Sull’atlante c’è il lago d’Aral, ma è prosciugato

Negli anni ‘60 era il quarto lago più grande del mondo (non a caso il suo nome in inglese è Aral Sea). Ma anche se in alcuni atlanti figura ancora tutto intero, di acqua nel lago d’Aral non ne è rimasta quasi più. Il 2014 è l’anno in cui il bacino orientale si è prosciugato completamente, come testimoniano le immagini del satellite Terra della Nasa in una sequenza che riprende gli ultimi 14 anni. Il ritiro inesorabile è cominciato mezzo secolo fa, quando le autorità dell’Unione Sovietica deviarono i due maggiori fiumi dell’area e ne intrappolarono le acque tramite alcune dighe, per l’irrigazione dei campi. La scomparsa del “lobo” orientale mostrata dalle foto più recenti, sarebbe dovuta a una stagione particolarmente secca e una minore riserva di acqua e neve nelle montagne circostanti
(a cura di Matteo Marini)

fonte: La Repubblica

La Terra dei fuochi si allarga. Altri rifiuti anche nel Beneventano

LA Terra dei fuochi si allarga. Questa mattina il Nucleo investigativo del Corpo forestale di Benevento ha individuato la prima tomba dei rifiuti al di fuori delle province di Napoli e Caserta, l’area geografica che, fino ad oggi, dava il perimetro alla cosiddetta Terra dei fuochi, 57 comuni sul cui territorio la camorra ha seppellito avanzi industriali e civili. Tra Napoli e Caserta siamo arrivati a quota 800 siti individuati. Da questa mattina alla lista si aggiunge Morcone, nell’Alto Beneventano, al confine con il Molise, cinquemila abitanti sotto il Monte Mucre. Più precisamente, le escavatrici sono entrate in azione in località Canepino, terreni da tempo incolti a venti metri dalla strada provinciale. Erano terre di un camorrista, Ciro Piccirillo, ucciso nel 1994. Gli eredi questa mattina hanno collaborato con i forestali e l’Arpac.

La Terra dei fuochi si allarga. Altri rifiuti anche nel Beneventano

La Forestale, guidata dal generale Sergio Costa, comandante provinciale di Napoli, nelle scorse settimane aveva osservato dall’elicottero quella terra smossa, così simile ai seppellimenti di veleni ad Acerra, Nola, Marigliano. Come da protocollo, il nucleo investigativo guidato dal commissario Cosimo Chiumento è sceso a terra con i georadar, e ha trovato conferme. Ieri quindici uomini hanno iniziato a scavare un’area di duemila metri quadrati fino alla profondità di tre metri. Da lì è venuto fuori materiale ferroso, quintali di lattine di conserve arrugginite, batterie esauste, bidoni chiusi appartenenti a ditte nordamericane con sede a Chicago. E ossa (forse animali). Nulla di radioattivo.

La Terra dei fuochi si allarga. Altri rifiuti anche nel Beneventano

Bisognerà sollevare terra per alcuni giorni, e scendere a 7-8 metri di profondità, per tirare fuori tutto il contenuto, comprenderne la pericolosità. Di certo, il primo ritrovamento di una “tomba della camorra” a settanta chilometri dalla Terra dei fuochi dà credito alla tesi, formulata dalla Forestale e sostenuta dalle procure campane, che la camorra ha organizzato un “progetto nazionale” per seppellire illegalmente parte dei rifiuti italiani e di quelli mondiali transitati da noi. Si cercano tracce, ora, in Molise e nel Basso Lazio. Ma l’ipotesi che in diverse zone d’Italia ci siano stati seppellimenti tossico-nocivi della criminalità organizzata si rafforza.

Le commissioni parlamentari sui rifiuti hanno accertato che ogni anno, in Italia, scompaiono venti milioni di metri cubi di rifiuti industriali. A Morcone, nel Beneventano, si è iniziato a ritrovarne alcune tonnellate.

