Producevano mozzarella senza latte

SALERNO — Un caseificio che produceva mozzarelle senza approvvigionarsi di latte è stato sequestrato a Serre dai carabinieri dei Nas di Salerno in un’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica della città campana. Nell’operazione sono stati sequestrati anche 700 chili di prodotti caseari non tracciati e di prodotti in corso di lavorazione. Nel caseificio i militari hanno trovato ingenti quantitativi di cagliata proveniente dall’est Europa e vari tipi di prodotti caseari provenienti da altri caseifici e dalla grande distribuzione alimentare. Alcuni di questi prodotti - hanno riferito gli investigatori - erano scaduti e altri in stato di alterazione. Secondo gli investigatori, vista l’assenza di latte da utilizzare come materia prima nel caseificio si produceva mozzarella mescolando alla cagliata i latticini ritirati dal mercato, aggiungendo prodotti chimici (come acido citrico e ipoclorito di sodio, anch’essi trovati dai carabinieri nel caseificio) per rendere le mozzarelle artificiosamente più presentabili e gustose.

Affumicatura in un furgone

Sempre secondo i carabinieri l’affumicatura di alcuni prodotti avveniva utilizzando il retro di un furgone in disuso nel quale venivano sistemati gli alimenti e poi convogliati i fumi prodotti in fusti metallici bruciando cartone stampato e altro materiale di rifiuto. Il titolare del caseificio è stato denunciato alla magistratura per detenzione di prodotti alimentari in cattivo stato di conservazione e destinati alla frode commerciale in quanto preparati con ingredienti non più genuini e provenienti da attività produttive altrui. All’imprenditore si contestano anche i reati ambientali relativi allo smaltimento dei rifiuti e all’attività di affumicatura degli alimenti.

Coldiretti: una su 4 non è regolare

«L’ottima attività dei carabinieri dei Nas deve essere accompagnata da misure strutturali a partire dall’obbligo di indicare in etichetta l’origine e di rendere pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero, anche per combattere inganni e sofisticazioni», afferma la Coldiretti. Secondo un’analisi dell’organizzazione agricola una mozzarella su 4 in vendita in Italia non è ottenuta direttamente dal latte, ma da semilavorati industriali, le cagliate, che vengono spesso dall’est Europa senza alcuna indicazione in etichetta. Sono questi i comportamenti che, sottolinea la Coldiretti, ingannano i consumatori e favoriscono le frodi ma provocano anche una distorsione del mercato, deprimono i prezzi pagati ai allevatori italiani e causano la chiusura degli allevamenti.

Capagri: più controlli

«Ancora una volta i carabinieri dei Nas hanno confermato la bontà dei controlli all’interno dei confini nazionali che ci mettono al riparo da mani criminali, dall’operato di chi con gli allevatori e in genere con gli agricoltori non ha proprio nulla a che fare», afferma il presidente della Copagri, Franco Verrascina. «Chi agisce rincorrendo ricavi in modo illegale, mettendo a repentaglio talvolta la salute dei consumatori e spesso la già provata economia agricola italiana - sottolinea il presidente - va perseguito in modo esemplare per evitare che sotto altro nome o ragione sociale possa anche soltanto riavvicinarsi al sistema agroalimentare, dalla produzione alla commercializzazione». Secondo Verrascina, il caso delle mozzarelle senza latte rinnova la necessità di intensificare le verifiche sui prodotti in entrata dall’Europa e non solo, visto che rilevanti quantità di cagliata proveniva da Paesi dell’Est europeo.

Fonte: Corriere della Sera

Lunedì 26 gennaio: incontro ravvicinato con un asteroide

Lunedì 26 gennaio alle 17,49 (ora italiana) l’asteroide chiamato 2004 BL86 passerà a una distanza di 1,2 milioni di chilometri dalla Terra, pari a poco più di tre volte la distanza tra il nostro pianeta e la Luna. Non esistono quindi pericoli di eventuali collisioni, fanno sapere dal Near Earth Object Program Office del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa che tiene sotto controllo oggetti simili.

