Ora della Terra, nel mondo una “ola di buio” contro il cambiamento climatico

CHANGE CLIMATE CHANGE - Use your power, ovvero, “cambia il cambiamento climatico - usa la tua forza”. È questo lo slogan dell’Earth Hour, l’evento promosso da Wwf che domani sera vedrà spegnersi progressivamente le luci di tutto il mondo. Un segno di impegno contro il cambiamento climatico. “Domani sera, per l’ora della terra si spegneranno simbolicamente anche i luoghi di culto delle tre principali religioni monoteiste: a Roma hanno deciso di aderire, infatti, tre luoghi altamente simbolici, la cupola della Basilica di San Pietro, la Moschea di Roma e la Sinagoga di Roma”, dice il Wwf, spiegando che “la grande ‘ola di buio’ inizierà alle 20.30 locali delle Isole Samoa (8.30 italiane), dal lato opposto della Terra, e proseguirà interessando tutti i fusi orari fino a raggiungere le 20.30 italiane per poi proseguire in direzione dell’Atlantico. L’evento globale Earth Hour, giunto alla sua nona edizione, farà il giro del mondo concludendosi domenica mattina alle 7.30 nelle Isole Cook”. Inoltre quest’anno è stato raggiunto un nuovo record: “172 paesi e territori nel mondo hanno confermato la partecipazione, comprese le aree sempre più colpite dagli eventi climatici estremi come le Filippine, le Maldive e il Madagascar insieme a paesi chiave come Brasile, Stati Uniti e Cina”. Si spegneranno “la Torre Eiffel, il Golden Gate di San Francisco e altri luoghi simbolo, tra cui 40 siti Unesco, come l’acropoli di Atene e il castello di Edimburgo e la Valle dei Templi di Agrigento. In Italia sono saliti a 323 i comuni che hanno aderito ufficialmente, su 400 spegnimenti di luoghi e simboli totali”. In Italia, anche la Camera dei deputati aderisce all’iniziativa con lo spegnimento della facciata principale di Palazzo Montecitorio
Per il Wwf, “lo spegnimento di questi simboli religiosi testimonia l’importanza morale che la sfida del cambiamento climatico rappresenta in quanto minaccia per il creato e per l’umanità. Rappresenta anche la compassione, la saggezza e la leadership millenaria che l’umanità nel suo complesso ha saputo esprimere. Prendersi cura e rispettare la vita sono elementi centrali per ogni fede sulla Terra”. Eppure, denuncia il Wwf, “oggi si mette a repentaglio la vita sulla Terra con emissioni pericolosamente elevate di gas serra che destabilizzano l’equilibrio climatico globale, fanno salire la temperatura, inacidiscono gli oceani ed espongono l’umanità e tutte le creature viventi a rischi inaccettabili. Gli effetti del riscaldamento globale già colpiscono le vite, i mezzi di sussistenza e i diritti dei più poveri ed emarginati, e quindi le popolazioni più vulnerabili”. Inoltre, “coloro che hanno meno responsabilità nelle azioni che hanno provocato e provocano il cambiamento climatico sono quelli più colpiti e il pericolo degli effetti più disastrosi grava sulle future generazione, minacciando le fondamenta della civilizzazione umana. Tutto questo è moralmente ingiusto”. Da qui quindi il sostegno e la partecipazione a un’iniziativa come Earth Hour, “che unisce tutte le persone e i popoli, chiamandoli prima di tutto a prendersi cura della terra e diventare protagonisti del cambiamento per ‘cambiare il cambiamento climatico’; e poi a chiedere vero impegno e capacità di visione e di speranza a tutti i governi e tutti gli stati, perché il 2015 deve essere l’anno delle decisioni concrete, eque ed efficaci, l’anno in cui si comincia ad agire”.

Fonte: La Repubblica

Torna l’ora legale, sabato notte lancette avanti di 60 minuti

Expo, Carta di Milano: 20 milioni di firme per l’appello all’Onu

MILANO La novità è che viene chiesto a ciascuno di metterci il nome. Quindi, quando firmi, come cittadino ti impegni ad «avere consapevolezza e cura della natura del cibo di cui ci nutriamo», ma anche a «consumare solo le quantità di cibo sufficienti al fabbisogno». Se invece sei un’impresa, dovrai «applicare le normative in materia ambientale e sociale», piuttosto che «investire nella ricerca promuovendo una maggiore condivisione dei risultati». Le organizzazioni della società civile dovranno «far sentire la nostra voce a tutti i livelli decisionali, al fine di determinare progetti per un futuro più sostenibile» e la politica sarà attiva sul «formulare e implementare regole e norme giuridiche riguardanti il cibo e la sicurezza alimentare» .

