Settimana di afa e caldo sull’Italia

giovedì allarme rosso in 14 città

Sarà una settimana di fuoco per l’Italia. L’anticiclone algerino arrivato sulla penisola farà schizzare le temperature sopra i 35 gradi, e circa 40° percepiti. Giovedì il picco, con il ministero che ha emesso l’allerta in quattordici città: Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Trieste, Venezia e Verona. La città più ‘bollente’ sarà Latina con 39 gradi percepiti. Ma già domani a Brescia è allerta meteo.

IL METEO IN TEMPO REALE

 
L’anticiclone raggiungerà il picco tra giovedì e venerdì, quando le temperaure sfioreranno i 40 gradi. Il ministero della Salute ha indicato il livello di allerta 3: “Condizioni di emergenza, ‘ondata di calore’, con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui ’sottogruppi’ come anziani, bambini e persone affette da malattie croniche”.

Tra mercoledì e venerdì si supereranno i 36 gradi in pianura Padana e nelle principali città, mentre in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, si raggiungeranno nelle ore pomeridiane i 39 gradi. In alcune zone della Puglia, in particolare tra Taranto e Matera, si sfioreranno i 40. Giovedì sarà il giorno più caldo ovunque, anche se entro sera forti temporali colpiranno il nordovest diretti verso le Alpi e parte della Valpadana centrale con grandinate.

Ma da venerdì nuova ondata di caldo nel Sud con le temperature che continueranno a salire di alcuni gradi in Puglia e Basilicata.

L’anticiclone perderà energia solo nel fine settimana grazie a venti da occidente che ridurranno l’umidità, ma le temperature resteranno estive per tutto giugno. E per la prima settimana di luglio si prepara già il nuovo anticiclone che ci accompagnerà per il resto dell’estate.

Fonte: La Repubblica

Senza le api vuoto il 52% dei banchi del mercato

VIDEO

Da molti anni campagne in tutto il mondo denunciano i pericoli della scomparsa delle api: il cosiddetto Colony Collapse Disorder, sindrome che porta a svuotare gli alveari per colpa di diversi fattori. Senza le api, impollinatrici di un terzo dei raccolti mondiali, non avremmo più cibo e il mondo sarebbe condannato a una lenta agonia. Per raccontarlo ai consumatori e sensibilizzare sul tema, anche una nota catena di supermercati americani si è data da fare e ha appena lanciato la sua campagna Share the buzz.

 

RONZIO DA INCREMENTARE – Share the buzz significa «condividere il ronzio», inteso sia come ronzio delle api sia come quello che una notizia condivisa in Rete può creare facendo parlare di sé sui social network e non solo. E oltre a video da condividere e informazioni dettagliate sulla salute del mondo e delle api, la campagna di Whole Food Market dispensa consigli per scelte di vita etiche che aiutino a non decimare la loro popolazione. Mentre l’Ue mette al bando i pesticidi, tra i primi (ma non unici) colpevoli di questa estinzione, il singolo consumatore può nel suo piccolo piantare fiori di diverse specie, scegliere prodotti organici nati all’interno di ecosistemi che salvaguardano questi insetti, dire no a spray e pesticidi, donare fondi per la protezione delle api. E soprattutto, può informarsi: scoprendo per esempio come siano le api le prime nutrici dei campi dove le mucche pascolano, per creare poi a loro volta latte e formaggio, e così via.

 

FOTO CHOC – Ma la parte più scioccante e toccante di questa campagna è quella fotografica: grazie all’aiuto dei ricercatori della University Heights, nel Rhode Island, è stato ricreato un negozio in cui non compaiono più tutti quegli alimenti che dipendono dall’incessante lavoro delle api. Il risultato è sconfortante: niente più, per esempio, mele, carote, limoni, melanzane, sedano e cavolfiori, e molti altri prodotti agricoli che fanno parte della nostra dieta quotidiana. Secondo i calcoli, senza l’aiuto delle api sparirebbero dagli scaffali il 52 per cento delle merci, sia quelle fresche prodotte da orti e frutteti, sia alcuni prodotti (come quelli caseari, ma anche molte carni) che sentono indirettamente il beneficio del lavoro dell’impollinazione.

