Esplode un’altra piattaforma petrolifera

L’incidente 80 miglia a sud di Vermilion Bay. Dopo il disastro della Bp, è il secondo incidente nell’area. Fiamme e fumo sulla zona, preoccupazione per i danni ambientali. La Guardia Costiera: “Il pozzo non era attivo”. 13 lavoratori proiettati in acqua. Sul posto gli elicotteri di soccorso dal nostro inviato ANGELO AQUARO

WASHINGTON - Paura nel Golfo del Messico: un’altra piattaforma petrolifera è esplosa e adesso brucia al largo di Vermilion Bay. Tredici persone sono finite in acqua: nessuno può ancora dire in che condizioni si trovino. C’è almeno un ferito, secondo il sito della rete locale Wafb è stato trasportato al Terrebonne General Medical Center a Houma, in Louisiana. I dispersi sarebbero stati localizzati e tratti in salvo, ma il condizionale è d’obbligo: i reporter della Cnn riportano allibiti le notizie in arrivo.

Quattro mesi dopo il disastro della DeepWater Horizon, 20 aprile, 11 morti, la più grande tragedia ambientale d’America, l’incubo della macchia nera che soltanto poche settimane fa è scomparsa si riaffaccia drammaticamente. Al momento dell’esplosione, intorno alle 9 americane, la piattaforma Vermilion Oil 380 non stava lavorando petrolio. “Dai primi rilevamenti non risultano perdite”, comunica la Mariner Energy, proprietaria del pozzo. Ma il precedente di Bp consiglia prudenza. Bill Colclough della Guardia Costiera cerca di mantenere la calma: assicurare che i soccorsi sono già in azione. Ma non si riesce a capire neppure che cosa sia successo davvero.

Un altro disastro nelle acque della Louisiana dove il presidente Barack Obama era sbarcato domenica scorsa per celebrare i cinque anni dalla tragedia di Katrina e assicurare la popolazione che un’altra vergogna come l’esplosione nel Golfo, che ha piegato ancora una volta questa terra, non si sarebbe ripetuta più. Spiega Gene Beck della Texas A&M University che probabilmente la piattaforma sarebbe esplosa per una fuga di gas: si tratterebbe di una struttura che era al lavoro su un pozzo già funzionante. Le nuove trivellazioni sono state sospese dalla moratoria contestatissima - alcuni stati come la Lousiana spingono per la cancellazione per far ripartire l’occupazione - che Barack Obama ha imposto nell’attesa che le cause del disastro della DeepWater Horizon vengano definitivamente accertate. Ma i lavori naturalmente continuano sulle piattaforme già in funzione.

“Non si tratta di una piattaforma che trivellava in profondità”, dice il portavoce Robert Gibbs nella prima dichiarazione della Casa Bianca, quasi a sfatare il fantasma della Deepwater Horizon che riaffiora. Ma l’imbarazzo e la preoccupazione per il nuovo, clamoroso incidente è palpabile.

Gli elicotteri sono stati spediti sul posto dell’esplosione. L’equipaggio sulla piattaforma sarebbe ok ma la struttura è ancora in fiamme. L’incubo del Golfo sembra davvero senza fine. La Bp nei giorni scorsi ha dovuto rimandare la chiusura definitiva di quel pozzo maledetto per le condizioni meteo: gli uragani che stanno sferzando gli Usa non si erano mai visti così forti come in questa stagione. L’allarme continuerà fino a metà ottobre. Ma adesso è questa esplosione misteriosa a fare ancora paura. 

Fonte: La Repubblica

Solare. Specchi parabolici più resistenti ed efficienti

Utilizzano polimeri e argento al posto del vetro

Roma, 2 set. (Apcom-Nuova Energia) - Una nuova tecnica, chiamata ReflecTech Mirror Film e sviluppata dalla società SkyFuel in collaborazione con il NREL aumenta la resistenza degli impianti solari a concentrazione con specchi parabolici e raggiunge i più alti valori di efficienza. Lo dimostrano i test condotti dalla stessa NREL (National Renewable Energy Lab), il principale laboratorio di ricerca energetica del Dipartimento dell’energia USA. La tecnica, prevede di realizzare gli specchi parabolici in modo simile a quelli tradizionali con una sola, importante differenza: la parte riflettente non è costituita da specchi di vetro, bensì da un sottile strato di argento racchiuso fra strati multipli di polimeri trasparenti che lo proteggono dall’ossidazione e dai raggi ultravioletti. SkyFuel ne ha realizzato un modello di specchio parabolico commerciale, chiamato SkyTrough. Il nuovo materiale era già considerato conveniente perché infrangibile, flessibile, leggero e quindi facilmente trasportabile. Ora, come attesta il NREL, si dimostra soprattutto efficiente: i test, effettuati a una temperatura di 350 gradi, hanno evidenziato che gli specchi della SkyTrough arrivano a un’efficienza di oltre il 73%. “Allo SkyTrough hanno lavorato molti ottimi ingegneri, per cui eravamo fiduciosi che l’efficienza sarebbe stata alta, ma l’attestazione del NREL conferma la nostra tecnologia. Non potremmo essere più soddisfatti di questo risultato”, ha commentato Randy Gee, direttore tecnico della SkyFuel