Esempi, certo: perché la Carta Milano che sarà eredità di Expo è ancora in bozza. Una bozza che verrà presentata oggi e domani a Palazzo Vecchio di Firenze, secondo appuntamento di quel dibattito delle Idee che il 7 febbraio scorso all’Hangar Bicocca di Milano aveva dato il via al «modello partecipativo»: 42 tavoli di lavoro su tematiche precise, altrettanti report finali elaborati dal comitato scientifico che, su incarico di Expo e del governo, sta predisponendo questo documento.
Il ministro Maurizio Martina, delegato all’Expo, spiega che «il nostro obiettivo è trasformare i 20 milioni di visitatori dell’esposizione di Milano in ambasciatori del cibo». Gli argomenti affrontati nella Carta Milano sono i modelli economici e produttivi per uno sviluppo sostenibile in ambito economico e sociale; i diversi tipi di agricoltura rispettosi del sistema e delle biodiversità; il cibo come fonte di nutrizione e identità socio-culturale; le pratiche per ridurre e disuguaglianze.
Martina insiste: «Per la prima volta una esposizione universale si pone l’obiettivo di contribuire alla discussione che si farà alle Nazioni Unite, quando si dovranno definire gli obiettivi del Millennio ed è una scommessa per l’Italia, perché esalta anche l’ambizione del nostro Paese ad essere la patria del diritto al cibo».
Aggiunge Salvatore Veca, coordinatore del comitato scientifico al lavoro sulla Carta, che «stiamo preparando un documento di impegni di cittadinanza globale, perché la sottoscrizione è richiesta a persone di tutto il mondo ed è un’assunzione di responsabilità di fronte alle contraddizioni e ai paradossi del cibo che viene assunta da singoli, dalla società civile e dalle imprese. Questi soggetti si rivolgono però alle istituzioni a vari livelli, nazionali, transazionali e sovranazionali, perché a loro volta si impegnino su scelte che mitighino queste contraddizioni e facciano rispettare i diritti affermati».

Dal punto di vista operativo, sono stati consultati Fao e Unione europea, oltre che diversi centri di ricerca, fondazioni e università già impegnate su questo tema. In aprile la Carta di Milano approderà in Parlamento, per una discussione straordinaria; il 15 aprile se ne parlerà a Bruxelles e il 28 aprile il documento verrà ufficialmente presentato a Milano. Da maggio a ottobre, durante il semestre di Expo, potrà essere sottoscritto all’interno del sito espositivo o sul web. Il 16 ottobre, infine, la Carta verrà consegnata al segretario generale dell’Onu, Ban Ki moon.
La due giorni di Firenze, dopo i saluti istituzionali di Martina, del commissario del Padiglione Italia Diana Bracco e del commissario unico di Expo Giuseppe Sala, sarà caratterizzata dagli interventi di Emma Bonino sulla «potenza delle donne» e di Romano Prodi sulla «geopolitica del cibo» .
Saranno trasmessi un video del Premio Nobel Aung San Suu Kyi e un collegamento col sindaco di New York Bill De Blasio. L’incontro sarà concluso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: sarà lui ad inaugurare Expo il primo maggio prossimo. Fra 35 giorni .

Fonte: Corriere della Sera

Inverno addio, arriva il grande caldo

L’inverno è finito, ma sta per arrivare non la primavera bensì l’estate. Più che primavera, sarà quasi un anticipo d’estate quello che da domenica caratterizzerà a livello meteorologico tutta l’Italia. La «rimonta» dell’alta pressione porterà infatti sole e caldo, già da domani al Nord, in Toscana e in Sardegna, per poi estendersi alle altre regioni.

Bassa pressione

Al momento la presenza di un’area di bassa pressione nel Mediterraneo mantiene condizioni di instabilità o di maltempo in molte zone del nostro Paese. Sabato, in particolare, il cielo sarà nuvoloso con precipitazioni residue, al mattino più probabili su Irpinia, Basilicata, Calabria e nord della Sicilia. Nel pomeriggio si avranno fenomeni localizzati su Calabria meridionale e Sicilia orientale, ma in esaurimento in serata. Il cielo sarà sereno altrove. Verso sera e nella notte tendenza al passaggio di modeste nubi medio-alte al Nord e sull’alta Toscana. Il clima sarà particolarmente mite al Nord, Toscana e Sardegna con picchi di 18-20 gradi. Domenica continuerà l’influsso dell’Anticiclone delle Azzorre, che ci accompagnerà poi anche nella prima parte della prossima settimana. In giornata il tempo sarà in generale bello e soleggiato, salvo qualche velatura al Nord e qualche banco nuvoloso più consistente ed esteso sulle zone alpine di confine. Qualche modesto annuvolamento in forma residua potrà essere osservato su Basilicata, Calabria e Sicilia orientale. Per il fine settimana, invece - precisano i meteorologi - si conferma la rimonta anticiclonica da ovest, che favorirà un graduale miglioramento, atteso anche al Sud nella giornata di domenica. Assieme all’alta pressione giungerà una massa d’aria calda di matrice sub-tropicale, che si manifesterà tra domenica e mercoledì prossimo, quando il termometro, da nord a sud, si porterà su valori sensibilmente oltre la norma. In qualche caso non si escludono punte vicine ai 25 gradi, valori tipici della tarda primavera.