GREENPEACE - Greenpeace ha lanciato la campagna Salviamo le api, tramite la quale si può aderire alla petizione per chiedere il bando dei sette pesticidi più pericolosi delle api e adottare piani d’azione per gli impollinatori al fine di sviluppare pratiche agricole non dipendenti da prodotti chimici e incrementare la biodiversità in agricoltura.

Eva Perasso

Fonte: Corriere della Sera

L'appello di Greenpeace per salvare le api (Ansa)L’appello di Greenpeace per salvare le api (Ansa)

Ambiente: Napolitano, «Massimo contrasto contro le ecomafie»

La Guardia di finanza sequestra a Sassuolo un'area con eternit abbandonato (Ansa)La Guardia di finanza sequestra a Sassuolo un’area con eternit abbandonato (Ansa) «Assicurare il massimo contrasto delle attività illecite contro l’ambiente». È l’esortazione di Giorgio Napolitano nel messaggio inviato a Legambiente per la presentazione del rapporto Ecomafia 2013, giunto alla ventesima edizione. «L’analisi individua, quali terreni privilegiati dei tentativi di espansione delle “ecomafie”, la gestione illegale del ciclo dei rifiuti, l’abusivismo edilizio nonché i traffici illeciti nella filiera agroalimentare e nel commercio di animali», prosegue il presidente della Repubblica. «All’azione di prevenzione e di repressione debbono affiancarsi iniziative volte a far crescere, specie tra le giovani generazioni, la cultura del rispetto e della difesa dell’ambiente e a diffondere nella società civile una matura consapevolezza ambientale».

 

Ecomafie 2013 Ecomafie 2013    Ecomafie 2013    Ecomafie 2013    Ecomafie 2013    Ecomafie 2013

RAPPORTO - Un fatturato di 16,7 miliardi, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 161 arresti, 8.286 sequestri. Sono i dati dei reati ambientali che emergono da Ecomafia 2013. Il 45,7% degli illeciti ambientali è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Sicilia, Calabria e Puglia seguite dal Lazio. Dati sconfortanti: aumentano da 296 a 302 i clan coinvolti, passano da sei a 25 (undici in Calabria) i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, sale del 4,6% il numero degli gli incendi boschivi dopo il record (+62,5%) del 2011).

EDILIZIA ILLEGALE - L’incidenza dell’edilizia illegale è passata dal 9% del 2006 al 16,9% stimato per il 2013. Le nuove costruzioni abusive hanno subito una leggerissima flessione: dalle 30 mila del 2006 alle 26 mila dell’ultimo anno. Tra il 2000 e il 2011 è stato eseguito appena il 10,6% delle 46.760 ordinanze di demolizione emesse dai tribunali. Dal 2003 al 2012 sono state 283 mila le nuove case illegali, con un fatturato complessivo di circa 19,4 miliardi. «Qualunque iniziativa che va nella direzione di forme di sanatoria sull’abusivismo edilizio è un segnale sbagliato che non possiamo permetterci», ha detto il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, intervenuto alla presentazione del rapporto.

CORRUZIONE - Dal 1° gennaio 2010 al 10 maggio 2013 sono state 135 le inchieste relative alla corruzione ambientale, in cui le tangenti, incassate da amministratori, esponenti politici e funzionari pubblici, sono servite a «fluidificare» appalti e concessioni edilizie, varianti urbanistiche e discariche di rifiuti. Nel 2012 sono aumentati del 6,4% gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica, sfiorando quota 8 mila a una media di quasi 22 reati al giorno.

BENI CULTURALI - Nel 2012 le forze dell’ordine hanno accertato 1.026 furti di opere d’arte con 1.245 persone indagate e 48 arrestate; 17.338 gli oggetti trafugati e 93.253 i reperti recuperati, per un totale di oltre 267 milioni di euro di valore di beni culturali sequestrati. Secondo Ibam-Cnr la perdita del patrimonio culturale costa circa un punto percentuale del pil.

