove ospitare i trovatelli. Ma nonostante le prese di posizione ufficiali, la situazione a Kiev e nelle altri principali città dell’Ucraina non è affatto migliorata e i cani continuano ad essere eliminati. Se la vicenda è balzata agli onori delle cronache internazionali lo si deve anche alle denunce di un fotografo italiano, Andrea Cisternino, che da Como si è trasferito due anni e mezzo fa a Kiev per amore e ora vive nella capitale assieme alla moglie. Attivista animalista da sempre, è entrato in contatto con i volontari locali che cercano di porre un freno alle uccisioni. E ha messo a disposizione il suo obiettivo per documentare quanto le sole parole non sono sufficienti a raccontare.

SPEDIZIONI NOTTURNE - «I randagi vengono sterminati soprattutto di notte - racconta il fotoreporter -, quando nessuno vede e nessuno può intervenire in difesa di quei poveri animali. Che vengono uccisi in modi orribili: quando va bene con un colpo di fucile alla testa, che li fa morire sul colpo. Ma più spesso la morte arriva fra atroci sofferenze, dopo avere ingerito carne avvelenata con topicida e arsenico o, come è accaduto in un caso accertato, per asfissia, dopo essere stati interrati ancora vivi, appena narcotizzati, in una fossa nel terreno, poi ricoperta di cemento». Hanno fatto scalpore le immagini, proposte anche da alcuni Tg, di forni crematori mobili da utilizzare alla bisogna nei quartieri in cui vengono segnalati i randagi. Di recente uno dei rifugi gestiti dai volontari ucraini per accogliere i randagi già sterilizzati è stato dato alle fiamme. «Le autorità ufficialmente negano un loro coinvolgimento e parlano di politiche di contenimento mediante ricoveri in rifugi e sterilizzazioni - spiega Cisternino -. Ma gli stanziamenti annunciati per le campagne di controllo delle nascite e per la costruzione dei canili non sono mai arrivati alle associazioni che si occupano degli animali di strada. Oppure sono arrivati in forma assolutamente insufficiente».

TERRORISMO MEDIATICO - In compenso, periodicamente vengono lanciate campagne mediatiche allarmistiche su possibili diffusioni di rabbia e altre malattie che sull’onda della paura spingono anche molti cittadini comuni a prendere parte ai rastrellamenti e alle uccisioni. Sul forum del sito vreditelyam.net (traducibile più o meno come «parassiti»), vengono dati consigli su come preparare le esche avvelenate. «Il caso della rabbia è pretestuoso - sottolinea Cisternino, diventato nel frattempo delegato dell’Oipa in Ucraina delegato a trattare con le autorità locali - serve per fare terrorismo mediatico, per indurre anche la popolazione a fare il lavoro sporco».

STRISCIONI NEGLI STADI - Nei mesi scorsi era stata lanciata una campagna web di boicottaggio di Euro2012. Ora un movimento animalista trasversale sta cercando di organizzare una campagna di sensibilizzazione da lanciare direttamente dagli spalti degli stadi. In Germania sono già stati esposti striscioni contro il silenzio della Uefa. Ed è allo studio una mobilitazione senza frontiere che porti a ripetere il gesto in contemporanea in tutti i Paesi più sensibili al richiamo del calcio, Italia in primis. «I tifosi italiani, espongano alle finestre striscioni con scritto “stop al massacro in Ucraina - è l’invito dell’Oipa - in modo da dare visibilità al problema e convincere le autorità ucraine a dialogare con gli animalisti».

DESAPARECIDOS - L’uccisione di cani e gatti randagi non è un fenomeno recente. Cisternino spiega che va avanti da vent’anni, ma che è dal 2010, con l’approssimarsi degli Europei, che le spedizioni sono cresciute a livello esponenziale: «A Kiev risultavano 12 mila randagi per le strade. Ora non se ne vedono praticamente più. E la stessa cosa è avvenuta a Leopoli, un’altra delle città dove si giocheranno le partite». Che fine hanno fatto, visto che nel frattempo non sono stati costruiti così tanti canili per accoglierli? La risposta, per gli animalisti, è purtroppo implicita nelle immagini delle carcasse di cani uccisi che vengono di frequente ritrovate ai margini della città. Sono tante, ma rappresentano solo una minima parte, rispetto al numero di «desaparecidos» sulla cui sorte probabilmente non si riuscirà mai a sapere la verità.