Visibile con binocolo e piccoli telescopi

Con un diametro stimato in 500 metri, 2004 BL86 è però l’oggetto più grande che si avvicinerà alla Terra per i prossimi dodici anni, quando nel 2027 passerà l’asteroide 1999 AN10. L’asteroide offre quindi un’occasione unica per studiarlo da vicino e sarà anche visibile dall’Italia con binocoli e piccoli telescopi, aggiunge Andrea Milani, docente di meccanica celeste dell’Università di Pisa e responsabile del gruppo di ricerca specializzato nel calcolare le orbite degli asteroidi più vicini alla Terra che collabora con il Jpl. L’asteroide 2004 BL86 venne scoperto il 30 gennaio 2004 da un telescopio a White Sands, in New Mexico.

Analisi

«La Nasa ha programmato osservazioni radar con gli osservatori di Goldstone, in California, e Arecibo a Portorico», spiega Milani. «Di questo oggetto si sa pochissimo, ma ora le osservazioni potranno determinare forma, dimensione e fornire indicazioni sulla composizione. La cosa più interessante sarebbe scoprire che l’asteroide è doppio. Non vi è alcun elemento per sospettarlo, ma gli asteroidi doppi sono molti, circa il 10% di quelli noti». Secondo Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e coordinatore scientifico del Planetario di Roma, l’osservazione «sarà alla portata anche dei meno esperti». L’asteroide, nella fase di massimo avvicinamento, avrà una magnitudine 9 (la magnitudine limite per l’occhio umano è 6) e sarà osservabile con buoni binocoli e piccoli telescopi, al confine fra le costellazioni dell’Unicorno e dell’Idra.

Fonte: Corriere della Sera

Inverno caldo: anomalo o il primo del «nuovo clima»?

Con il riscaldamento globale cambieranno, in questo secolo, inverni ed estati. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Scientific Reports, che parte da modelli numerici in grado di accoppiare le simulazioni atmosferiche con quelle oceaniche, realizza proiezioni climatiche del prossimo futuro e le mette a confronto con la situazione attuale. Secondo Andrea Alessandri, climatologo dell’Enea e primo autore dello studio, le regioni più meridionali d’Europa (il sud dell’Italia e della Spagna, la Grecia e la Turchia) avranno estati e inverni più aridi e secchi, con di conseguenza una minore disponibilità di acqua, e il clima mediterraneo emigrerà, spostandosi verso le regioni del nord e nord-est europeo, mentre il sud diverrà nordafricano.

Mediterraneo e nordafricano

La potenziale perdita di significato geografico di aggettivi come mediterraneo o nordafricano dovrebbe preoccupare anche chi considera quello dei cambiamenti climatici un argomento di poco fascino, o troppo lungo nel suo manifestarsi per meritare attenzione immediata. Poca acqua, infatti, significa inaridimento del suolo, compromissione di molti ecosistemi, e impatto negativo sulla produzione agricola e su tutte le attività industriali che dipendono dalla disponibilità idrica. Secondo Alessandri, «tutto ciò potrebbe avere ripercussioni molto negative su economia e qualità della vita, in particolare nelle zone a maggiore densità abitativa». E mentre i nuovi nordafricani patirebbero il caldo, a nord un incremento delle piogge invernali e la comparsa di estati più aride potrebbe aumentare la vulnerabilità a eventi come alluvioni e allagamenti nella stagione fredda, e a rischi di siccità, incendi e scarsità idrica in estate.

Nuovi strumenti

Nel mentre, accanto alle proiezioni sulle condizioni climatiche del futuro, compaiono strumenti in grado di misurare con sempre maggiore efficacia quelle del presente. L’Istituto nazionale di ottica di Firenze (Ino) del Cnr ha brevettato una tecnologia laser che misura l’anidride carbonica presente in atmosfera con una precisione mai raggiunta prima per via ottica. La nuova metodologia, chiamata Scar (Saturated-absorption Cavity Ring-down), utilizza una tecnica spettroscopica ad altissima sensibilità grazie alla quale è possibile effettuare rilevamenti estremamente accurati. Secondo Paolo De Natale, direttore di Ino e responsabile del gruppo di ricerca, Scar presenta vantaggi inequivocabili: «È portatile, occupando uno spazio di quasi cento volte inferiore rispetto agli apparecchi finora utilizzati, ed è più economico di almeno dieci volte».