REATI - Di fronte alla richiesta di ricostituire la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e approvare la legge che introduce i reati contro l’ambiente», come chiesto Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente territorio e lavori pubblici della Camere, Orlando ha replicato che «presto ci sarà un gruppo di lavoro che affronterà il tema degli eco-reati, con l’obiettivo di dare strumenti adeguati alla magistratura per combattere i crimini contro l’ambiente. La vera piattaforma per combattere la criminalità deve partire dalla Calabria, che insieme all’area di Caserta ha bisogno di un segnale forte di presenza dello Stato».

Fonte: corriere.it

Arriva l’anticiclone Ade e parte il gran caldo

Gran caldo in tutt'Italia (Jpeg)Gran caldo in tutt’Italia (Jpeg) Si è fatto attendere per molto, ma è arrivato: il grande caldo estivo inizierà domenica e finirà il 21: poi arriveranno temporali e trombe d’aria in Val Padana. Dal fine settimana l’anticiclone africano Ade porterà a far innalzare la colonnina di mercurio oltre i 38 gradi il 20 e 21 giugno. Il caldo aumenterà giorno dopo giorno: prima si supereranno ovunque i 30-34 gradi, poi da metà settimana anche i 35 su Bologna, Firenze, Napoli, Roma, e resto del sud, con qualche grado in meno lungo le coste.

 

42 GRADI - L’afa aumenterà specie sulla Val Padana e sulla Toscana, tanto che sarà notevole la differenza tra temperatura registrata e quella percepita per effetto dell’umidità: tramite la formula che calcola l’Indice di Calore, l’Heat index, a Bologna da metà settimana si percepiranno 41 gradi, così come a Firenze, e anche Roma con 39 non sarà da meno. Picchi record di 38 nei pomeriggi del 20 e 21 giugno, quando i 35 saranno la norma, ma non sono esclusi i 39, con temperature percepite nelle grandi città anche di 42. Ade, eccezionale per dimensioni e intensità, abbraccerà tutta l’Europa per milioni di km quadrati. Dopo la tempesta di caldo, giungeranno violentissimi temporali al nord con grandine e trombe d’aria sulla Val Padana nel weekend del 22-23.i

TREDICI CITTA’ A RISCHIO - E da sabato scatta il livello di pre-allerta, che indica il possibile imminente arrivo di ondate di calore a rischio salute, con 13 città a rischio. Secondo il bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute, da sabato sono segnalate quattro città con bollino giallo, che indica il livello 1 di pre-allerta, ossia «condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore»: si tratta di Bolzano, Brescia, Milano e Roma. Domenica lo stato di pre-allerta si allargherà a 13 città: Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, PescaRa, Reggio Calabria, Rieti, Roma. Nella Capitale si arriverà a una massima percepita di 32 gradi, così come a Milano, a Firenze, Napoli e Palermo 33 gradi.

CONSIGLI UTILI - Ed ecco i consigli utili del ministero della Salute: consultare ogni giorno il Bollettino della propria città ed informarsi sui servizi di assistenza messi a disposizione nel proprio territorio; programmare i viaggi informandosi sulle previsioni del rischio ondate di calore nel luogo di destinazione del viaggio; pianificare le scorte di acqua, cibo e medicinali; identificare la stanza più fresca della casa dove trascorrere le ore più calde della giornata; informarsi sulla presenza, nel proprio quartiere, di locali pubblici climatizzati (es. centro anziani) dove poter trascorrere alcune ore della giornata; infine, prestare attenzione a parenti o vicini di casa anziani che vivono soli e segnalare ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitano di un intervento.

Fonte: corriere.it

Terremoto 3.5 tra Modena e Bologna

L'epicentro dal sito di INGVL’epicentro dal sito di INGV Una scossa di terremoto è stata avvertita nelle province di Bologna e Modena. Le località prossime all’epicentro sono: Castel d’Aiano, Vergato (Bologna) e Montese (Modena). Dalle verifiche effettuate dalla Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile non risultano al momento danni a persone e/o cose. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) l’evento sismico è stato registrato alle ore 20.22 con una magnitudo locale di 3.5.