Fonte: La Repubblica

Auto eolica, la Corea ci crede

Il prototipo dell’auto eolica Il prototipo dell’auto eolica

  • Auto eolica, la sperimentazione va avanti Auto eolica, la sperimentazione va avanti
  • Dopo l’auto che va a urina, quella alimentata da acqua sporca o ad aria compressa si apre ora una nuova frontiera per la mobilita: arriva l’auto eolica. L’idea, già sperimentata con clamore dalla Venturi Eclectic (spettacolare la linea da carrozza in contrapposizione alla meccanica da fantascienza), ora viene rilanciata da un gruppo di lavoro coreano che senza vergogna alcuna promette di “convertire il vento in energia per muovere la macchina”.

    Video

    Il “senza vergona” si riferisce al fatto che per lanciare un’idea simile si dà per scontato che i 5000 ingegneri che al mondo si occupano di ricerca e sviluppo del settore auto (solo la Toyota a Zaventem in Belgio, ne ha 770) siano tutti degli idioti incapaci… Eppure, a leggere il grande servizio appena pubblicato sulla rivista “Nature Communications”, non sembrano esserci troppi dubbi: questa tecnologia è stata sperimentata con successo da un gruppo di lavoro coordinato da Jong-Jin Park, della Chonnam National University di Gwangiu, e del quale fanno parte l’università di Seoul e perfino il Centro ricerche della Samsung.

    Le immagini

    In pratica l’auto è alimentata da un generatore che, con un meccanismo interno molto particolare (sembra una bandiera che sventola) converte il vento in energia sfruttando il trasferimento di cariche elettriche fra materiali diversi.

    Secondo i ricercatori coreani questo sistema, montato sul tetto di un’auto (avrebbe le dimensioni di 7,5 centimetri per 5) potrebbe produrre una quantità di energia pari a 0,86 milliWatt.

    “Trasformare l’aria in energia - spiegano i ricercatori - è un meccanismo molto semplice ed economico, basato su una sorta di ‘bandierina’ ottenuta da un materiale flessibile simile a una stoffa, rivestito da uno sottile strato metallico. Agitata dal vento, la bandiera urta contro una superficie rigida, di un metallo di tipo diverso: è questo movimento, attraverso lo strofinio, a provocare il trasferimento di cariche elettriche”.

    Il mistero rimane, ma intanto i complottisti che vedono nelle case petrolifere (o in quelle automobilistiche a seconda dei gusti) i veri nemici dell’innovazione sul fronte dei motori hanno altro materiale per i loro blog…

    Fonte: La Repubblica

    Eco-bon ton: le 10 norme per rispettare l’ambiente in vacanza

    Non vorremmo mai essere additati come quelli che passano dal parcheggio selvaggio in città, mollando il Suv in tripla fila, a quelli che lo parcheggiano in spiaggia a tre centimetri dalle onde. Proprio come è successo pochi giorni fa sulla spiaggia delle Pergole, a Realmonte, dove decine di auto hanno invaso la battigia, come ha denunciato l’associazione ambientalista MareAmico. È estate, e valgono regole di buona educazione e rispetto dell’ambiente, che il Wwf elenca in un decalogo, un «eco-bon ton» che dovrebbe aver valore sempre, al di là dei mesi estivi. Il Wwf raccomanda due regole essenziali: cautela e buon senso, norma valide per non farci male e per non danneggiare piante e animali, i veri abitanti del mare o delle montagne che andremo a visitare per un breve periodo: lupi, orsi, stelle alpine, stelle di mare, polpi e paguri ci ringrazieranno se rispetteremo semplici e intuitive regole.

     

    Ogni oggetto abbandonato nell’ambiente dura molto più di quello che pensiamo

     

    Rifiuti

    Non abbandonarli negli ambienti naturali e non disperdere buste di plastica, lattine, bottiglie o altri oggetti in mare o in montagna. In mare i rifiuti arrivano anche da terra: in montagna o in spiaggia portiamo un sacchetto da gettare nei raccoglitori differenziati. Ogni oggetto abbandonato nell’ambiente dura molto più di quello che pensiamo: per degradare un fazzoletto di carta occorrono tre mesi, un mozzicone di sigaretta da uno a cinque anni, per le buste di plastica da dieci a vent’anni, lattine di alluminio 10-100 anni, bottiglie di vetro e polistirolo mille anni, bottiglie di plastica mai completamente.