Fonte: Corriere della Sera

Eclissi del secolo, l’Italia senza luce

La mattinata di venerdì 20 marzo il Sole darà spettacolo. La Luna lo oscurerà e per qualche minuto nel nord dell’Europa l’eclissi del secolo, come qualcuno l’ha battezzata (o eclissi dell’equinozio), sarà totale e per lunghissimi secondi l’astro scomparirà del tutto. In Italia avremo la possibilità di vedere un’eclissi parziale ma comunque eccezionale perché arriveremo a cogliere circa 70 per cento del fenomeno e quindi le ombre avvolgeranno bene la nostra Penisola.
Un evento analogo si era verificato nel 2006 e la sua totalità era stata raggiunta in Egitto. La prossima con valori così elevati la potremo seguire soltanto nel 2026 e il buio totale sarà in Islanda. Quindi è un momento da non perdere. Una volta le eclissi erano occasioni di ricerca per gli astronomi, ora di rado mobilitano gli scienziati e si offrono soprattutto come un magnifico spettacolo della natura per tutti noi.

Sicuramente una delle eclissi più celebri è stata quella del 1919 quando servì per confermare la Teoria della relatività di Albert Einstein, fino ad allora soltanto una profonda intuizione del genio criticata e non accettata proprio perché non esistevano prove. Il fisico britannico decise di compiere una spedizione in Africa riuscendo a dimostrare che la luce di una stella veniva deviata dalla massa del Sole. Da allora Einstein divenne un mito e rivoluzionò definitivamente la conoscenza. Questa eclissi che inizierà alle 9.30 e si protrarrà per un paio d’ore sino alle 11.30 avrà il suo picco di massima oscurità alle 10.40. E il Sole sarà abbastanza alto sull’orizzonte da poter vedere bene ciò che accade. «Bisogna essere cauti nell’osservare il fenomeno - avverte Paolo Ochner dell’Osservatorio astrofisico di Asiago - perché gli occhi sono a rischio se non si adottano protezioni particolari. Bisogna quindi usare dei filtri adeguati e certificati, capaci di schermare i raggi non solo dalla radiazione visibile ma anche dai raggi infrarossi e ultravioletti che possono altrettanto recare danno».

Naturalmente è bene seguire le diverse fasi per rendersi conto del movimento degli astri, e del passaggio della Luna davanti alla rovente palla di fuoco distante 150 milioni di chilometri. «Per chi ha la possibilità di recarsi in un parco può essere testimone di un fatto molto particolare - prosegue Paolo Ochner -. La luce che filtra tra le foglie si comporta come entrasse in una camera oscura proiettando sulla terra l’immagine rovesciata dell’eclissi».
Ma per la prima volta si è diffuso uno strano allarme, soprattutto in Germania, per le conseguenze negative che potrebbero verificarsi sulla Terra. I tedeschi negli ultimi anni hanno installato un consistente numero di impianti funzionanti a energia solare tanto da soddisfare ormai circa un quarto dei loro consumi. Secondo alcune valutazioni l’eclissi che alle latitudini maggiori è più rilevante potrebbe provocare addirittura un blackout pericoloso creando problemi a edifici pubblici, abitazioni, centri commerciali. L’allarme è stato lanciato dell’Entso-E (European Network of Transmission System), cioè la rete dei gestori di sistemi di trasmissione elettrica.

Fonte: Corriere della Sera

Vajont, Taranto, Terra dei Fuochi: in rete l’Atlante dei conflitti ambientali

in rete l'Atlante dei conflitti ambientaliCONFLITTI: quelli che emergono mettendo insieme emergenze ambientali ed esperienze di cittadinanza attiva in difesa dei territori. Lotte per arrivare a gradazioni quantomeno civili nella declinazione della giustizia ambientale. In Italia sono oltre cento. E si tratta solo di un punto di partenza, di un primo censimento. Vajont, Casale Monferrato, Taranto, Terra dei Fuochi, Val di Susa. La punta visibile – almeno per l’opinione pubblica – delle crepe che attraversano aria, suolo e sottosuolo italiano. Il Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, ne ha iniziato la mappatura. E i risultati sono in rete. Pubblici, visibili, consultabili.

A essere restituita è un’Italia in cui l’attenzione per il futuro è quanto meno bassa. Perché gran parte dei problemi e delle questioni, oltre a essere perennemente aperti, sono lì da anni. Sfruttamento petrolifero oltre i limiti del buon senso, centrali a carbone che non fanno altro che continuare a inquinare, poli industriali mai del tutto dismessi, agroindustria, mega infrastrutture che non funzionano, discariche più o meno abusive. Un atlante delle emergenze ambientali: fatto delle rivendicazioni dei cittadini che quei territori li vivono e dell’impegno, spesso pari a zero, delle istituzioni dello Stato.