Fonte: corriere.it

Il bio-bollino degradabile per la frutta bio

Compost Label, il bollino biodegradabile (da Polycart)Compost Label, il bollino biodegradabile (da Polycart) Lo chiamano biollino. Si tratta di un’etichetta adesiva biodegradabile e compostabile al 100%, stampata e applicabile su prodotti alimentari e non solo. Il nome effettivo è Compost Label e si tratta, per esempio, del bollino che incollato sulle mele o sulle arance ne indica marchio e provenienza, ma che al contrario degli altri può essere smaltito tra i rifiuti umidi. «È compostabile secondo la norma Uni En 13432, e infatti dopo l’utilizzo si smaltisce con le sostanze organiche e successivamente nei centri di compostaggio», spiega Luca Bianconi, amministratore della Polycart, azienda umbra produttrice di film plastici e compostabili che, in collaborazione la poligrafica Gpt, ha realizzato la nuova linea di prodotti adesivi realizzati con Mater-Bi come base di partenza (la bioplastica ideata da Novamont) e altre componenti vegetali oltre all’amido di mais.

 

MATER-BI - «Oltre ai bollini adesivi per frutta e verdura abbiamo realizzato etichette da bilancia pesa-alimenti e stiamo sperimentando etichette per bottiglie di olio e vino, ma ancora non siamo alla fase della commercializzazione. Abbiamo anche siglato un accordo volontario con il ministero dell’Ambiente per l’analisi dell’impronta ambientale della linea», aggiunge Bianconi. Per la fine dell’estate il bio-bollino sarà pronto, con certificazione Cic (Consorzio italiano compostatori) a garanzia della compostabilità del manufatto: compostabile significa che si decompone in tempi brevi.

FUTURI SVILUPPI - «Se la linea incontrerà sul mercato lo stesso favore espresso dai produttori di frutta e verdura che l’hanno già vista alla Fiera di Udine e soprattutto a Berlino, a Fruit Logistica, il successo sarà garantito. L’idea è sperimentare nuove applicazioni per i materiali biodegradabili e compostabili che, come i sacchetti, hanno contribuito alla salvaguardia dell’ambiente».

Anna Tagliacarne

Fonte: Corriere.it

Dai tratturi alla Via Francigena: l’Italia che va a piedi sulle «autostrade bianche»

Tratturo Coast to CoastTratturo Coast to Coast Se provassimo a dividere l’Italia in vie, camminamenti e sentieri, ci ritroveremmo in una sorta di autostrade italiane senza smog e rumori d’auto. Un piccolo paradiso a passo lento e molto green. Lo stesso Eden che si sono trovati davanti i camminatori del Festival della Viandanza - conclusosi pochi giorni fa a Monteriggioni, nel Senese, in uno dei tratti più importanti e conosciuti delle Via Francigena - o dei CamminaCai 150, organizzati a partire dello scorso 2 giugno per i 150 anni del Club alpino italiano tra Liguria, Veneto, Lazio e Campania. A piedi o in bicicletta, purché si recuperi l’ambiente intorno a noi. I prossimi passi del Cai, il 28 settembre, avranno come obiettivo Roma, dopo 300 tappe di cammino da ogni angolo d’Italia.

 

AUTOSTRADE DELLA TRANSUMANZA - Sono invece «soltanto» otto, ma si iscrivono di diritto nello spirito del «movimento lento», le tappe della prima edizione del Tr@tturo Coast 2 Coast, viaggio a piedi sulle orme dei Sanniti, in programma dal 16 al 23 giugno: da Lucera (Puglia) a Castel di Sangro (Abruzzo) passando per il Molise. Parliamo di 160 chilometri, da affrontare camminando, in bicicletta o a cavallo, lungo le vecchie «autostrade bianche». «Bianche perché qui, fino a poco più di sessant’anni fa, nei tratturi larghi 111 metri si potevano vedere immense distese di pecore condotte per la transumanza da centinaia di pastori», spiega Francesco Cimino, geologo 35enne di Isernia (tappa nel cuore di Tratturo Coast 2 Coast) e anima del Cammino sulle orme dei Sanniti.