L’attenzione americana

La capacità di questa nuova tecnologia di fornire una misura verificabile delle emissioni di CO2 prodotte dai combustibili fossili ha attirato l’attenzione di un’azienda americana, la Planetary Emissions Management di Cambridge (in Massachussets), che sta lavorando assieme al Cnr fiorentino per immetterla sul mercato, con grandi aspettative. Secondo Bruno Marino, amministratore delegato del partner americano, «questo nuovo sensore cambierà il nostro approccio per la gestione delle emissioni di CO2, creando un sistema globale di misura dell’anidride carbonica essenziale per la comprensione e la gestione dei cambiamenti climatici».

Il progetto Medina

Azioni globali a livello climatico – gestire il reale, non solo legiferare – sono obiettivi la cui difficoltà può essere compresa con un esempio a scala (relativamente) ridotta: il progetto Medina (acronimo di Marine Ecosystem Dynamics and Indicators for North Africa). Medina rientra nel Mediterranean Action Plan delle Nazioni Unite, e punta al miglioramento delle capacità di monitoraggio degli ecosistemi costieri e delle risorse ittiche da parte dei Paesi nordafricani (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto). Nel corso del progetto Medina, dodici istituzioni consorziate hanno utilizzato alcuni degli indicatori proposti dall’Onu, monitorando lo stato delle cose e l’evoluzione dell’ambiente marino, e l’hanno fatto sia considerando l’intera fascia costiera nordafricana che su scala locale, attraverso specifici casi di studio. In un territorio nel quale i piani di monitoraggio non sono ancora sistematici, e le osservazioni dirette sono sparse e difficilmente reperibili, il ricorso a dati satellitari ed elaborazioni modellistiche è stato ampio. Oggi, i risultati più importanti del progetto sono disponibili online su una piattaforma che permette agli utenti un costante miglioramento e perfezionamento, tanto degli strumenti di studio che delle azioni di tutela dell’area marina e costiera. Entro il 2016, secondo quanto stabilito dall’Ecosystem Approach, tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo dovranno migliorare la propria politica ambientale.

Fonte: Corriere della Sera

Da Bruxelles nuove regole per l’efficienza energetica

Da Bruxelles nuove regole per l'efficienza energetica

L’etichetta energetica è diventata obbligatoria anche per gli elettrodomestici venduti online dal 1° gennaio 2015

ROMA - Dal 1° gennaio 2015 le nuove misure sull’efficienza energetica introdotte dalla Commissione europea aiuteranno i cittadini dell’Unione a risparmiare mentre cucinano, si preparano il caffè, navigano in internet. Inoltre è entrato in vigore l’obbligo di esporre l’etichetta energetica anche nelle vendite online di televisori, frigoriferi, forni, aspirapolveri e tutti gli altri prodotti che ne sono provvisti nei negozi fisici. Così, anche su internet i consumatori potranno più facilmente comprendere quali siano i prodotti che “divorano” meno energia.

Secondo i calcoli del network delle associazionidell’Eeb (European environmental bureau), di cui fa parte anche l’italiana Legambiente, i nuovi standard energetici sullo stand by di tutti gli apparecchi connessi in rete e delle macchine per il caffè faranno infatti risparmiare l’equivalente dell’energia consumata da 11 milioni di case. Grazie all’insieme di queste nuove regole una famiglia europea media pagherà circa 45 euro all’anno in meno sulla bolletta elettrica. E più in generale i consumatori che compreranno prodotti particolarmente efficienti potranno risparmiare fino a 465 euro all’anno di qui al 2020. I produttori e rivenditori che non rispetteranno le nuove norme potranno incorrere in sanzioni. Vediamo allora che cosa cambia.