 

Alessandro Sala
Fonte: Corriere della Sera

Pesci di contrabbando

Da Bali a Fiumicino e subito in acquario e il "pagliaccio" diventa un fuorilegge

Li chiamano “transhippatori”. Sono gli operatori del traffico illecito dei pesci ornamentali. Prendono le scatole contenenti gli animali all’aeroporto e le portano direttamente ai negozianti. Evitano così la quarantena e abbattono i costi. Il prezzo al consumatore rimane lo stesso, ma negoziante e importatore guadagnano di più

ROMA - Aeroporto di Fiumicino, Cargo City. Un uomo esce dal capannone, in mano ha una grossa scatola di cartone con sopra disegnato un pesce. Si guarda intorno, apre lo sportello di un grosso furgone bianco posa la scatola, chiude, sale e parte. Quell’uomo sta violando e, nelle prossime ore violerà diverse norme. Quell’uomo è un “contrabbandiere” di pesci tropicali: dall’aeroporto li porta (chiusi nelle scatole in cui sono arrivati) direttamente ai negozi, evitando la quarantena prevista per legge e guadagnando (a metà con gli esercenti) un bel po’ di soldi in nero.

Sono circa dieci milioni i pesci di ogni specie che ogni anno vengono importati in Italia per arricchire gli acquari, per la maggior parte domestici. Il giro d’affari è di qualche milione di euro, difficile da calcolare visto che una percentuale tra il 70 e l’80 per cento è illegale. Il traffico sommerso è talmente vasto che finora i controlli delle autorità competenti non sembrano averlo minimamente scoraggiato. Anzi, secondo le ipotesi di diversi addetti del settore, la Camorra avrebbe annusato l’affare inserendosi in modo sostanziale in questo commercio, utile al riciclaggio di denaro sporco.

Squali, piranha, coralli, meduse o piccoli pagliaccio, a seconda delle mode del momento, dettate soprattutto da americani e giapponesi. Insospettabili, come le monete false di piccolo taglio, i pesci ornamentali riescono a passare per innocui e a far arricchire chi se ne occupa illegalmente. Arrivano prevalentemente a Cargo City, nell’aeroporto di Fiumicino in scatoloni, in sacchetti di plastica con poca acqua dove rimangono per 48 o anche più ore. Sono stati pescati, talvolta da lavoratori bambini, nei mari dello Sri Lanka, di Bali, del Mali e dovrebbero essere portati, prima di essere venduti, in acquari dove ci sono biologi che li aiutino a riprendersi dal trauma del viaggio e ne controllino lo stato di salute, sottoponendoli alla stabulazione, una quarantena necessaria per legge.

Questo, tuttavia, avviene raramente, più di frequente accade invece che i transhippatori (come vengono definiti nel gergo gli operatori del transhipping, gli importatori) prendano le scatole contenenti i pesci e le portino direttamente ai negozianti finendo così per abbattere i costi. Il prezzo del pesciolino al consumatore rimane lo stesso, ma negoziante e importatore diminuiscono significativamente le spese e guadagnano molto di più. Anche perché i rischi di controllo sono pochi.

I CONSIGLI PER LA “SCATOLA CHIUSA”

La vendita a scatola chiusa è illegale e comporta una multa fino a 3000 euro, ma a quanto pare, sono moltissimi che continuano a farla e c’è chi si è inventato i modi più creativi per sembrare in regola. Nei negozi, fra l’altro, chi vende animali di questo tipo non è tenuto ad avere nessuna particolare formazione. Per il consumatore finale ci sono anche rischi sanitari: questi pesci potrebbero essere portatori di diverse malattie. Per la comunità i rischi sono ambientali, perché nella maggior parte dei casi, sia l’acqua che i pesci morti finiscono nello scarico fognario. A quanto pare esiste un vuoto normativo che permetterebbe a chi vuole fare traffico illegale, di cavarsela senza troppi problemi. Per questo, la regione Emilia Romagna, ha deciso di auto dotarsi di norme specifiche più restrittive.

All’aeroporto, la dogana dovrebbe controllare i pacchi, un veterinario dovrebbe verificare che i pesci siano corrispondenti alla specie segnalata e verificare che siano vivi, quindi comunicare alla Asl competente per la sede della società che i pesci stanno per arrivare nell’impianto di stabulazione (dove si farà la quarantena), la Asl a sua volta poi comunicherà che tutto è avvenuto come per legge ed è questo, a quanto pare, l’anello debole. Nella realtà, infatti, i controlli avvengono a campione, le scatole che salgono sui furgoni verranno distribuite lungo il tragitto ai vari negozianti e il furgone arriverà vuoto alla sede della società importatrice.