Fonte: La Stampa

Piante miracolose

Sono migliaia le piante impiegate nella medicina tradizionale cinese. Molte hanno già dato frutti anche in Occidente. Eccone alcune

Ginseng
È adoperato nella medicina tradizionale cinese da oltre 2 mila anni come tonico per aumentare il livello di energie, per ridurre lo stress e incrementare la resistenza (al freddo, al caldo, alla fatica). Il ginseng contiene ginsenosidi, manganese e diverse vitamine: C, A, K, acido folico e vitamine del gruppo B.

Wolfberry
È il nome della bacca, di colore rosso, di due diverse piante appartenenti alla famiglia delle solanacee. Si impiega nella medicina tradizionale cinese sia per rinforzare il sistema immunitario, sia per proteggere il fegato e la vista. Contiene anche alcuni agenti antiossidanti.

Schizandra chinensis
È una delle componenti dello Shenmai San, un formulato adoperato per trattare le patologie coronariche. La Schizandra viene impiegata anche contro l’insonnia, le palpitazioni, la dispnea e più in generale come tonico.

Dang Gui
Angelica sinesis o “ginseng femminile” o “pianta delle donne”. È impiegata per i disturbi del ciclo mestruale: contro la dismenorrea e l’amenorrea e per ridurre i sintomi della menopausa. Si adopera soprattutto sotto forma di te o infusioni, o di capsule.

Astragalus membranaceus
È impiegata anche come tonico e per aumentare le capacità mnemoniche, oltre che come antinfiammatorio. La dose di astragalus consigliata, anche dall’Oms, è di 9-30 grammi al giorno.

Rabarbaro
È considerato un buon lassativo e aumenta l’appetito se assunto - in piccole dosi - prima dei pasti. Inoltre è impiegato contro diversi disturbi intestinali.

Liquirizia
La farmacopea cinese adopera la liquirizia da migliaia di anni nel trattamento delle affezioni delle vie respiratorie, per alzare la pressione sanguigna, per il trattamento delle epatiti, come antinfiammatorio.

Bupleurum chinense
Riduce la febbre, la tensione interna, l’ansia e la vertigine. Inoltre sembra avere proprietà epatoprotettrici e di stimolazione della digestione.

Coptis chinensis
Se ne adopera la radice, nonostante il sapore amaro. La coptis
è ricca di alcaloide e sembra inibire le infezioni, ed è adoperata contro
la diarrea, contro l’ipertensione

Fonte: L’Espresso

Rinnovabili. Da Mit sistema energia pulita ‘casalinga’

Obiettivo dotare ogni casa di una mini centrale elettrice

Roma, 2 set. (Apcom) - Un nuovo e potente catalizzatore in grado di produrre energia pulita “fatta in casa” e personalizzata per il riscaldamento e il raffreddamento delle abitazioni e per l’alimentazione di macchinari e vetture è stato presentato in anteprima nel corso di una riunione dell’American Chemical Society dai ricercatori del Dipartimento di Chimica del Massachusetts Institute of Technology (Boston, Usa) guidati da Daniel Nocera. Il sistema consisterebbe in pannelli solari posti sul tetto in grado di produrre elettricità per il riscaldamento e l’illuminazione della casa e per ricaricare le batterie delle automobili. Le eccedenze di produzione elettrica andrebbero convogliate in un “elettrolizzatore”, dispositivo che scompone l’acqua nelle sue due componenti, idrogeno e ossigeno, che a loro volta verrebbero immagazzinati in serbatoi. Di notte, in assenza del sole, sarebbe proprio la combustione di idrogeno e ossigeno, attraverso una particolare cella, a produrre energia elettrica e acqua potabile come prodotto “di scarto”. Un sistema, spiegano i ricercatori, che dovrebbe produrre energia elettrica pulita 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana, anche in assenza del sole. “Il nostro obiettivo è dare a ogni casa la propria centrale elettrica”, conclude il leader della ricerca Daniel Nocera.