Quello che il CDCA si propone è il coinvolgimento dei cittadini. Nelle intenzioni di chi lo ha progettato, infatti, il portale potrebbe diventare uno strumento di “mappatura partecipata”. Come? Registrandosi come utenti, comitati territoriali, ricercatori, e società civile in qualunque forma organizzata si potranno caricare direttamente schede monografiche “inerenti a specifici conflitti ambientali che entreranno a far parte della mappatura visibile sulla home page dell’Altante”. Non solo un archivio, quindi. Ma uno strumento per aggregare partecipazione pubblica e una piattaforma dove poter diffondere le proprie denunce.

“Il CDCA lavora dal 2007 alla mappatura e documentazione dei conflitti ambientali. Abbiamo iniziato mappando le grandi lotte ambientali latinoamericane, allargandoci poi agli altri sud del mondo, dove le comunità locali sono in prima linea da oltre 10 anni per la difesa dei beni comuni, della sovranità territoriale, dell’ambiente e dei propri diritti individuali e collettivi, a partire da quello alla salute”, dice a Repubblica.it Marica Di Pierri, presidente del centro. E il motivo dell’impegno è chiaro: “Studiamo questi conflitti ambientali perché sono manifestazioni sintomatiche dell’insostenibilità sociale del modello economico dominante”.

Povertà diffusa, scarsa attenzione alla salute pubblica, devastazioni del territorio. Dinamiche che non possono essere lo scotto da pagare di un’economia alla perenne ricerca del profitto. E non si tratta solo di denunciare. “Studiare questi conflitti è importante perché all’interno delle mobilitazioni a difesa del territorio sono sorti negli ultimi due decenni movimenti organizzati che hanno declinato in maniera nuova e alternativa gli istituti di democrazia diretta e sperimentato modelli sostenibili di gestione delle risorse”, continua la Di Pierri.

L’Atlante è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo di ricerca Ejolt, finanziato dalla Commissione europea. Programma che ha coinvolto per cinque anni di lavoro su conflitti e giustizia ambientale oltre 20 partner internazionali tra università e centri studi indipendenti. “Il nostro Paese è pieno di conflitti ambientali da nord a sud. Dai disastri prodotti dai grandi poli industriali alle centrali a carbone, dai campi di estrazione petrolifera alle migliaia di siti di incenerimento e smaltimento dei rifiuti, dalle mega infrastrutture alle installazioni militari”.

L’obiettivo è utilizzare la rete per fornire una traccia permanente. Per evidenziare come gli impatti dell’economia globale “sono localizzati e sempre più gravi e diffusi”, conclude la Di Pierri. E per far sì che i cittadini raggiungano una sempre più ampia consapevolezza del futuro scarsamente green che li attende.

Fonte: La Repubblica

Io sono Miao

E’ la Giornata Mondiale del Gatto. Ecco perché lo amiamo. Soprattutto sul web che per i gatti impazzisce.

Dove c’è un gatto c’è un clic. E’ un’ossessione, quella dei navigatori, tirata in ballo anche dalla politica. Basti pensare ai sostenitori di Pippo Civati, nel periodo in cui era candidato alla segreteria del PD, che con intelligenza (e molta ironia) pensarono a una pagina Facebook, “Gattini per Civati”, per attirare l’attenzione sul politico “ignorato dai media”. Buzzfeed, popolare sito che si occupa di notizie virali, ha selezionato queste simpatiche foto, considerate le “100 immagini di gatti più importanti di sempre”, sulla rete. Sul tema - perché questi animali domestici sono così amati dal web? - si è interrogato tempo fa anche un sito autorevole come quello di New Republic, magazine americano che si occupa di politica e arte dal 1914. In un articolo del 2012 Perry Stein, dopo aver intervistato alcuni esperti, dava fondamentalmente due risposte. La prima: i gatti hanno occhi grandi, un naso piccolo e una forma della testa che ricorda quella dei neonati, “per questo attivano il nostro istinto di educare e nutrire i più piccoli”. La seconda: per chi possiede un gatto, Internet è il corrispettivo del parco frequentato da chi ha un cane. In nessun altro posto è possibile condividere la propria passione (e ossessione) per questi felini.

http://www.repubblica.it/ambiente/2014/10/15/foto/gatti_scatti_da_paparazzi-98190087/1/#1

C’è Banye, che ha sempre quell’aria un po’ stupita. Oppure Maru, che  -  come tutti i suoi simili, a dire il vero  -  adora infilarsi dentro scatole e anfratti di ogni genere. O ancora Venus, il misterioso Giano bicolore, Grumpy Cat, perennemente imbronciato, o Garfi, il persiano arrabbiato. Come dimenticare poi il dinoccolato Niki? Colonel Meow, dal pelo lunghissimo e l’aspetto solenne, è invece scomparso pochi giorni fa precipitando le migliaia di fan e i suoi padroni nell’angoscia. Chi sono? L’avete capito: alcuni fra i gatti più famosi del web. Fra seguitissimi canali YouTube e altrettanto popolati profili sui social network  -  soprattutto Instagram, Flickr e Facebook  -  sono la punta di diamante di una preferenza che da sempre segna il mondo di internet, decretando il clamoroso successo dei piccoli felini.