Addirittura, alcuni tecnici del settore testimoniano che numerose aziende hanno sedi fittizie, non posseggono impianti, o hanno talmente poche vasche da essere con ogni evidenza di facciata, dato invece il notevole numero di pesci importati ogni settimana. Tutto avviene impunemente e anche i siti web delle società comunicano ogni giorno i nuovi arrivi. Il traffico principale si svolge tra Roma, Milano e Napoli. Alcune società nascono e vivono per un solo anno, dichiarano fallimento e rinascono sotto nuovo nome.

Il giro d’affari illegale è difficile da valutare ma supererebbe di molto i 100mila euro al mese. Incontriamo, in incognita, uno dei tanti “transcippatori”. Ci racconta, sfoggiando un Mercedes ultimo modello: “Soltanto nella giornata di ieri ho portato dall’aeroporto Fiumicino ai negozi di Napoli 20mila euro di roba. Abbiamo arrivi più giorni a settimana. Se ci sai fare, questi pesci valgono più dell’oro”.

Un business da dieci milioni di pesci Solo 1 su 5 arriva vivo a destinazione

Secondo alcune stime, il traffico illegale riguarda il 70-80% del mercato. Ma dietro questi affari si nascondono rischi per gli animali e per il consumatore. E per ogni piccolo ‘Nemo’ venduto, quattro muoiono durante il tragitto

Quello che sembra un hobby, un settore di nicchia, nasconde un traffico di dimensioni sempre maggiori. La parte illegale è stimata tra il 70 e l’80 per cento. Dietro l’importazione dei 10 milioni l’anno di pesci colorati si nascondono: frode fiscale, danni all’ambiente (l’80 per cento dei pesci pescati a questo scopo muore), danni al benessere dell’animale, rischio sanitario per il consumatore di contrarre malattie (come colera, Tbc, salmonellosi, sindrome ulcerativa epizootica) e concorrenza sleale nei confronti di chi invece cerca ancora di fare questo lavoro onestamente e rischia di scomparire.

A Roma, ad esempio, le società che lavorano secondo tutti i criteri di legge sarebbero soltanto un paio, mentre almeno 15 farebbero traffico illegale. Un mercato molto ampio considerando già soltanto le importazioni intercontinentali, provenienti per lo più dall’Oriente. A tutto questo va aggiunto il grande volume di animali provenienti, mediante camion o treni, da Francia ed Est Europeo.

Non vedrete mai la differenza andando a guardare i prezzi al dettaglio ma solamente guardando i listini all’ingrosso. Prendiamo ad esempio il pesce pagliaccio, il tanto amato Nemo del cartone Disney: dall’esportatore cingalese viene venduto a 0,75 dollari all’importatore italiano. Questi, se procede come previsto dalla legge e sottopone l’animale a quarantena, pagando l’impianto di stabulazione e i tecnici che se ne occupano, lo rivenderà al negoziante a 7,50 euro, se invece si tratta di un transhippatore che lo porterà direttamente dall’aeroporto al negozio, glielo venderà a 2,50 euro. All’ignaro consumatore finale il piccolo Nemo costerà in ogni caso circa 13 euro. Con la differenza che quello non sottoposto a quarantena potrebbe essere portatore di malattie o nella migliore ipotesi, un cattivo affare, morendo dopo qualche giorno nell’acquario domestico. Intanto, in Shri Lanka, per vendere cento piccoli Nemo, di cui almeno ottanta moriranno, sono stati distrutti centinaia di metri di corallo.

Eruzione solare provoca tempeste magnetiche sulla Terra

Un’imponente eruzione solare da lunedì sta bombardando lo spazio e la Terra con fiumi di particelle atomiche. Miliardi di tonnellate di materia escono dalla corona solare diffondendosi intorno all’astro, parte delle quali piovono nella nostra atmosfera generando in queste ore nei cieli del Nord splendide aurore boreali.

ESPLOSIONE - L’esplosione della potenza di decine di armi nucleari e collegata alla macchia numero 1402 apparsa sulla superficie, è stata classificata di media intensità (M-9). Le più potenti appartengono alla classe X e le più deboli alla classe C. Normalmente il Sole quieto rientra nelle classi inferiori A e B. Già a un livello medio, comunque, gli effetti sull’ambiente terrestre possono farsi sentire perché il flusso costituito soprattutto da elettroni e protoni provoca tempeste magnetiche con conseguenti brevi blackout nelle trasmissioni radio.