Fonte: La Stampa

Groenlandia, trivelle in azione il Polo è un pozzo di greggio

Da una settimana una società inglese ha avviato le perforazioni nelle acque dell’Artico. Un’area che conserva il 13% delle riserve di oro nero rimaste sulla Terra. Ma il clima dell’estremo nord del pianeta rende difficili le operazioni. E sono altissimi i rischi per l’ambiente di LUIGI BIGNAMI

LA ricerca dell’oro nero in tutti gli oceani del pianeta non smette di guardare avanti. Nonostante le paure e le problematiche che si sono aperte dopo quanto avvenuto durante l’esplorazione petrolifera in mare aperto nel Golfo del Messico. Da una settimana, come riferisce il New Scientist, sono le fredde acque artiche in prossimità della Groenlandia ad essere oggetto di trivellazione ad opera della società inglese Cairn Energy.

Il mondo intero guarda alle acque che circondano il Polo Nord come nuova meta per lo sfruttamento petrolifero e minerario. Dalle ricerche fin qui condotte, nell’area risulta esserci circa il 13% delle riserve di petrolio rimaste sulla Terra e circa il 30% di quelle di gas. L’incidente della Deepwater Horizon ha fermato momentaneamente le attività nelle acque americane, canadesi e norvegesi ma non in quelle groenlandesi e russe dove continuano la ricerca e le prime perforazioni. Tuttavia è proprio di poche settimane fa la notizia che americani e canadesi sono partiti con una nave oceanografica per importanti rilievi. “Con questa spedizione vogliamo definire con precisione quali sono i confini geologici dei nostri territori, quelli cioè che il trattato internazionale dei mari permette di considerare propri e quindi di esplorarli e sfruttarli”, ha spiegato Brian Edwards del Servizio Geologico americano. La Russia aveva preceduto tale spedizione con una propria nave e due anni fa aveva mandato fin sul fondo del Polo Nord un sommergibile dove piantò la propria bandiera.

Estrarre petrolio nelle aree artiche è una sfida contro la natura che ha pochi confronti, sia che avvenga in mare che sulla terraferma. Gli uomini addetti ai lavori, qualunque attività eseguano, devono fare fronte ai movimenti del pack, agli iceberg, alle temperature estremamente fredde, alle tempeste e alle condizioni estreme quando scende la notte artica che dura circa 6 mesi.

Per questi motivi le compagnie petrolifere al momento stanno esplorando le aree marine più vicine alle coste e le più accessibili e, quando è possibile, cercano di costruire piccole isole artificiali da collegare alla terraferma così da trasformare un’esplorazione off-shore (in mare aperto) in una su terra. Quando non è possibile si costruiscono gigantesche strutture in acciaio che vengono ancorate sul fondo marino. La piattaforma russa Prirazlomnoye, ad esempio, quasi completamente costruita su un campo petrolifero dove si prevede la presenza di 610 milioni di barili e che si trova al nord della Russia, peserà 100.000 tonnellate e si trova su un mare profondo 20 metri. In questo caso sarà la sua gigantesca massa a proteggerla dal ghiaccio che la assedierà per otto mesi l’anno.

Quando bisognerà andare ancor più al largo le piattaforme saranno costantemente protette da rompighiaccio. La prima di queste sarà anch’essa russa e verrà costruita a 650 km dalle coste con un mare profondo 300 m e costantemente circondata dai ghiacci. Essa inizierà ad operare nel 2016.

Tutte le compagnie petrolifere insistono nel sostenere che le piattaforme saranno a prova di ogni evento estremo. Ma nonostante questo, molti gruppi ambientalisti fanno presente che il pericolo non viene solo dalle piattaforme ma anche dalle navi che dovranno fare la spola con esse per rifornirsi di olio. Il pack, gli iceberg e le tempeste renderanno inevitabili gli incidenti e in acque fredde una fuoriuscita di petrolio potrebbe creare danni realmente irreversibili all’ambiente. In quel mondo infatti, una fuoriuscita di greggio può essere contenuta solo in estate, ma le acque molto fredde rendono l’olio molto più stabile che non in quelle calde. Per la natura è assai più difficile eliminarlo e, come si è visto in Messico, l’uomo riesce a fare ben poco.