IN SOLITARIA - La scorsa estate, Cimino ha camminato da solo sulle strade conosciute dagli antichi romani e dai Sanniti prima. La sua è stata una vera e propria esplorazione durante la quale ha scoperto come i tratturi - una sorta di museo a cielo aperto, attraversati in più punti dalle mura megalitiche sannite, e candidati a diventare patrimonio Unesco - si siano a poco a poco richiusi, ristretti, proprio perché abbandonati. «I tratturi si stanno lentamente cancellando ma, per preservare storia ed ecosistema, occorre recuperarli». Archeologi ed esperti in scienze forestali sono pronti a seguire i passi di Cimino. La quota d’iscrizione va dai 15 ai 50 euro, a seconda che si affronti una sola o almeno quattro delle otto tappe.

PECORE, PASTORI E UN’APP - «L’anno scorso ho dormito all’aperto, montando un’amaca tra un albero e l’altro, quest’anno abbiamo ottenuto la collaborazione dei diciotto borghi che incontreremo per strada: si sono preoccupati di ospitarci per la notte», ricorda il geologo molisano, il quale ha georeferenziato i percorsi che presto diventeranno un’App. Venticinque chilometri al giorno, dal mattino fino al tramonto, attendono i partecipanti del cammino sulle orme dei sanniti, seguendo il cosiddetto viaggio in monticazione, dalla pianura ai rilievi. Sono previste alcune soste didattiche itineranti: dalla ricerca delle erbe officinali alla preparazione dei formaggi. Non mancheranno le quattro chiacchiere con i pochissimi pastori ancora in attività, i quali faranno da apripista alla partenza della prima tappa, da Lucera a Motta Montecorvino (Fg), domenica 16 giugno in piazza Duomo.

Peppe Aquaro

La vita segreta dei gatti: dove vanno i mici quando i loro padroni non guardano

ogni gatto aveva al collo un dispositivo Gps e una piccola telecameraI movimenti di Deebe (in blu), Thomas (in verde) e Claude (in rosso): ogni gatto aveva al collo un dispositivo Gps e una piccola telecamera Protetto dal buio della notte, mentre i padroni dormono, Kato si avventura nell’oscurità allontanandosi centinaia di metri da casa. Divide lo stesso territorio con la gatta Phoebe: abitano vicino, lei vive dall’altra parte della strada, ma quando escono fanno di tutto per non incontrarsi mai. Deebe invece ha più di dieci anni, ma nel quartiere è appena arrivato: forse anche per questo le sue uscite sono più che altro veri e propri giri di perlustrazione, nel tentativo di stabilire i confini del suo territorio. Claude è più coraggioso: usa il tempo libero per entrare nei giardini degli altri e rubare il cibo dalle ciotole dei suoi «concittadini».

 

WEBCAM E GPS - I padroni di questi gatti, fino a poco tempo fa, erano all’oscuro delle abitudini dei loro mici. Solo grazie a «La vita segreta dei gatti», un programma della BBC sviluppato in collaborazione con il Royal Veterinary College e le Università di Lincoln e Bristol, sono riusciti a capire qualcosa in più sulle vite dei loro animali. Un esperimento che ha coinvolto 50 gatti domestici residenti nel pittoresco villaggio di Shamley Green, nel Surrey, in Inghilterra: equipaggiati di uno speciale dispositivo Gps, con una piccola telecamera attaccata al collarino, sono stati monitorati notte e giorno, per 24 ore di seguito.

ABITUDINI E COMPORTAMENTI - I risultati di questo esperimento? I gatti tendono spesso a non superare i confini territoriali di altri gatti: quando lo fanno scelgono momenti in cui i vicini non ci sono. Anche se rimangono lontani da casa per ore, spesso tendono a non allontanarsi più di 50 metri, preferendo aggirarsi sempre nella stessa area. Ma i filmati hanno rivelato anche «liti» per contendersi la stessa zona, un incontro con una volpe e l’attacco a un nido di uccellini.