MACCHIE - Delle macchie solari si era occupato anche Galileo Galilei scoprendole quattro secoli fa, ma il fenomeno con le sue conseguenze veniva approfondito a partire dal 1859 dall’astronomo britannico Richard Christopher Carrington. Lo stesso fenomeno si sta osservando anche su altre stelle. Tra il 2012 e il 2014 il Sole entra nel suo periodo di massima attività secondo un ciclo un decennale. E poi tornerà ad acquietarsi. Ancora non molto tempo fa ci si era preoccupati della sua eccessiva tranquillità che sembrava contrastare con il previsto ritorno alla naturale periodica virulenza. Con i fatti della natura si è talvolta troppo precipitosi nel giudizio. Come ha precisato il Goddard Center della Nasa questa fase del ciclo solare rientra nella normalità e si prevede una manifestazione complessiva di media entità. Quindi chi si aspetta un aiuto dal Sole per la fine del mondo verso la fine dell’anno come alcuni hanno immaginato, potrebbe rimanere deluso.

Giovanni Caprara

Fonte: Corriere della Sera

Macchia d’olio al largo del Giglio

Una macchia d’olio è stata avvistata al largo dell’isola del Giglio. La notizia, data da alcuni abitanti, è stata confermata dalla struttura del commissario per l’emergenza Franco Gabrielli. Intanto il ventre della Costa Concordia continua a restituire i corpi delle vittime. Oggi ne sono stati trovati altri due. Intanto è stata identificata (il suo cadavere era stato recuperato qualche giorno fa) un’altra delle persone morte nel naufragio della nave: è Maria D’Introno, conosciuta come la ’sposina di Biella’.  La giovane, di 30 anni, originaria di Corato (Bari),  aveva da poco venduto una tabaccheria ed era in ferie sul gigante del mare insieme al coniuge, i cognati e i suoceri per festeggiare le nozze d’oro di questi ultimi. Tutti si sono salvati, tranne lei. I corpi si trovavano nel ponte 4. ll bilancio delle vittime sale così a 15. I dispersi sono 18, anche se sei delle vittime ancora non sono state identificate.
 
La macchia d’olio. La struttura del commissario ha precisato che si tratta una macchia di 300 metri per 200 circa che sarebbe fuoriuscito nei giorni scorsi o nell’immediatezza dell’incidente. Successivamente il liquido si sarebbe depositato sul fondo e ora starebbe risalendo a galla, a distanza dalla nave, portato dalle correnti. L’Arpat (Agenzia regionale di protezione ambientale della Toscana) ha già prelevato dei campioni per le analisi e i tecnici della Castalia - la società italiana di cui si serve il ministero dell’Ambiente - hanno già avviato gli interventi necessari, posizionando le panne assorbenti. Nella zona della macchia ci sono delle motovedette della Guardia Costiera che stanno costantemente monitorando la situazione.

Per domani è previsto l’inizio delle operazioni di svuotamento dei serbatoi, che avveranno contemporaneamente alle ricerche dei dispersi. Lo ha spiegato il commissario per l’emergenza Gabrielli. “La nave - ha detto - è in condizione di stabilità e non necessita di nessun tipo di intervento esterno che ne consolidi la staticità: non c’è nessun pericolo che sprofondi. Le ricerche andranno avanti finché possibile”.

Ed è giallo sui risultati tossicologici compiuti sul comandante della nave, Francesco Schettino. Prima l’annuncio dei risultati - che sarebbero negativi - poi la smentita: sia la procura di Grosseto che la difesa del comandante sono ancora in attesa dell’esito degli accertamenti di laboratorio sul capello e sul campione di urine di Schettino, per verificare la presenza di eventuali sostanze che potrebbero aver alterato l’equilibrio psicofisico dell’indagato.
 
Le indagini. I pm che indagano sul naufragio della Concordia continuano il giro di interrogatori. “In due minuti era già tutto allagato”, ha ricordato l’ufficiale di guardia in macchina Alberto Fiorito che ha aggiunto “le pompe non giravano” quando fu tentato di farle entrare in azione per liberare dall’acqua i locali della nave dopo la collisione. “Ho aperto la porta del locale quadro elettrico principale per accedere poi al locale dei generatori di poppa per scendere al ponte A, ma c’erano già quasi due metri d’acqua” e il black - out è stato quasi immediato”, ha detto Fiorito.
 
Un’altra testimonianza sarà inserita nei fascicoli dell’inchiesta. Si tratta del racconto del terzo ufficiale della Costa Concordia, Silvia Coronika, che ha dichiarato che al momento dell’accostata, sul ponte di comando, c’erano diverse persone non addette alla navigazione. Tra queste cita il maitre e il commissario Manrico Giampetroni. Queste persone parlavano, “disturbavano le manovre con conseguente calo di attenzione”. Stando alle dichiarazioni dell’ufficiale, prima della partenza dal porto di Civitavecchia, il comandante Schettino aveva ordinato di tracciare la rotta per l’inchino  all’Isola del Giglio. Lo stesso Schettino dopo la collisione ordinò all’ufficiale addetto alle comunicazioni radio di riferire solo che c’era stato un black-out.