FOTO E GALLERY DI GATTI, LE MIGLIORI SU REPUBBLICA.IT

Dal 1990, grazie all’idea del magazine specializzato Tuttogatto, anche gli amici a quattro zampe hanno la loro festa. Cade proprio oggi, il 17 febbraio  -  scelta non casuale, legata al mese dell’Acquario, simbolo di autonomia, libertà e anticonformismo ma anche ai giochi numerici  -  con la Giornata dedicata del gatto. Almeno in Europa. Perché sull’amatissima ricorrenza, a dirla tutta, non c’è accordo pieno: se in Canada si tiene di solito l’8 di agosto, negli Stati Uniti cade il 29 ottobre e in Russia il primo marzo. Eventi, piccoli e grandi incontri, feste in onore dei predatori da appartamento si susseguiranno per tutta la giornata. Da Udine (dove si dialoga con le scrittrici amanti dei felini all’antico Caffè Caucigh, 18,30) alle merende per la raccolta fondi per i gattili (Olgiate Olona, Varese, dalle 8 alle 12 a piazza San Gregorio e dalle 15 alle 17,30 all’Iper Giardineria) fino alle biblioteche (alla San Giorgio di Pistoia laboratori e concorsi sui social network dalle 16) e ai locali (al Romeow Cat Bistrot di Roma verrà presentato il libro  illustrato “I mestieri delle gatte-Gattosìe e Miciastrocche” di Manuela Minelli in compagnia dei sei felini della locanda).

Non basta. Sempre in corrispondenza della giornata Felinia, il personaggio delle strisce a fumetti firmate da Sketch&Breakfast e seguite da 160mila fan su Facebook, ha voluto svelare in anteprima alcune chicche contenute nell’Enciclopedia Treggatti in uscita il 31 marzo per edizioni Dentiblù. Un continuo movimento, insomma, che tuttavia non spiega fino in fondo per quale oscura ragione i gattini e le loro evoluzioni siano divenuti l’oppio del web. Tanto da sfiorare l’ossessione. Il loro successo in rete, secondo le tesi raccolte dalla giornalista Perry Stein nel 2012 sul New Republic e che nel corso degli anni hanno guadagnato consensi, sarebbe dovuto certo al loro fascino e alle innegabili qualità, fra cui, per esempio, la minutezza delle testoline e dei musi che psicologicamente rammenterebbero all’uomo i neonati. Ma anche e soprattutto alle relazioni sociali dei padroni. E cioè al fatto che, banalmente, internet e le piattaforme di condivisione, dai forum ai social, rappresenterebbero per chi ha un gatto il corrispettivo del parco sotto casa per i proprietari di un cane. Sì, è vero: a Roma, Torino, Parigi, Vienna e Tokyo, Taipei, Madrid e altrove esistono ormai da tempo “cat cafè” dedicati agli amanti dei felini. Ma rimangono gradevoli esperimenti per pochi: è su Instagram, YouTube e Facebook che di gattini si parla, si sorride e ci si confronta.

Dalla loro irrefrenabile voglia di giocare, attaccare ma anche sentirsi protetti  -  chi non ricorda il boom dei gatti nei cerchi?  -  al loro straordinario successo al cinema, se dunque il web ha un animale da compagnia quello è senz’altro un gatto. Con le dovute variazioni sul tema. L’anno scorso, per esempio  -  l’ha raccontato Fast Company  -  è stato l’anno del “ginger cat”, il gatto dal pelo rosso. Da Gone Girl al bellissimo A proposito di Davis, il grande schermo non ha fatto che consolidare le predilezioni della rete, dove i piccoli quadrupedi sembrano sfoggiare al meglio la loro irresistibile viralità. Un magnetismo che rende milioni di visualizzazioni e miliardi di videoclip (cercando la sola parola “cat” YouTube resituisce 32,5 milioni di filmati, “gatto” sfiora il milione) dove fanno di tutto, da soli o insieme agli umani e ad altri cuccioli. Lo sa bene l’ex cameriera dell’Arizona Tabatha Budensen, padrona di Grumpy Cat, vera superstar della rete da quasi sette milioni e mezzo di fan sul social di Mark Zuckerberg, decine di migliaia fra i vari account su Twitter e soprattutto un valore da 100 milioni di dollari fra merchandising e diritti d’immagine per film, libri e cartoon.