     

     

     

    Turismo

    Evitare le spiagge già molto affollate. L’eccessiva pressione altera l’equilibrio dell’habitat costiero. Visitiamo le aree marine protette e i parchi naturali, le oasi Wwf ma nel rispetto delle regole.

     

    La bici è il mezzo ideale per apprezzare il paesaggio e la natura

     

    In bici e pedalare

    Pedalare in famiglia è un’occasione per scoprire nuove strade silenziose, incrementare l’attenzione per l’ambiente, conoscere le proprie potenzialità. La bici è il mezzo ideale per apprezzare il paesaggio e la natura: per i bambini è la scoperta dell’ambiente. Consigli su abbigliamento, attrezzatura e itinerari più adatti sono presentati da Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta), e Wwf Italia nella nuova guida Bimbi in bici (Edicicloeditore), manuale pensato per i genitori che decidono di avviare i figli alla bicicletta.

     

    Molte regole sono già scritte: rispettiamole e proviamo a farle rispettare dagli altri

     

    Non uscire dai sentieri

    Le dune sono una barriera naturale fondamentale per il mantenimento della spiaggia e degli ambienti retrostanti (campi agricoli, boschi). Si formano grazie alle piante pioniere, vegetazione spontanea che trattiene con le sue radici la sabbia. Sono ambienti sempre più minacciati dalla cementificazione costiera e vanno tutelati il più possibile. Per raggiungere le spiagge utilizziamo i sentieri realizzati per non alterarne il fragile equilibrio: nelle aree protette potremo scoprire anche i nomi delle specie che popolano le dune grazie alla segnaletica predisposta.

     

    Rispettare le norme

    Segnalare qualunque anomalia alle autorità competenti: animali in difficoltà, scarichi abusivi, discariche, oggetti pericolosi galleggianti, comportamenti poco civili di altri turisti. Molte regole sono già scritte: rispettiamole e proviamo a farle rispettare dagli altri, come i divieti di navigazione a motore entro i 300 metri dalle spiagge e 200 dalle scogliere. In mare evitiamo schiamazzi e corse sotto costa con mezzi rumorosi e troppo veloci tipo moto d’acqua o i Flying board. Fare particolare attenzione alle boe di segnalazione di sub o bagnanti mantenendosi alla distanza di sicurezza. In montagna non usciamo dai sentieri: potrebbe costare caro alla nostra sicurezza e ricordiamo che raccogliere un fiore protetto può costarci caro oltre a danneggiare la biodiversità. Le segnalazioni posso essere fatte alla Capitaneria di porto più vicina o al numero nazionale 1530, al Corpo Forestale al 1515.

     

    Incontri ravvicinati

    Non disturbiamo la fauna sottomarina inseguendo polpi o raccogliendo stelle marine e altri organismi: facendo snorkeling possiamo goderci lo spettacolo senza disturbare nessuno. Se siamo in canoa o in pedalò non disturbiamo ciò che vive fuori dall’acqua, come gabbiani, cormorani e falchi che vivono lungo le scogliere. Basta mantenersi alla giusta distanza evitando schiamazzi e rumore inutile. Per ammirare gli animali in natura il consiglio è dotarsi di un buon binocolo.

     

    In montagna

    Non cerchiamo di avvicinare orsi, cervi, volpi e scoiattoli, magari con del cibo. Gli animali hanno strategie di adattamento formidabili per trovare da mangiare e se vogliamo osservarli basta rimanere fermi, in silenzio e avere pazienza. Non tutti gli animali si comportano nello stesso modo, ognuno ha una sua personalità, proprio come noi umani. Alcuni possono essere tranquilli, altri invece reagire con un morso. La regola che vale per i piccoli animali come per i grandi è: distanza di sicurezza e silenzio.