Fonte: La Repubblica

Le 10 peggiori forme di inquinamento al Mondo

Viviamo nell’era dello Squilibrio Naturale, siamo in troppi, consumiamo risorse in quantità sempre crescente e i rifiuti invadono il Pianeta. L’energia impiegata per alimentare l’attuale sistema produttivo mondiale, ha sempre un sottoprodotto di scarto. E’ il principio del “nulla si crea e nulla si distrugge ma, tutto si trasforma”. In cosa? Ecco una lista delle 10 peggiori forme di inquinamento nel Mondo e i loro effetti sull’uomo.

1) Riversamenti di petrolio

Tra i peggiori disastri ambientali del globo, la Marea Nera nel Golfo del Messico occupa le prime posizioni. Uccelli e mammiferi marini invischiati nelle masse oleose che stratificano sulla superficie del mare, fondali devastati, litorali contaminati e una prospettiva di rientro del danno che supera il decennio.

Sono le dirette conseguenze di un incidente eccezionale ma non troppo, basti ricordare quello del 2002 che proclamò lo stato d’emergenza per le isole Galapagos, le 123.000 tonnellate di greggio riversate in mare nel 1967 sulle coste della Cornovaglia, il disastro nel golfo di Oman nel ’72 e così via fino ai giorni nostri.

Piattaforme che esplodono, incidenti nel trasporto marittimo, operazioni sulle navi, scarichi urbani e industriali minacciano interi ecosistemi. Pensate che la fonte principale di inquinamento marino da idrocarburi consiste nello scarico in mare di acque contaminate utilizzate per il lavaggio delle cisterne. Il 20% dell’inquinamento totale arriva da lì.

I volatili subiscono seri danni al piumaggio che garantisce loro isolamento termico e impermeabilità. Intere aree marine si trasformano in “zone morte”, prive di ossigeno, cancellando qualsiasi forma di vita.

Tra i fenomeni meno evidenti e più dannosi, il bio-accumulo ovvero l’arricchimento di una sostanza cancerogena, come ad esempio gli idrocarburi aromatici policiclici (IPA), nei tessuti animali per respirazione, ingestione di cibo o contatto. Il fenomeno causa alterazioni nella riproduzione, formazione di carcinomi e patologie ormonali capaci di mettere in pericolo l’intera specie.

Non solo, entrando nei tessuti animali, gli idrocarburi contenuti nel petrolio vengono immessi nella catena alimentare minacciando pescherie, industrie e centinaia di consumatori.

2) Radioattività

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, il disastro di Chernobyl dell’86 e gli oltre 100 incidenti in 50 anni di storia non hanno impedito a governi e grandi multinazionali di percorrere la strada atomica. Il colosso del nucleare Areva, ad esempio, è riuscito a contaminare il Niger superando di 500 unità il limite di radioattività consentito per legge. Qui,  le strade trasudano uranio.

Scorie e scarti radioattivi sono la normale conseguenza di centrali nucleari, armi atomiche, lavorazioni mediche e industriali, laboratori di ricerca e impianti di fabbricazione del combustibile a ossidi misti (MOX).  Che siano ad alta, media o bassa attività tutti i rifiuti radioattivi sono potenziali contaminatori di acqua, aria e terra. L’avvelenamento da radiazione può portare a gravissimi danni genetici facilitando l’insorgenza di carcinomi e forme di leucemia infantile.

Il rischio di contaminazione, molto elevato nell’uomo, causa danni fisici irreversibili. Il problema maggiore resta il tempo di decadimento delle scorie. Alcuni rifiuti radioattivi necessitano di migliaia di anni per diventare inerti, continuando a minacciare flora e fauna locale per secoli.

Tra gli episodi più recenti e ancora irrisolti che coinvolgono l’atomo c’è il caso dello stadio olimpico di Londra, progettato per i giochi del 2012. Sembrerebbe che l’area scelta per il futuro parco olimpico sia un sito radioattivo. E mentre le autorità smentiscono, è stata avviata un’inchiesta parallela e indipendente per dissipare ogni dubbio e garantire sicurezza e tranquillità a operai e cittadini della zona.

3) Inquinamento urbano

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità i morti per inquinamento atmosferico raggiungono la cifra annua dei 2.4 milioni. Metropoli densamente popolate come Los Angeles, Mumbai, Cairo, Beijing e Hong Kong hanno la peggiore qualità dell’aria, inquinamento che ha come diretta conseguenza l’allarmante aumento di casi di asma e decessi dovuti a malattie polmonari.