E sebbene esistano piattaforme specificamente pensate per loro  -  da Petigram a Griddixcat passando per Catmoji  -  in fondo il loro successo circola e si alimenta anzitutto sui siti più celebri. Segno che anche chi non possiede un micio non riesce proprio a resistere al fascino. Il motivo? La ragione l’ha spiegata uno psicologo tedesco, Frank Schwab, docente di psicologia dei media all’università di Würzburg, in un’intervista per Flickr dello scorso anno: “La teoria di gestione dell’umore di Dolf Zillmann può aiutarci  -  ha spiegato  -  afferma che usiamo i media per regolare il nostro umore. Non lo facciamo coscientemente. Utilizzando i mezzi di comunicazione impariamo inconsciamente cosa ci fa stare meglio e continueremo a utilizzare quel contenuto mediatico che ci rende più felici. Di conseguenza siamo portati a condividere quei contenuti con altri influenzando positivamente anche il loro stato d’animo”. I gatti in ogni salsa  -  immortalati nella loro fierezza o tenerezza, alle prese con i gadget hi-tech pensati per loro, in scatti artistici, sottoforma di irresistibili e umoristici meme da migliaia di like, in video, disegnati  -  interpretano a pieno questo ruolo di diffusori di benessere, leggerezza e intelligenza.

io amo il mio gatto !

Fonte: La Repubblica

M’illumino di meno, luci spente per aiutare il pianeta

Dalla facciata del Campidoglio a quelle del Quirinale, di Montecitorio e Palazzo Madama a Roma, a piazza San Marco a Venezia; dalla Mole Antonelliana di Torino al Castello Sforzesco di Milano. Da Palazzo Vecchio a Firenze al lungomare di Bari; dall’Arena di Verona al Maschio Angioino di Napoli, dalla Fontana di piazza De Ferrari a Genova, alle Torri di Bologna, fino al Mit di Boston, all’Università di Cambridge e al Bauhaus di Weimar. C’è anche quella dell’astronauta Samantha Cristoforetti tra le numerose e prestigiose adesioni a “M’illumino di meno 2015″, la campagna di sensibilizzazione del programma di Rai Radio2 “Caterpillar” a favore del consumo razionale di energia e della produzione da fonti rinnovabili.

Oggi è il punto di arrivo dell’edizione di quest’anno, l’undicesima, aperta ufficialmente il 16 gennaio. E si chiede simbolicamente a tutti gli ascoltatori un’ora e mezza di “silenzio energetico” dalle 18 alle 19.30, durante la diretta del programma, per simboleggiare la resistenza contro lo spreco e l’uso dei combustibili fossili che ci stanno privando della sicurezza climatica. Saranno migliaia le piazze, scuole (anche il ministero dell’Istruzione ha aderito all’evento), aziende, ristoranti, negozi e case di privati cittadini che si fermeranno  riflettere su come diminuire il proprio impatto ambientale.

on poteva non dare la sua adesione all’iniziativa anche l‘Enea - l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile - che per  per tutta la mattinata si è trasformata in una “green school”, una scuola di efficienza e risparmio energetico per oltre 120 ragazzi dalle elementari all’Università. Nella storica sede di Roma che ha ospitato personaggi come Umberto Colombo e il Nobel Carlo Rubbia, gli studenti della scuola Guido Alessi, del liceo Lucrezio Caro e dell’Università La Sapienza, guidati da esperti e ricercatori dell’agenzia, hanno potuto toccare con mano tecnologie e strumenti di diagnosi energetica, visitare virtualmente i laboratori del centro ricerche Enea di Ispra e partecipare al test energetico-psicologico “E tu che lampadina sei?”, realizzato per spiegare la differenza fra le lampadine tradizionali e i nuovi led.

Proprio a proposito di led il centro Enea di Ispra sta lavorando a due progetti innovativi per l’illuminazione di interni, in particolare di ambienti di lavoro come uffici, scuole o capannoni industriali: “In collaborazione con il Politecnico di Milano stiamo sviluppando sistemi modulari di illuminazione a led - ci hanno spiegato le due ricercatrici Simonetta Fumagalli e Milena Presutto - che sfruttano la possibilità di assemblare in maniera diversa gli elementi luminosi, adattandoli alle diverse esigenze di illuminazione. Inoltre, stiamo realizzando un innovativo sistema di illuminazione industriale dotato di controllo intelligente smart wireless in grado di regolare l’illuminazione a seconda della quantità di luce naturale esterna. Speciali sensori di presenza, poi, permettono di rilevare se nell’ambiente da illuminare ci siano effettivamente delle persone, in modo da favorire il risparmio energetico. Il tutto nell’ottica che migliorare il comfort luminoso nei luoghi di lavoro sia un valido aiuto per aumentare la produttività”.

Ricerche che, in futuro, potrebbero avere ricadute importanti anche in ambito domestico, dove i led fanno ancora fatica ad affermarsi perché, come ha spiegato l’Enea,  “vi sono problematiche tecniche, normative, di sicurezza e di benessere dei consumatori tali da non consentire la piena sostituzione delle lampade alogene con i led in tutte le applicazioni domestiche entro agosto 2016, se venisse seguita la tempistica originale della legislazione europea (regolamento 244/2009, ndr)”.