     

    Souvenir

    In spiaggia o in montagna portar via conchiglie, legni e altri resti dalla spiaggia riduce la presenza di rifugi e anche cibo per piccoli insetti e granchi. Niente boccette di sabbia e eliminiamo prima di andar via la sabbia in eccesso da teli e oggetti usati. Ad esempio: l’area marina protetta del Sinis in Sardegna, per salvaguardare la spiaggia dei chicchi di riso di Is Arutas, ha realizzato un sistema di docce retrodunali a circuito chiuso, che riportano la sabbia in spiaggia. In montagna prima di raccogliere pigne secche e rami pensiamo che ciò che portiamo via lo togliamo alla natura, e il nostro gesto potrebbe essere ripetuto da altri migliaia di volte. Tra l’altro tra sassi e legni potrebbe nascondersi qualche vipera che, se disturbata, potrebbe reagire: se proprio vogliamo portarci a casa un ricordo battiamo il terreno con un bastone prima di avvicinare le mani. Seguire comunque sempre le indicazioni (nei parchi sono sempre abbondanti ed esaurienti) sulle regole da rispettare per ogni regione. Inoltre, in montagna quasi tutte le specie di fiori sono protette: una buona guida è di aiuto, come leggere le norme regionali, spesso diverse tra area e area. Per non diventare bracconieri a nostra insaputa, attenzione durante le vacanze all’estero a cosa acquistiamo per non incorrere in multe salate.

    Fonte: Corriere della Sera

    Agricoltura bio, il caso dei fertilizzanti con “matrina”. L’azienda produttrice si difende

    Agricoltura bio, il caso dei fertilizzanti con "matrina". L'azienda produttrice si difende

    ROMA - Non si placano le polemiche sul caso dei fertilizzanti destinati all’agricoltura biologica accusati di contenere “matrina”, una sostanza di origine naturale ma non commercializzabile in Europa perché ritenuta neurotossica e utilizzata come pesticida in alcuni paesi asiatici (i maggiori produttori sono Cina e India). A luglio, Guardia di finanza e Ispettorato repressione frodi (Icqrf), su segnalazione di Federbio (associazione dei produttori di agricoltura biologica), sequestrarono 65 tonnellate di concimi fra Puglia e Sardegna della ditta Icas, con sede legale a Milano, che produce, importa e commercializza fertilizzanti per l’agricoltura. L’accusa, per l’appunto, è che quei preparati, spacciati per concimi, siano invece insetticidi tossici, contenenti una molecola alcaloide denominata ‘matrina’, riconducibile a un estratto naturale il cui nome scientifico è sophora flavescens. Ma l’azienda produttrice si difende: “E’ una montatura costruita al solo scopo di danneggiarci”.

    Pochi giorni fa il Tribunale del Riesame di Cagliari ha disposto il dissequestro di 35 dei 38 concimi ritirati dalle Fiamme gialle e dagli uomini dell’Icqrf all’interno di tre magazzini a Decimomannu, Brindisi e Foggia nell’ambito dell’indagine “Mela stregata”. “Dei tre prodotti oggetto di indagine da parte della Procura di Cagliari - sottolinea il procuratore dell’Icas, Eugenio Mescolini - l’unico al momento in commercio a contenere in parte estratto naturale di sophora flavescens è il ‘Boundary Sw’ e come da analisi ufficiale presentata dall’azienda alla Procura ci risulta un contenuto di sostanze alcaloidi naturali dallo 0,3 allo 0,4 per cento. Basti pensare che negli Usa la matrina è usata persino nelle creme antirughe con percentuali del 5%. Mentre per la Procura, che però non ci ha ancora presentato nessun certificato di analisi ufficiale, il prodotto conterrebbe percentuali dal 2,2 al 2,4%”.

    Il primo controllo in ditta risale al febbraio scorso. “In quell’occasione - prosegue Mescolini - sono stati prelevati campioni di concime e abbiamo fornito agli ispettori della repressione frodi di Bari, in piena collaborazione, tutti i documenti richiesti. Da allora non ci è stata sollevata alcuna irregolarità sui campioni. Il 7 luglio, su disposizione della Procura, la Guardia di finanza ha poi sequestrato tutti i prodotti”.

    In merito, Mescolini precisa: “Si tratta di un sequestro probatorio e non motivato dall’accertata pericolosità dei prodotti nei quali è stata riscontrata la presenza di matrina. Come ho già ricordato, fino ad oggi da parte dell’autorità inquirente non è stato presentato alcun certificato di analisi che consenta di comprendere le metodologie seguite e se si tratti davvero di matrina. Aspettiamo fiduciosi la conclusione delle indagini e le successive decisioni, sereni del nostro operato”. E poi conclude: “La matrina è solo un pretesto, FederBio ci attacca perché difende gli interessi dei produttori di concimi vicini all’associazione. Siamo un’azienda giovane e senza protezioni politiche. Garantiamo che la frutta e la verdura trattata con i nostri fertilizzanti sia a residuo zero, ossia priva di molecole di sintesi. E questo ai produttori biologici non piace”.