Fed. Sen.
Fonte: corriere.it

Ucciso perché salvava le tartarughe

Jairo Moira sulla spiaggia dove salvava le piccole tartarugheJairo Moira sulla spiaggia dove salvava le piccole tartarughe RIO DE JANEIRO - Jairo era stato minacciato tante volte. A parole, con una pistola, un giorno addirittura con un mitra. Ma non aveva ceduto di un passo. A sua madre una volta disse: vecchia, voglio bene a quelle tartarughe quanto amo te, sai? Perché lei sì che aveva paura, e insieme a Erika, l’altra figlia, l’avevano implorato tante volte di lasciar perdere, di non andare più a Moin, lungo quelle spiagge infinite e per di più nel cuore della notte. L’ora giusta per vedere le tartarughe quando sbucano dal buio del mare per depositare le uova.

 

Jairo è morto più di una settimana fa, l’hanno trovato con la testa infilata nella sabbia, i polmoni pieni di acqua e sabbia. Un rituale iniziato con un rapimento, era su una jeep con quattro amiche, e proseguito con un colpo alla testa per tramortirlo, urlandogli di tutto, che l’avevano avvisato mille volte, che non doveva più mettere piede lì. La costa caraibica del Costa Rica è uno dei pochi posti dove nidificano le straordinarie tartarughe giganti che lì chiamano baulas , bestioni di 300 e passa chili, che toccano terra solo in posti incontaminati per la riproduzione. Animali in via di estinzione e protetti in tutto il mondo, ce ne sono sempre più rare anche nel nostro Mediterraneo. Eppure ai Caraibi c’è qualcuno che di notte segue le orme sulla sabbia, scava e si porta via le uova. Hanno anche un nome, hueveros , trafficanti di infimo livello. Ogni uovo lo vendono a un dollaro, in un anacronistico mercato nero, dal quale scaturiscono presunti afrodisiaci o altre pozioni magiche da vendere ai mercatini.

 

Una manifestazione di solidarietàUna manifestazione di solidarietà

Jairo Mora aveva 26 anni, studiava biologia tropicale e lavorava per la Ong «Widecast». La sua passione era monitorare gli arrivi delle tartarughe, il numero dei nidi e delle uova depositate. Quando fiutava il pericolo si portava via le uova prima dei ladri, le custodiva in un allevamento, dal quale tre mesi dopo sarebbero nate le piccole tartarughe da lasciar libere in mare. La sua ultima notte l’aveva passata con una giovane veterinaria spagnola conosciuta da pochi giorni, e che lavorava in un altro progetto ambientalista in Costa Rica. La ragazza aveva portato con sé tre amiche americane. Tutte sulla jeep di Jairo, che aveva promesso loro l’esperienza magica: notte di luna piena, tempo giusto, ottime possibilità di vedere una tartaruga gigante arrivare dal mare e risalire la spiaggia per depositare le uova. Invece l’agguato, lungo uno sterrato parallelo al mare. Quattro uomini incappucciati, tutti i ragazzi portati in una baracca vicina. Poi hanno lasciato andare le ragazze, cercavano solo lui. Solo il giorno dopo la polizia ha raccontato alle sue amiche che il corpo di Jairo era stato trovato sulla spiaggia, senza vita.

 

Non è una bella notizia per il Costa Rica, un Paese che ha puntato tutto sull’ecoturismo ed è considerato il più sicuro dell’America Latina. Le rimozioni di uova di tartaruga dalla spiaggia sono proibite da 20 anni, e la polizia a volte intercetta il traffico fino ai mercati. Le autorità minimizzano, è stato un incidente isolato. Il gruppo ecologista «Sea Shepherd» vuole saperne di più. E offre 30.000 dollari a chi darà notizie sui responsabili del delitto e i loro mandanti. C’è chi sostiene che i piccoli bracconieri di uova non sarebbero arrivati a tanto e che in realtà le battute notturne del ragazzo stavano dando fastidio a ben altri criminali, i narcotrafficanti di cocaina che ormai sfruttano tutte le coste dell’America Centrale. Ma Jairo verrà ricordato come martire e paladino delle tartarughe, e sarà difficile trovarne un altro.