Verrà interrogata per rogatoria dalla polizia moldava, anche Domnica Cemortan, la venticinquenne della Moldavia ma con passaporto romeno, finita al centro di una sorta di ‘giallo’ per la sua presenza sulla Concordia insieme al comandante Schettino.  Lei stessa, che in un’intervista tv aveva difeso il comandante Schettino, aveva dichiarato di voler collaborare con gli inquirenti.

Le ricerche continuano. Questa mattina i palombari della Marina militare hanno aperto con una serie di microricariche un grande varco tra il ponte 4 e il ponte 5 del relitto per consentire un più agevole controllo della zona ristorante e dell’acceso del ponte scialuppe dove potrebbero trovarsi altri dispersi.

Telegraph: “Offerti sconti ai sopravvissuti”. È polemica in Inghilterra per la notizia, riportata dal sito del quotidiano britannico Daily Telegraph, che la Costa Crociere ha deciso di offrire uno sconto del 30% ai sopravvisuti del naufragio per le future crociere. Un portavoce della compagnia ha dichiarato: “Stiamo facendo ogni cosa per i passeggeri coinvolti. Non solo rimborseremo tutti, ma offriremo sconti a chi vorrà restarci fedele”. Un passeggero britannico, scampato alla tragedia, ha definito l’offerta “un insulto”.

Fonte: La Repubblica

Madrid presenta “Consuma la tua energia”

E’ stata presentata a Madrid la Piattaforma di sensibilizzazione che punta ad incrementare la diffusione di impianti green per l’autoproduzione di elettricità

(Rinnovabili.it) – E‘ stata presentata oggi a Madrid la piattaforma nazionale per la promozione  della generazione di energia elettrica rinnovabile a livello domestico. Pubblicizzata attraverso lo slogan “Consuma la tua energia” l’iniziativa prende il via poche settimane dopo la pubblicazione del nuovo Piano per le Energie Rinnovabili 2011-2020 ed è appoggiata da ben 7 associazioni di settore che riuniscono numerosi attori del settore legato alle green energy che si occupano anche di istallazioni sul territorio. Sostenuta anche da associazioni ambientaliste del calibro di Greenpeace e WWF la Piattaforma è stata realizzata per dar voce e unire gli sforzi di molti a favore della diffusione delle rinnovabili e per “sostenere un regolamento che contribuisca ad una maggiore diffusione della generazione distribuita e del consumo energetico” hanno commentato i promotori. “La generazione distribuita è ciò che meglio definisce il modello energetico che proponiamo” ha detto il presidente della Fondazione rinnovabili, Javier Garcia Breva. “L’autoconsumo di energia è risparmio, non la generazione di altra energia. E i consumatori dipendenti verranno sostituiti da quelli autonomi. Dobbiamo fare in modo che ciò costituisca un nuovo diritto di cittadinanza, in modo da consentire a tutti l’accesso alle fonti rinnovabili”. Nel regime di autoconsumo, è stato specificato, è il consumatore a produrre l’energia di cui ha bisogno sfruttando un impianto che deve essere collegato alla rete, in questo modo si può consumare l’energia prodotta o immetterla nel circuito di distribuzione ricevendo soldi in cambio. In questo modo si riescono a ridurre gli sprechi e le emissioni di gas serra prodotte dal consumo di carburanti fossili per la generazione di energia.  

Fonte: La Repubblica

Perù: a rischio il sito archeologico di Nazca

Autostrade, connessioni veloci, rifiuti e urbanizzazione selvaggia per assicurarsi i voti dei cittadini cancelleranno le linee di Nazca. Sono, infatti, i ritrovati del progresso scientifico e tecnologico, le strategie politiche e il degrado urbano a minacciare di far scomparire per sempre i geoglifi peruviani. Disegni giganti, famosi in tutto il mondo e formati in origine da più di 13 mila linee tracciate dalle antiche civiltà del Perù meridionale tra il 300 a. C. e il 500 d. C. sul terreno del deserto di Nazca, altopiano arido che si estende per una cinquantina di chilometri ai margini della pampa.