    Ma Federbio ribatte: “La falla è a monte - spiega il presidente Paolo Carnemolla - Già nel maggio 2013 segnalammo agli associati i nostri sospetti su questi prodotti, allora venduti come preparati biodinamici. Da una verifica incrociata con l’associazione Ibma Italia-Assometab (l’organizzazione dei produttori di mezzi tecnici per l’agricoltura biologica) e Demeter Italia (l’associazione dei produttori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli e alimentari biodinamici), accertammo che non si trattava di preparati biodinamici. L’uso ingannevole della denominazione e la non conformità dell’etichetta autorizzarono a sospettare anche sulla composizione. A questo punto allertammo gli associati, considerando il loro impiego incompatibile con il marchio biologico. Successivamente - continua il presidente di Federbio - è stato il ministero dell’Agricoltura ad autorizzare il cambio di etichettatura di questi prodotti da preparati biodinamici a fertilizzanti. Probabilmente l’ufficio che gestisce il registro dei fertilizzanti non ha controllato adeguatamente la composizione delle sostanze iscritte. Ora, a prescindere dalla quantità presente e dalla tossicità o meno della matrina, la cosa certa è che tale sostanza, non essendo registrata nell’Unione europea, non può entrare nella composizione di fitofarmaci né di fertilizzanti e neppure di corroboranti impiegati in qualsiasi azienda agricola. Né in Italia né in nessun altro paese Ue. La segnalazione di FederBio alle autorità è stata fondamentale nell’avvio delle indagini, segno che da parte nostra la soglia di attenzione è molto alta. E questo a tutela non solo del bio, ma dell’intero settore agroalimentare italiano”.

    L’Icassi difende: “Il Mipaaf inizialmente ha stabilito che i nostri prodotti non potevano essere venduti come preparati biodinamici perché non ne avevano le caratteristiche - conclude Mescolini - benché non esista una normativa europea che regolamenta questo tipo di prodotti. Noi abbiamo dato la disponibilità a cambiare la formula e inserire nei preparati alghe brune in modo da poterli categorizzare come fertilizzanti. E il ministero ci ha dato l’ok”.

    Fonte: La Repubblica

     

    Nei mari d’Italia 27 rifiuti galleggianti ogni kmq

    Nei mari d'Italia 27 rifiuti galleggianti ogni kmq ROMA - Nei mari d’Italia si contano fino a 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato, per lo più plastici, con una percentuale di quasi il 90%. E’ quanto emerge da uno studio di Goletta Verde di Legambiente in 87 ore di osservazione e 1.700 chilometri di mare monitorati con l’Accademia del Leviatano nell’estate 2014. Il team di osservatori ha rilevato quasi 700 rifiuti sulle tratte costiere, un rifiuto di plastica ogni 10 minuti.

    Le tratte più “dense” di rifiuti sono risultate la costa di Castellammare di Stabia (Napoli), dove sono stati contati più di 150 rifiuti ogni kmq; più di 100 i rifiuti al kmq davanti la costa abruzzese di Giulianova e più di 30 sul Gargano, tra Manfredonia e Termoli.  Il mare Adriatico è quello in cui sono stati trovati più rifiuti galleggianti, 27 ogni chilometro quadrato, in prevalenza di plastica, di cui il 20% proveniente dalla pesca. Nel Mar Tirreno la Goletta ne ha individuati 26 ogni chilometro quadrato. Meglio il Mar Ionio che grazie alla sua posizione geografica conta “solo” 7 rifiuti ogni kmq di mare.