Etichette energetiche per le vendite online. Fino ad oggi i negozi online avevano l’onere di indicare la classe di appartenenza del prodotto (ad esempio classe A) ma non quello di segnalare anche tutte le altre classi della scala (A+, A++, B, ecc.), rendendo difficile compararne l’efficienza. Ora sarà più semplice, perchè anche i venditori online dovranno esporre le etichette energetiche complete. Dal 26 ottobre 2015 la misura sarà applicabile anche agli scaldabagni e apparecchi per il riscaldamento (ad esempio pompe di calore o caldaie a gas).

Etichetta energetica per forni a gas. Anche i nuovi forni a gas e le cappe avranno una loro etichetta energetica. Fino a oggi solo i forni elettrici ce l’avevano. Viene così eliminata la disparità di trattamento tra i due tipi di forno. Inoltre a queste due etichette energetiche si affiancheranno nuovi e più stringenti standard per forni, fornelli e cappe aspiranti (direttiva Ecodesign) che entreranno in vigore a partire dal 26 febbraio 2015, sempre per i nuovi prodotti immessi sul mercato.

Stand-by automatico per gli apparecchi in rete e le macchine da caffè. Tutti i prodotti connessi alla rete (come modem, router, decoder, stampanti, web televisori, ecc) e le nuove macchine da caffè in commercio dovranno avere una funzione attivabile che mette automaticamente il prodotto in funzione basso consumo quando non è in uso in maniera attiva o dopo un certo periodo nel caso delle macchine da caffè.

Tipicamente, i prodotti in rete venduti finora rimangono sempre in modalità acceso o quiescente (idle), il che significa che consumano inutilmente da 25 a 100 watt all’ora. In totale il consumo elettrico di questi apparecchi in Europa quando non sono in uso è di circa 90 TWh (Terawattora) all’anno, pari al consumo elettrico di 24 milioni di famiglie europee. I consumi sono ora ridotti ad un range che varia da 12 a 6 Watt (dal 2015) che diventerà 8/3 Watt a partire dal 2017. Questo si stima porterà ad una riduzione di consumi di 36 TWh pari al consumo di 10 milioni di famiglie.

I benefici per i consumatori. Come già accennato i risparmi per i consumatori saranno notevoli. La pubblicazione delle etichette online significa che ora si potranno comparare i prodotti tra di loro come già nei negozi fisici. Un forno a gas efficiente (ad esempio classe A+) farà risparmiare tipicamente al proprietario circa 180 euro nel suo ciclo di vita, comparato con un forno di classe inferiore (ad esempio D). Accade cioè quello che succede con i forni elettrici, dove un apparecchio di classe A+ rispetto ad uno di classe D mediamente fa risparmiare 230 euro durante il ciclo di vita del prodotto.

Inoltre le nuove regole per lo stand-by per gli apparecchi connessi permetteranno un risparmio medio per ogni famiglia di circa 40 euro senza intaccare minimamente le performance dei prodotti.

Benefici per produttori e distributori. Le misure introdotte dalla Commissione Europea sono state fortemente incoraggiate dalle aziende produttrici e dai distributori, dalle rappresentanze degli stati membri, dai consumatori e dagli ambientalisti. Assieme alle altre misure del comparto Ecodesign, la direttiva che si occupa degli standard energetici che devono rispettare gli elettrodomestici, sono state viste come azioni strategiche per la difesa della competitività delle aziende europee.

Nell’Ue, infatti, più dell’85% dei consumatori usa le etichette energetiche per fare acquisti. Questo si traduce in circa 55 miliardi di euro di fatturato in più per le aziende europee. Oltre a ciò le misure Ecodesign contribuiscono a ridurre le spese e a migliorare la competitività, perché creano regole condivise a livello europeo evitando i costi che sarebbero necessari per adeguarsi a 28 diversi standard nazionali.