Bastano sette giorni di esposizione alle polveri sottili per sconvolgere il DNA umano. L’aumento del rischio di ictus e infarti è legato al fenomeno dell’inquinamento urbano, le polveri sottili, infatti, hanno conseguenze devastanti sulla genetica e respirare PM10 può avere effetti che vanno dalle più banali allergie al rischio di trombosi.

Il caso più allarmante di inquinamento atmosferico risale al 1952 quando, a Londra morirono 8.000 persone in pochi mesi per la catastrofe ambientale che fu battezzata Grande Smog. Quattro giorni di nebbia densa e maleodorante causata dagli elevatissimi consumi di carbone da parte dei londinesi, che avvolse la città provocando quasi 20.000 vittime tra decessi e malattie.

A 58 anni di distanza, l’inquinamento urbano si manifesta in tutta la sua gravità in Cina. Sono molte le città nel Pese del Dragone che hanno riscontrato un aumento dei livelli di smog. A Hong Kong i livelli registrati sono da record, costringendo le autorità a proibire qualsiasi attività all’aria aperta.

4) Avvelenamento da mercurio

Il mercurio è un metallo pesante altamente tossico che viene spesso impiegato in diverse attività antropiche come centrali a carbone, miniere, lavorazioni industriali e agricole, produzione di cemento, ferro e acciaio.

Una volta immesso nell’ambiente, il mercurio si accumula nel suolo, nell’acqua e in atmosfera contaminando habitat e specie animali. I casi più diffusi di avvelenamento da mercurio si riscontrano nella catena alimentare marina, non ultimo quello delle sogliole tossiche nel Tirreno denunciato da Greenpeace.

Il consumo di pesce rappresenta la più significativa fonte di contaminazione da mercurio negli  esseri umani. Alcuni effetti dell’avvelenamento includono handicap neurologici, malattie ai reni, perdita di capelli, denti e unghie, e un’estrema debolezza muscolare. (Foto: Greenpeace)

5) Gas serra

Vapore acqueo, anidride carbonica, ozono e metano sono i gas serra più comuni in atmosfera. Tra questi, la CO2 è sicuramente la più dibattuta, madre del surriscaldamento globale denunciato con forza da Al Gore, l’anidride carbonica ha raggiunto livelli elevatissimi con l’incremento delle attività antropiche.

Gli effetti prodotti dall’aumento di CO2 vanno dall’acidificazione, monitorata recentemente nell’Artico con la missione Arctic Under Pressure di Greenpeace, alla perdita di biodiversità per arrivare alla minaccia dell’innalzamento del livello del mare, conseguenza diretta dello scioglimento dei ghiacciai.

Gli effetti sull’uomo? la prospettiva di veder ridotte all’osso le riserve idriche a disposizione a causa del cambiamento climatico che sta aumentando l’estensione delle aree desertiche del pianeta costringendo intere popolazioni a migrare in cerca di luoghi più accoglienti.

6) Inquinamento farmacologico

Sono milioni le dosi di medicinali che ogni anno vengono prescritte nel mondo, senza contare gli antibiotici somministrati ai capi di bestiame dall’industria zootecnica. L’inquinamento da farmaci è diventato un problema internazionale, colpisce le riserve idriche del Pianeta favorendo lo sviluppo di batteri immuni agli antibiotici e mette seriamente a rischio la salute umana.

Fiumi e laghi, in particolare d’Europa, si arricchiscono di principi farmacologicamente attivi, dalle penicilline ai farmaci cardiovascolari, dagli anticolesterolici agli antidepressivi e così via. Bovini, ovini e altre specie d’allevamento intensivo vengono letteralmente imbottiti di sostanze farmacologiche per accelerarne la crescita e la resistenza a virus e batteri, finendo poi sulle nostre tavole.

Particolarmente rischiosa per l’uomo la presenza di sostanze farmacologiche mescolate tra loro nelle acque. Concentrazioni elevate di questi ‘farma-cocktail’ possono avere effetti tossici sulla proliferazione cellulare.

La soluzione? sembra arrivare dalla Svezia dove è stato predisposto un modello di classificazione ecotossicologica dei farmaci. Azione terapeutica e valutazione dei rischi ambientali legati all’utilizzo vengono presentati parallelamente, dando la possibilità al medico di prescrivere la medicina più green. Sicuramente la soluzione più ovvia resta quella di ridurre il consumo.

7) Plastica

La Great Pacific Garbage Patch, l’enorme isola di plastica nell’Oceano Pacifico, 3.5 milioni di tonnellate, ha una copia gemella nell’Oceano Atlantico. Pensate che le due “sorelline”  sommate raggiungo le dimensioni dell’Europa.