    L’Accademia del Leviatano ha monitorato la tratta transfrontaliera Civitavecchia-Barcellona per otto volte e un totale di 800 km e 20 ore di osservazione, rilevando quattro rifiuti ogni chilometro quadrato, ma prendendo in considerazione solo quelli più grandi di 20 cm e in alto mare. Nelle restanti tratte, Goletta Verde ha monitorato i rifiuti dai 2,5 cm in su e ben il 75% del totale è costituito da rifiuti inferiori ai 20 cm. Nel Mare Adriatico, i rifiuti plastici derivanti dalla pesca sono composti per il 20% da reti e polistirolo galleggiante, frammenti o intere cassette che si usano per contenere il pescato, per il 41% da buste e per il 22% da frammenti di plastica. Del 91% dei rifiuti di plastica nel Mar Tirreno il 34% è costituito da bottiglie (bevande e detergenti) che quest’anno superano la percentuale di buste di plastica (29%).

    La campagna di Legambiente è stata realizzata anche con il contributo di Coou (Consorzio obbligatorio oli usati), Novamont e Nau!, secondo il protocollo scientifico elaborato dal Dipartimento Difesa della natura di Ispra e dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa.

    Fonte: La Repubblica

    Stromboli, collassa un cratere: un fiume di lava sulla Sciara del fuoco

    Per gli esperti dell’Ingv è “la più importante eruzione degli ultimi anni”, probabilmente la più imponente dopo quella che nel 2001 provoco’ lo tsunami del 30 dicembre che devastò il lungomare di Ficogrande per fortuna senza fare vittime.
    Da questa mattina lo Stromboli è in una fase esplosiva particolarmente intensa dopo l’attività già imponente delle scorse settimane. Le telecamere di monitoraggio hanno registrato un collassamento del nuovo cratere apertosi a luglio e un grosso trabocco di lava da un’altra nuova bocca. Adesso è enorme il flusso di lava che scende lungo la sciara del fuoco, uno spettacolo al tempo stesso affascinante e spaventoso.
    Lo Stromboli è il vulcano d’Europa più monitorato e sull’isola sono state piazzate sirene di allarme e segnaletica che invita ad allontanarsi dalla costa in caso di un evento eruttivo che dovesseinteressare anche la parte sottomarina del vulcano.
    Le escursioni ai crateri sono state proibite mentre quelle a mare a bordo di motonavi sono consentite in uno specchio di mare controllato dalla guardia costiera a debita distanza dalla sciara sulla quale scende un fiume di lava e pietre

    Fonte: La Repubblica

    Ebola, Liberia dichiara lo stato d’emergenza.

    "E' come un disastro al rallentatore"Volontari dell’Unicef (reuters) EMERGENZA in Africa, psicosi in Europa e negli Stati Uniti. L’epidemia di ebola continua a falcidiare Liberia, Sierra Leone, Guinea e inizia a preoccupare seriamente la Nigeria, mentre per fortuna i sospetti casi nei paesi occidentali si sono dimostrati falsi allarmi: ultimo, un uomo di New York con i sintomi del virus che le analisi dimostrano non essere contagiato dall’epidemia.

    La situazione è drammatica nei 4 Paesi colpiti. La presidente della Liberia Ellen Sirleaf Johnson ha decretato oggi lo stato di emergenza per l’epidemia: “Il contagio esige misure straordinarie per la sopravvivenza dello Stato” ha detto in un discorso pubblico. “Il virus Ebola, le ramificazioni e le conseguenze della malattia costituiscono attualmente un turbamento per l’esistenza, la sicurezza e il benessere della Repubblica, rappresentando un pericolo chiaro e immediato”. Ieri la Sierra Leone ha schierato centinaia di militari fuori dai centri dove sono ricoverati i malati di ebola, per paura che potessero fuggire e diffondere il virus. In Nigeria è corsa contro il tempo per ottenere tende di isolamento dove ricoverare i malati e cercare di contenere il contagio a una popolazione ristretta.

    Il bilancio è drammatico: l’Oms ha diffuso un bilancio aggiornato che parla di 932 morti nei quattro Paesi e 1711 casi. In Guinea 495 casi e 363 morti. In Liberia 516 casi e e 282 morti. In Nigeria 9 casi e un morto. In Sierra Leone 691 casi e 286 morti.