Queste disposizioni tutelano inoltre i produttori domestici dalla competizione scorretta di prodotti bassa qualità e basso costo. Un recente studio realizzato per conto delle Commissione Europea ha evidenziato che su 59 paesi extra Ue che hanno introdotto norme di etichettatura energetica per i prodotti, il 53% di questi l’ha fatto emulando in tutto o in parte l’etichetta energetica europea (incluse grandi economie come Brasile, Cina, Corea, Russia e Sudafrica).

La posizione dell’Italia. “Senza rischio di messa al bando per i tostapane a due feritoie, com’è stato recentemente paventato in rete e ripreso dall’euroscettico Matteo Salvini in merito alla direttiva Ecodesign, nel corso 2015 sarà messa a punto la nuova etichetta energetica europea - spiega Davide Sabbadin, responsabile efficienza energetica di Legambiente - che sarà votata dall’Europarlamento la prossima estate. Purtroppo in questa partita sull’efficienza energetica l’Italia non sta giocando un ruolo di avanguardia. E la stessa Commissione europea guidata da Jean Claude Juncker sembra intenzionata a retrocedere. Invece è importante portare avanti queste normative, perché non costano nulla agli Stati membri e in più fanno risparmiare energia e soldi ai consumatori dell’Unione. L’Italia, che è il secondo paese europeo per produzione di elettrodomestici dopo le Germania, deve battersi in prima linea per l’ecosostenibilità dei suoi prodotti. Solo tutelando le aziende qualificate si può reggere la concorrenza sul mercato”.

Benefici per l’ambiente. A partire dal 2020 le tre nuove misure relative agli stand-by e all’etichetta energetica per cappe e forni a gas ridurranno le emissioni europee di 15 MT (Megatonnellate) di CO2. Si tratta dell’equivalente delle emissioni della città di Bucarest.

Tutte le misure di efficienza relative agli stand-by combinate abbasseranno il consumo elettrico annuale europeo di 75 TWh. Questo significa la diminuzione di 28 MT di CO2, pari alle emissioni di 1,5 milioni di famiglie.

L’insieme delle misure della direttiva Ecodesign ed Etichetta Energetica combinate porterà un risparmio di energia primaria pari a 166 MTE (tonnellate equivalenti di petrolio), pari al fabbisogno energetico primario dell’Italia, ovvero al consumo di circa 60 milioni di famiglie.

Fonte: La Repubblica

Influenza, quasi 800.000 casi. Atteso il picco dopo l’Epifania

Influenza, quasi 800.000 casi. Atteso il picco dopo l'Epifania

Il picco dell’influenza è atteso dopo l’epifania

ROMA - Aumenta il numero di persone che si ammalano di influenza rispetto alla scorsa stagione con 800.000 casi dal mese di ottobre, ma il picco deve ancora arrivare ed è atteso a partire dai giorni successivi all’Epifania. Durante le feste di Natale e Capodanno, 450.000 italiani sono rimasti a letto, erano 148.000 durante l’ultima settimana dell’anno. Nel corso delle vacanze si sono ammalati 100.000 bambini sotto i 5 anni, con una incidenza di 4 casi su 1.000 a fronte del dato generale pari a 1,5 su 1.000. Sono questi i risultati dell’ultimo report di Influnet, la rete di sorveglianza della sindrome influenzale, coordinata dall’Istituto Supe-riore di Sanità (Iss),

I GRAFICI

Bambini più esposti. “Siamo entrati nella fase iniziale della diffusione dell’influenza stagionale. Il freddo rigido è arrivato e facilita la vera influenza. Il picco però - sottolinea l’esperto - si registrerà nelle prossime settimane: con l’apice intorno a fine gennaio - spiega spiega  il virologo dell’Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco - . Al momento i più colpiti sono i bambini”. Le categorie più ‘a rischio’ sono gli anziani, i bimbi (soprattutto al di sotto dei 4 anni), le donne incinte e i malati cronici. Gli esperti  spiegano inoltre che “Il virus che sta circolando maggiormente è di tipo A H1N1, quello che ha causato la pandemia del 2009″. Ecco perché, mentre gli adulti hanno avuto contatti con virus simili negli ultimi decenni e sono parzialmente protetti, i bimbi e gli adolescenti sono senza difese.