I geoglifi di Nazca I geoglifi di Nazca    I geoglifi di Nazca    I geoglifi di Nazca    I geoglifi di Nazca    I geoglifi di Nazca

SCEMPIO - Prime testimonianze del culto degli antenati, con valenze mistiche, astronomiche e simboliche su cui la discussione archeologica ancora si dibatte per spiegarne i misteri, conservate intatte per millenni e che negli ultimi 50 anni hanno subito più danni che in tutti i secoli anteriori. Vittime di uno scempio che sembra inarrestabile per gravità e intensità. Le autorità locali non riescono, per mancanza di mezzi e per gli interessi economici che gravitano intorno all’area dove si trovano i geoglifi, a bloccarne la distruzione e a tutelarne la salvaguardia.

DENUNCIA - A denunciare il grave deterioramento delle linee di Nazca, visitate ogni anno da migliaia di persone, è Giuseppe Orefici, direttore del Centro italiano studi e ricerche archeologiche precolombiane (Cisrap), da trent’anni attivo nella ricerca archeologia sul territorio peruviano. «Sicuramente il fatto che la Panamericana transiti sui geoglifi, tagliando alcune figure e alcune linee, non è stato un bene per la conservazione delle gigantesche incisioni nel terreno per cui Nazca è nota in tutto il mondo», illustra lo studioso. «In più, recentemente sono cresciute a dismisura le espansioni urbane, volute dai politici locali che utilizzano per fini elettorali le “invasioni”. Non solo permesse dallo Stato peruviano, ma sono anche oggetto di compra-vendita, con il benestare del ministero della Cultura, e che hanno cambiato il volto del deserto dell’area di Nazca e della pampa dove si trovano le linee. Anche il solco per interrare i cavi di fibre ottiche della compagnia spagnola Telefónica», aggiunge Orefici, «e che corre parallelamente alla Panamericana ha notevolmente compromesso la parte dei geoglifi che si trovano vicini all’importante asse stradale. In più, anche l’industria estrattiva, soprattutto di oro e rame, ha determinato uno scempio terribile dal punto di vista ecologico, paesaggistico, idro-geologico e di conseguenza un grande danno alle testimonianze archeologiche».

LOTTIZZAZIONE - «Negli ultimi tre o quattro anni», prosegue inoltre il professore, «l’espansione agricola, in attesa che venga ampliata la rete idrica, si è appropriata dei terreni più lontani dall’acqua e la lottizzazione, ancora una volta con il benestare delle autorità, si è fatta presente, cancellando molti geoglifi che si trovano nella valle del rio Nazca e nel ventaglio fertile occupato dai suoi affluenti. Il fenomeno però», precisa lo studioso, «è molto più vasto, considerando che si estende anche nell’area di altre città, tra cui Ica, la capitale regionale. Ultimamente, la lottizzazione di una vasta area situata sopra una zona di altopiano nei pressi di Palpa ha definitivamente cancellato alcuni grandi geoglifi che erano un’attrazione notevole per i turisti che si recavano al sud. Anche nei pressi di Cahuachi, il più grande centro cerimoniale al mondo dalla superficie di 24 chilometri quadrati e che contiene decine di piramidi e templi, l’area circostante è stata occupata da lottizzazioni nuove, che hanno tracciato solchi anche sulle stesse linee geoglifiche, distruggendo questo antico retaggio culturale».

POLITICA INEFFICACE - «Attualmente», spiega Orefici, «il sindaco è una persona che vede nel turismo un importante sviluppo, ma per dieci anni il suo predecessore ha scaricato l’immondizia della città sui geoglifi e, pur essendo denunciato dal ministero, non è successo assolutamente niente. Nella stessa maniera, quello che ora si sta facendo per la salvaguardia dei geoglifi, è praticamente nulla. Infatti, il ministero dice di non avere i mezzi per farlo e il rappresentante locale non ha nemmeno una motocicletta per muoversi sui quasi 500 kmq dove si trovano i disegni. Per di più, non si interviene in nessun modo contro chi promuove e realizza le invasioni dei terreni interessati da monumenti archeologici. L’interesse economico», dice con amarezza il professore, «è l’unico elemento imperante. Per preservare i geoglifi sarebbe sufficiente avere un minimo di responsabilità civile e di amore per il proprio patrimonio storico e archeologico».

RICERCA E SALVAGUARDIA - «Per fortuna», afferma Orefici, «questo senso della storia è tuttavia sentito sul territorio peruviano da numerose persone. Studiosi che vedono in questo scempio la distruzione di un’eredità culturale che fa parte di tutti noi. Ma per molte autorità questo è solo un modo di far politica, di citare slogan e di produrre frasi che contengono molte belle parole sul turismo, l’archeologia e sul patrimonio culturale dell’umanità. Il Cisrap, purtroppo, non opera direttamente sui geoglifi, ma a Cahuachi, dove da trent’anni realizza una ricerca archeologica continua e dal 2002 ha iniziato un programma di valorizzazione, conservazione e consolidamento del più grande centro cerimoniale al mondo in mattone crudo. I risultati», conclude l’archeologo, «conosciuti in ambito internazionale, hanno permesso, almeno, di salvaguardare questo importantissimo monumento oggi visitato da migliaia di persone ogni anno».