    A preoccupare in questa zona dell’Africa è anche la stagione delle piogge, con i casi di malaria e colera che comporta. A spiegare il perché è Cyprien Fabre, capo del dipartimento Aiuti umanitari per l’Africa occidentale della Commissione Ue: “Ebola, malaria e colera hanno gli stessi sintomi iniziali, come febbre e vomito, che si possono confondere”. E succede che i malati in questa incertezza evitino gli ospedali: se pensano sia Ebola, spesso non credono di poter essere aiutati; se pensano che non sia Ebola, non vanno a farsi curare per paura di venire a contatto con casi di ebola. “E’ come vedere un disastro al rallentatore, in slow motion”, dice Fabre. 

    Dagli Usa una frenata ai farmaci sperimentali. Il presidente Usa, Barack Obama, ha detto che è ancora troppo presto per inviare farmaci sperimentali contro l’ebola - che fanno sperare sulla possibilità di curare il virus - in Africa occidentale. Il presidente ha spiegato che non ci sono ancora informazioni sufficienti per decidere se la cura sperimentale contro il virus sia efficace e ha aggiunto che gli sforzi dei Paesi interessati dovrebbero concentrarsi piuttosto sulla definizione di una “forte struttura pubblica” per contenere l’epidemia. Per Obama l’epidemia “può esser controllata e contenuta in maniera efficace se usiamo i corretti protocolli”.

    “I Paesi africani coinvolti - ha detto ancora Obama - sono i primi ad ammettere che quel che è successo è dovuto al fatto che i loro sistemi di salute pubblica sono stati travolti. Non sarebbe successo se avessero identificato e contenuto più efficacemente i primi casi”.

    Nonostante le rassicurazioni del presidente, i  Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Stati Uniti (Cdc), l’agenzia federale che si occupa di sanità pubblica, ha alzato al livello massimo l’allerta per l’epidemia di ebola. Una decisione che segnala come l’organismo consideri seria e potenzialmente duratura l’emergenza, e che al tempo stesso gli consente di dedicare maggiori sforzi e uomini allo studio e al contenimento della malattia. Il livello 1 è riservato alle emergenze più serie. L’agenzia ha definito appropriata la sua scelta per l’ebola, visto che l’epidemia “potenzialmente riguarda molte vite” e si è ora estesa anche alla Nigeria. I Cdc presero una decisione simile nel 2005 dopo l’uragano katrina e nel 2009 per l’influenza aviaria.

    “Ebola a Lampedusa”: denunciato autore della bufala. Con un’indagine difficile ma velocissima lapolizia postale è arrivata all’autore del falso allarme lanciato su Facebook per tre casi di Ebola a Lampedusa. L’uomo, un torinese di 44 anni, con precedenti di xenofobia, è stato denunciato. La polizia è inoltre riuscita a cancellare la falsa notizia da oltre 27 mila profili fb che l’avevano condivisa, oltre alla macabra foto che l’accompagnava.

    Fonte: La Repubblica


    La casa più verde, all’Italia i mondiali dell’architettura green

     La casa più verde, all'Italia i mondiali dell'architettura green VERSAILLES - Nei giardini del Re Sole, appena la giuria di esperti internazionali finisce di leggere i punteggi, scoppia la gioia italiana. Francia e Olanda sono state battute all’ultimo secondo, sul filo di lana, con una volata finale che ha portato la squadra dell’università Roma Tre ad aggiudicarsi i mondiali dell’architettura green. Si sono concluse così, con le ultime due sfide sul comfort e sull’innovazione, le 10 prove del Solar Decathlon, la competizione ideata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti per premiare l’edificio con le migliori prestazioni dal punto di vista dell’efficienza, della bellezza, della qualità architettonica.


    Una vittoria incerta fino all’ultimo momento perché alla Citè du soleil, l’ecovillaggio creato a Versailles, a contendersi il primato c’erano i rappresentanti delle più qualificate università del mondo: i francesi dell’Ecole Supérieure Nationale d’Architecture di Nantes, gli olandesi dell’University of Technology di Delft, i tedeschi della Technical University di Berlino. Ben piazzati erano anche i team degli Stati Uniti, del Costa Rica, della Danimarca e del Giappone. In tutto 20 squadre provenienti da 16 paesi.