Un continente galleggiante di PVC, bisfenolo A e altre sostanze tossiche e cancerogene che non sparirà prima di centinaia di migliaia di anni. E questo è solo l’aspetto più evidente dell’intera questione.

Le componenti tossiche della plastica possono interferire con importanti processi biologici umani che sono alla base dello sviluppo e della riproduzione, alterano le funzionalità endocrine, favoriscono patologie come il diabete e sono legate all’insorgenza di numerose malattie cardiovascolari.

Il fenomeno delle Great Garbage Patch è solo la punta dell’iceberg, problema denunciato recentemente dall’incredibile traversata oceanica di David de Rothschild a bordo del catamarano Plastiki, imbarcazione realizzata dal recupero di 12.500 bottiglie di plastica.

8) Acque reflue contaminate

Il fenomeno colpisce principalmente le popolazioni dei paesi in via di sviluppo dove gli impianti di depurazione delle acque sono inefficaci o totalmente assenti. In America Latina, per esempio, solo il 15% delle acque reflue viene trattato, mentre nell’Africa sub sahariana la percentuale è pari allo zero.

Le acque di scolo non depurate sono una delle principali cause di malattie per intere comunità locali. Tifo, colera, dissenteria, gastroenteriti e malaria causano ogni anno 5 milioni di morti. Quasi metà della popolazione africana non ha accesso all’acqua potabile mentre in SudAmerica  il 60% dei soggetti più indigenti si concentra proprio in quelle zone dove l’acqua è inquinata.

L’acqua contaminata raggiunge le falde acquifere aumentando il rischio per la salute. Bromodiclorometano, tetracloroetilene e poi ancora metalli pesanti come piombo, mercurio e cadmio si accumulano nell’organismo con un’azione tossica anche a basse concentrazioni. (Foto: Daniel Berehulak)

9) Avvelenamento da piombo

Detto anche saturnismo, l’avvelenamento da piombo può avvenire per via cutanea, inalazione o ingestione. Altamente tossico, il piombo è nocivo per la maggior parte degli organi, inclusi cuore, reni, sistema nervoso, apparato riproduttivo, ossa e intestino.

Uno studio dell’Harvard School of Public Health in collaborazione con la University of Michigan School of Public Health, ha dimostrato che gli individui esposti all’inquinamento da piombo hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari. Il piombo, infatti, tende ad accumularsi nelle ossa per poi colpire il cuore dopo anni dalla prima esposizione all’agente tossico.

Piombo metallico e ossido di piombo vengono impiegati nella costruzione di accumulatori elettrici, mentre altri importanti usi si hanno nell’industria chimica, elettrica, nell’edilizia ed è anche un componente di molte leghe a basso punto di fusione usate nei sistemi antincendio.  Per le sue proprietà stabilizzanti, garanzia di asciugatura rapida e tenuta, il piombo è stato mescolato nelle comuni vernici fino alla fine degli anni ’70.

Oggi la situazione è cambiata ma il rischio, in particolare per chi lavora a diretto contatto con questo metallo pesante quasi ogni giorno, rimane. Pensate, ad esempio, agli impianti industriali dove vengono prodotte batterie piombo-acido. (Foto: National Institute for Occupational Safety and Health)

10) Inquinamento agricolo

, composti chimici e concimi non trattati rientrano fra le peggiori calamità per l’ambiente. Essendo idrosolubili, queste sostanze penetrano in profondità nel terreno raggiungendo falde e acque sotterranee per poi contaminare il rifornimento idrico di paesi e città.

Non solo, lo scarico di fertilizzanti chimici in fiumi, laghi e mari causa il fenomeno dell’eutrofizzazione ovvero, un abnorme proliferazione di biomassa vegetale, alghe soprattutto, che vanno a eliminare tutto l’ossigeno a disposizione creando “zone morte”.

Numerose ricerche olandesi sulla contaminazione da agricoltura non sostenibile, attestano che più della metà delle terre agricole in Europa supera il limite di contaminazione stabilito dall’Unione europea.

L’Italia è uno dei paesi che impiega più pesticidi, arrivando a 175.000 tonnellate ovvero 3 Kg per abitante.  Ironia della sorte, solo una piccolissima parte di queste sostanze raggiunge il bersaglio, tutto il resto va a colpire l’ambiente e gli individui, primi fra tutti gli operatori di settore.