Carlotta Clerici

Fonte: Corriere della Sera

Donna ubriaca prende a calci il suo cane per strada: a processo per maltrattamenti

Un cane BassetUn cane Basset

MILANO - È finita alla sbarra davanti al Tribunale di Milano, e rischia una condanna fino a un anno di reclusione, una donna di 34 anni che per strada a Milano ha preso a calci il suo cane ed è poi stata denunciata da un passante che assisteva alla scena. La padrona dell’animale è stata rinviata a giudizio davanti al giudice monocratico della terza sezione penale per aver maltrattato l’animale «tanto da farlo guaire», come recita il capo di imputazione.

 

I CALCI - Il fatto è accaduto il 20 novembre 2010. Secondo l’accusa la donna, Nina L., «in stato di ebbrezza alcolica e da sostanza stupefacente, strattonava violentemente con il guinzaglio il cane di sua proprietà di razza Basset, di piccola taglia, colpendolo ripetutamente, senza necessità, con calci all’addome tanto da farlo guaire».

LE PENE - Un passante, che non poteva sopportare il trattamento che la donna riservava al suo cane, ha deciso di sporgere denuncia in Procura e così è stato incardinato un processo per il reato di maltrattamento di animali, introdotto nel codice penale nel 2004. Le pene per questo reato vanno dai 3 mesi all’anno di reclusione. Il carcere può essere comunque sostituito da una pena pecuniaria che va dai 3 mila ai 15 mila euro.

Redazione Milano online

Fonte: Corriere della Sera

Magia e relax delle terme. Free

 

“Chiare, fresche e dolci acque”, ma soprattutto free. Sorgenti sulfuree o, più comunemente, terme. Ma non quelle dai prezzi alle stelle, dove, magari, è obbligatorio fare la doccia prima di entrare, bensì quelle senza indicazioni e recinzioni e dove non ci sono orari di ingresso e limiti di tempo.

In questa stagione più che mai vale la pena approfittarne per regalarsi una gita fuori porta, alla scoperta di grotte e vasche, in cui l’acqua sgorga calda e benefica, direttamente dalla Terra. Ovunque, ci si rilassa a contatto con una natura selvaggia ed incontaminata, come facevano, secoli fa gli antichi etruschi o i romani, tra i primi a apprezzare le proprietà terapeutiche delle acque sotterranee del territorio.

Al Nord si trovano le Terme di Bormio, in provincia di Sondrio. La sensazione è quella di essere nei paesi nordici, con l’acqua bollente e la neve tutta intorno. La vasca naturale, ai piedi di un torrente, è circondata da una parete rocciosa su cui adagiare comodamente la schiena. Un luogo ideale per rilassarsi, magari dopo una giornata trascorsa con gli sci ai piedi.

La Toscana è la regione che offre un numero elevato di piccole pozze e cascate di acqua termale, sparse nella campagna o situate a pochi chilometri dai centri abitati, dove immergersi non costa nulla e si può ritrovare il benessere e l’armonia con se stessi. Le piscine naturali, che nel tempo sono state scavate e arrotondate, non sempre sono facili da scovare, ma la soddisfazione, una volta raggiunte le sorgenti, ripaga della fatica.

Le più conosciute sono le cascate del Gorello, in provincia di Grosseto. Si chiamano anche “cascate del mulino” per la presenza di un vecchio mulino (ha smesso di funzionare nel 1946 e al momento non è accessibile), che guarda al torrente e sembra fare da sentinella. Sono vicine al più famoso stabilimento termale di Saturnia, delizioso borgo della Maremma nel comune di Manciano. L’acqua sulfurea, alimentata dal torrente termale Gorello, che si congiunge col fiume Stellata, scorre in piccoli bacini, diventando più calda e impetuosa man mano che si risale verso la sorgente, fino a trasformarsi in una sorta di idromassaggio nella vasca più alta.

A San Casciano, invece, di grande suggestione è il Bagno Grande (vi si arriva tramite un sentiero illuminato che parte dal centro storico), una sorgente termale spontanea, immersa nel verde in aperta campagna nella zona dove un tempo sorgevano le antiche terme romane. L’odore delle acque sulfuree si miscela con quello dell’origano e del basilico che arriva dai vicini orti perfettamente curati.