    “E’ un successo non solo nostro ma di tutta l’Italia che sa produrre innovazione e bellezza e in particolare del gruppo di imprese di eccellenza che ci ha aiutato a realizzare una casa capace di rispondere alla sfida indicata: vivere in modo più ecologico in città sempre più densamente popolate”, commenta Chiara Tonelli, la docente di architettura a Roma Tre team leader della squadra di 40 docenti e studenti che hanno realizzato il prototipo RhOME for denCity. “Abbiamo puntato a costruire non un sogno per pochi, ma un edificio sobrio, che si può replicare a prezzi contenuti, fornisce molta più energia di quella che consuma e stimola attività di vicinato rafforzando la coesione sociale”.

    RhOME for denCity è un progetto pensato per il recupero di un quartiere della periferia romana già assaltata dal degrado e sotto lo stress aggiuntivo del cambiamento climatico. Sono 65 metri quadrati ad alta tecnologia realizzati in legno certificato a basso impatto ambientale, dotati di illuminazione naturale e artificiale di avanguardia, con una forte attenzione alla qualità dell’aria interna per garantire comfort e salubrità.
    Inoltre un lato dell’edificio è protetto da una grande vela mobile che dà ombra ed energia perché contiene pannelli fotovoltaici ad alta efficienza incapsulati in un guscio molto sottile di policarbonato. Sotto la vela i parapetti delle logge sono formati da pannelli termodinamici che forniscono acqua calda ed emettono aria fresca migliorando così il rendimento del fotovoltaico e la godibilità estiva del terrazzo. Le mura di rivestimento contengono sabbia, un materiale a basso costo che moltiplica l’effetto isolante.

    “Le singole innovazioni sono interessanti ma quello che conta, e che ci ha permesso di conquistare il primo posto, è la sinergia tra tutte le componenti del progetto”, spiega Gabriele Bellingeri, docente di Tecnologia dell’architettura a Roma Tre. “Abbiamo dimostrando che mettendo tecnica ed innovazione al servizio dell’architettura si possono realizzare case super confortevoli, a basso impatto ambientale e anche belle”.

    Fonte: La Repubblica

    Meteo, l’estate può attendere, ancora piogge nel week end

    Meteo, l'estate può attendere, ancora piogge nel week end QUELLA che si sta per concludere è decisamente una settimana atipica dal punto di vista meterologico. Piogge, nuvole e temperature sotto la media stagionale hanno infatti caratterizzato gli ultimi giorni. Non farà eccezione il week end che sta per cominciare, soprattutto al centronord, con nuovi acquazzoni in arrivo.

    Nella giornata di sabato i rovesci partiranno dalle regioni nord-occidentali, a cominciare dal Piemonte, per estendersi poi verso la pianura padana, la Toscana, le Marche e gran parte del centro. Le temperature sono destinate a calare ulteriormente, attestandosi sui 24-26 gradi, valori più consoni alla tarda primavera. Al centro saranno risparmiate le regioni adriatiche, mentre sulle regioni tirreniche è atteso un peggioramento a partire dalla sera. Nuvole e pioggia saranno protagoniste di domenica, soprattutto a partire dal pomeriggio, con temperature in generale diminuzione. Al centro le piogge si concentreranno soprattutto sulle zone interne, mentre le coste dovrebbe essere salve. Il Sud sarà meno colpito da questa nuova ondata di maltempo: qualche temporale è previsto per domenica soprattutto sull’Appennino e sul versante adriatico.

    LE PREVISIONI METEO PER I PROSSIMI GIORNI

    A partire da martedì prossimo il tempo è destinato ad un deciso miglioramento: sole e caldo torneranno a dominare su buona parte delle regioni italiane, con temperature fino a 33/35 gradi. L’anticiclone africano invaderà la penisola a partire dalle regioni settentrionali, le prime a vedere un miglioramento generale. Da mercoledì tutta l’Italia sarà sotto il sole con temperature ovunque superiori ai 32 gradi.

    Ma se l’Italia piange, non è così nel resto d’Europa: sole e caldo sembrano aver trovato casa in Norvegia, dove le temperature superano i 30 gradi con punte di 33 anche oltre il Circolo Polare Artico.

    Fonte: La Repubblica

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