L’uso dei pesticidi in agricoltura danneggia solo lo 0.1% della popolazione di piante infestanti e parassiti che, per rispondere alla minaccia stanno sviluppando sistemi sempre più resistenti agli agenti tossici. Aumenta, invece, la percentuale di individui che si ammalano a causa delle sostanze velenose ingerite con frutta e verdura coltivata a suon di fertilizzanti chimici e pesticidi.

Serena Bianchi

Fonte: Green me

Insalate pronte in busta, foglie salate e da rilavare

I mix pronti all’uso sono comodi, ma il prezzo è decisamente altoe la qualità non sempre è perfetta. Il Salvagente ha testato dieci prodotti. Ecco i risultati

Lavata, tagliata, asciugata. Pronta da condire. Per chi ha poco tempo da dedicare alla preparazione dei pasti l’insalata in busta è la soluzione ideale per mangiare verdura. E sembrano davvero tanti gli italiani a corto di tempo: il nostro paese è il primo mercato europeo nel consumo dei cosiddetti ortaggi di IV gamma, pronti per il consumo. Con un giro d’affari di 730 milioni di euro e una tendenza di crescita dell’8%, però, il settore non è ancora normato. Nessuna disposizione fissa limiti certi alla contaminazione microbica delle foglie di insalata in busta. Contaminazione che invece c’è, sempre, in misura più o meno allarmante.

Mistero verde
La salubrità delle insalate pronte è un tema di grande attualità all’estero. Poche settimane fa, il Codex Alimentarius (composto da Oms e Fao per regolare il mercato alimentare) nella sua trentatreesima sessione ha deciso di vietare l’uso di letame come concime e di acque contaminate come irrigazione per tutti i prodotti di quarta gamma. Da un paio d’anni, del resto, l’Agenzia per la sicurezza alimentare tedesca (BfR) continua a monitorare il settore. E a scoprire falle igieniche così gravi da raccomandare sempre ai consumatori un ulteriore lavaggio domestico delle insalate pronte. Una beffa indigeribile, visto il caro prezzo che si paga per portare in tavola un prodotto pronto da condire. E in Italia che succede?
Il settimanale dei consumatori il Salvagente, nel numero in edicola da giovedì 2 settembre, ha sottoposto ad analisi di laboratorio 10 confezioni di insalate miste e verificando le condizioni igieniche generali, misurando la contaminazione microbica totale e la presenza di alcuni indicatori che raccontano qualcosa in più sulla pulizia delle foglie che si propongono come pronte da mangiare. Il risultato delle analisi mostra uno scenario abbastanza allineato a un livello accettabile sotto l’aspetto igienico. Con qualche eccezione.
Rispetto al quadro generale, i due big del settore si distinguono in positivo: Bonduelle e Dimmidisì risultano le insalate in busta meno contaminate. Le due eccellenze sono anche i prodotti più cari in assoluto dell’intero campione. Rispetto a un prezzo medio di 9 euro, Bonduelle svetta con l’astronomica cifra di 15,80 euro al chilo. Dimmidisì va oltre: per il suo lattughino chiede ben 18,28 euro al chilo. Foglie di lusso.

Secondo Giuseppe Battagliola, coordinatore della sezione IV gamma dell’Aiipa, l’associazione confindustriale di settore, il caro-insalate pronte è un tema spinoso: “È l’equivoco della quarta gamma. Anche il prezzo del mais è inferiore alla farina pronta per fare la polenta, ma la differenza è evidente. Nel caso della quarta gamma, invece, l’insalata appare uguale. Non si vede che nella lavorazione viene scartato il 50% della materia prima, che la filiera è controllata, che c’è manodopera, confezionamento, trasporto. Tutti passaggi che fanno lievitare il prezzo di 10 volte”.

Care e contaminate
Pagare tanto, quindi, dovrebbe garantire un elevato profilo igienico? La lussuosa Bonduelle sposa questa tesi, e sulla sua confezione scrive “garantito igienicamente”. Stefania Grazianetti, responsabile della qualità del famoso marchio, rilancia: “Vogliamo dire al consumatore che l’igiene è garantita da una serie di controlli. E vogliamo anche distinguere il nostro prodotto da altri, quelli che in un angolino della confezione riferiscono che bisogna lavare il prodotto prima dell’uso. Noi siamo in grado di assicurare il prodotto fino al punto vendita”. 