Il vaccino. C’è però ancora possibilità di vaccinarsi. “Tutti coloro che hanno un figlio con una malattia come le cardiopatie, le pneumopatie, il diabete, la fibrosi cistica devono vaccinare il proprio figlio per evitare la possibilità che contragga l’influenza”, raccomanda Alberto Villani, responsabile di Pediatria generale e malattie Infettive dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “La vaccinazione è lo strumento di prevenzione più efficace ed è fondamentale per le categorie a rischio come i bambini affetti da determinate patologie - ricordano gli esperti del Bambino Gesù - .I vaccini antinfluenzali sono considerati sicuri poiché vengono sottoposti a controlli di qualità predefiniti a livello internazionale. A volte, tuttavia, possono manifestarsi reazioni avverse, per lo più lievi”.

Dai 4 ai 5 giorni di riposo. Villani suggerisce di approfittare delle 24-48 ore in casa post influenza per dormire un po’ di più al mattino e per dedicare tempo ai 4 pasti giornalieri, favorendo l’assunzione di frutta e di verdure fresche. “Qualora il clima lo dovesse consentire - prosegue Villani - approfittarne per uscire per una breve passeggiata. Dopo 4-5 giorni si potranno riprendere le normali attività, comprese quelle sportive nel caso di bambini più grandi. Potrà inoltre essere utile somministrare un multivitaminico per qualche giorno o anche la sola vitamina C”. Isolato all’inizio di dicembre 2013, il virus più comune della stagione influenzale in corso è l’AH3N2, compreso nel vaccino di quest’anno.

Altri virus.
Per ora, comunque, spesso “si tratta ancora per lo più di sindromi simil influenzali dovute ad altri virus, ma con sintomi identici. Potrebbero quindi colpire anche chi si è vaccinato”, spiega Antonino Bella, responsabile sorveglianza epidemiologica Influnet. “Solo un terzo dei casi finora registrati, infatti, - prosegue - era vera e propria influenza, il cui periodo epidemico inizia proprio ora e avrà il suo picco tra fine gennaio e inizio febbraio”. Fare previsioni su quelli che saranno i contagi “è difficile”, ma i numeri ad oggi sono leggermente superiori rispetto allo scorso anno e, a fine stagione il totale di italiani colpiti potrebbe essere intorno ai 5 milioni, lo scorso anno sono stati 4,5″. Solo a maggio 2015, invece, “saranno disponibili i dati sulla copertura vaccinale e capiremo quanto il blocco delle vaccinazioni seguite al ‘caso Fluad’ potrà avere influito sul numero di contagi”.

I sintomi. Febbre, sintomi respiratori, nausea, vomito, dolori alle ossa spossatezza: i sintomi sono sempre gli stessi “ed è bene non sottovalutarli. Tuttavia”, specifica Carlo Signorelli, presidente della Società Italiana di Igiene(SItI),

“a meno che non ci siano complicazioni, come bronchiti o polmoniti, evitare di prendere antibiotici, perché non sono efficaci per una malattia virale”. Resta valida invece “la prescrizione delle 3 L: lana, letto e latte. Bisogna stare al caldo, a riposo e prestare attenzione alla dieta, che deve essere leggera per non appesantire l’organismo, e ricca di liquidi per prevenire disidratazione”.

Fonte: La Repubblica

A gennaio alzate gli occhi: in cielo c’è uno spettacolo imperdibile

UN PALCOSCENICO naturale calcato da attori speciali: pianeti, asteroidi e comete. Il cielo di gennaio sarà protagonista di spettacoli incredibili ai quali assistere affascinati. A segnalare gli appuntamenti è l’Unione astrofili italiani (Uai). Ad aprire e chiudere le danze sarà la Luna che attraverserà la costellazione del Toro tra la stella Aldebaran e l’ammasso stellare delle Pleiadi: la congiunzione si è verificata già il primo gennaio e replicherà anche la sera del 28 gennaio.