Rocco Cotroneo

Fonte: corriere.it

Così il padrino superlatitante governa il business dell’eolico

Così il padrino superlatitante  governa il business dell'eolico

Chi sono e come operano i boss imprenditori che hanno fatto affari d’oro con le energie alternative. Sono uomini di Matteo Messina Denaro, il mafioso imprendibile dal 1993. La loro ultima cassaforte è stata trovata in Lussemburgo: i giudici di Palermo l’hanno sequestrata, ma l’Europa non riconosce il provvedimento della magistratura italiana

PALERMO - L’ultima caccia al superlatitante Matteo Messina Denaro si è fermata su Google maps. All’indirizzo di rue Jean-Pierre Beicht 226, Luxembourg, Lussemburgo. Lì, in una graziosa villetta a due piani, gli investigatori della Dia di Palermo hanno trovato la sede di una strana società che si occupa di energia eolica: in questi anni ha continuato a ricevere bonifici da una filiale del Monte dei Paschi di Siena che si trova ad Alcamo, provincia di Trapani, una delle roccaforti del padrino di Cosa nostra ormai latitante dal giugno 1993. Quei bonifici venivano fatti da un imprenditore siciliano ritenuto molto vicino a Messina Denaro, quel Vito Nicastri che si è ormai guadagnato il titolo di “re dell’eolico”. Lui è  uno “sviluppatore” di parchi eolici, li costruisce mettendo d’accordo politici e mafiosi e poi li vende  -  chiavi in mano  -  a gestori italiani e stranieri.

Nelle scorse settimane, le indagini della Dia hanno svelato il tesoro di Nicastri, una rete di società e conti bancari che è davvero un tesoro: vale un miliardo e trecento milioni di euro. Ma il pezzo forte della collezione è ancora in mano a Nicastri: è quella società di rue Jean-Pierre Beicht 226, Luxembourg. Si chiama “Lunix s. a.”. Dove “s. a.” sta per società anonima, che per lo 0,03 per cento è di proprietà di un’altra società, con sede a Panama, via Espana 122, Bank Boston Building, ottavo piano. Per il resto, le quote della “Lunix” sono di proprietà di Nicastri e dei suoi familiari. Secondo la Direzione investigativa antimafia, quella società è la cassaforte di Nicastri e dei suoi affari milionari. Ma il pool di investigatori guidato dal colonnello Giuseppe D’Agata non può guardarci dentro, nonostante la “Lunix” sia ufficialmente sequestrata. Almeno, lo è per la giustizia italiana. In Europa, quel provvedimento firmato dal tribunale misure di prevenzione di Trapani è carta straccia. E così non sarà mai possibile scoprire dove siano andati a finire i soldi arrivati in Lussemburgo attraverso tante strade, dall’Italia e da Malta.

Nicastri è stato uno dei primi, in Sicilia, a scoprire il business dell’eolico. Con lui, anche diversi altri imprenditori, tutti trapanesi, tutti legati a Matteo Messina Denaro. Che strana coincidenza. I magistrati della Procura di Palermo li chiamano ormai i “signori del vento”, perché hanno fatto incetta di contributi pubblici per piantare centinaia di pale eoliche in provincia di Trapani, soprattutto nella zona di Mazara del Vallo. Basta scorrere le inchieste della Procura antimafia di Palermo, coordinate dai sostituti Pierangelo Padova, Carlo Marzella e dal procuratore aggiunto Teresa Principato, per scoprire la ragione di tanto successo imprenditoriale: gli uomini più vicini al superlatitante hanno inventato il patto del tavolino a tre gambe. Ovvero, un momento di incontro fra mafiosi, imprenditori e politici.

L’INDAGINE. Delle infiltrazioni di Cosa nostra nel settore eolico si è interessata anche la Direzione nazionale antimafia, che ha coordinato diverse indagini in tutta Italia sui signori siciliani del vento. Dice Maurizio de Lucia, sostituto procuratore della Dna: “Potremmo esemplificare le infiltrazioni di mafia nel settore delle energie alternative con un detto: affare nuovo, metodo vecchio. Tutte le volte che c’è un affare nuovo, lecito o illecito, Cosa nostra si muove, perché ha tra le sue ragioni fondanti l’accumulazione del capitale. E poi, l’organizzazione continua a guardare alle prospettive dell’economia, in crescita o in crisi. Per il resto, Cosa nostra si muove con lo stesso modello di sempre, ovvero con i suoi punti di forza tradizionali. Innanzitutto, la capacità militare, senza la quale non possono essere realizzati i patti. Anche quando è indebolita, per effetto di indagini e processi, Cosa nostra conserva una sua importanza nelle mente di tante, troppe persone. E così la filosofia che spinge l’organizzazione resta la stessa degli anni 60, quella che spostò Cosa nostra dalle campagne alla città, per partecipare al sacco edilizio di Palermo”.