Tra i problemi ancora non risolti i ricercatori Enea segnalano: ingombro e peso delle lampadine led, in particolare quelle che forniscono le emissoni luminose più elevate, dovuto alle dimensioni e alla pesantezza dei necessari dispositivi anti-surriscaldamento, che le rende non sempre compatibili con le dimensioni degli apparecchi domestici; mancanza di compatibilità con i trasformatori installati negli apparecchi o nei sistemi; emissione luminosa equivalente a quella delle lampada di vecchia generazione da 75W, che non è paragonabile con quella delle lampadine alogene che dovrebbero sostituire.

Argomenti, questi, condivisi anche dai produttori di illuminazione dell’Assil, l’associazione nazionale delle aziende del settore aderente a Anie-Confindustria, che sottolineano il loro impegno a superare le difficoltà tecnologiche che ancora impediscono la diffusione massiva dei led: “Considerando l’attuale scadenza al 2016 - spiegano i produttori Assil -  si stima che oltre 200.000 apparecchi di illuminazione ad oggi installati nelle case dei cittadini europei risulterebbero inutilizzabili con le lampadine led retrofit attualmente disponibili sul mercato. Queste soluzioni - continua l’associazione - non sempre sono compatibili con gli apparecchi già installati, sia dal punto di vista della sicurezza (conformità alle Direttive comunitarie) sia dal punto di vista delle prestazioni e delle funzionalità. Sulla base di queste riflessioni nasce la richiesta da parte di Germania e Italia di posticipare la messa al bando delle alogene al 2020″.

Fonte: La Repubblica

Ogm, il Consiglio di Stato respinge ricorso di agricoltore friulano. Il divieto resta

Ogm, il Consiglio di Stato respinge ricorso di agricoltore friulano. Il divieto restaROMA - Dopo il Tar anche il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato, paladino delle battaglie pro-Ogm, che aveva utilizzato sementi geneticamente modificate in Friuli Venezia Giulia e aveva impugnato il decreto del Governo che vieta la coltura in Italia del mais Mon810, prodotto da Monsanto.

Esultano le associazioni ambientaliste da sempre impegnate sul fronte della lotta al cibo transgenico: “Siamo soddisfatti della decisione del Consiglio di Stato - ha detto il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza- . Si tratta di uno stop deciso alle mire di Fidenato, che non potrà più procedere alle semine biotech e di un ulteriore passo verso un’Italia ogm free”. Un obiettivo “necessario all’economia e alla società del Belpaese - rimarca ancora Cogliati Dezza - e facilmente raggiungibile con gli opportuni strumenti normativi, tra cui la pubblicazione del decreto firmato il 23 gennaio dai ministri della salute Beatrice Lorenzin, delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dell’ambiente Gianluca Galletti, che proroga per altri 18 mesi il divieto di coltivazione di mais ogm Mon810 sul territorio italiano, in attesa dell’entrata in vigore della nuova direttiva Ue in materia”.

Anche Greenpeace esprime soddisfazione per la decisione: “Questa sentenza conferma ancora una volta la validità del decreto recentemente prorogato e della corretta applicazione del principio di precauzione  - spiega Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia  - a salvaguardia di agricoltura e ambiente, contro i rischi legati al rilascio in ambiente di colture geneticamente modificate. L’Italia si conferma nuovamente Paese libero da ogm”.

Gioisce la Coldiretti, che vede negli ogm “un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”. E pure il consenso del mondo politico alla decisione del Consiglio di Stato è trasversale: Ermete Realacci (Pd), presidente della commissione Ambiente della Camera, parla della “fine di un lungo contenzioso”. Mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia (Lega Nord) commenta: “Una nuova vittoria per l’agricoltura di qualità, quindi per il Veneto e per i suoi agricoltori”.

Ma Giorgio Fidenato, leader fra l’altro dell’organizzazione “Agricoltori Federati”, non si arrende e annuncia che farà ricorso alla Corte di Giustizia europea: “Non nutrivo grandi speranze nel Consiglio di Stato - commenta - come del resto in ogni situazione in cui ad esprimersi è un Tribunale italiano, visto che siamo il Paese della disapplicazione dei trattati europei”. E aggiunge: “Come sempre ho fatto in passato, mi rivolgerò alla Corte di Giustizia Europea, l’unica che ha riconosciuto la bontà delle nostre istanze e del nostro operato”.

“Questa sentenza - conclude il difensore degli Ogm - mi fa riflettere ancora una volta su un’altra delle circostanze tutte italiane: i giudici, a prescindere dal caso specifico e odierno, non pagano mai per eventuali errori. Probabilmente, se fosse introdotta una norma ad hoc, pronunciamenti che vanno in netto contrasto con la legge comunitaria, che è sovrana in questa materia, sarebbero meno frequenti”.

Lo scorso 24 aprile, lo ricordiamo, il Tar del Lazio aveva confutato tutte le motivazioni addotte dall’agricoltore friulano che, con l’intenzione di seminare liberamente mais biotech, avrebbe voluto far cadere il decreto interministeriale di agosto 2013, che ne vietava la coltura sul territorio italiano per 18 mesi. Decreto che poi, come abbiamo visto, è stato prorogato per altri 18 mesi dal recente provvedimento del 23 gennaio 2015 a firma dei tre ministri già citati.