Anche le terme di Petriolo, vicino Siena, le cui acque della Sorgente Caldanelle raggiungono i 40 gradi di temperatura, sono molto frequentate. Già i papi e i notabili, in passato, erano rimasti stupiti dalle prodigiose acque «utili per chi ha il capo pieno di umori». Le pozze di acqua bollente sono situate nel bel mezzo di castagneti e querceti, e l’elevata concentrazione di zolfo è efficace per curare disturbi del sistema respiratorio. A Castiglione d’Orcia ci sono i Bagni di San Filippo, vicino al Monte Amiata, di acqua sulfurea e biancastra che sgorga dal suolo ad una temperatura di 52 gradi. Le pozze formano nell’insieme il “Fosso Bianco”, ove le cascatelle permettono di praticare idromassaggi naturali per le malattie reumatiche. Erano famose già ai tempi del Medioevo: in zona era situato un punto di ristoro per i pellegrini e i viandanti.

Nel Lazio, da non perdere le terme del Bullicame, in provincia di Viterbo, citate persino da Dante nella Divina Commedia (i versi sono riportati su un cartello, posto lì vicino). Le acque sgorgano al centro di una piccola collina di calcare. Sempre in zona, ci sono anche le terme del Bagnaccio che comprende diverse sorgenti, sia ipertermali (65-66°C) che ipotermali (23-29°C) o le piscine Carletti, dove è molto gradevole fare il bagno con l’acqua che rimane sempre calda.

Spostandosi in Campania, c’è la baia di Sorgeto, a Forio, sull’isola di Ischia. Un vero paradiso che si raggiunge attraverso una scalinata di oltre 200 scalini (si parte dalla frazione Panza), ma ne vale davvero la pena. Le fonti termali si trovano direttamente in mare dove ci sono proprio alcuni punti in cui l’acqua è molto calda (in alcuni tratti raggiunge i 90°); per cui l’acqua termale si affianca e si confonde con  quella marina. Sempre sull’isola, molto gettonate sono le terme delle Fumarole chiamate così per via delle fumarole (fenomeni naturali che si formano da getti  di vapore ed altre sostanze gassose che, in corrispondenza delle fratture vulcaniche nel suolo, sfogano la loro pressione in superficie).  Qui si possono fare anche le sabbiature, ovviamente gratuitamente.

E sembra di stare sulla luna, a Ponte Bagni, in Sicilia, vicino le Terme Segestane di Castellammare del Golfo (Trapani). Colonne di vapore e il fango in ebollizione creano un paesaggio che evoca viaggi interplanetari. Tre le polle che affiorano dal Fiume Caldo (o Crimiso) a 45-50 gradi, circondate da tamerici, canneti e da scenografiche pareti di rocca bianca e rosa.  Il silenzio, quasi irreale, è interrotto solo dal gorgheggiare dell’acqua bollente. Ed è magia.

Fonte: La Repubblica

Acqua all’arsenico, la sentenza del Tar

- I ministeri dell’Ambiente e della Salute sono stati condannati dal Tar del Lazio a risarcire con 100 euro ciascuno circa 2.000 utenti di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) che lamentano la presenza di arsenico nell’acqua. Lo annuncia il Condacons, che aveva presentato ricorso.

Il TAR ha riaffermato che l’acqua fornita ai cittadini deve essere salubre e la tariffa legata proprio alla qualità di essa, da cui l’indicazione di agire contro le ATO che non potevano non tenere conto di questo dato nel determinare la tariffa. Ma non solo. Il TAR - spiega il Codacons - ha anche affermato il principio (che porterà ora a decine di querele penali e denunce alle Procure della Repubblica) che nella vicenda sussiste un preciso “fatto illecito costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l’amianto disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione. Violazione che determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario”.

E ancora - prosegue il TAR del Lazio - è certa la “pericolosità

per la salute umana derivante da un’esposizione prolungata all’arsenico presente nell’acqua potabile, anche in quantità piccolissime, come risultante dalla ricerca condotta su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicato nell’edizione online della rivista scientifica The Lancet, che ha dimostrato che la presenza di arsenico in elevate concentrazioni nel sangue aumenta in modo significativo il rischio di tumori. Secondo le stime effettuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, in Bangladesh a partire dagli anni ‘70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua contaminata con piccolissime quantita’ di arsenico, e secondo lo studio Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) coordinato da Habibul Ahsan dell’Università di Chicago, ciò è stato sufficiente a provocare il 21%) delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato, cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari)”.

Fonte: La Repubblica

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