Ma perché oggi l’eolico piace così tanto ai manager di Cosa nostra? “L’eolico è sì alta tecnologia nel montaggio dei generatori e alta sapienza amministrativa nella vendita dei certificati verdi”, spiega ancora de Lucia, “ma è anche altro. Ovvero, terreni sui quali si devono collocare le pale e cemento che serve per costruire le basi delle strutture. Dunque, i mafiosi possono interviene in prima persona, comprando i terreni, determinandone il prezzo. E poi, ancora, distribuendo tangenti, assicurando subappalti alle imprese amiche. Anche se in questo momento Cosa nostra ha difficoltà nella gestione del cemento dato che quasi tutte le cave della Sicilia Occidentale sono sequestrate”.

L’analisi fatta dalla Direzione nazionale antimafia suggerisce possibili contromisure per fronteggiare le infiltrazioni? “L’energia alternativa è il futuro, dunque non è bloccando l’eolico o il fotovoltaico che possiamo mettere un argine alle infiltrazioni. Piuttosto, sono necessari presidi di legalità, che non sono soltanto gli spazi di intervento classico del giudice penale. È necessario agire in modo ampio: intanto, con la semplificazione amministrativa, che non vuol dire annullare le autorizzazioni. Ma un imprenditore non può bussare a 25 porte diverse per avere il via libera. Credo che siano necessarie meno autorizzazioni e più conferenze di servizio che le concedano, perché c’è più trasparenza in un collegio, anziché in singoli funzionari. Poi, è necessaria la tracciabilità dei flussi finanziari: dobbiamo sempre sapere da dove arrivano i soldi e a chi appartengono”.

LE INTERCETTAZIONI. Per scoprire come hanno operato i signori del vento bisogna rileggere le intercettazioni della prima inchiesta sulle infiltrazioni di mafia nell’eolico, condotta dai carabinieri e dalla squadra mobile di Trapani. I verbali risalgono al 2006, l’indagine ha già portato a condanne definitive. Matteo Tamburello, figlio di un mafioso di rango e pure lui mafioso, si vantava con la moglie di essere stato interpellato per la creazione di un parco eolico. Ed era soddisfatto per il nuovo affare che avrebbe realizzato. Ma qualcosa lo turbava: “In mezzo c’è Vito Martino, e lui sta sbagliando. E un picciridduni (un bambinone  -  ndr) e basta”.

Vito Martino era l’allora assessore della giunta di Mazara del Vallo. Ma perché al mafioso non piaceva il politico? Per le sue denunce antimafia? Niente affatto. Perché il politico voleva prendersi tutte le mazzette per sé, voleva essere l’unico referente dell’imprenditore del Nord che avrebbe dovuto realizzare un impianto eolico in provincia di Trapani. E questo non è possibile. In Sicilia è Cosa nostra che fissa la spartizione. Così Tamburello spiegava alla moglie: “Lo mando a chiamare e gli dico: Vito, senti, i 150 milioni che ti danno di tangente, cortesemente tu li devi uscire ora. Altrimenti, un palo qua a Mazara un si isa”. Ovvero, non si alza. “Minchia lu fazzu mettere tutto a na banna, minchia ava arristare iddu accussì”. Intanto, Vito Martino, pure lui intercettato si dava un gran da fare: “Vengono le multinazionali, che fanno delle ricerche loro”, spiegava al suocero imprenditore. “Ma una cosa è la materialità del… che sono dieci anni che ci lavora pure l’impresa, una cosa è all’ultimo minuto arrivare”. Tradotto: le ditte che arrivano in Sicilia hanno sempre bisogno degli imprenditori locali, non solo per i lavori, ma anche per i loro contatti con i mafiosi, che finiscono per gestire tutta la pratica e per risolvere ogni problema.

Fonte: La Repubblica

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