A seguire, tra il 3 e 4 gennaio, il cielo sarà illuminato da una pioggia di stelle cadenti, lo sciame meteorico delle Quadrantidi: “‘Quest’anno il maggior numero di meteore è atteso nelle ore notturne tra le 2 e le 3 di notte”, spiegano gli astrofili della Uai. ”Purtroppo il disturbo della Luna sarà sempre presente, ma fortunatamente verso mattina la Luna si troverà a un’altezza sopra l’orizzonte assai bassa, cosicché sarà possibile osservare il comportamento dello sciame proprio quando produrrà il maggior numero di meteore”.

Ancora la Luna sarà al cenro dell’attenzione degli amanti dell’astronomia nella notte tra il 6 e il 7 gennaio quando transiterà nella costellazione del Cancro, vicino all’ammasso stellare del Presepe (M44). Mentre, il giorno dopo, l’8 gennaio sarà in congiunzione con Giove, il pianeta che più di tutti illumina le notti di questo periodo. Ma meglio non concentrare tutta la nostra attenzione sull’accoppiata Giove-Luna. Nelle stesse ore, infatti, la Lovejoy sarà in “forma perfetta” con la sua grande chioma. Questa cometa periodica è stata scoperta dall’astyronomo australiano Terry James Lovejoy. Lovejoy ”raggiungerà la massima luminosità il giorno 7″, comunica la Uai, “quando passerà alla minima distanza dalla Terra. Poi dovrebbe cominciare gradualmente a calare, rimanendo però sopra la soglia della visibilità senza strumenti per tutto il mese”.

Chi segue la “nostra” Samantha Cristoforetti attraverso il suo interessantissimo profilo Twitter, aggiornato quotidianamente con immagini mozzafiato e spezzoni di vita all’interno della Stazione Spaziale Internazionale, può decidere di osservarne il passaggio in una di queste notti di gennaio. Anzi, in una di questa mattine, perché la Iss “sarà visibile solo intorno alle 5 e le 6″.

Infine, gli ultimi giorni di gennaio vedranno una speciale congiunzione di quattro astri: Luna, Marte, Venere e Mercurio. I quattro pianeti si allineeranno la sera del 23 gannio e saranno visibili nelle costellazioni del Capricorno e dell’Acquario.

Fonte: La Repubblica

2015

Un 2015 felice a tutti voi

La redazione

Buon Natale

Un caro augurio di Buon Natale

la redazione

8 (facili) modi per produrre meno rifiuti

Ridurre o azzerare gli scarti. Sostituire oggetti di vita breve con beni che durano nel tempo. Riutilizzare le cose. Sono le strategie per produrre meno rifiuti. Pratiche individuali e collettive spiegate da Marinella Correggia nel libro «Zero Rifiuti», manualetto appena uscito per Altreconomia «per una vita e un’economia senza scarti».

1.

Fare il compost

In cucina, la soluzione «a monte» è una cucina senza sprechi, campo nel quale vegani e vegetariani vanno a nozze. Per quel che resta invece raccogliere l’umido in una compostiera è la prima risposta per trasformare gli scarti in una risorsa autogestibile e creare terra fertile per fiori, colture, orti urbani, balconi e giardini

2.

Scegliere prodotti senza imballaggio

Sugli scaffali dei supermercati non c’è cibo senza imballo, compresi spesso i prodotti pronti bio e vegan. La proposta è quindi ripartire dai luoghi dove si fa la spesa: i negozi dello sfuso, la vendita diretta e in generale dove è possibile un contatto diretto con il venditore o con il produttore (gruppi d’acquisto solidali, vendita diretta, mercati contadini, cassetta a domicilio).

3.

Bere acqua del rubinetto

Gli italiani sono anche i terzi consumatori al mondo di acqua minerale. Iniziare a utilizzare acqua del rubinetto significa ridurre in modo considerevole rifiuti. Borracce, thermos, bicchieri retrattili sono contenitori durevoli di bevande che ci regalano indipendenza e si possono portare ovunque.

4.