L’altra eccezione rilevata in laboratorio riguarda una confezione di misticanza proposta come “pronta da condire” e venduta a un prezzo di 13,52 euro al chilo. Alle analisi microbiologiche la misticanza in questione, la Foglia verde, a marchio Eurospin, è risultata positiva, sebbene sotto i limiti di legge, all’Escherichia coli, un germe a che indica l’avvenuto contatto con materiale fecale. Le blande regole esistenti sulla contaminazione microbica delle insalate pronte contemplano, infatti, soltanto i germi patogeni: quelli capaci di procurare disturbi alla salute più o meno gravi. Tra questi figura anche l’Escherichia coli, per il quale è previsto un limite di 100 ufc/g (unità formanti colonia per grammo). Il campione di Eurospin “mostra una contaminazione di 50 ufc, quindi sotto l’aspetto legale è ancora conforme”, spiega Ilaria Zardi, responsabile della qualità di Eurospin.

Spiega meglio di cosa si tratta Raffaello Morgante dell’Istituto zooprofilattico dell’Umbria: “La presenza di questi germi può indicare, per esempio, che l’insalata è stata concimata con letame o irrigata con acqua di fogna. L’eventualità non è per niente remota. Normalmente si irriga prelevando l’acqua da fonti contaminate: canali e falde superficiali o da pozzi. Né si può escludere la collocazione delle vasche di irrigazione in contatto con le fogne o nelle vicinanze di una porcilaia. Il discorso non riguarda solo le insalate pronte, ma vale anche per la pianta. La differenza è che il cespo lo laviamo sempre prima di mangiarlo, e con il lavaggio in acqua si riduce la carica contaminante. I prodotti pronti, invece, siamo portati a mangiarli senza lavaggio”, avverte Morgante. A buon intenditore poche parole. E meno germi.

Fonte: Kataweb

Censimento del cervo sardo

Dall’11 al 19 settembre 2010, nella Riserva WWF di Monte Arcosu (Cagliari) avrà luogo l’annuale censimento della popolazione di Cervo Sardo. Cerchiamo volontari appassionati…

Eco Home Plus, ‘Salvare il Pianeta una casa alla volta’

Una famiglia canadese composta da sei persone aderisce al progetto Eco Home Plus: vivere 12 mesi in una casa autosufficiente dal punto di vista energetico sembra ormai una realtà sempre più vicina

(Rinnovabili.it) – Abitare in una casa ultra-efficiente dal punto di vista energetico è ormai una possibilità reale. Lo sta dimostrando una famiglia canadese i cui sei componenti hanno preso parte, senza modificare le proprie abitudini di vita, all’avventura di Eco Home Plus, un modulo sperimentale prefabbricato che produce integralmente l’energia che consuma immettendo il surplus nella rete elettrica nazionale. Con emissioni nocive tendenti allo zero si eviteranno, quindi, le circa 8 tonnellate di anidride carbonica emesse da una abitazione standard in un anno.
Grazie alla tecnologia Bosch e al supporto della società di costruzioni canadese Maple Leaf Homes è stato possibile realizzare il progetto avvalendosi della collaborazione di altre aziende che hanno fornito le proprie conoscenze e il relativo impegno in termini di materiali e componentistica.
Situata nella città canadese di Bathurst, nella provincia orientale del New Brunswick, la villetta eco-efficiente sarà abitata per 12 mesi dalla famiglia Kenny attraversando le condizioni climatiche avverse tipiche della zona, che metteranno a dura prova le tecnologie applicate alla Eco Home Plus: il prefabbricato e le istallazioni dovranno sopportare temperature invernali che raggiungono normalmente i -30 °C per raggiungere i +30 °C nei mesi estivi. Provvedendo al funzionamento dei sistemi di riscaldamento e di raffrescamento grazie ai moduli e pannelli solari, gli impianti lavoreranno al fianco di quello di ventilazione e della pompa di calore geotermica con l’obiettivo di generare energia pulita sensibilizzando la popolazione e avvicinando all’idea che la generazione di energia a impatto zero è possibile.

Fonte: La Repubblica

In Giappone avvistato il ”pesce Shrek”

E’ stato avvistato nelle acque dell’isola Sado, in Giappone, un esemplare di circa 30 anni di Semicossyphus reticulatus, un pesce dal curioso aspetto molto comune nelle coste giapponesi. L’esemplare in questione ha però catturato l’attenzione dei sub per la sua particolare somiglianza con l’orco verde protagonista della saga di Shrek tanto da essere subito soprannominato “pesce Shrek”

http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/in-giappone-avvistato-il-pesce-shrek/52443?video

fonte: La Repubblica

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