APPROFONDIMENTO - L’importanza di coltivare il dubbio davanti agli Ogm

Sebbene il mondo scientifico sia diviso sul tema (leggi il commento di Carlo Petrini e quello di Umberto Veronesi)  la sentenza del Tar già si rifaceva al principio di precauzione, in quanto sono state evidenziate le conseguenze potenzialmente negative per l’ambiente derivanti dalla contaminazione del mais Mon 810. L’augurio di Legambiente è che “L’Ue adotti una nuova regolamentazione che consenta agli Stati membri di vietare coltivazioni ogm anche per ragioni economico-sociali”.

Fonte: La Repubblica

Oggi è la Giornata nazionale contro lo spreco alimentare

Oggi è la Giornata nazionale contro lo spreco alimentareUNA GIORNATA per riflettere sui nostri comportamenti e cercare di modificarli. Non solo per risparmiare nel quotidiano ma anche per salvaguardare il nostro pianeta. È la Giornata nazionale contro lo spreco alimentare che si celebra oggi per il secondo anno. “La novità importante è che finalmente è in vista la semplificazione normativa per gli alimenti invenduti”: l’annuncio è del presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, coordinatore del comitato tecnico scientifico attivato dal Ministero dell’Ambiente per la prevenzione dei rifiuti e dello spreco di cibo. Segrè sottolinea anche che la semplificazione normativa “consentirà finalmente di favorire e incentivare la donazione delle eccedenze e dei prodotti alimentari invenduti lungo la filiera, attraverso la semplificazione, razionalizzazione e armonizzazione del quadro di riferimento - procedurale, fiscale, igienico-sanitario - che disciplina il settore”.

Una buona notizia rivolta ai consumatori ma anche all’ambiente perché “lo spreco alimentare non è solo un problema di cibo ma anche di impatti sulla biodiversità e sul clima”: a rilanciare l’allarme è Wwf che per la giornata anti spreco, con il sostegno della grande distribuzione, ha avviato una serie di iniziative per sensibilizzare i cittadini. L’associazione ambientalista parteciperà a EXPO 2015 in qualità di “Civil Society Participant” proprio per portare l’alimentazione sostenibile all’attenzione del grande pubblico. Sul fronte ambientale, infatti, i dati resi noti nel rapporto “Food wastage footprint. Impacts on natural resources”, realizzato dal Dipartimento di gestione ambientale e delle risorse naturali della FAO nel 2013, non sono affatto incoraggianti. L’impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, una cifra complessiva che inserisce questo sconcertante dato di emissioni di prodotti che non vengono neanche utilizzati, al terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori di Co2 a livello mondiale dopo Cina e Stati Uniti.

Non solo, il consumo di acqua collegato allo spreco alimentare è di circa 250 km cubici, equivalenti al flusso annuale d’acqua del Volga oppure a tre volte il volume delle acque del lago di Ginevra. Il cibo prodotto e sprecato, poi, occupa quasi 1,4 miliardi di ettari di terra, costituendo il 30% della superficie occupata da terre agricole a livello mondiale. Il diretto costo economico dello spreco alimentare dei prodotti agricoli (escluso i prodotti del pescato) viene valutato sui 750 miliardi di dollari, una cifra equivalente al Pil della Svizzera.

Ma gli italiani sembrano già pronti a mettere in pratica i comportamenti utili a ridurre gli sprechi. Lo dice l’indagine realizzata del 2014 da Gfk Eurisko con la collaborazione di Auchan e Simply. Il 54% afferma di controllare quotidianamente il frigorifero, il 65% controlla almeno una volta al mese la dispensa, solo il 36% dichiara di attenersi rigorosamente alla data di scadenza dei prodotti riservandosi di valutare personalmente la qualità/freschezza dei prodotti scaduti prima di buttarli. E il 45% si dichiara favorevole alla vendita a prezzi scontati di alimentari non deperibili scaduti.

La ricerca ha quantificato anche le dimensioni dello spreco alimentare domestico in Italia: ogni anno in media una famiglia italiana butta 49 kg di cibo, complessivamente vengono sprecati 1,19 milioni di tonnellate di alimenti. In termini economici questo corrisponde a circa 7,65 miliardi di euro (316 € per famiglia). L’indagine ha anche “pesato” lo spreco annuale per le diverse tipologie di alimenti. Gli sprechi maggiori riguardano la verdura (10,7 kg), la frutta (9,9 kg), il pane (9,1 kg), e la pasta (6,0 kg) mentre minori risultano le quantità sprecate per gli alimenti più costosi: carne (4,5 kg), formaggi (2,1 kg), pesce (1,8 kg), surgelati (1,8 kg) e salumi (1,2).

Fonte: La Repubblica

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