Utilizzare borse di tela per fare la spesa

In Italia i sacchetti di plastica sono fuori legge dal 2014. Il passo in più ora è tentare di dire addio ai monouso «compostabili» che sono fragili e inutili. Molto meglio scegliere borse di tela ricavate da stoffe già esistenti ( www.portalasporta.it). Sacche con il tessuto dei sacchi di juta di cui le torrefazioni non sanno che fare. Borsone di plastica durevoli, magari fatte con i vecchi teli pubblicitari. Cartoni del negozio. Cesti. Carrelli, e così via.

5.Detersivi e cosmetici? Meglio se naturali e fai-da-te

Igiene domestica e personale spesso significa compare decine di flaconi, tubetti, fustini e vasetti diversi. Un esempio di «insostenibilità dentro e fuori» visto che alle sostanze chimiche contenute nella fase di produzione e di smaltimento si aggiungono i rifiuti in plastica, vetro, alluminio. La soluzione: produrre in casa i propri detergenti, utilizzando sostanze naturali tipo aceto, sapone di Marsiglia e bicarbonato di sodio. Non è difficile. Le ricette sono nel libretto «Pulizie creative» di Elisa Nicoli o consultare il sito biodetersivi.altervista.org.

6.

Stop alla pubblicità in cassetta

Oltre ad abbattere gli imballaggi, disincentiviamo la pubblicità cartacea: in Finlandia molte persone attaccano un piccolo adesivo sulle proprie cassette delle lettere. La scritta: «Non voglio pubblicità». Un modo utile per disincentivare depliant e volantini non graditi, riducendo quindi la produzione di carta. Stop anche a guide telefoniche e giornali di nessuna utilità. Non stampare se non indispensabile e riutilizzare i fogli più volte. Specie in ufficio.

7.

Come non produrre Rup, Raee & Co

I Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e i Rup (Rifiuti urbani pericolosi) sono tanti e differenti. Per prevenirli: valutiamo bene i nostri bisogni di cellulari, tablet & Co. Usare olio a crudo, e con parsimonia. La regola generale è un po’ di sobrietà.

8.

La seconda vita degli oggetti

Facciamo durare quel che ha la vocazione per durare. Vale per centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti spesso definiti «ingombranti»: mobili, giocattoli e giochi, stoviglie, libri, dischi, attrezzature, abbigliamento, biciclette, elettrodomestici ed elettronica. Intercettarli prima che finiscano in una discarica significa riutilizzarli, regalarli, rivenderli. In altre parole: non buttarli via, ma concedere loro una seconda chance.

Fonte: Corriere della Sera

Animali, scatta la campagna solidale per una ricerca senza crudeltà

E’ lo sguardo rassegnato del beagle destinato alla sperimentazione. La camminata sbilenca dell’elefante costretto ad esibirsi in un circo. L’espressione terrorizzata del visone destinato ad essere scuoiato per diventare una pelliccia. La corsa sfrenata della lepre che cerca invano di sfuggire al colpo del fucile da caccia. E’ contro tutti questi inutili abusi e maltrattamenti a cui vengono inutilmente sottoposti gli animali, che è stata lanciata la campagna della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente onlus: «Aiutaci a difenderli e aiutaci a promuovere la ricerca senza animali». Una campagna che punta non solo a limitare e ridurre i soprusi sugli animali, ma anche a finanziare i ricercatori e i centri di formazione che elaborano e diffondono nuove procedure sostitutive e alternative ai test sugli animali.

Come fare

Come partecipare? Sarà possibile donare 2 euro inviando un sms solidale fino al 17 dicembre da cellulare personale (Tim, Vodafone, Wind, Tre, PosteMobile, Coopvoce, Noverca) o 2 euro con ogni chiamata da apparecchio su rete fissa (TeleTu e TWT) oppure 2 o 5 euro sempre con chiamata da rete fissa (Fastweb): basta comporre il numero 45509. Per sensibilizzare tutti, la Lega ha anche diffuso un video significativo- che andrà in onda come spot sulle principali tv e radio nazionali -  contro la violenza, lo sfruttamento e il maltrattamento degli animali.

Fonte: Corriere della Sera

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